Scuola, per molti è la fine (dei soldi)



 

Di Vincenzo Brancatisano

 

12 MARZO 2009 – Sono finiti i soldi. I supplenti stanno lavorando gratis. Come avevamo anticipato (clicca qui) la maggior parte degli istituti scolastici pubblici non ha più un euro per pagare i precari, molti dei quali attendono da mesi lo stipendio. Ad alcuni viene detto chiaramente che lavoreranno solo per i punti. Come nelle private scandalo. La situzione è grave e prende corpo la tesi secondo la quale fin dal prossimo autunno ci saranno seri problemi nel trovare i soldi per pagare i docenti di ruolo, che solo da pochi giorni si sono messi in agitazione, temendo di perdere o di vedersi spezzata la cattedra sotto casa a causa dei tagli. Finora hanno acconsentito senza batter ciglio di lavorare a contatto con centinaia di migliaia di colleghi sfruttati. Ora si preparano allo sciopero perchè temeno di perdere privilegi e comodità. Stesso problema per gli altri impiegati pubblici che continuano a ritenere sicuro un posto che sicuro non è. Nessuno si senta escluso. Neppure i medici di famiglia massimalisti, quelli che hanno 1500 pazienti e che guadagnano 10.000 euro di soldi della collettività. La domanda se sia etico dare diecimila euro raccolti con le tasse a un medico di famiglia è una delle tante, tantissime che saranno scodellate nei periodi di grave depressione economica. Vedremo le risposte e ne vedremo pure delle belle. E le pensioni (INPS) da 50.000 euro al mese? Ne vogliamo finalmente parlare? Ne parleremo. Quando è guerra è guerra per tutti. E non è tutto. Il crollo delle entrate fiscali indirette (come l’Iva) legate ai consumi, creerà una situazione ancor più drammatica ai conti dello Stato. La sensazione è che se nei prossimi mesi dovessero andare deserte o semideserte le aste per i Bot (il cui rendimento annuo lordo è appena crollato sotto l’1 per cento) servirebbero misure drastiche. Intanto centinaia di migliaia di famiglie stanno scoprendo la povertà dopo il licenziamento o la cassa integrazione. Se la situazione non migliorerà ci saranno gravi disordini nel nostro Paese, questo ormai è chiaro ed è dimostrato dall’introduzione di norme che vietano la concessione di piazze in luoghi adiacenti a chiese o cattederali (quali piazze rimarrebbero disponibili?) per ipotetiche ma presumibili manifestazioni.       

 



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