Una lettera inedita di Pietro Tullio (1938) e uno studio sulla rivista N.E.L.

Due riconoscimenti al professor Luigi Di Bella

Mentre continuano disinformazione e silenzio i pazienti ottengono benefici



 

Di Vincenzo Brancatisano

 

22 NOVEMBRE 2006 - Arrivano due importanti riconoscimenti per il professor Luigi Di Bella. Il primo consiste nella pubblicazione delle sue ricerche su una rivista scientifica internazionale. Il secondo emerge da una inedita lettera-testamento redatta nel 1938  dal fisiologo Pietro Tullio nella quale il cattedratico, che ha già compreso il genio del suo giovane allievo, annuncia: “La mia sincera convinzione è che se il Di Bella raggiungerà la meta, ne guadagnerà certamente la Fisiologia italiana”. Ma torniamo al 2006. Con il titolo “Aspetti chiave nella fisiologia della melatonina: trent’anni di ricerche”, è apparsa su Pub-Med, la banca dati medico scientifica del National Library of Medicine e del National Institutes of Health, una pubblicazione firmata da Di Bella, morto nel 2003, e dal suo collaboratore biologo Luciano Gualano. Nei giorni scorsi lo studioso Peter Fedor Freybergh, docente presso le università di Praga e Stoccolma ed “editor in chief” della rivista Neuro Endocrinology Letters, fondata da Derek Gupta e su cui è apparso lo studio, è giunto apposta in Italia e ha fatto visita con la moglie Lili Maas al laboratorio modenese dove lo scienziato di Linguaglossa ha condotto gli ultimi anni delle sue contestate ricerche contro il cancro. Freybergh è coeditore della rivista assieme a Russel Reiter, uno dei maggiori conoscitori della melatonina. Lo studio raccoglie le più importanti scoperte scientifiche sulla melatonina acquisite da Di Bella e, grazie anche a un finanziamento della Travel Factory di Roma che per anni ha sostenuto il laboratorio, è stato curato da Gualano, che ha collaborato con lo scienziato dal 1975 e che tuttora segue i lavori del laboratorio modenese che Gualano ha fatto visitare alla coppia assieme al commosso figlio Adolfo Di Bella (“è un grande riconoscimento per mio padre”) illustrandole i particolari delle ultime ricerche compiute dal professore, morto il 1 luglio 2003. Freybergh ha poi visitato a Bologna la Sibor, la società medico scientifica impegnata nell’affermazione del metodo anticancro, presieduta dal figlio medico Giuseppe Di Bella, con il quale lo studioso avrebbe concordato una collaborazione.  Il riconoscimento internazionale fa il paio con quello di Pietro Tullio, professore di Luigi Di Bella ai tempi dell’Università di Messina.
Siamo nel 1938 e Di Bella ha 27 anni. Qualche anno prima lascia l’ateneo messinese poiché Tullio, allievo di Pietro Albertoni e trasferito a Bari, se lo porta con sé. Qui si laurea con lode in Medicina il 14 luglio 1936, a 24 anni, dopo avere aggiunto dodici esami al corso di studi. Tullio lo avvia allo studio del tedesco, lingua nella quale erano scritte importanti monografie di fisiologia e neurofisiologia e più tardi, quando viene trasferito a Genova, vuole portare con sé il suo allievo migliore ma Di Bella decide di rimanere a Modena dove inizia la docenza presso l’Università.  Il 20 ottobre 1938, prima di partire, il maestro scrive una lettera su carta intestata dell’ateneo e firmata “Professor Pietro Tullio, Direttore del Laboratorio di Fisiologia nella Regia Università di Parma-Ospedale Maggiore” e che, per la sua eccezionalità, riportiamo integralmente. Vi si legge: “Nello staccarmi dal dottor Luigi Di Bella, che ha declinato la mia offerta di seguirmi a Genova sento onestamente di attestargli quanto segue: il Di Bella ha collaborato attivamente a quasi tutte le ricerche eseguite negli istituti da me diretti dal 1930 al 1938, dimostrando intelligenza vivissima, intuizione rapida, valutazione cauta, tanto da indurmi a non intraprendere ricerca senza prima consultarmi con lui. Di eccezionale cultura e rara perizia tecnica, opera con eleganza e disinvoltura sul labirinto e manovra correntemente l’oscillografia catodica. Con rammarico vedo cadere sul Di Bella indifeso, critiche su alcune sue ricerche (Boll. S.I.B.S., 10, 14, 1935; Arch Fisiol. 37, 291, 1937) che ho spinto io a pubblicare. Anzi, il lavoro in extenso, che non è se non la tesi di laurea, affrettatamente stesa in poche notti dal Di Bella, lo portai io stesso ad insaputa del Di Bella, dal Collega Spadolini per la pubblicazione sull’Archivio. I rimanenti lavori in collaborazione spettano per esecuzione e stesura al Di Bella, essendomi io limitato a dettarne l’introduzione e le citazioni bibliografiche. La mia sincera convinzione è che se il Di Bella raggiungerà la meta, ne guadagnerà certamente la Fisiologia italiana. Con grande dolore mi stacco dal Di Bella e vedo negato l’orgoglio e la soddisfazione di offrirgli quella protezione, di cui avrebbe particolare bisogno per la sua timida riservatezza e che meriterebbe invece per il suo alto valore, quale solo chi l’ha visto lavorare indefessamente per 8 anni in disperate condizioni economiche, può in verità attestare”.


