L’ignoranza dei nostri studenti in un questionario condotto dalla Sinistra Giovanile

Berlusconi? “Fu membro dell’Assemblea Costituente”

Aldo Moro “ucciso dalla mafia”, quasi nessuno conosce lo Statuto dei lavoratori



 

Di Vincenzo Brancatisano

 

16 MARZO 2007 – Ignoranti solo in storia contemporanea? Gli studenti modenesi, stando ai risultati di un minisondaggio condotto dalla Sinistra Giovanile su un campione di 150 studenti delle scuole cittadine, dimostrano di non conoscere buona parte degli eventi storici del ‘900, proposti  in un questionario che riportiamo in fondo a questa pagina. Pensano che Silvio Berlusconi abbia partecipato alla stesura della nostra Costituzione, che Aldo Moro sia stato ucciso dalla mafia, che la strage di Bologna sia stata perpetrata dalle Brigate Rosse e ignorano, nell’80 per cento dei casi, chi sia stato ucciso a Capaci. Una debacle. In attesa che un altro gruppo politico proponga ai nostri ragazzi dei quiz di geografia dove si potrebbe scoprire che buona parte degli studenti pensa che Napoli sia più a sud di Palermo o non sa che la Lucania sia una regione italiana e che un altro gruppo ancora interroghi gli studenti sulle tabelline giusto per scoprire che quasi nessuno le conosce, la Sinistra giovanile vuole promuovere la riforma dei piani di studio. “Durante gli anni di governo del centro-destra”, la prendono larga i giovani dei Ds, “i valori dell’antifascismo, l’importanza della lotta di Liberazione e il dovere di investire sulla Memoria sono stati spesso depauperati. Lo hanno dimostrato i pesanti tagli ad associazioni come l’Anpi, lo hanno dimostrato le vergognose esternazioni di alcuni membri dell’allora maggioranza di centro destra. Ci aspettiamo che l’attuale esecutivo dimostri non una semplice discontinuità di valori, ma la volontà di intraprendere un percorso innovativo e progressista, basato anche sul rinnovamento di una scuola che ormai ci è stretta”. Secondo la denuncia, “i piani di studio trascurano notevolmente il ventesimo secolo e, in particolare, la seconda metà del ‘900. Tutto è rimesso alla sensibilità e alla motivazione del professore. Chiediamo vincoli più stretti ai piani di studio personalizzati e che sia esplicitamente previsto l’obbligo di superare lo studio della seconda guerra mondiale”. E ancora: “Non è accettabile che gli studenti del 2007 abbiano un’idea vaga e “a volo d’uccello” del ventesimo secolo, come non è accettabile che il ‘900 sia affrontato per sommi capi”. Infine: “Sono passati sessantadue anni dalla Liberazione, trentanove dal movimento del ’68. Lo Statuto dei Lavoratori è roba di trentasette anni fa, mentre quest’anno si festeggia il sessantesimo anniversario della strage di Portella della Ginestra. Abbiamo bisogno di svecchiare i metodi di insegnamento, abbiamo bisogno di canali differenti per trasmettere quegli anni formidabili e tragici. I documenti, le testimonianze, le ricerche che compongono il lavoro e la ricchezza degli Istituti Storici, sono un patrimonio inestimabile per gli studenti delle future generazioni. Chiediamo che la scuola si apra il più possibile agli ultimi testimoni e a chi ha fatto della Memoria storica la propria ragione di esistenza”. I giovani di sinistra chiedono infine al governo: “Che cosa si sta aspettando per abrogare queste indicazioni inadeguate in tempi rapidi?”



“Non mangio i pomodorini di Pachino perché odio i cinesi…” 

 



