Immunizzate le dodicenni italiane prima che contraggano il temibile HPV

E’ l’anno del vaccino contro il Papilloma virus

Il contagio può provocare tumori al collo dell’utero. Dubbi sui Pap-Test



 

 

Di Vincenzo Brancatisano

 

25 FEBBRAIO 2007 – E’ l’anno del vaccino contro il tumore del collo dell’utero. I risultati di una sperimentazione, che ha coinvolto 25.000 donne in 33 Paesi in tutto il mondo, propendono per l’elevatissima efficacia del vaccino contro il papilloma virus (HPV) responsabile del 70 per cento dei casi della malattia. Il vaccino agisce su quattro sierogruppi del virus (il 16 e il 18, responsabili del 70 per cento dei tumori della cervice uterina; il 6 e l'11, causa del 30 per cento dei condilomi. Il primo vaccino gratuito contro il tumore dell'utero coinvolgerà in Italia le ragazze italiane di 12 anni, le prime a essere incluse in questa immunizzazione, la prima in Europa gratuita, contro il tumore della cervice uterina. L'iniziativa è stata annunciata dal ministro della sanità Livia Turco.

Nell’Unione europea, 40 donne al giorno muoiono di carcinoma del collo dell'utero, che si conferma come la seconda causa più comune di morte per tumore (dopo il cancro della mammella) fra le giovani donne (15-44 anni). Ogni anno, sempre nella Ue, vengono diagnosticati circa 33.500 casi di carcinoma del collo dell'utero e 15.000 donne muoiono annualmente per questa patologia. Soltanto in Italia, il papilloma virus è responsabile di 3.000 casi l’anno di cancro della cervice uterina. La situazione è preoccupante anche se se ne parla poco. Barbara Suligoi, direttore del Centro Operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità fornisce una fotografia agghiacciante. Spiega: “In Italia, il virus è diffuso in circa una donna su dieci della popolazione generale ed approssimativamente nel 10 per cento delle donne infette provoca alterazioni citologiche (Pap-test anormale). La probabilità di acquisire l’infezione è più elevata nelle donne non sposate, nelle fumatrici e in quelle che usano contraccettivi orali”.

Dunque, tra le novità sanitarie del 2006, considerando che non esistono terapie per debellare l’HPV (che però potrebbe essere eliminato dall’organismo spontaneamente) le donne italiane troveranno il primo vaccino contro il tumore dell'utero causato dalle infezioni a trasmissione sessuale dallo stesso virus. Mentre all'inizio del 2007 arriverà anche una seconda variante della vaccinazione anti papilloma. I vaccini infatti saranno due: ''Uno sarà registrato in Italia verso la metà del 2006 e l'altro all'inizio del 2007 – fa sapere la Società Italiana di Igiene, Medicina preventiva e Sanità pubblica (SItI) - e proteggeranno dai due virus più comuni e pericolosi, i sierogruppi 16 e 18 dell'HPV''. La SItI sottolinea tuttavia la necessità per le donne di continuare comunque a sottoporsi ai tradizionali screening anche dopo essersi vaccinate. I vaccini proteggono infatti da due varianti del virus, le più comuni e aggressive, ma non da tutti i virus implicati nello sviluppo del tumore della cervice uterina. ''Questo è il motivo - avverte la SItI - per cui anche le donne che si vaccineranno non dovranno sottrarsi agli abituali screening con pap-test, consigliati oggi con cadenza almeno biennale''. Secondo il Segretario generale della SItI, Carlo Signorelli, “le potenzialità della nuova vaccinazione sono notevoli ma le conoscenze ancora molto scarse. Si tratta del secondo vaccino efficace contro il cancro - aggiunge - dopo quello contro l'epatite B introdotto nel 1991 che protegge dal tumore al fegato, e anche se in questo caso le conoscenze sono ancora molto scarse sia nella popolazione potenzialmente interessata che in ambito medico – conclude Signorelli – si può oggi affermare che se con un’efficace campagna di screening con pap-test si può ridurre del 75 per cento il rischio di tumore della cervice uterina, associando la nuova vaccinazione questa riduzione potrebbe arrivare al 95 per cento”.

