Lo scandalo dei passaggi di ruolo verso le superiori

Saccheggio di cattedre e spezzoni

Nuovo regolamento delle supplenze. Protesta il MIIP   



 

Servizio e fotografia di Vincenzo Brancatisano

 

3 GIUGNO 2007 - Scuola contro i precari, esplode la protesta per il “saccheggio delle cattedre” alle superiori. Dai tabulati relativi ai trasferimenti e ai passaggi di ruolo del personale docente, emerge come una enorme quantità di maestri di ruolo alle elementari o alla scuola dell’infanzia, spesso prossimi alla pensione, abbiano ottenuto il trasferimento alle superiori. Per conseguire l’obiettivo, che consente loro di andare in pensione con un assegno più alto, si sono abilitati sulla nuova disciplina sfruttando uno dei corsi pensati per il personale precario. Succederà così che molti precari, che attendevano di passare di ruolo dopo i ripetuti annunci del governo, rimarranno con un palmo di naso. L’andazzo è appoggiato dai sindacati, ma la Gilda si tira fuori: “Noi – spiega Robertino Capponcelli – siamo favorevoli a una riduzione dei posti assegnabili ai passaggi di ruolo, mentre i confederali sono invece risolutamente contrari”. Lo scandalo riguarda anche gli insegnanti di sostegno che dopo 5 anni di ruolo si trasferiscono sulla materia curriculare sorpassando i colleghi in graduatoria dopo che lo Stato ha speso ingenti risorse per la formazione sull’handicap. Il fenomeno è talmente grave che ha meritato un posto nella relazione del Governatore della Banca d’Italia: “La mobilità dei docenti – ha detto ieri l’altro Mario Draghi –  ha scarso legame con le esigenze educative, con meriti e capacità: ogni anno 150mila insegnanti su 800mila cambiano cattedra in un travagliato percorso di avvicinamento alla posizione desiderata”. Ora il Movimento interregionale insegnanti precari (Miip) si rivolge alla viceministro della pubblica Istruzione, Mariangela Bastico, e dice “basta con questo scandalo”. Gli insegnanti a tempo indeterminato, “che ormai utilizzano questo escamotage della mobilità cercando il più probabile ruolo nella scuola primaria per passare poi ad insegnare nella scuola superiore, andranno ad occupare posti sui quali gli insegnanti precari hanno duramente costruito la loro carriera lavorativa per anni e, in molti casi, per decenni. Si verificano così situazioni paradossali che vedranno docenti di ruolo insegnare discipline nelle quali non hanno mai prestato servizio e contemporaneamente altri docenti, quelli precari, da anni al lavoro su quelle stesse discipline, al servizio dello Stato, cadere in una maggiore precarietà, se non addirittura rimanere completamente disoccupati”. I sindacati difendono il diritto alla mobilità? “Questa giustificazione è mistificatoria – rilancia il Miip –  poiché questo "diritto", moltiplicato all'infinito anche con la possibilità data ai docenti di ruolo di iscriversi nelle graduatorie dei precari, lede profondamente i diritti di quanti aspirano ad occupare un posto di lavoro sul quale, da precario, ha lavorato da anni. Quel posto liberato alla materna o alle elementari dall'insegnante che è passato alle superiori, non è occupabile dal precario di Filosofia o di Lingue. Il precario ha perso così la sua possibilità lavorativa e il posto liberato dalla maestra sarà occupato da altri. Qualche anno fa - era Ministro Letizia Moratti - si era riusciti ad ottenere che la mobilità degli insegnanti di ruolo fosse ridotta dal 50 al 20 per cento, ma grazie alla dura opposizione dei sindacati il governo fece marcia indietro. Risultato: abbiamo le scuole superiori piene di insegnanti che vengono dalla scuola materna, elementare e media a cui ha corrisposto l'estromissione degli insegnanti che da anni vi lavoravano”. Lavorare meno, lavorare tutti. Uno slogan di sinistra buono solo quando si è all’opposizione? Succede che il ministero dell’Istruzione abbia deciso di togliere agli insegnanti precari gli spezzoni orario e di offrirli ai docenti di ruolo che così aumentano il carico di lavoro settimanale e lo stipendio già sicuro, oltre che incrementato dagli scatti di anzianità, che per  precari si ferma al primo anno anche dopo trenta di lavoro annuale. Peraltro, fino a tre anni orsono il conferimento di spezzoni a chi aveva già l’oraro pieno era un affare per lo Stato, che con un’interpretazione “truffaldina” pagava meno le ore straordinarie invece che di più, come succede a tutti  lavoratori, poiché non versava l’indennità integrativa speciale. Un espediente ritenuto illecito dalla magistratura che ha pù volte condannato le scuole a pagare gli arretrati e gli interessi ai docenti “spremuti”. Ma ora cade anche questo movente. “È notizia sconcertante – denunca il Miip – che quest'anno gli spezzoni orario inferiori alle sette ore saranno riconsegnati agli insegnanti di ruolo, spezzoni per i quali inizierà tra poco un'ignobile asta. Ma non era assodato che, come ha dichiarato la Corte dei Conti, questo costituisce un aggravio di spese per l'Amministrazione? Non è chiaro che cosa significhi togliere ai precari delle cattedre? E non è chiaro che il risparmio e l'attribuzione degli spezzoni ai CSA costituiscono la giusta soluzione? Perché tornarci sopra? La risposta ci sembra chiara: perché è materia di contrattazione sottobanco tra governo, sindacati e insegnanti di ruolo. Che ciò significhi la perdita di posti da parte dei precari, insieme ad un aggravio di spesa dello Stato, mostra le gravissime responsabilità di chi fa la politica della scuola”. Ed ecco un altro invito alla Bastico: “Alla luce di quanto esposto, chiediamo al Ministero di prendere atto delle storture di un sistema che obbedisce all'unica logica di garantire gli insegnanti di ruolo mantenendo o addirittura aumentando la precarietà di chi da anni, o addirittura da decenni, serve con il suo lavoro lo Stato. Altrimenti sarà palese a tutti che questo governo, come i precedenti, sancisce che, di fatto, il personale precario è utilizzabile per coprire le carenze del sistema senza per questo essere considerato detentore di alcun diritto”. Intanto, un altro gruppo di precari lancia una petizione on line e spiega: “Con questi ripetuti attacchi verso i propri già scarsi diritti i docenti precari vedono ulteriormente lese la propria dignità e professionalità”.  [Vincenzo Brancatisano sulla Gazzetta di Modena del 4 giugno 2007]

 

 

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