16 MARZO 2007 – Se “io non comprerò mai i pomodorini di Pachino perché odio i cinesi”, se l’Italia ha vinto la seconda Guerra Mondiale “altrimenti perché festeggeremmo il 25 aprile?” e se per calcolare il 10 per cento di 630 deputati ci vuole la calcolatrice altrimenti “come faccio mai a saperlo?” (qui non c'entra il questionario della Sinistra giovanile), la colpa è degli studenti, dei professori o dei programmi? Nessuno si dice disposto a portare la croce per il fallimento della nostra scuola, costosissima e poco produttiva, come denunciano i risultati dell’indagine P.I.S.A., che ha collocato l’Italia nelle ultime posizioni dei paesi Ocse. Eppure si continua a far finta di nulla, l’importante è portare al diploma il maggior numero di studenti, così facciamo contenti gli obiettivi di Lisbona, caro anche alle università dove i professori si turano naso e orecchie per poi regalare l’esame a tutti. Quanti dottori frustrati conteremo fra qualche anno? Chi contesta il triste andazzo è accusato di fascismo, il principio banale secondo il quale “se studi ti promuovo se non studi ti boccio” diventa reazionario. Alla Sinistra giovanile va il merito sia pure tardivo di avere sollevato un coperchio imbarazzante. Ora facciano mea culpa e chiedano al governo amico – oltre alla revisione dei programmi di storia –  il ripristino degli esami di riparazione, la reintroduzione del sei in condotta, e la verifica della preparazione degli insegnanti. (Il servizio di Vincenzo Brancatisano è pure consultabile sulla Gazzetta di Modena del 16 marzo 2007)   


 

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Il documento della Sinistra Giovanile

 

 

CONGRESSO PROVINCIALE DELLA

SINISTRA GIOVANILE DI MODENA

Modena, 10 febbraio 2007

 

Scuola: Documento Congressuale

 

Contributo della Federazione della Sinistra Giovanile di Modena al Congresso Nazionale Sg, Roma 2-3-4 marzo.

Collegamento alla tesi congressuale n°16 “Sapere è difendersi”

 

Una storia diversa

 

1) Questionario OGGI PARLIAMO DI ‘900 …

Il questionario qui sotto riportato è stato distribuito da Studenti di Sinistra e dalla Sinistra Giovanile in cinque scuole secondarie modenesi e due istituti tecnici. 

La consultazione è avvenuta in forma rigorosamente anonima, senza l’ausilio degli insegnanti, ed ha coinvolto un campione di 150 studenti di età compresa fra i 15 e i 19 anni.

 

Su un totale di 150 questionari, 60 sono stati consegnati completamente in bianco, mentre i restanti 90 sono stati conteggiati.

 

  1. Di quale eccidio si è macchiato il maresciallo delle SS Herbert Kappler il 24 marzo 1944?

 

  1. Il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria in ricordo delle vittime della Shoah. Cosa è avvenuto il 27 gennaio 1945?

 

  1. Modena, città Medaglia d’oro per la Resistenza, ha conosciuto l’azione di molti partigiani. Sai riportare il nome di un partigiano modenese?

 

  1. In che anno le donne esercitarono per la prima volta il diritto di voto in Italia?

 

  1. Sapresti riportare i nomi di almeno un membro dell’Assemblea costituente che promulgò la Costituzione italiana?

 

  1. In che decennio la RAI ha trasmesso per la prima volta?

 

  1. Per quanti anni la nostra Costituzione prevede l’obbligo scolastico (art. 34)?

 

  1. Quale legge, approvata il 14 maggio 1970, tutela l’esercizio dei diritti sindacali?

 

  1. In che anno si tenne il referendum abrogativo sul divorzio?

 

  1. Quale organizzazione criminale compì il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro (16 marzo-9 maggio 1978)?

 

  1. Chi perse la vita nella tragica “strage di Capaci” (23 maggio 1992)?

 

  1. Per quale evento è famosa la stazione di Bologna?

 

  1. In che anno è esplosa l’ondata di inchieste, processi e arresti poi ribattezzata “Tangentopoli”?

 

 

 

Note:

§         Nel rispondere al primo quesito, molti studenti intuiscono che si tratti di una strage di ebrei, ma non sono in grado di associare Kappler all’eccidio delle Fosse Ardeatine (diversi hanno riportato che ignorano il significato di “eccidio”).

 

§         Il risultato della seconda domanda risulta pienamente soddisfacente; la Sinistra Giovanile da sempre distribuisce nelle scuole modenesi, in occasione della Giornata della Memoria, materiale informativo nel quale si spiegano anche le ragioni della data, 27 gennaio. E’ doveroso sottolineare che la quasi totalità degli studenti non è in grado di scrivere correttamente Auschwitz.

 

§         Frequenti risposte alla terza domanda sono Giacomo Matteotti e Ciro Menotti. Molti studenti annoverano l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi tra i membri della Costituente.

 

§         Il campione di studenti consultato ignora l’articolo 34 della Costituzione e tende a confondere le norme del testo costituzionale con le leggi vigenti in materia di istruzione. E’ una grave lacuna.

