Il ministro Bersani promette solo un disegno di legge contro i costi
telefonici
La vergogna delle ricariche non merita
un decreto?

10 GENNAIO 2007 – I costi per le ricariche delle schede telefoniche
sono vergognosi. Più vergognosa è stata la latitanza degli enti pubblici che dovrebbero tutelarci
da abusi e furti. Con i costi delle ricariche telefoniche hanno mangiato in
tanti: dai gestori telefonici ai tabaccai. Nessuno ha mai avuto interesse a
impedire che questa porcheria si perpetrasse. E dov’era la cosiddetta Autority? (In realtà stava conducendo un'indagine assieme all'Antitrust: vedi sotto).
E dov’erano i governi? Oggi il ministro Bersani se ne esce scandalizzato
proponendo l’abolizione dei costi. E dice: se non lo fa l’Autority, lo
farà il Governo. Ci credete? Se il governo volesse davvero eliminare
quello scempio sociale, la cui entità è indirettamente e indegnamente
proporzionale al valore della ricarica, emanerebbe un decreto legge.
Quest’ultimo entrerebbe in vigore immediatamente, poi, entro sessanta giorni,
il Parlamento deciderebbe se trasformarlo in legge oppure no. Invece si sceglie
la via lunga e dispendiosa (per i cittadini che continueranno a pagare per
anni) del disegno di legge. Quest’ultimo ha una sigla – DDL – molto simile a
quella del decreto legge (DL), ciò che consente nella comunicazione subliminale
di far associare il ddl a un provvedimento vero e proprio, inoltre i
giornalisti in mala fede spesso parlano di “decreto legge” o semplicemente di
“decreto” pur sapendo che il decreto legge è una legge, mentre i disegni di
legge sono progetti che il governo presenta al Parlamento e che il Parlamento
spesso neppure prende in considerazione. Però fanno scena. Qualcuno ricorderà
l’uscita della ministra della Sanità Livia Turco che pochi giorni dopo il
proprio insediamento annunciò l’introduzione del parto indolore – l’epidurale
– in tutti gli ospedali. Gratis. Molta
gente, ammaliata dall’enfasi delle notizie ammannite in primavera, ha preso
d’assalto in questi mesi i centralini delle Asl per avere notizie sul parto
indolore gratuito. In realtà nulla s’è fatto. Non è stato redatto alcun decreto
legge, tanto la cosa era importante per la Turco, e neppure è stata inserita
alcuna norma sull’epidurale in Finanziaria. E così le partorienti, così come
succedeva l’anno scorso e quelli prima, dovranno pagare 800-1000 euro per
l’epidurale da fare nelle strutture pubbliche. Più un centinaio di euro di
visita preventiva privata intramoenia: cioè pagano i medici privati che
lavorano negli ambulatori pubblici, cioè di proprietà dei cittadini, insomma
quegli ambulatori che vantano schifose liste d’attesa se uno va con la mutua ma
che si liberano subito se si paga il medico intramurario che occupa la
struttura pubblica-e-questo-grazie-alla-cara-Bindi. Insomma, dopo le elezioni,
la Turco disse: “Garantiremo a tutte il
parto indolore”. Ma dopo l’estate 2006: “Ci sono cose
più importanti”. E dopo l’autunno qualcuno dice: “Occasione persa”. Non
entriamo nel merito di questa pratica medica, anzi sarebbe opportuno che tutte
le donne conoscessero i veri rischi legati all’anestesia epidurale per loro e
per i loro bambini. Ma perché annunciare provvedimenti che provvedimenti non
sono? Tornando alle ricariche, se il ministro Bersani e il governo ritengono
che sotrarre decine di milioni di utenti al sopruso del pizzo telefonico sia
una priorità, perché andare a Ballarò o a Porta a Porta e annunciare un disegno
di legge e non chiudersi invece nella Regia di Casa propria e redigere un
decreto legge, cioè una legge sostanziale?
Altro che Bersani! Ecco da chi è partita l’iniziativa contro i contributi
per le ricariche telefoniche. Vai al sito
di Andrea D’Ambra.
Leggi l'esito dell'indagine di Agcm e Agcom.
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