La Consulta dichiara incostituzionale le “code” e destabilizza le graduatorie  

Pettine e coda, un po’ di storia fa bene alla chiarezza

La colpa è del Governo Prodi. A rompere per prima il pettine fu la Moratti



 

 

Di Vincenzo Brancatisano

 

9 FEBBRAIO 2011 – La Corte Costituzionale con la sua sentenza n. 41/2011 (leggi il testo) dichiara incostituzionale le “code” e premia il “pettine”. Così come non abbiamo parteggiato per il doppio punteggio di montagna, anzi lo abbiamo combattuto perché contrario al diritto, alla logica, al merito e alla Costituzione tutta, non abbiamo risparmiato giudizi negativi per le code, indipendentemente dal fatto che potesse, il sistema delle code, portare vantaggi ad alcuni. Solo quando ognuno dei precari della scuola diventerà maturo e combatterà a favore del Diritto oggettivo e non più per il proprio interesse personale quando quest’ultimo è infondato sebbene previsto da leggi palesemente assurde, sarà fatto un passo avanti nel percorso di ripristino della dignità della professione. La Corte Costituzionale, su sollecitazione giudiziaria dell’Anief ha dichiarato incostituzionale il sistema delle code perchè – e non poteva essere diversamente – lo ha ritenuto irragionevole, contrario al merito ma soprattutto perché, si legge nella sentenza, “utilizzando il mero dato formale della maggiore anzianità di iscrizione nella singola graduatoria provinciale per attribuire al suo interno la relativa posizione, introduce una disciplina irragionevole che - limitata all’aggiornamento delle graduatorie per il biennio 2009-2011 – comporta il totale sacrificio del principio del merito posto a fondamento della procedura di reclutamento dei docenti e con la correlata esigenza di assicurare, per quanto più possibile, la migliore formazione scolastica”. Il presidente Napolitano forse non è stato attento quando ha firmato (anche) questa legge. Ma non è la prima volta che il pettine, cioè il merito, viene sacrificato dal ministro dell’istruzione di turno. E’ già successo e lo abbiamo denunciato nel nostro libro Una vita da supplente descrivendo la storia del pettine rotto dalla ministra Moratti quando s’inventò le tre fasce delle graduiatorie permanenti provinciali poi diventate a esaurimento. Le fasce, ancora attuali, sono state considerate irragionevoli dal Tar del Lazio che le ha annullate (prima che la ministra Letizia Moratti le facesse resuscitare con un nuovo provvedimento normativo).  Avere impostato le graduatorie provinciali su tre fasce determina, secondo il Tar, “il sovvertimento dei principi che regolano la selezione del personale per l’accesso a uffici della PA privilegiando il fattore temporale (avere conseguito i titoli per l’ammissione in data precedente) rispetto al fattore merito (essere in possesso di maggiori e più rilevanti titoli). Ciò determina altresì un privilegio per i soggetti più anziani che naturalmente sono fra coloro che hanno conseguito precedentemente i requisiti, in un momento in cui invece la PA ha ritenuto di privilegiare nei concorsi a parità di punteggio i soggetti più giovani. Nella presente fattispecie i soggetti più anziani sono privilegiati anche con punteggi più bassi rispetto ai soggetti più giovani”. Il Tar diventa caustico quando sancisce che “lo stravolgimento della legge alla quale i decreti impugnati avrebbero dovuto dare puntuale applicazione poggia sulla inveterata abitudine di considerare il merito come l’ultimo elemento da considerare nelle assunzioni del personale docente”. Sulla base di un’ottica simile, l’amministrazione, “attribuendo ai meno titolati il diritto all’assunzione, ha costituito sulla legge una complicata e indebita superfetazione, oltre tutto in palese violazione della direttiva legislativa di predisporre una normativa di attuazione nel rispetto dei principi di semplificazione e snellimento dell’azione amministrativa”. Tutto questo, conclude il Tar, “con arbitraria valorizzazione di dati ai quali la legge non ha attribuito alcun rilievo, avendo informato il sistema delle assunzioni degli insegnanti della scuola pubblica alla scelta dei più meritevoli”.