 

§         Lo Statuto dei Lavoratori risulta sconosciuto alla maggior parte dei consultati, anche se alcuni studenti ne richiamano i principi fondamentali (“quella per lo sciopero”, “quella contro il caporalato”, “l’articolo 18”, etc.).

 

§         Il risultato del nono quesito si commenta da sé. La quasi totalità dei ragazzi non sa quando è avvenuto il referendum sul divorzio, una delle più importanti vittorie dei diritti civili nella storia d’Italia.

 

§         La stragrande maggioranza degli studenti considera Aldo Moro una vittima della mafia o della ‘ndrangheta. Alcuni ritengono che i giudici Falcone e Borsellino abbiano perso la vita nel medesimo attentato, ma la maggior parte ignora cosa sia avvenuto il 23 maggio 1992.

 

§         Bologna, a giudizio degli studenti modenesi, è famosa per un attentato delle Brigate Rosse, collocato cronologicamente negli anni ’90.

 

§         Molti consultati hanno collocato “Tangentopoli” nel 2005/2006. Risulta particolarmente significativa, ai fini del questionario, la risposta conferita da uno studente all’ultimo quesito: “Se qualcuno mi avesse spiegato cos’è, forse vi saprei dire quando è esplosa”.

 

 

2)    Introduzione: “Historia magistrae vitae” anche e soprattutto nel 2000

Troppo spesso gli studenti medi italiani non hanno gli strumenti per leggere un giornale, per guardare con spirito critico un telegiornale o per ascoltare con cognizione di causa un dibattito socio-politico. Per contestualizzare e mettere in fila i frenetici eventi raccontati dai mass media, dalla politica all’economia, che caratterizzano l’epoca contemporanea, i ragazzi hanno bisogno di un aiuto, un aiuto che permetta a loro di superare il dato di fatto della giovane età. Molto spesso a svolgere questa funzione sono la famiglia o gli amici, ma dove questo non accade, ai giovani non rimane che la scuola. Gli insegnamenti e le nozioni che le ragazze e i ragazzi apprendono tutti i giorni negli istituti primari e secondari, rappresentano l’unica lente di ingrandimento con cui guardare e capire il mondo in cui vivono loro e in cui hanno vissuto i loro genitori. La scuola quindi rappresenta sempre di più l’unico denominatore comune delle giovani generazioni attuali che, mai come ora rispetto al passato, si caratterizzano per una polverizzazione enorme di interessi e di identità sociali. Proprio per questo suo fondamentale ruolo, dalla scuola è obbligatorio pretendere molto, in particolare rispetto all’apprendimento delle discipline storico-filosofiche, ovvero quell’insieme di conoscenze che permette davvero ai ragazzi di farsi un’idea della società e del mondo. Se la scuola funziona ed in essa l’insegnamento della storia funziona, l’accesso e la partecipazione critica all’epoca contemporanea da parte dei giovani sarebbe molto più semplice e positiva.  

Il problema reale è però un altro: nella scuola italiana la storia inizia con il big bang e finisce con la seconda guerra mondiale e la lotta di liberazione nazionale. La Repubblica italiana nasce nel ’46, esattamente quando si esauriscono le nozioni della stragrande maggioranza dei libri di testo. C’è troppa sproporzione tra il tempo d’insegnamento dedicato alla preistoria, ai nomi dei sette re di Roma e all’incoronazione di Carlo Magno rispetto a quello riservato al primo e al secondo ‘900.

In seconda battuta poi, l’insegnamento è quasi sempre, fatta eccezione per il lavoro svolto da una parte dei docenti, un asettico e noioso apprendimento di fatti, date e battaglie solo sulle pagine dei libri e nelle lezioni frontali.

Come possono gli studenti definirsi cittadini consapevoli e capire il mondo che li circonda se la storia che si insegna a scuola finisce più di sessant’anni fa? È necessario almeno nell’ultimo ciclo scolastico approfondire meticolosamente gli avvenimenti e i concetti che danno un senso al nostro presente. Non possiamo stupirci del qualunquismo e dell’indifferenza diffusa, tra i giovani in particolare, se il nostro sistema formativo non ci fornisce le basi per maturare un senso civico e uno spirito critico.

Siamo nel 2007. Il 900 è finito da un po’ … è ora di iniziare a studiarlo davvero.

 

 

3)    Storia contemporanea: perché è necessaria una svolta a scuola

Nomi e date che non dicono niente, avvenimenti sconosciuti, fatti che si ignorano. Questo è “il secolo breve” per i giovani italiani. Il mondo contemporaneo ci impone dilemmi etici, problematiche complesse e fenomeni globali su cui riflettere. Contemporaneamente la società si trasforma e cambiano gli interessi dei giovani, studenti in primis.

