Scuola e reclutamento/Attesa per la sentenza della Corte di Giustizia di Lussemburgo 

“Ora le immissioni in ruolo per 150.000 docenti precari”

Intervista all’avv. Vincenzo De Michele, tra i protagonisti della vertenza storica in Ue

Vincono le tesi del libro inchiesta “Una vita da supplente”, di Vincenzo Brancatisano



 

di Vincenzo Brancatisano

 

22 NOVEMBRE 2014 -  “E’ un atto straordinario di lealtà nei confronti dei cittadini più deboli che nessun governo ha mai fatto. Ci provò Prodi. Poi Mastella e Bertinotti fecero cadere il governo”. L’avvocato Vincenzo De Michele, del Foro di Foggia, ottimista per il massiccio piano di immissioni in ruolo annunciato dal governo, è uno dei legali (assieme a Galleano, De Grandis, Andreoni, Angiolini, Cosio, Barsanti Mauceri, Zampieri, Coppola, Martino, Americo, Ambron, Chietera, Garofalo, Miceli ed altri)  protagonisti della vertenza europea davanti alla Corte di Giustizia, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dei contratti a termine nella scuola pubblica italiana. La sentenza sarà pronunciata a Lussemburgo nelle prossime settimane, ma ormai sembra chiaro negli ambienti che la medesima sarà positiva per i lavoratori, alla luce della perentoria requisitoria dell’Avvocato Generale, tutta a vantaggio dei lavoratori, e della presa di posizione della Commissione europea che ha pure aperto una procedura d’infrazione contro lo Stato italiano. La probabile, clamorosa soccombenza dello Stato è ravvisabile nelle stesse Linee Guida sulla buona scuola redatte dal governo Renzi, nelle quali il premier ammette le precise responsabilità del datore di lavoro pubblico. Una ricognizione di debito che fa il paio con il contestuale annuncio di un piano di stabilizzazioni per oltre 148.000 docenti precari inseriti attualmente nelle graduatorie a esaurimento.  E non è un caso, aggiunge De Michele, che “il Ministro dell’istruzione il 19 luglio 2014, due giorni dopo le conclusioni dell’Avvocato generale presso la Corte di Giustizia, abbia decretato il piano di immissioni in ruolo di 32.500 docenti e personale ATA a decorrere dal 1 settembre 2014…”.

Avvocato De Michele, eppure molti precari sono pessimisti, tanti altri addirittura sono contrari alle immissioni in ruolo.

“Cosa vuole che le dica? Evidentemente i docenti precari sono disillusi. Ma a un certo punto occorre diventare grandi e lasciare alle spalle la coperta di Linus. Non è possibile pensare che a 60 anni si possa continuare a fare il precario. Però stiamo attenti, perché se le critiche verso la stabilizzazione fossero eccessive poi la Ue ci potrebbe anche ripensare. E’ successo un fatto straordinario”.

Ma tanti personaggi illustri come Capezzone, denunciano una sorta di deriva antidemocratica alludendo alle immissioni in ruolo.

“Bisogna stare attenti a chi mette delle voci in giro. Con la cultura delle voci incontrollate e con la cultura del sospetto non si va avanti. L’ha detto Capezzone? Bene, e chi è Capezzone? L’ha detto la Gelmini? E chi è? L’unico legittimato dal popolo, cioè Matteo Renzi, ha ammesso le responsabilità dello Stato. Cosa vogliamo di più?”

Molti prof sono preoccupati per i presunti ricatti del governo.

“Ma quali ricatti? Ci sono lavoratori che hanno la condizione per essere stabilizzati? E allora si proceda, altrimenti salta tutto. Io dico facciamo un passo alla volta. Il Governo ha detto: facciamo un forum. Allora si lamentino sul forum, non riesco a capire. Certo, dopo che si è esagerato nel precarizzare, la soluzione va studiata attentamente. Qualunque datore di lavoro assume 50 persone se sa dove metterle. C’è bisogno del concorso di tutti per capire e abbiamo uno Stato che ha riconosciuto di avere sbagliato, di essere stato sleale”.

Sleale?