 

 

Continuano le pubblicazioni dibelliane

Intanto non si fermano le pubblicazioni scientifiche relative alla terapia Di Bella. L’ultima, apparsa sulla rivista scientifica American Journal of Therapeutics”, anch’essa censita da Pub-Med, è firmata da Mauro Todisco, autore di pubblicazioni sull’efficacia della terapia Di Bella in alcuni linfomi, e riguarda stavolta l’uso della melatonina nel trattamento della sclerodermia. Secondo lo studio, un trattamento a base di melatonina, ACTH e vitamina E può risultare efficace e ben tollerato nei pazienti affetti da sclerodermia, malattia autoimmune spesso letale. A dare l’avvio allo studio di Todisco è stata la remissione di malattia cui è andata incontro, con il trattamento dibelliano, è una giovane paziente di Bologna. “Ad attestare la remissione di malattia – spiega Todisco – sono stati, in quel caso, proprio i medici della Divisione di Reumatologia cui la paziente si rivolgeva per i propri controlli periodici”. La sclerodermia (cui s’è interessato pure il cinema) è una malattia autoimmune, studiata anche al Policlinico di Modena, ma è tuttora priva di terapia capace di guarire. Abbiamo rintracciato una giovane paziente di Pesaro, Monja S., che ha ottenuto benefici con un altro medico dibelliano, Silver Alessandrini: “Ero disperata – denuncia – e tutti mi chiudevano la porta in faccia. Un primario, cui ho dovuto dare 250 euro per una visita, mi disse, presente mia madre e l’infermiera: ‘Lei non ha capito che di qualcosa bisogna morire?’ Stavo malissimo, non riuscivo a camminare, era il periodo più brutto della mia vita. Sapevo che il professor Di Bella aveva curato altre persone e mi rivolsi al dottor Alessandrini. Sono passate poche settimane da quando ho iniziato la cura, garantisco che ero molto incredula. Le macchie si sono schiarite, ammorbidite, la pelle olivastra e dura ha ripreso colore. Che dire? Mio zio è medico e nonostante questi risultati non accetta la cura Di Bella”. (Vincenzo Brancatisano)

 

Caso Di Bella, questo sconosciuto



Le pubblicazioni dibelliane proseguono in un clima di non completa informazione. La pubblicazione di Todisco citata sopra è stata  ripresa anche dall’inserto Salute di Repubblica,  ma la pagina non è più leggibile. Anche fosse leggibile nessuno si accorgerebbe mai che quella ricerca è legata a Di Bella, come si può leggere su “Reuma-online”, che ha censito l’articolo. L'abstract della pubblicazione scientifica in questione non cita Di Bella ma un opportuno approfondimento e una sufficiente visione d'insieme avrebbero garantito un'informazione più completa. In ogni caso, è davvero singolare che Di Bella e i medici che seguono il suo metodo fossero e siano accusati (quando va bene) di non avere pubblicato e di continuare a non pubblicare i propri successi sulle riviste scientifiche internazionali. Quando però queste vengono pubblicate, come nel caso di Achille Norsa, primario dell’ospedale di Verona, si ignorano. C’è ancora gente che fa leva sulla propria disinformazione e spara m…da su Di Bella senza avere letto neppure una riga sulla terapia né su come sono effettivamente andate le cose con la sperimentazione che ne ha decretato il fallimento. Ci si accontenta delle opinioni di Piero Angela e di altri personaggi che hanno parlato e scritto copiando quanto dettato dalle veline di Stato con lo stesso stile con il quale giornali, riviste e telegiornali copiano le veline quando si tratta di esaltare l’ultimo ritrovato (senza preoccuparsi di quanto possa rischiare di essere grottesco) o l’ultima pubblicazione del grande oncologo senza che le fonti di queste notizie vengano quasi mai fornite, salvo poi scoprire che tante volte le notizie erano false o amplificate nelle informazioni positive o reticenti quanto a informazioni negative. Chi volesse informarsi sul giallo della sperimentazione Di Bella (un autentico real medical thriller)  per essere sicuro di cosa parla quando emette sentenze potrebbe leggersi il libro dell’unico giornalista al mondo che prima di scrivere una riga sugli esiti della sperimentazione si è letto… gli atti della sperimentazione, chiesti e ottenuti al Ministero, non accontendandosi, Vincenzo Brancatisano, delle veline di Stato (corredate di domande e riposte preconfezionate, proprio così) consegnate il 13 novembre 1998 alla grande stampa italiana e internazionale, che senza verificarle ha girato all’opinione pubblica notizie molte delle quali destituite di fondamento come si dimostra nel libro. Libro che fu oggetto di censura, come (non) fa piacere ricordare, ma che ha avuto e continua ad avere tante soddisfazioni tra le persone che hanno avuto la voglia di leggerlo e che hanno scoperto quale sia il reale grado di democrazia e di informazione del nostro paese. Intanto prepariamoci per la settimana contro il cancro 2006. L’anno scorso era iniziata così 

 

 

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