Da questo processo senza soluzione di continuità, la scuola italiana rimane esclusa, rimanendo nel suo complesso sempre uguale a se stessa. Gli studenti e i ragazzi non traggono così dall’ambiente scolastico gli strumenti culturali adeguati per leggere il presente attraverso la lente d’ingrandimento dei fatti storici passati. Così com’è ora, la scuola italiana, in particolare quella superiore, non è in grado di mantenere i ragazzi al passo coi tempi.   

 

Siamo giovani impegnati nella politica e nelle istituzioni, e come tali ci siamo spesso scontrati con la diffidenza, il disinteresse e l’ostilità dei nostri coetanei nei confronti del mondo che rappresentiamo. La nostra esperienza ci ha fornito un quadro sconfortante, ma che ci sprona sempre e con fiducia al cambiamento.

 

a.     I giovani non conoscono la modernità

“Più di una volta si vide una società inabissarsi nel vento che si scatena sugli uomini; la storia è piena di naufragi di popoli e d'imperi; costumi, leggi, religioni, un bel giorno l'uragano passa e porta via tutto. Le civiltà dell'India, della Caldea, della Persia, dell'Assiria, dell'Egitto sparirono l'una dopo l'altra. Perché? Lo ignoriamo. Quali sono le cause di tali disastri? Non le conosciamo. Avrebbero quelle società potuto salvarsi? C'è stata colpa da parte loro? Si sono ostinate in qualche vizio fatale che le ha perdute? Quanta parte di suicidio ci fu in quelle morti terribili di una nazione e di una razza? Quesiti senza risposta. L'ombra copre quelle civiltà condannate. Certamente facevano acqua, giacché affondarono; non abbiamo da dire niente di più, ed è con una specie di smarrimento che guardiamo in fondo a quel mare che si chiama passato, sotto quelle onde colossali che sono i secoli, sprofondarsi quelle immense navi, Babilonia, Ninive, Tarso, Tebe, Roma, sotto il soffio spaventoso che esce da tutte le bocche delle tenebre. Ma tenebre là e qui luce. Ignoriamo le malattie della civiltà antica, ma conosciamo le infermità della nostra. Su di essa abbiamo il diritto alla luce: contempliamo le sue bellezze e mettiamo a nudo le sue deformità! Scandagliamo là dov'è il male; e, una volta constatata la malattia, lo studio della causa ci condurrà alla scoperta del rimedio. La nostra civiltà, opera di venti secoli, ne è contemporaneamente  il mostro e il prodigio; vale la pena d'essere salvata e lo sarà. Soccorrerla è già molto, illuminarla è qualcosa di più ancora. Tutti gli sforzi della filosofia sociale moderna debbono convergere verso questo scopo. Il pensatore oggi ha un gran dovere: auscultare la sua civiltà.”

(Victor Hugo, I Miserabili)

 

I mezzi di informazione ci garantiscono un accesso continuo alla rappresentazione mediata delle grandi tragedie del nostro tempo: guerre, fame, povertà, sono, prima di tutto, immagini nella mente delle ragazze e dei ragazzi. L’attenzione dei mass media, però, non accresce la capacità di indignarsi. Non si può percepire un’ingiustizia senza le adeguate conoscenze storiche e sociali, non si capisce la portata delle iniquità se non si possiede una visione ampia della propria società. La questione del lavoro, i diritti sociali, le “nuove povertà”, l’immigrazione e tutti i fenomeni moderni risultano troppo complessi se non affrontati con un’adeguata preparazione e un coerente metro di paragone con le epoche storiche precedenti. Se non si hanno conoscenze non si può formare un’opinione razionale del mondo; senza cognizione della realtà, sopravvivono solo i pregiudizi e il pressappochismo e il “sentito dire”.       

Non si è promotori del cambiamento se non c’è cultura.

 

b.     I giovani non conoscono le istituzioni

Se non si conoscono le ragioni di esistenza delle istituzioni, non si riconosce il loro valore intrinseco. Assimilare le tragedie ed i riscatti della storia significa prima di tutto capire la realtà che ci circonda e come essa ha cambiato i nostri destini. Principi come il diritto di voto, la libertà di espressione, il diritto-dovere di partecipare alla vita pubblica del nostro paese, etc. diventano valori fondanti nel momento in cui si comprende “perché” essi sono stati enunciati e quale rivoluzione culturale vi è inscritta. “Non abbiamo ancora appreso tutta intera la lezione della libertà”, ammoniva Norberto Bobbio.