 “Certamente. E’ stato sleale nel 2010 quando ha detto alla Commissione europea che i lavoratori del pubblico impiego che avevano maturato 36 mesi sarebbero stati stabilizzati. Inoltre, Rita Borsellino aveva prodotto ad aprile 2010 un’interrogazione scritta sulla reiterazione dei contratti a termine degli Ata e a maggio 2010 la Commissione europea ha risposto che che non era vero quello che affermava la parlamentare, visto che dalle informazioni fornite dal nostro governo alla stessa Commissione emergeva che i lavoratori sono tutelati, aggiungendo che comunque avrebbe vigilato affinché questa informativa fosse corretta. Hanno vigilato e hanno scoperto che l’informativa era falsa. Inoltre, ho accusato io lo Stato. Lo ha accusato il Tribunale di Napoli grazie al quale la vertenza è arrivata davanti alla Corte di Giustizia. Il giudice Coppola del Tribunale di Napoli  è stato addirittura minacciato di sanzioni disciplinare. Non conosco Renzi, né il suo entourage. Ho denunciato come sleale lo Stato italiano per iscritto davanti alla Commissione europea e nel contraddittorio con l’Avvocato dello Stato dello Stato”.

E ora che fa? Cambia idea?

“Esatto. Ora io prendo atto che il governo ha cambiato atteggiamento etico e considera i lavoratori a tempo determinato della scuola come lavoratori pubblici a tutti gli effetti e ridà loro dignità. Per le cause in corso è un’ammissione di colpevolezza. E’ un atteggiamento sconvongente che rivoluziona tutto. Dobbiamo capirlo tutti: lo devono capire i precari, gli avvocati e i giudici. Stanno venendo meno tutti i pregiudizi. Avere una controparte che non è il nemico da battere ma un soggetto con cui collaborare per trovare una soluzione è un fatto davvero eccezionale.  Per la verità già con il Governo Letta la circolare D’Elia del novembre 2013, nel commentare la stabilizzazione preannunciata dai due d.l. nn.101 e 103/2013, aveva riconosciuto che lo Stato aveva leso il diritto al lavoro di tantissimi dipendenti pubblici precarizzandone i rapporti e violando l’art. 4 della Costituzione. Ma è la prima volta che i precari non solo non vengono definiti come brutti, sporchi e cattivi, ma cittadini e lavoratori pubblici da tutelare effettivamente e non sulla carta: e  non lo capiamo?”

Non lo capiscono solo i precari.

“Vero. Io sono stato in tribunale e i cinque giudici che ho incontrato, che prima mi salutavano cordialmente, adesso che mi hanno individuato come possibile concausa di questa rivoluzione mi hanno guardato quasi con sdegno. Anche moltissimi colleghi sono scettici, perplessi. Ma sta cambiando tutto. Cambia l’approccio di noi legali: occorre spingere fino all’ultimo livello per ottenere il massimo. La maggior parte dei colleghi, nei vari processi in corso, hanno chiesto solo il risarcimento e non la stabilizzazione. Ma parlare di stabilità del posto di lavoro significa parlare anche di stabilità di regole. Il fatto è che si è finalmente rotto un meccanismo nel quale tutti si erano ben collocati.”.

Anche i precari?

“Si, penso anche agli ammortizzatori sociali. Si ritiene di poter continuare a fare i precari a vita e non ci si accorge che si diventa grandi. Ma con la stabilità c’è la possibilità di fare scelte di vita e investimenti. La stessa economia ne risentirà positivamente. Peraltro, abbiamo dimostrato alla Corte di Giustizia, fornendole il conteggio, che stabilizzando si risparmiano 500 milioni l’anno con i dati della Ragioneria dello Stato. Inoltre, verrebbe meno il sussidio Aspi che viene pagato attraverso i fondi dei lavoratori privati quindi viene disinnescata anche una guerra interna ai lavoratori. Ripeto: capisco la coperta di Linus ma a un certo punto occorre diventare adulti. Non è possibile che a 60 anni si rimanga precari”.

