Parole in libertà sui precari sfruttati dallo Stato



 

Di Vincenzo Brancatisano

 

12 DICEMBRE 1969 - Strage di Piazza Fontana

12 DICEMBRE 2006 – Sta creando malumore, a destra e a sinistra, la proposta di stabilizzare 350.000 precari della pubblica amministrazione. Molte dichiarazioni sono il frutto di qualunquismo e superficialità. Ma se vengono da esponenti politici e da uomini che occupano posti di rilievo nelle istituzioni esse recano il marchio della malafede. Questi uomini politici sanno benissimo che i precari già lavorano, altrimenti essi sarebbero definiti disoccupati. Dunque, chi contesta l’assunzione dei precari della pubblica amministrazione adducendo esigenze di risparmio della spesa pubblica accetta che i precari continuino a essere sfruttati. Se quelle dichiarazioni provengono da gente (che dichiara di essere) di sinistra, allora non rimane che preparare una grossa pernacchia da usare (da sinistra) alla prima occasione. Visto che i precari rappresenterebbero la causa principale della spesa pubblica, questi signori dovrebbero spingere la propria onestà intellettuale fino al punto di chiederne il loro licenziamento in tronco. Solo così si otterrebbe il risparmio auspicato. Tuttavia occorrerebbe, a quel punto, fare a meno di tutti i servizi pubblici che il precariato garantisce ogni giorno alla collettività. Ma questo, i signori deputati e senatori da venti milioni (pubblici) al mese con l’assistenza sanitaria (pubblica e privata) a vita per sé e famiglia, non lo hanno mai chiesto. A loro basta che il precario lavori, stia zitto e non chieda di essere assunto. Se Capezzone (di cui sotto) ha figli o nipoti che vanno a scuola pubblica  - ma questo non è per nulla scontato visto che moltissimi potenti della nostra sinistra iscrivono figli o nipoti a scuole private perché secondo loro quelle pubbliche non garantiscono il bene dei propri figli – dovrebbe avere la coerenza di chiedere ufficialmente il licenziamento dei precari della scuola (insegnanti, bidelli, segretari, presidi) così la sinistra non si piglia più i fischi in fabbrica, come dice lui. Però dovrebbe spiegare come farebbero ad aprire ogni mattina tutte quelle scuole che funzionano solo perché centinaia di migliaia di precari vengono sfruttati da quello stesso Stato che a lui garantisce il lauto stipendio grazie ai soldi che preleva anche dal reddito (e anche dall'assegno d disoccupazione) dei precari. Ci è piaciuto un articolo apparso questa mattina su L’Unità e per questo lo segnaliamo qui di seguito. L’unico appunto che facciamo concerne l’attacco al professor Pietro Ichino e alle sue denunce contro i nullafacenti. E' inutile nasconderlo, poichè è vero: il pubblico impiego, precario o stabile che sia, è infestato anche di gente che si alza la mattina con la convinzione che non farà nulla tutto il giorno e che nessuno riuscirà mai a licenziarla. Non si fa un favore al pubblico impiego nè a chi nel pubblico impiego lavora con dedizione nascondendo una verità che è sotto gli occhi di tutti e limitandosi ad attaccare Ichino. Il quale, peraltro, ha sempre sostenuto che molto spesso i precari lavorano di più degli stabili: “Nei comuni, province, ospedali, università, ma anche in tanti altri enti pubblici – scrive Ichino – vediamo centinaia di migliaia di lavoratori bravissimi, che restano per troppo tempo nella posizione di «collaboratori» formalmente autonomi, o comunque non di ruolo, pur offrendo una prestazione più intensa e qualificata di tanti dipendenti di ruolo inamovibili; e accade sovente che per loro le porte della «cittadella» del lavoro protetto non si aprano mai. I lavoratori di ruolo possono permettersi di essere inefficienti, mentre proprio i fuori ruolo sono i più efficienti: se non lo fossero perderebbero il lavoro”.