Non si è cittadini se non c’è cultura.

  

c.      I giovani non conoscono l’Europa

Spesso il dibattito politico si è interrogato su quali radici attribuire all’Europa, ma il voto sfavorevole di Francia ed Olanda ha dimostrato che è l’identità il punto debole del progetto europeo: manca identificazione, non è possibile il riconoscimento, non c’è idea di reciprocità. Solo se si conoscono i presupposti storici del processo di integrazione europea è possibile costruire un’identità comune. La conoscenza dell’Europa inizia dal dopoguerra, quando si affermò l’idea che mai più una tragedia come la seconda guerra mondiale dovesse attraversare il continente. L’Europa ripudiò la guerra e il nazifascismo. Non possiamo dirci europei se non riconosciamo il valore di quel progetto; la memoria deve essere il presupposto fondamentale dell’identità europea, perché da molti paesi dell’UE partivano i treni merci carichi di ebrei e diretti verso i lager. Le radici dell’Europa sono, prima di tutto, ad Auschwitz.

Non si è europei se non c’è cultura. 

 

 

4)    Cosa chiediamo:

La Sinistra Giovanile di Modena intende promuovere la riforma dei piani di studio e sensibilizzare le istituzioni all’importanza di un repentino cambiamento di rotta.

Durante gli anni di governo del centro-destra, i valori dell’antifascismo, l’importanza della lotta di Liberazione e il dovere di investire sulla Memoria sono stati spesso depauperati. Lo hanno dimostrato i pesanti tagli ad associazioni come l’ANPI, lo hanno dimostrato le vergognose esternazioni di alcuni membri dell’allora maggioranza di centro destra.

Ci aspettiamo che l’attuale esecutivo dimostri non una semplice discontinuità di valori, ma la volontà di intraprendere un percorso innovativo e progressista, basato anche sul rinnovamento di una scuola che ormai ci è stretta.

 

1)    Centralità della disciplina storica-Riforma del Piano dell’offerta formativa (POF) nelle scuole secondarie di I e II grado

I piani di studio trascurano notevolmente il XX secolo, ed, in particolare, la seconda metà del ‘900. Tutto è rimesso alla sensibilità e alla motivazione del professore.

Crediamo che non debba più essere così, crediamo che il XX secolo non possa essere considerato “la Cenerentola” del POF. Chiediamo vincoli più stretti ai piani di studio personalizzati e che sia esplicitamente previsto l’obbligo di superare lo studio della seconda guerra mondiale.

 

2)    Abrogazione delle “Indicazioni Nazionali dei Piani di studio”

Così le “Indicazioni Nazionali” previste dall’ex-ministro Moratti concepivano lo studio del Novecento: “… Prima guerra mondiale; età delle masse; crisi della democrazia; totalitarismi; Seconda guerra mondiale; nascita della Repubblica; società del benessere e crisi degli anni ’70; crollo del comunismo; integrazione europea”.

Non è accettabile che gli studenti del 2007 abbiano un’idea vaga e “a volo d’uccello” del XX secolo, come non è accettabile che il ‘900 sia affrontato per sommi capi. Che cosa si sta aspettando per abrogare queste indicazioni inadeguate in tempi rapidi? 

   

3)    Piena cittadinanza nelle scuole per gli Istituti Storici della Resistenza e della Storia contemporanea.

Sono passati sessantadue anni dalla Liberazione, trentanove dal movimento del ’68. Lo Statuto dei Lavoratori è roba di trentasette anni fa, mentre quest’anno si festeggia il sessantesimo anniversario della strage di Portella della Ginestra. Il tempo è trascorso per tutti, soprattutto per gli insegnanti. Presto anche per loro sarà difficile sapere e ricordare. Abbiamo bisogno di svecchiare i metodi di insegnamento, abbiamo bisogno di canali differenti per trasmettere quegli anni “formidabili” e tragici. I documenti, le testimonianze, le ricerche che compongono il lavoro e la ricchezza degli Istituti Storici, sono un patrimonio inestimabile per gli studenti delle future generazioni. Chiediamo che la scuola si apra il più possibile agli ultimi testimoni e a chi ha fatto della Memoria storica la propria ragione di esistenza.    

 

L’indagine sul sito della Sinistra Giovanile di Modena

 

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