Immagine shock di un filtro di rilevamento delle PM 10

Ecco come lo smog ci sta uccidendo

Superati i limiti di legge. Verso il blocco delle autostrade?

La Procura indaga gli amministratori pubblici toscani

La nostra inchiesta è stata rilanciata dal blog di Beppe Grillo





 

 

di Vincenzo Brancatisano

 

19 GENNAIO 2007 – Modena città capitale regionale delle polveri sottili. Talmente sottili che non non si sentono e non si vedono. Anzi, non si vedevano. Finora infatti ci dovevamo accontentare di numeri e percentuali e questo autorizzava tutti a far finta di niente. Ma ora siamo in grado di mostrare l’immagine terrificante di uno dei filtri utilizzati dalle aziende detentrici del controllo delle polveri sottili, le Pm10, presso le centraline d’allarme istituite nelle città e nelle periferie. Siamo entrati in possesso del filtro della centralina di una zona centrale di Modena e basterebbe osservarlo per rendere superflui comunicati e ordinanze di blocco traffico. Si tratta di un dischetto di tessuto di colore bianchissimo che dopo l’uso ha assunto, solo da una parte, un colore topo scuro, tendente al nero. La consistenza della sinistra sostanza depositata sul filtro fa pensare a una moquette scura. Sono state sufficienti le rituali 12 ore di esposizione all’aria aperta per renderlo così. La centralina è munita di un aspiratore che simula la respirazione umana, ha la stessa potenza, e ciò ci fa ritenere che ciascuno di noi immette in mezza giornata nel proprio organismo - dal naso o dalla bocca, passando per la trachea e i bronchi – una corrispondente quantità di particolato killer.

 

 

 

6/1

7/1

8/1

9/1

10/1

11/1

12/1

13/1

14/1

15/1

Piacenza

98

121

136

115

105

58

63

40

46

64

Parma

70

111

138

119

70

65

43

25

35

46

Reggio nell'Emilia

97

127

138

134

89

83

66

40

48

64

Modena

107

146

165

134

107

86

77

49

50

69

Bologna

100

130

134

133

109

94

63

50

53

75

Imola

66

89

116

84

56

46

49

30

36

43

Ferrara

100

113

138

130

77

61

51

66

52

63

Ravenna

59

67

74

64

48

40

32

20

19

25

Forlì-Cesena

81

96

143

126

54

78

64

41

42

66

Rimini

81

89

121

109

43

60

57

33

36

55

 

 

Modena capofila.  Le centraline di Modena hanno fatto registrare limiti altissimi negli ultimi dieci giorni, complice il bel tempo, ma non solo, visto che la città si è classificata per la gran parte delle giornate al primo posto in regione. Dal 6 gennaio 2007 fino al 15 abbiamo sforato quasi tutti i giorni i limiti di legge (50 µg/m3) con cifre impressionanti, come emerge dalla tabella redatta dall’Arpa Emilia Romagna e rispettivamente: 107 µg/m3, 146, 165, 134, 107, 86, 77, 49, 50,  69. Nel 2006 (dati ancora non definitivi) abbiamo sforato 130 giorni in via Giardini (56 giorni nel 2005); 124 giorni in via Nonantolana (108 giorni nel 2005); 101 giorni a Carpi-Carpi2 (43 nel 2005). Attualmente la centralina di Largo Garibaldi a Modena è disattivata. Nel 2005 era monitorata piazza XX Settembre (49 sforamenti).

Non solo aria Il sito www.liberiamolaria.it, istituito dall’Arpa dell’Emilia Romagna ricorda che un adulto respira in condizioni di riposo dai 6 ai 9 litri di aria al minuto, durante un’attività fisica moderata 60 litri al minuto, che diventano 130 durante una attività fisica intensa. Nell’aria però convivono sostanze estranee e si parla di inquinamento quando per quantità e durata esse sono tali “da alterare la salubrità dell'aria stessa e da costituire un pericolo per la salute umana”.

Non solo gas di scarico Nelle città gli imputati sono il riscaldamento e, soprattutto, il traffico veicolare, anche perché quest’ultimo è in grado di dare origine al particolato sotto varie forme. Si pensi al particolato prodotto dai gas di scarico e dall’usura di pneumatici e freni che il movimento  dei veicoli sull’asfalto (che a sua volta si usura) rimanda nell’aria. Ricorda il sito che “nelle aree suburbane e rurali, entrano in gioco anche le attività industriali quali, ad esempio, la lavorazione dei metalli e la produzione di materiale per l'edilizia, e le attività agricole”.