Appena disponibile, il vaccino sarà raccomandato soprattutto alle pre-adolescenti nella fascia di età 11-12 anni prima dell'inizio dell'attività sessuale. L'indicazione arriva dagli esperti italiani che hanno lavorato alla messa a punto e alla sperimentazione del nuovo vaccino, tra i quali il ginecologo Antonio Perino dell'Università di Palermo. Per questo tipo di tumore si registra un picco preoccupante di incidenza proprio tra le ragazze e le più giovani. La spiegazione (dal momento che responsabile della neoplasia è il Papillomavirus, che si trasmette attraverso i rapporti sessuali) sta anche nel fatto che si sta abbassando l’età di inizio dell’attività sessuale tra gli adolescenti. “Come per gli altri vaccini - ha sottolineato Mariani - l'obiettivo sta nel precedere il contatto naturale con il Papillomavirus, garantendo un elevato livello di protezione a lungo termine. Per questo, il vaccino sarà raccomandato e utilizzato preferibilmente in età pre-adolescenziale”. Tuttavia, ha precisato lo specialista, “la futura vaccinazione contro l'Hpv non dovrà comunque mai escludere i necessari e fondamentali programmi di screening, come il pap-test, su tutto il territorio”. Non solo donne. Secondo gli esperti, infatti, il vaccino potrà essere consigliato anche ai ragazzi: ''In futuro - ha affermato il direttore della Clinica ginecologica del Karolonska Institute di Stoccolma, Sven Eric Olsson - si potrebbe considerare di vaccinare anche i ragazzi. Sono infatti i maschi a trasmettere il virus e vaccinarli - ha concluso –  potrebbe avere un notevole impatto sulla prevenzione di questo tipo di carcinoma''.

 

Il ruolo delle Regioni

Saranno le Regioni a scegliere come somministrare il vaccino. La Regione siciliana, stando a quanto fa sapere l’Assessorato siciliano alla Sanità “si prepara ad offrire attivamente e gratuitamente alle giovani donne dell’Isola la vaccinazione contro il Papilloma virus umano”. Il presidente Cuffaro giudica la decisione “una scelta di civiltà, mirata a dare a tutte le donne pari dignità di accesso alla prevenzione primaria per scongiurare la temibile forma tumorale e ridurre, allo stesso tempo, i costi sanitari. Il programma vaccinale – precisa l’assessore regionale alla Sanità, Giovanni Pistorio – coinvolgerà i ginecologi e i medici di famiglia”. Saverio Ciriminna, direttore dell’Ufficio Speciale per la Programmazione Sanitaria della Regione Siciliana osserva: “I risultati della fase sperimentale della vaccinazione anti-Hpv nel mondo, compresa l’Italia, dimostrano l’efficacia della prevenzione primaria di questa infezione. L’intervento vaccinale deve essere mirato alla popolazione femminile in giovane età. La Regione non può non offrire alle giovani siciliane la possibilità di prevenire il carcinoma del collo dell’utero con la vaccinazione. Anche in questo caso, il vaccino sarà offerto in forma attiva e gratuita, come è consuetudine della Regione Sicilia nel campo della prevenzione primaria”.  

Il vaccino anti-Hpv ha lo scopo di provocare una risposta del sistema immuinitario, attraverso la creazione di anticorpi capaci di neutralizzare il virus. La convinzione degli esperti è che la vaccinazione potrebbe, nel tempo, abbassare la circolazione del Papilloma virus umano nella popolazione, frenare il tasso di infezione ed evitare lo sviluppo di tumori genitali. “I risultati fin qui ottenuti con questo vaccino – sostiene il professore Antonio Perino, ordinario di fisiopatologia della riproduzione umana e ginecologia all’università di Palermo, coordinatore della sperimentazione in Italia - suggeriscono la possibilità di prevenire il cancro cervicale e quindi le morti correlate, attraverso la vaccinazione, un’acquisizione scientifica destinata a cambiare la storia del tumore del collo dell’utero”. “Dopo quattro anni di sperimentazione – ha spiegato Perino – non solo è stato dimostrato che il 100 per cento dei soggetti vaccinati ha sviluppato anticorpi contro il virus Hpv di circa 50-80 volte superiore alla risposta naturale all’infezione, ma il riscontro clinico sulle donne vaccinate ha documentato che il vaccino si è dimostrato efficace al 100 per cento nell’impedire lo sviluppo dell’infezione”. Perché si sviluppi il cancro del collo dell’utero, l’infezione deve essere persistente: il virus penetra nelle cellule della zona del collo dell’utero, vi si annida, si moltiplica e lentamente crea delle lesioni precancerose. Mediamente dopo circa 10 anni, si sviluppa il carcinoma. Il vaccino impedisce lo sviluppo dell’infezione persistente. “In chi è stato vaccinato – osserva Perino – è stato registrato lo zero per cento di infezione persistente. È stato anche documentato che allorché si viene a contatto col virus (infezione incidente) questo viene bloccato da anticorpi specifici e l’infezione eliminata in tempi molto rapidi”.

