Precari della scuola, la tratta degli schiavi

15 giugno 2006 – Il precariato
nella scuola è una delle forme più vergognose di sfruttamento del lavoro e di discriminazione tra lavoratori che svolgono
analoghe mansioni. La circostanza che il datore di lavoro sia
lo Stato, che licenzia dieci-venti-trenta-cinquanta volte lo stesso dipendente
e che punirebbe un datore di lavoro privato che facesse altrettanto, aggiunge vergogna
a vergogna. Non ci sono solo i lavoratori assunti fino al 30 giugno, che già subiscono l’onta della discriminazione nei confronti di
coloro che hanno il contratto fino al 31 agosto o a tempo indeterminato. No, i dirigenti
scolastici si apprestano a licenziare in questi giorni migliaia di precari della scuola salvo riassumerli uno-due-tre giorni
dopo per fare gli scrutini. Come si permettono, costoro, in regime di piena
autonomia contrattuale, a perpetrare questi delitti sociali senza che uno
straccio di sindacato faccia presente loro che sono dei
caporali-sfruttatori? Che cosa sono questi lavoratori? Dei cani? No: se fossero
dei cani accorrerebbero vigili urbani, pompieri, poliziotti, WWF, i passanti
denuncerebbero il misfatto, accorrerebbero giornalisti e si straccerebbero le
vesti contro l’abbandono di animali. Invece l’abbandono di queste persone, divenute d’improvviso
“estranee alla publica amministrazione”, non indigna nessuno. Ma perché costoro non lasciano in braghe di tela i Consigli
di classe? Che se li facciano loro gli scrutini, che diamine, visto che da licenziati non hanno alcun obbligo di accettare la nuova chiamata.
Ci sono insegnanti cui scade il contratto in queste ore, saranno
riassunti in pieno stile gruviera un giorno sì e l’altro no giusto per gli
scrutini, poi magari saranno “riattaccati” solo per le ore (due-tre-quattro) in
classe quinta per fare gli esami di Stato (lo Stato….). Sequestrati sul posto
di lavoro e a parte la ridicola indennità, riceveranno lo stipendio ridotto
fino a un terzo o a un quarto o a un nono pur dovendo
svolgere un lavoro che li terrà impegnati, per settimane, per tutta la giornata.
Molti di essi, non solo i fuorisede, finiranno per dover
pagare per lavorare. Riceveranno il prossimo anno un importo per
indennità di disoccupazione inferiore rispetto a quello che
riceverebbero se non si facessero sfruttare in questo modo vergognoso, visto
che l’ultimo stipendio inciderà negativamente sul computo dell’indennità. Se
non facessero gli esami guadagnerebbero di più (sarebbe peraltro più lungo il
periodo di disoccupazione) e risparmierebbero in spese, tempo e dignità. Sì, la
dignità viene presa a calci da un andazzo che sembra
ineluttabile e che invece viene corroborato dall’inerzia dei sindacati che se
fossero dei sindacati e non degli uffici di disbrigo pratiche, unica ragione
per la quale in molti continuano a iscriversi ai sindacati della scuola gonfiando così il
loro potere rappresentativo, denuncerebbero lo sfruttamento del quale sono vittime
tante persone e tante famiglie. Di fronte a una
situazione di tanto evidente sfruttamento del lavoro non si registra neppure la
solidarietà dei lavoratori a tempo indeterminato che in puro clima da caserma
attendono il pollo per fargli fare il verbale, anche se non conosce il
programma Conchiglia. A proposito di verbale, ogni docente precario dovrebbe
far verbalizzare all’ultimo collegio dei docenti di giugno una dichiarazione di
protesta contro lo sfruttamento del lavoro perpetrato nelle scuole italiane di ogni ordine e grado. Non basta votare NO a un referendum per essere sicuri che la Costituzione non
sia presa a calci.
In memoria di una
precaria morta
in attesa di assunzione
Ecco dove
finiscono i soldi della scuola pubblica
Precari della scuola
discriminati anche
dai propri sindacati
Una precaria con… 29
classi
Parla Fioroni. Divieto di
ingresso ai docenti precari
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