Precari, esplode il caso “riservisti”

Docenti di
sostegno che lasciano l’alunno handicappato e passano su posto comune,
insegnanti elementari che passano alle medie. E ora scoppia il caso dei
“riservisti” arrivati dal Sud. Le graduatorie degli insegnanti precari della provincia
di Modena – ma la questione riguarda tutta Italia – hanno
attratto quest’anno un numero molto consistente di persone provenienti quasi
tutte dalle regioni meridionali (solo due sono i riservisti nati a Modena) e
che in base alla legge n. 68 del 1999, in quanto invalidi, hanno diritto alla
riserva del 50 per cento dei posti da assegnare per gli incarichi a tempo
determinato e per le assunzioni in ruolo. Si tratta naturalmente di persone che
hanno un certificato medico che attesta una grave menomazione, ma la cosa non
va giù a molti precari che erano in testa alle varie graduatorie e che in
questo modo rischiano di perdere il posto. Si tratta dell’ennesima versione
della guerra tra poveri e molti tacciono per paura di essere considerati
reazionari. “Non possiamo farci la guerra tra di
noi, né possiamo pretendere l’esibizione del certificato medico”, spiega al
microfono un docente durante un’assemblea di insegnanti nella quale il problema
dell’immigrazione di riservisti era stato più volte sottolineato. Ma veniamo ai numeri delle graduatorie per l’assunzione a
tempo indeterminato. Nella scuola dell’infanzia i riservisti inseriti nel 2005
sono 11 su un totale di 41, comprensivo di coloro che erano
già iscritti negli anni scorsi. Nella scuola elementare, su 37 riservisti, i
nuovi sono 15. Nelle medie di primo grado, su 15, quattro riservisti sono
nuovi. Nelle superiori sono 10 su 27. I numeri sembrano
esigui in assoluto, ma rapportati al numero delle cattedre che poi saranno
conferite diventano determinanti. Il problema è
accentuato dal fatto che ogni anno non è possibile sapere cosa succede l’anno
successivo, tanto che coloro che sono a un passo dal
ruolo parlano di “tela di Penelope” senza fine. Il fenomeno, aggravato a sua
volta da Internet che consente di verificare dove sono i posti in palio, è
discusso proprio in rete. “Sono una precaria, una fra le mille, che aspetta il suo turno – scrive una professoressa al sito www.edscuola.it – ma ogni anno le insidie ai
danni di chi sta ai vertici della graduatoria
aumentano incalcolabilmente! Mi riferisco ai passaggi di ruolo dalle
elementari alle superiori, ai trasferimenti del ruolo
dal sostegno alle più disparate classi di concorso e quant'altro! Tu stai
bellina col tuo punteggio cumulato negli anni grazie ad un concorso ordinario,
grazie al servizio prestato onorabilmente sempre sulla stessa classe di
concorso ad attendere l'immissione, che non può avvenire, perchè c'è sempre
qualcun altro che legalmente ti soffia la cattedra”. Lo scandalo, “non posso
definirlo diversamente” è un altro: “la presenza delle
riserviste, sempre più minacciosa, pronte a risalire dalle retrovie della
graduatoria con un certificato di pseudoinvalidità.... non nascondiamoci dietro
un dito: la maggior parte delle riserviste non hanno dietro di sè una malattia
invalidante, ma un ottimo medico della mutua compiacente e volpone! Dobbiamo
imprecare contro l'onestà alla quale siamo stati educati? Potrei capire che a
parità di punteggio le riserviste siano avvantaggiate (posta l'autenticità della invalidità), ma perchè mai dobbiamo cedere il nostro
posto a chi è in coda?”. Il diritto dei disabili all’inserimento lavorativo è
sacrosanto. Sono per primi loro e le loro associazioni a dover denunciare le
invalidità fasulle. Il Csa di Modena, ricevute alcune denunce lo scorso anno,
ha aperto un’istruttoria, della quale però non si è
potuto saper più nulla, stante il diritto alla privacy.
Intanto lo stupore indotto
dal caso riservisti, peraltro tutto da chiarire sotto vari aspetti, si sta
spalmando su tutto il territorio italiano.
Ma i riservisti hanno sempre ragione?
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