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| MODENA |
| venerdì 30
maggio 2003, S. Felice I papa |
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VITTIME TELECOM «Non
conciliate» Dal 1995 i «no» di Lorenzo
Filippi
vi.bra.
Qualche volta l'utente se ne accorge e legge in tempo i
minuscoli caratteri impressi sulla finestra del programma
scaricabile e che indicano il costo dell'operazione, specie quando i
webmasters più onesti allertano gli utenti con avvisi
visibili. Altre volte il tutto avviene senza che l'utente se ne
accorga fino all'arrivo della bolletta. E quel giorno comincia il
dramma. Poiché, com'era successo con i 144 e gli altri numeri a
valore aggiunto, la Telecom minaccia di staccare il telefono se non
si paga, cosa che fa puntualmente in caso di mancato pagamento, e
nota a migliaia di famiglie rimaste per molto tempo senza linea e
senza tutele degne di significato. A poco sono servite in questi
annni le denunce e gli esposti, quasi a nulla è servito rivolgersi
alle associazioni dei consumatori, che anche in questa nuova fase di
recrudescenza di un vecchio fenomeno sembrano essere le ultime (al
pari dei più grandi mass media) a denunciarlo. Le più importanti
associazioni hanno firmato accordi con Telecom per conciliare le
bollette, che quasi sempre si esauriscono in una discutibile
rateizzazione delle medesime, a patto che l'utente ammetta la
propria"colpa"."Ma perché conciliare bollette che si ritengono non
dovute?", si chiede da sempre e fuori dal coro Lorenzo Filippi,
presidente dell'associazione "Vittime della Telecom", da anni
impegnata in una dura battaglia contro una situazione che sembra non
avere argini. L'associazione vittime, subendo le denunce di Telecom
e l'ostracismo delle associazioni tradizionali, fu la prima, già nel
1995, a invitare gli utenti a non pagare gli importi relativi alle
telefonate contestate, versando solo la parte dovuta al traffico
riconosciuto e sporgendo denuncia. Contro le associazioni dei
consumatori, peraltro, si era scagliato lo stesso Ministero delle
Poste che a sorpresa le aveva definite quali "casse di contenimento
delle proteste degli utenti" invece che come cassa di risonanza,
mettendo in dubbio la stessa efficacia della procedura di
conciliazione, che invece in questi anni è stata propagandata nelle
pagine dell'avantielenco telefonico, che elencava pure le
associazioni a cui rivolgersi (c'era anche Legambiente) in caso di
ricezione di superbollette. Alla fine le associazioni ammettono
l'inutilità di quanto fatto finora visto che, ora, invitano gli
utenti a pagare solo il traffico riconosciuto e a denunciare. A
dimostrazione dell'utilità di denunciare alla magistratura invece
che conciliare, arriva una sentenza di un Tribunale, che condanna la
Telecom chiamata in causa da un utente e nella quale si
legge: "Nei casi di prestazioni forniti da terzi arbitrariamente
sostituiti nel rapporto contrattuale fra concessionaria e utente -
si legge nel provvedimento - non sussiste alcun titolo a fondamento
del preteso credito vantato dalla concessionaria se non è venuto ad
esistenza un contratto sinallagmatico fra il fornitore di servizio e
utente".
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