Mettete la maschera e non chiudetevi in auto! Per tentare di salvare la propria salute, il sito liberiamolaria.it detta un decalogo: 1) Utilizzare il meno possibile il mezzo di trasporto privato, perché è dimostrato che questo tipo di inquinante è presente all'interno dell'abitacolo dei veicoli in concentrazioni superiori a quelle esterne; 2) Evitare gli esercizi e gli sforzi fisici all'aria aperta nelle zone urbanizzate nelle quali è maggiore la concentrazione del pm10; 3) Ricambiare l'aria degli ambienti solo nelle prime ore della giornata, in quanto la concentrazione del pm10 è più bassa;
4) Utilizzare quando le concentrazioni sono elevate, maschere del tipo Filtro Facciale Protezione 3.

Gruppi a rischio. Sempre secondo l’Arpa regionale, “le persone rientranti nei gruppi a rischio devono evitare di rimanere a lungo all'aperto nelle giornate di maggior inquinamento”. Sono più a rischio gli anziani e quelli con malattie cardiocircolatorie e polmonari. Anche i neonati e i bambini sono potenzialmente suscettibili.In particolare i bambini sembrano a maggior rischio per alcuni effetti respiratori quali lo scatenamento di crisi di asma bronchiale e l'insorgenza di sintomi respiratori (come tosse e catarro). In confronto agli adulti, i bambini stanno molto di più all'aperto praticando giochi e sport. I bambini e i ragazzi hanno in particolare un'alta frequenza respiratoria, in relazione ai loro livelli di consumo di ossigeno”. Confrontando le frequenze respiratorie in bambini con età tra 3-12 anni e in adulti per un periodo di un'ora, un bambino che gioca può respirare un volume d'aria 4,5 volte maggiore di quello di un adulto sedentario. Tra le malattie causate dalle polveri sono frequenti le risposte infiammatorie destinate a causare gravi danni di vario genere.

 

 

 

Ecco come si muore



Livelli di deposizione polmonare a seconda del diametro delle particelle.