 

 

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L’Unità

Martedì, 12 Dicembre 2006

Scandalo Precari

Di Nicola Cacace

 

Sulla possibilità che lo Stato possa assumere 300mila precari della P.A. oltre i 150mila già decisi per la Scuola, con l’ausilio (parziale ) dei conti correnti «in sonno» nelle banche, si sta sviluppando un altro dibattito all’italiana. Un altro di quei dibattiti sul nulla o sulle bugie, interni al centrosinistra, che creando confusione nel Parlamento e nel paese, ha già tanto contribuito al calo di consensi al governo perché finisce per scontentare a destra e a sinistra. Indipendentemente dal fatto se il provvedimento per i precari passerà o meno in questa Finanziaria, in un paese che considera normale una sanatoria per chi ha deturpato la Valle dei Templi, che accetta una sanatoria (più d’una) per gli evasori fiscali, che tollera la liberazione per indulto di migliaia di carcerati sia pure per ridurre il sovraffollamento delle carceri, si mena scandalo se lo Stato procede all’assunzione di qualche migliaia di giovani precari laureati e diplomati dopo averli sfruttati per anniDove? Per esempio nei ministeri, nell'Istituto superiore della Sanità, nelle Università, nel CNR, etc..

Dibattito all'italiana perché si sentono affermazioni basate su posizioni «ideologiche» più che reali. Ad esempio si confondono i lavoratori socialmente utili della Regione Sicilia e di altre, con migliaia di assegni di ricerca, Co.co.co e contratti a tempo determinato con cui funziona l'Istituto Superiore della Sanità, l'istituzione che sovrintende alla salute del paese che va avanti da anni solo grazie a un migliaio di precari su 2000 addetti in totale. Si ripetono casi di opposizione ideologica e/o ignorante, soprattutto da parte di «obiettori» interni al centrosinistra che già tanti danni ha fatto. Ancora sui precari, da Daniele Capezzone «e poi, non si lamentino che vanno in fabbrica e prendono fischi» ad Antonio Polito «non sono contrario alle assunzioni che suppliscono ad inefficienze dello Stato, ma non si fanno assunzioni senza concorso» nessuno si preoccupa di informarsi prima di dare fiato alle trombe. È certo, caro Daniele, che continueremo a prendere fischi anche da sinistra se non ricordiamo bene che la recente vittoria elettorale dell'Unione è stata favorita, e molto, dalla decisa presa di posizione per la flessibilità ma contro la precarietà che Prodi, Fassino e Rutelli assunsero in campagna elettorale. Basta vedere il divario tra voti alla Camera ed al Senato: per la prima volta dal lontano 1975, i giovani hanno votato a sinistra, dopo 30 anni di voto prevalente per la destra. E se parte di questo risultato è da attribuire alla lista dell'Ulivo presente solo alla Camera, gran parte deriva proprio dalle promesse di lotta al precariato assunte in campagna elettorale e molto apprezzate dai giovani. Anche più infondata la polemica sui concorsi. Forse il senatore Polito ignora che i precari della P.A., dell'Istituto Superiore della Sanità, delle Università e dei ministeri passano per varie tipologie di Bandi e di Concorsi, assai simili ai Concorsi di una volta e che per di più vanno ripetuti ogni anno o triennio. E che dire dell'accusa spesso rivolta ai dipendenti pubblici, assunti e precari, di essere «fannulloni», accusa di cui Pietro Ichino, valente giuslavorista del centrosinistra, è diventato involontario corifeo. Chi (come me), ha avuto frequenti rapporti con migliaia di precari di vari Enti, Rai-TV, Università, Enea, Cnr, giornali, sa bene come i giovani precari lavorino tutti mediamente con maggiore impegno e per più ore dei loro colleghi dipendenti a tempo indeterminato, e pour cause! Solo chi è fuori dal mondo del lavoro può affermare il contrario

 

Se anche il film di Natale attacca gli insegnanti


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