Eppure: chi ha mai contestato l’esistenza delle fasce? Chi ha protetsato contro la circostanza che chi ha 90 punti in seconda fascia o in prima prevale su chi ne ha 200 in terza delle permanenti nonostante la parità dei titoli di accesso? Questo scandalo è sempre stato accettato come cosa normale e giusta, specie dai più giovani che non conoscono la vicenda, storicamente e giuridicamente considerata. Molti di coloro che si trovano in prima e seconda fascia e che si sono stracciati le vesti contro la legge della coda che ha conculcato il loro merito e che ora brindano per la sentenza della Consulta dovrebbero ricordare che essi stessi sono i primi ad aver goduto di leggi irrazionali che hanno sacrificato il merito per criteri legati a un “mero elemento temporale”.

Infine, non guasterebbe ricordare com’è nato il percorso infame che ha portato all’ennesimo colpo al sistema delle graduatorie. Nei blog e sui giornali tutti se la prendono con la Gelmini e con la Lega. Non capendo nulla di scuola, appare normale che la Lega e la Gelmini abbiano preso l’ennesimo abbaglio (il prossimo sarà il progetto Pittoni). Ma perché non ricordare che fu il governo Prodi a iniziare la partita di quest’ennesima indecenza, lanciando un allora non richiesto e ora dannoso sasso nello stagno, attraverso una norma della legge finanziaria 2006/2007? E’ per questo che regaliamo ai nostri lettori alcune pagine, del libro Una vita da supplente”,  riportate qui sotto (www.vincenzobrancatisano.it/articoli/testacoda.htm) che saranno utili a chi vorrà farsi un’idea matura in merito all’ennesimo terremoto che si abbatte oggi sui traballanti precari della scuola italiana.


Condividi

 



 

 

 

Tratto dal libro di Vincenzo Brancatisano, “Una vita da supplente. Lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana”

Ed. Nuovi Mondi, pagg. 166-171

 

(Tutti i diritti riservati, si prega di citare la fonte in caso di riproduzione del seguente testo)



 

[…]

S’è rotto il pettine

Pettine e coda sono due termini ormai d’uso comune nel linguaggio

dei supplenti. Il pettine sta per merito e indica il diritto

di un docente di essere inserito in graduatoria in una posizione

coerente con il proprio punteggio maturato negli anni a suon di

titoli ed esami. La coda è la posizione che invece viene riservata

a quello stesso docente qualora la legge preveda per vari motivi

che si debba accomodare in fondo alle liste anche se in possesso

di un punteggio altissimo. Quest’ultima evenienza si è verificata

più volte, ad esempio in occasione della divisione in tre fasce

delle neo-inventate graduatorie permanenti provinciali, dove

centinaia di migliaia di docenti sono stati inseriti non a pettine,

cioè non in base al punteggio di merito, ma in coda ad altre due

fasce che furono introdotte dal ministro Letizia Moratti dell’ennesimo

governo Berlusconi per aspetti meramente temporali. Il

Tar del Lazio ha dichiarato illegittime le fasce che però pochi

mesi dopo sono state ripescate e consacrate dallo stesso governo

di centrodestra che non fa passare un giorno senza protestare

contro l’assenza di merito nel nostro paese. Voglio trasformare le

scuole “da luogo dove scelte sciagurate hanno proletarizzato la

condizione di insegnanti a luogo dove le risorse vengono risparmiate

e poi investite per premiare il merito”, dirà al Senato il

ministro Gelmini il 23 ottobre 2008.

Sono illiberali, tuonano anche i sindacati, tutte le norme che

comprimono i diritti dei singoli insegnanti di trasferirsi, di cambiare

cattedra e ordine di insegnamento, di passare dal sostegno

alla materia comune e viceversa, di riconvertirsi in una materia

che magari non conoscono e via dicendo. Ci si dimentica però

dell’esistenza di tanti provvedimenti illiberali e di tante discriminazioni

di cui sono vittime i precari della scuola. Per non parlare

dell’impossibilità per i nuovi laureati di accedere all’insegnamento,

visto che, in attesa di novità legislative sul nuovo

reclutamento del personale della scuola, ai giovani è preclusa la

defunta Ssis, né si prevedono nuovi concorsi. Ed è a causa di

una normativa illiberale se i precari di terza fascia delle graduatorie

provinciali non possono superare i precari di seconda e di

prima fascia anche qualora abbiano maturato decine e centinaia

di punti in più.

