MODENA
giovedì 26 giugno 2003, S. Rodolfo
   
STRALCI DELLA SENTENZA
«Il servizio pubblico non può
imporre un contratto con altri»


Visto l'interesse pubblico che assume la sentenza, ne citiamo i passaggi più significativi.
I fatti. In alcuni bimestri del 1994 - quando anche Modena era in preda al fenomeno - l'utente P. L. ricevette una serie di bollette milionarie per presumibili telefonate ai 144. Il malcapitato contestò gli addebiti come illegittimi in quanto i servizi forniti tramite il prefisso 144 sarebbero stati"attuati in carenza della necessaria autorizzazione ministeriale". Sostenne inoltre che"il servizio non sarebbe stato correttamente pubblicizzato inducendo in errore gli utenti e determinando la convinzione di un servizio informativo e culturale fornito dalla Telecom anziché, come nella realtà, di un servizio diverso dall'oggetto del contratto e prestato dalla Telecom a favore di terzo soggetto (effettivo fornitore delle prestazioni"144") in violazione del regolamento di servizio".
Pertanto l'utente chiedeva"dichiararsi la inesistenza di qualsiasi obbligazione negoziale nei confronti della convenuta con condanna della medesima al risarcimento dei danni nonché alla inibizione dell'attività illecita". Dopo quasi dieci anni, i giudici danno ragione all'utente e indirettamente a quanti, anziché conciliare e pagare le bollette, decisero di contestarle in Tribunale.
Sono illegittimi, sentenzia il Tribunale di Bari gli"addebiti relativi alle relative prestazioni che, come ammesso dalla stessa convenuta, non formano oggetto di quelle convenute con il contratto di somministrazione stipulato con l'utenza, e che non sono forniti dalla Concessionaria del servizio pubblico, bensì prestato da soggetti diversi tramite la concessionaria che, contravvenendo al suo scopo istituzionale, cede l'uso delle linee pubbliche ad essa concesse per finalità di pubblica rilevanza, a detti terzi che ne fanno uso meramente privato e speculativo sostituendosi alla concessionaria di servizio pubblico la quale viene ad assumere la figura di mera intermediaria dell'operatore privato nello svolgimento di una attività commerciale non certamente assimilabile ad una funzione di pubblica rilevanza". In sostanza,"ove i servizi di cui si chiede il pagamento siano forniti dalla concessionaria e facciano parte di quelli contemplati nel contratto stipulato con l'utente che ne contempli la determinazione del relativo corrispettivo, della fruizione di tale servizio risponde l'utente titolare del contratto, indipendentemente dal soggetto che materialmente abbia avuto accesso al terminale".
Nell'ipotesi invece"che le prestazioni siano forniti da terzi, arbitrariamente sostituiti nel rapporto contrattuale fra concessionaria e utente... non sussiste alcun titolo a fondamento del preteso credito vantato dalla concessionaria non essendo mai venuto ad esistenza alcun contratto sinallagmatico fra fornitore di servizio e utente, né essendosi mai proposta la concessionaria come intermediaria del ridetto fornitore".
E ancora:"Pur ritenendosi responsabile l'attore per l'uso della propria linea in quanto costituito custode degli apparecchi a norma dell'art.15 del regolamento di servizio, deve ritenersi insussistente ogni sua obbligazione per il pagamento dei servizi ex 144 dovendosi ritenere tale obbligazione limitata solo alle prestazioni rientranti nell'oggetto del contratto che, peraltro, non è possibile analiticamente determinare sulla base della bollette di cui è causa e che devono ritenersi soddisfatte con i pagamenti effettuati dall'attore sulla base dei consumi presuntivamente determinati".
Ma non è finita. Scrivono i giudici che"deve peraltro ravvisarsi la responsabilità contrattuale ed inadempimento della convenuta, mediante abuso di posizione dominante, per aver imposto, con spesa aggiuntiva e non precedentemente concordata, al contraente privato uno speciale servizio prestato da soggetti terzi estranei al rapporto di concessione, e non contemplato nel contratto di somministrazione stipulato fra le parti". (vi.bra.)



   
 

   
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