Molti pensano che quello di Renzi sia solo un annuncio

“No, non lo è. Uno Stato deviato è stato costretto a correggersi. Sembrava che prevalesse lo Stato delinquente ma pare che prevarrà lo Stato di diritto. Questo governo ha dimostrato di non voler nascondere i problemi.  La sentenza sconvolgerà molti assetti. Abbiamo ribadito che ci sono due Stati. Uno che vuole collaborare lealmente con l’Europa, formato da tanti cittadini e avvocati e qualche magistrato e la stessa Corte Costituzionale. E poi uno Stato che non vuole collaborare con l’Europa, assolutamente sleale innanzitutto nei confronti dei suoi cittadini e lavoratori più deboli, i lavoratori precari e che arriva al punto di non versare i contributi ai lavoratori. Infatti abbiamo esibito gli estratti contributivi dei docenti precari da cui non risultano versati  i contributi all’Inps”.

I precari temono la contropartita annunciata dallo staff di Renzi

“E che ci spaventiamo? Vogliamo il posto fisso sotto casa? Non importa che il posto arrivi dopo 40 anni? L’importante è che si stia sotto casa? E’ follia. Da questo provvedimento nasce una rivoluzione culturale in Italia. E’ la prima volta che un governo dice: ho sbagliato e non voglio sbagliare più. Si dice: ce lo chiede l’Europa. No, questa è un’iniziativa italiana, non europea. L’abbiamo voluta noi avvocati, alcuni sindacati, i precari stessi. Se continuiamo a lamentarci su questa cosa perderemo il treno. Ma stiamo scherzando?  Conosco miei colleghi, di quando molti anni orsono insegnavo, che sono ancora precari a scuola. E’ possibile una cosa del genere? E’ folle. Il governo dice ora: siamo stati folli ma non vogliamo più commettere errori e i precari cosa vogliono? Rimanere folli?”

Sono state espresse perplessità circa la copertura finanziaria dell’operazione.

“Abbiamo dimostrato con i dati della Ragioneria e della Corte dei Conti e che non c’è un aggravio, ma addirittura un risparmio di 500 milioni l’anno. Il personale precario chiamato attualmente a coprire i posti costa di più. I giudici della Corte di Giustizia ci hanno ringraziati, erano impressionati. Peraltro, non era mai successo che la Corte non facesse neppure una domanda nonostante il Presidente del Collegio e altri Giudici parlassero italiano”.

E ora? Cosa devono fare i precari che hanno un processo in corso e quelli che non lo hanno mai iniziato?

“Dal punto di vista operativo lo Stato italiano deve ottemperare alla sentenza per tutti. Probabilmente la Corte dirà di più. Ma credo  sia ragionevole attendere le conclusioni della Corte. La situazione è straordinariamente nuova. Perché c’è già un’ammissione di colpa da parte dello Stato. Quando la sentenza sarà emessa, gli avvocati riassumeranno il processo davanti al Tribunale di Napoli e davanti alla Corte Costituzionale e le sentenze del giudice di merito e del giudice delle leggi dovranno far testo in tutta Italia. Chi ha un processo in corso potrà far decidere rapidamente il giudizio. Il giudice dovrà adeguarsi. C’è una fattispecie di responsabilità civile a carico del giudice che non si adeguasse al diritto comunitario. Ognuno deve fare il proprio lavoro. Non avremo vita facile. Ma avremo un’arma di distruzione di massa di un sistema senza tutele e senza regole”. 

E chi non ha fatto causa?

“Chi non ha fatto ricorso è bene che si muova per farlo immediatamente, almeno subito dopo la sentenza. Oppure attenda il piano di immissioni”.

Chiedendo che cosa?

“Chiedendo la disapplicazione delle norme che impediscono la mancata trasformazione del contratto, i gradoni, e il risarcimento dei danni sotto forma dei periodi di mancata retribuzione”.

Chi non la fa?

“Rischia di farsi sopravanzare da chi ha fatto ricorso indipendentemente dalla posizione in graduatoria”.

“Qual è il rischio che la causa si perda?