L’inquinamento di questi giorni può uccidere. Secondo una relazione del Gruppo di Programma Malattie respiratorie del Policlinico di Modena, “sono numerosi gli studi che dimostrano effetti avversi sulla salute da inquinanti dell’aria provenienti da emissioni (veicolari, industriali e da riscaldamento civile) sia per esposizioni a breve che a lungo termine”. La maggior parte dei dati si riferisce ad alterazioni respiratorie e ad effetti avversi sul sistema cardiovascolare, quali infarto, cardiopatie ischemiche e trombosi cerebrale e a correlazioni con la mortalità complessiva. I dati sperimentali dimostrano la possibilità che gli inquinanti producano un processo infiammatorio a carico delle vie respiratorie che ripropone gli stessi modelli dell’infiammazione presenti nelle principali patologie. E’ pure documentato il potenziamento di diversi inquinanti sui sintomi da allergie respiratorie. Inoltre, “esistono solide evidenze che essi possono influenzare la gravità dell’asma e di altre malattie  ostruttive, indurre riacutizzazioni, aumentare il ricorso a ricoveri e visite in emergenza, con un importante effetto sulla morbilità complessiva delle malattie respiratorie”. Anche la mortalità è correlabile all’inquinamento atmosferico, sia ad alti che a bassi livelli. Secondo il gruppo di studio, “si stima che un aumento di 10 microg/m3 di aumento nel PM-10 comporti incremento dell’1% delle morti totali, 3,4% di morti per patologie respiratorie, 1,4% mortalità cardiovascolare. Per non parlare dei tumori. Cosa fare? Secondo il gruppo modenese, “le azioni che possono essere svolte a livello locale sono di due tipi: azioni strutturali, di ottimizzazione del trasporto pubblico, di incentivazione di mezzi alternativi all’automobile e sulla movimentazione delle merci e azioni per far fronte alle situazioni di inquinamento acuto”. Insomma, un giro di vite su traffico, industrie e riscaldamento. E’ evidente, spiegano gli esperti, “che in contesti come quello di Modena, in cui è accertato che la sorgente prevalente è il traffico veicolare, qualsiasi provvedimento di restrizione trova scarsa popolarità in quanto provoca disagi”. Ma “i provvedimenti di restrizione della circolazione sono, per quanto sgradevoli, atto dovuto per legge e costituiscono la sola azione che l’autorità sanitaria locale, il Sindaco, può fare” nei momenti critici. I dati mondiali sono preoccupanti. La stima del numero di eventi sanitari riscontrabili durante un periodo di 3 giorni con concentrazioni medie di PM-10 di 50 oppure 100 microg/m3 (ma a Modena in questi giorni siamo stati molto sopra) su una popolazione di un milione di abitanti sono rispettivamente 4 oppure 8 decessi; 3 o 6 ricoveri ospedalieri per cause respiratorie; 4.863 o 10.514 giorni-persona di uso di broncodilatatori; 5.185 o 11.267 giorni-persona di peggioramento dei sintomi. Ma ancora più preoccupanti sono i dati italiani. Il Servizio Epidemiologia del Dipartimento Sanità Pubblica dell’Ausl di Modena, spiega che “in particolare per la mortalità le stime di rischio più elevate e più stabili sono quelle relative alle concentrazioni di PM10 dello stesso giorno e del giorno precedente”. Già nel periodo 1995-1999 “è stato rilevato un incremento dell'1,3% del numero giornaliero di decessi per tutte le cause per ogni incremento di 10 microgrammi per metro cubo di PM10. Questo incremento risulta essere addirittura superiore a quello stimato dall'Oms (0,7% circa) e da due studi analoghi”. Infine una testimonianza. Una lettrice ci ha riferito che il proprio oculista le ha fatto sospendere l’uso delle lenti a contatto a causa delle polveri sottili. Il medico le ha spiegato che la recrudescenza di una irritazione ai suoi occhi era dovuta all’azione chimica che le PM10 svolgerebbero sulle lentine. L’ipotesi è però smentita dal professor Gian Maria Cavallini, Direttore Struttura Complessa di Oftalmologia del Policlinico di Modena cui ci siamo rivolti per una verifica. “La presenza di elevate concentrazioni di polveri sottili nell’atmosfera – rassicura Cavallini – non è collegato a un aumento di irritazioni oculari nei soggetti portatori di lenti a contatto, a quanto si rileva nel numero e nella tipologia di accessi presso il nostro pronto soccorso oculistico, che opera 24 ore al giorno, l’unico in provincia”. Peraltro, “in letteratura non è riportata una specifica patologia oculare ascrivibile agli inquinanti ambientali nei soggetti con lenti a contatto”. Tuttavia, “non si può escludere che nelle persone che abbiano già una secchezza oculare o una preesistente irritazione congiuntivale ci sia un peggioramento della sintomatologia soggettiva in partocolari condizioni di inquinamento atmosferico”. Cosa fare in questi casi? “E’ sufficiente ricorrere all’uso più frequente di lacrime artificiali e solo in caso di irritazioine evidente è consigliabile sospendere temporaneamente l’uso di lenti a contatto”. (vincenzo brancatisano)

 

 

Smog, indagati gli amministratori toscani

Pm10 o 10 al Pm? Il presidente della Regione Toscana, Martini, e i sindaci di Firenze e di altri Comuni, con i rispettivi assessori all'ambiente, non avrebbero contrastato come avrebbero dovuto l'inquinamento atmosferico e non avrebbero difeso come avrebbero dovuto la salute pubblica. Lo sostiene la Procura della Repubblica di Firenze, che ha chiuso le indagini sull'inquinamento atmosferico nell'area fiorentina iniziate nel 2005. Il pm Prodomo contesta a Martini e Artusa il rifiuto e l'omissione di atti d' ufficio. Gli stessi, insieme con i sindaci e gli assessori comunali, sono accusati di «getto pericoloso di cose». Gli amministratori hanno ricevuto gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari e tra 15 giorni il pm deciderà a carico di chi formulare le richieste di rinvio a giudizio. Secondo la Procura, gli amministratori si sono indebitamente rifiutati «di predisporre e far approvare il piano di risanamento relativo all'inquinamento atmosferico, obbligatorio per legge e doveroso per ragioni di sanità pubblica”. Per legge il pm10 non può superare i 50 microgrammi al metro cubo per più di 35 giorni all' anno. Nel 2005 a Firenze i superamenti sono stati 78, a Signa 124, a Campi 52, a Scandicci 55. Tutti gli amministratori contestano gli addebiti e si dicono sereni e sicuri di potere dimostrare in giudizio la legittimità dei comportamenti tenuti a tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini. (vi.bra)

(L’inchiesta di Vincenzo Brancatisano è pubblicata sulla Gazzetta di Modena del 17 e del 19 gennaio 2007)


 

 

Altre notizie

 

Su www.vincenzobrancatisano.it