Ennesima pubblicazione scientifica sulla contestata multiterapia
anticancro
Rivista americana sull’efficacia della
Cura Di Bella
Nel giorno dedicato alla ricerca contro i tumori, AJT pubblica un caso eclatante

26 NOVEMBRE 2006 – Un paziente affetto da Linfoma Non Hodgkin, in recidiva dopo un trapianto autologo di cellule, ottiene una remissione completa ed è libero da malattia da due anni dopo essersi sottoposto alla Multiterapia Di Bella. Il paziente è stato curato da Mauro Todisco, medico che pratica la contestata terapia e autore di varie pubblicazioni su riviste scientifiche. Todisco ha descritto il successo ottenuto con il paziente sull’ultimo numero della rivista scientifica americana American Journal of Therapeutics (cliccare “Di Bella” nell’apposito campo) uscito oggi. E’ significativo registrare come nella giornata dedicata alla lotta contro il cancro, mentre si raccolgono miliardi nelle trasmissioni televisive, la notizia più concreta di un possibile passo avanti della ricerca sia legata ancora una volta alla bistrattata terapia a base di somatostatina, melatonina, retinoidi e ACTH, oltre che su un minidosaggio di ciclofosfamide, messa a punto dal professor Luigi Di Bella, morto il 1 luglio 2003. “La prognosi per questi malati dopo il trapianto è molto scadente con un’alta percentuale di mortalità”, spiega Todisco, che ha accettato di commentare la pubblicazione e che ha ricordato come il paziente, quando si affidò, due anni orsono, alle sue cure, fosse “in condizioni disperate”. Todisco ribadisce di avere agito in applicazione del razionale scientifico che fu alla base di un’altra pubblicazione del 2001 riguardante una ventina di pazienti affetti sempre da LnH. In quella occasione, 8 pazienti erano affetti da Linfoma LnH “a basso grado recidivati dopo chemioterapia singola o di combinazione” eseguita sei o più mesi prima. “Questo risultato e l'elevata tossicità(*) dei regimi chemioterapici cosiddetti di salvataggio – spiega oggi Todisco – mi hanno fatto optare, nel caso di specie, per la Multiterapia Di Bella”. La presenza del minidosaggio di chemioterapico (ciclofosfamide) nel metodo Di Bella contro i tumori del sangue (che rispondono spesso bene alla chemio) spinge i suoi detrattori ad attribuire i risultati alla chemio e non all’associazione di farmaci nel loro insieme come sosteneva invece l’anziano fisiologo che sottolineava l’importanza della multifattorialità della propria “tetralogia anticancro”. Peraltro, quasi sempre i pazienti che si rivolgono alla cura Di Bella sono stati già dichiarati "refrattari" o "resistenti" alla chemioterapia oppure non più sottoponibili a ulteriori cicli a causa dei suoi pesanti effetti collaterali. Nella sperimentazione della cura erano emersi interessanti risultati nei linfomi, come sa chi ha letto "Un po' di verità sulla terapia Di Bella", ritenuti però non sufficienti dal ministero della Sanità, secondo il quale la cura ha un'efficacia pari a zero. La terapia Di Bella è dunque una terapia sperimentale e i pazienti che vi si sottopongono devono esserne messi al corrente.
FONTI
Am J
Ther. 2006 Nov-Dec;13(6):556-7. Links
Todisco
M., ASL 11, Local Health Department of National Health Service, Fermo, Italy.
Patients with relapse
of high-grade non-Hodgkin lymphoma (NHL) after autologous stem cell
transplantation (auto-SCT) generally have a poor prognosis. Only a minority of
these patients can be cured by a second myeloablative chemotherapy, and
conventional salvage treatments are often associated with severe toxicities.
With a combination of cyclophosphamide, somatostatin, bromocriptine, retinoids,
melatonin, and ACTH, we already reported 100% global response in 8 patients
with relapse of low-grade NHL after single or combined chemotherapy and a
therapy-free period of >/=6 months. This provided the rationale to evaluate
the same pharmacological association in a patient with relapse of high-grade
NHL after auto-SCT performed 2 years before. The patient was treated for at
least 2 months. At the end of this period, if he had stable or responding
disease, he received additional 3 months of treatment, and if he was stable or
responding after 5 month, he was treated for 3 months and more. After 2 months,
patient had a partial response, and after 5 months, he achieved a complete
response. Today, 14 months after beginning treatment, patient is in complete
remission. Treatment had very good tolerance, and patient carried on at home
doing his normal activities. Our result and severe toxicities associated with
conventional salvage treatments suggest in a relapse of high-grade NHL after
auto-SCT, further clinical trials using the pharmacological association we
employed in this case.
PMID: 17122540 [PubMed - in process]
(*) La tossicità e la tollerabilità dei
trattamenti di salvataggio
Outcome and
toxicity of salvage treatment on patients relapsing after autologous
hematopoietic stem cell transplantation--experience from a single center.
Hematology.
2003 Jun;8(3):145-50.Click here to read Links
* Buchler T,
* Hermosilla M,
* Ferra C,
* Encuentra M,
* Gallardo D,
* Berlanga J,
* Sarra J,
* Granena A.
Department of Clinical Hematology, "Institut Catala
d'Oncologia", Barcelona, Spain. tbuchler@fnbrno.cz
Patients with hematological malignancies
who relapse after autologous stem cell transplantation (auto-SCT) generally
have poor prognosis. Salvage treatment is often associated with severe
toxicities. The aim of our study was to evaluate retrospectively the toxicity
and outcome of rescue therapy in patients with acute leukemias, non-Hodgkin's
lymphoma (NHL), Hodgkin's disease (HD) and multiple myeloma (MM) relapsing
after auto-SCT. Fifty-four of the 62 patients who relapsed received some form
of salvage chemotherapy. Six (10%) patients were treated by second stem cell
transplantation, which was allogeneic in 5 cases. Toxicity of the salvage
therapy was significant. As a result of adverse effects, salvage therapy had to
be discontinued or reduced in 14 patients (26%). The outcome of salvage was
evaluated after 90 days. Of the treated patients, 14 (26%) entered into
complete remission with another 5 (9%) reaching partial response. The disease
was stabilized in 5 patients (9%) but 30 (56%) patients were in progression or
dead. Overall survival of the patients was poor with the median survival of 8.7
months after relapse and the leading cause of death being progressive disease.
In conclusion, the development of new, more efficient regimens is critical if
disease-free survival is to be increased in patients who relapse after auto
SCT.
L’approfondimento
Rivista americana su tumore al polmone
curato con Multiterapia Di Bella
Leggi la storia di Filippo
Leggi la storia di Alfio e di
Lorenza
Leggi l’intervista al radiologo
Libertà di parola, questa
sconosciuta
Riconoscimenti
post mortem
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