 

Mettiamoci la fascia

Sull’assurdità dei criteri che animano l’esistenza delle tre fasce

si è pronunciata la magistratura, che ha riaffermato il principio

secondo cui l’inserimento nelle graduatorie deve avvenire “a

pettine”, in base agli effettivi meriti di ciascun candidato e non

salvaguardando i presunti diritti di chi all’atto di nascita delle

graduatorie permanenti era già in possesso di abilitazione. Che

ragione c’era di privilegiare i docenti poi inseriti nella prima e

nella seconda fascia delle graduatorie permanenti a danno dei

docenti della terza fascia spesso titolari di maggior punteggio?

Non può il mero fattore temporale avere la meglio sul fattore

merito, legato al possesso di maggiori e più rilevanti titoli.

Scrive infatti il Tar del Lazio che nella legge “non vi è traccia di

gerarchia tra le diverse categorie di soggetti che hanno titolo

all’inserimento nella graduatoria permanente che non sia il

punteggio di merito in dotazione di ciascuno”. Eppure si è riusciti

a creare una graduatoria multiforme e decisamente ingiusta

ispirata a un’esigenza di salvaguardia che, proseguono i giudici

amministrativi, “non può estendersi sino a trasformare la

graduatoria permanente in tante graduatorie, pena lo snaturamento

della stessa e la violazione dei principi costituzionali di

eguaglianza e di imparzialità della Pubblica Amministrazione”.

Se si tratta di concorso di accesso, l’unico criterio di graduazione

“è quello che discende dalla valutazione dei titoli al fine di

individuare i più capaci e meritevoli, non essendo il momento

di conseguimento dei requisiti di ammissione utile a individuare

i soggetti più capaci e meritevoli”. Avere impostato le graduatorie

provinciali su tre fasce determina “il sovvertimento dei

principi che regolano la selezione del personale per l’accesso a

uffici della PA privilegiando il fattore temporale (avere conseguito

i titoli per l’ammissione in data precedente) rispetto al fat-

tore merito (essere in possesso di maggiori e più rilevanti titoli).

Ciò determina altresì un privilegio per i soggetti più anziani

che naturalmente sono fra coloro che hanno conseguito precedentemente

i requisiti, in un momento in cui invece la PA ha

ritenuto di privilegiare nei concorsi a parità di punteggio i soggetti

più giovani. Nella presente fattispecie i soggetti più anziani

sono privilegiati anche con punteggi più bassi rispetto ai soggetti

più giovani”.

Il Tar diventa caustico quando sancisce che “lo stravolgimento

della legge alla quale i decreti impugnati avrebbero dovuto

dare puntuale applicazione poggia sulla inveterata abitudine di

considerare il merito come l’ultimo elemento da considerare

nelle assunzioni del personale docente”. Sulla base di un’ottica

simile, l’amministrazione, “attribuendo ai meno titolati il diritto

all’assunzione, ha costituito sulla legge una complicata e indebita

superfetazione, oltre tutto in palese violazione della direttiva

legislativa di predisporre una normativa di attuazione nel rispetto

dei principi di semplificazione e snellimento dell’azione

amministrativa”. Tutto questo, conclude il Tar, “con arbitraria

valorizzazione di dati ai quali la legge non ha attribuito alcun

rilievo, avendo informato il sistema delle assunzioni degli insegnanti

della scuola pubblica alla scelta dei più meritevoli”. Dopo

pochi mesi, in un ribaltamento di ruoli rispetto agli attuali attacchi

contro la magistratura accusata di voler sovvertire il

Governo, quest’ultimo delegittimerà la sentenza del Tar poiché

con norme interpretative contenute nel decreto legge del 3 luglio

2001 n. 255 poi convertito nella legge 20 agosto 2001 n. 333 salvaguarderà

la blindatura delle prime due fasce, con buona pace del

merito. In queste due fasce privilegiate spesso risiedono docenti

che, consapevoli di essere inattaccabili dai colleghi, possono

intanto permettersi di svolgere attività diverse dall’insegnamento

e rientrare nei ranghi in occasione della chiamata in ruolo,

magari dopo anni che non vedono una classe. Analogamente chi

ha superato un concorso ordinario venti anni prima, può essere

prelevato dalla banca, azienda o ufficio in cui nel frattempo ha

trovato collocazione per essere immesso in ruolo. In quale altro

settore del pubblico impiego le graduatorie di un concorso durano

più di un biennio dopo il suo espletamento?