“Il rischio è zero, a meno che non si voglia far correre allo Stato il rischio di un’azione di risarcimento dei danni per violazione della normativa comunitaria da parte di un organo giurisdizionale, che porterebbe allo stesso risultato pratico negato nella competente sede giudiziaria con un aggravio di costi pubblici e di responsabilità personale indiretta di chi si ostinerebbe a negare diritti ormai accertati nella sedi superiori competenti e addirittura riconosciuti dal Governo”.

Quando uscirà la sentenza?

“In ottobre - novembre”.

La sentenza attesa riguarderà anche gli altri comparti pubblici?

“Certo. Sono interessati altri 200 mila precari della pubblica amministrazione.

 Ma lo sanno?

“Cominciano ad apprenderlo. Mi hanno chiamato i precari pubblici della sanità, di Vulcanologia, gli impiegati comunali, i lavoratori degli asili comunali e altri”.

Qual è stato il ruolo dei sindacati in questa avventura epica presso la Corte di Giustizia?

“Eravamo costituiti davanti al tribunale di Napoli e abbiamo chiesto ad alcune sigle sindacali di intervenire e di sostenere i precari anche davanti alla Corte di Giustizia. La Cgil, la Flc Cgil e la Gilda Unams hanno accettato di intervenire e quindi di sostenerli e l’operazione è riuscita perfettamente. Mentre la Cassazione nel giugno 2012 aveva affermato in una sentenza contraria ai docenti che la normativa comunitaria non era stata violata, Cgil e Gilda Unams, avvalendosi dei loro poteri interpretativi, hanno sostenuto la tesi che la Corte di Cassazione sbagliava e che il contratto nazionale di comparto imponeva di applicare la normativa interna del decreto legislativo n .368 del 2001. Costituirsi ad adiuvandum in favore dei lavoratori precari contro la Cassazione in un procedimento giudiziario e quindi diventare parte attiva davanti alla Corte di giustizia dopo il rinvio pregiudiziale del Tribunale di Napoli è stato dirompente e vincente. Peraltro, la Commissione europea ha ritenuto violata la direttiva europea con la procedura di infrazione n. 2010-2124 con atto di diffida allo Stato italiano segnalato dallo stesso Parlamento proprio a giugno 2012 e la Cassazione lo sapeva. Infatti io dissi che quella sentenza sbagliata sarebbe durata lo spazio di un’estate. La Cassazione, dopo le critiche, affidò al Centro studi il compito di capire se c’erano stati degli errori e di relazione sulla questione del precariato scolastico. Nella relazione il Massimario della Cassazione il 24 ottobre 2012 ha scritto che la Cassazione quattro mesi prima aveva sbagliato e che non era in linea con la Direttiva europea”.

Che fine ha fatto questa  relazione tanto importante?

“Questa relazione fu data agli esperti ma poi fu segretata dalla Cassazione. Sia l’Anief sia la Gilda sia la Flc fecero accesso agli atti per avere la relazione. Non l’hanno mai avuta, ma, come tutti i segreti di Pulcinella, la relazione è stata da me trasmessa, avendone avuto legittima conoscenza, a tutti i soggetti istituzionali che dovevano prendere le decisioni, al Tribunale di Napoli, alla Corte costituzionale, alla Corte di giustizia, alla Commissione europea. Ed è stata fondamentale per vincere questa battaglia.”.

E gli altri sindacati?

Non hanno voluto partecipare. Oppure ci sono state incomprensioni. Preciso che l’Anief,  non essendo firmataria del contratto collettivo, non era legittimata a intervenire. Ma il suo ruolo è stato ovviamente determinante, soprattutto in Corte costituzionale, aiutandoci a convincere la Consulta al primo rinvio pregiudiziale e a spingere così la Corte di giustizia a risolvere una volta per tutte il problema del precariato scolastico. E’ stato un momento in cui molte forze positive, avvocati, giudici, sindacati, alla fine anche lo Stato, si sono unite in difesa dei diritti fondamentali di centinaia di migliaia di persone, dando prova dell’unità possibile del sistema Italia in momenti critici. Speriamo che questo patrimonio positivo non venga disperso”.



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La via europea al superamento del precariato scolastico. Vincenzo Brancatisano ci aveva visto giusto nel 2006 durante la redazione del libro “Una vita da supplente”. Leggi.

 

 

 

 



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