 

Colpi di coda

Il testacoda delle graduatorie ha avuto un nuovo sussulto con

l’ultimo governo Prodi, il quale ha introdotto a sua volta un

principio che ha mandato in fibrillazione il popolo dei supplenti.

Lo ha fatto ancora una volta con una legge finanziaria, il che

dimostra come la scuola sia considerata spesso un onere per il

bilancio pubblico. La Finanziaria del 2007 ha introdotto infatti il

divieto ai docenti precari di trasferirsi di provincia se non a

pena di una collocazione in coda nelle graduatorie di arrivo

anche se in possesso di punteggi altissimi. Successive e prevedibili

pronunce giudiziarie individueranno nei provvedimenti

applicativi di quella legge la violazione di vari principi costituzionali,

quali ancora una volta il merito e il diritto di circolazione

delle persone, e ne decreteranno l’illegittimità. Intanto il

nuovo ministero guidato dalla Gelmini, confermando il principio

della “coda”, consente ai precari di trasferirsi non in una ma

in tre ulteriori province in aggiunta a quella di provenienza. Si

prevede anche che solo in quest’ultima siano spendibili i punti

acquisiti, mentre nelle altre la collocazione slitta verso il basso.

In questo modo il legislatore è riuscito a moltiplicare per tre il

problema invece che risolverlo. Alcune sentenze dei giudici

amministrativi, invocati dall’associazione Anief, decretano però

l’illegittimità dell’operazione e, poiché il ministero non adempie

all’ordine di spostare in testa i docenti collocati in coda, il

Consiglio di Stato nomina un commissario ad acta dandogli

trenta giorni per rifare le liste. Il Governo corre ai ripari e con il

citato decreto salva precari convertito nella Legge 167 del 25

novembre 2009 rende ancora una volta inefficaci i provvedimenti

giudiziari stabilendo per via normativa la collocazione in

coda nelle tre ulteriori province per l’anno in corso e, senza citare

i provvedimenti giudiziari in questione, rimanda al 2011 la

patata bollente del futuro aggiornamento delle liste. In quell’occasione,

recita il decreto salva precari, sarà riconosciuto il “diritto

di ciascun candidato al trasferimento dalla provincia prescelta

a un’altra provincia di sua scelta [abbandonando però quella

d’origine, N.d.A.] con il riconoscimento del punteggio e della

conseguente posizione di graduatoria”. Non è chiaro a che cosa

sia servito (se non agli avvocati) un caos durato tre anni per

concludere che tutto deve tornare come prima. E cioè che chiunque

può andare a lavorare nella provincia italiana che preferisce.

Sarebbe stato peraltro assurdo e provocatorio escludere

questa possibilità in un’epoca in cui si consente invece ai docenti

provenienti dagli altri paesi della UE di soggiornare nelle graduatorie

ritenute più congeniali ai propri interessi.

 

[…]

Tratto dal libro di Vincenzo Brancatisano, “Una vita da supplente. Lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana”

Ed. Nuovi Mondi, pagg. 166-171

 

(Tutti i diritti riservati, si prega di citare la fonte in caso di riproduzione del seguente testo)

 

 

Il pettine, la coda e i pantacollants della professoressa




(dialogo surreale per chi vuol sorridere… -à)


Per programmare una presentazione del libro nella vostra città scrivere a questo sito o alla casa editrice Nuovi Mondi (www.nuovimondi.info)

Per acquistare il libro, in libreria oppure online, con lo sconto, presso www.nuovimondi.info

Vai alla pagina Facebook del libro: digita unavitadasupplente

 

 

 

 

 

 

 

 



Fa' leggere questa pagina a un tuo amico

 

Google

TORNA SU

 

Altre notizie

Old news

Scrivi al sito

 

Su www.vincenzobrancatisano.it