Spiega il presidente Cuffaro che “in campo vaccinale siamo la Regione che ha fatto di più fino ad ora, se non meglio. La scelta di proseguire su questa strada è frutto di un cammino di civiltà”. E ancora: “In Sicilia ogni anno si registrano fra 500 e 700 nuovi casi di carcinoma del collo dell’Utero. E’ un dato che deve farci riflettere. Per questo abbiamo sposato la scelta della vaccinazione e siamo grati al professor Perino per questi studi così come per le altre attività che sta sviluppando con importanti collaborazioni come quella con l’Università di Baltimora che potrebbe dar vita ad altre importanti novità medico - scientifiche in campo internazionale. Siamo lieti di seguire ricerche che partono dalla Sicilia e che certamente serviranno a rilanciare la sanità siciliana come un sistema teso a non fermarsi alla cura, ma che fa della ricerca un punto di forza ed una precisa scelta”.

 

Perino: “Per i vaccinati zero per cento di infezioni”

Il vaccino anti-Hpv ha lo scopo di provocare una risposta del sistema immuinitario, attraverso la creazione di anticorpi capaci di neutralizzare il virus. La convinzione degli esperti è che la vaccinazione potrebbe, nel tempo, abbassare la circolazione del Papilloma virus umano nella popolazione, frenare il tasso di infezione ed evitare lo sviluppo di tumori genitali. “I risultati fin qui ottenuti con questo vaccino – sostiene il professore Antonio Perino, ordinario di fisiopatologia della riproduzione umana e ginecologia all’università di Palermo, coordinatore della sperimentazione in Italia - suggeriscono la possibilità di prevenire il cancro cervicale e quindi le morti correlate, attraverso la vaccinazione, un’acquisizione scientifica destinata a cambiare la storia del tumore del collo dell’utero”. “Dopo quattro anni di sperimentazione – ha spiegato Perino – non solo è stato dimostrato che il 100 per cento dei soggetti vaccinati ha sviluppato anticorpi contro il virus Hpv di circa 50-80 volte superiore alla risposta naturale all’infezione, ma il riscontro clinico sulle donne vaccinate ha documentato che il vaccino si è dimostrato efficace al 100 per cento nell’impedire lo sviluppo dell’infezione”. Perché si sviluppi il cancro del collo dell’utero, l’infezione deve essere persistente: il virus penetra nelle cellule della zona del collo dell’utero, vi si annida, si moltiplica e lentamente crea delle lesioni precancerose. Mediamente dopo circa 10 anni, si sviluppa il carcinoma. Il vaccino impedisce lo sviluppo dell’infezione persistente. “In chi è stato vaccinato – osserva Perino – è stato registrato lo zero per cento di infezione persistente. È stato anche documentato che allorché si viene a contatto col virus (infezione incidente) questo viene bloccato da anticorpi specifici e l’infezione eliminata in tempi molto rapidi”.

 

 

Il Papilloma colpisce l'80% delle donne

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) il virus dell'HPV (Human Papilloma Virus), causa patologie benigne, come i condilomi ano-genitali, ma purtroppo anche gravi patologie maligne, come il carcinoma della cervice uterina che fra i tumori femminili, è secondo, per incidenza e mortalità in tutto il mondo, solo a quello al seno. Con un numero di infezioni decisamente in aumento negli ultimi anni, il virus colpisce almeno una volta nella vita l'80 per cento delle donne tra i 20 e i 79 anni. Oggi si contano circa 120 tipi diversi di Papilloma virus e circa 100 di questi infettano l'uomo. Alcuni interessano prevalentemente la cute, altri, almeno 35 tipi, l'epitelio delle vie genitali. Tra questi alcuni, come i tipi HPV16, HPV18 e HPV33, sono stati riconosciuti ad alto rischio oncogenico. Le infezioni genitali da HPV possono essere evidenti, subcliniche o latenti. Secondo una stima condotta negli USA, su 100 persone sessualmente attive tra i 15 e i 49 anni che acquisiscono l'infezione, la quasi totalità presenta forme subcliniche o asintomatiche. Tra le forme sintomatiche causate dal virus dell'HPV, i condilomi acuminati ano-genitali rappresentano la malattia sessualmente trasmissibile di origine virale più frequente nei paesi occidentali.  

La trasmissione dell'infezione da HPV avviene prevalentemente per via sessuale. Un numero elevato di partner e di rapporti sessuali, un'elevata promiscuità sessuale del partner, un'alta frequenza di rapporti vaginali, la presenza di altre infezioni sessualmente trasmesse, così come alcuni stati di immunodepressione acquisita, sono i principali fattori di rischio di contrarre il virus.

 Il virus, sempre secondo l’Iss, viene eliminato spontaneamente nella maggioranza dei casi, mentre solo in una modesta quota di infetti può rimanere in uno stato di latenza e progredire passando da un danno citologico fino a una lesione precancerosa o cancerosa. Tra i fattori che favoriscono la persistenza del virus e l'eventuale evoluzione neoplastica, c’è il fumo di sigaretta, l'uso di contraccettivi orali, specie se per più di cinque anni, un elevato numero di gravidanze a termine, la presenza contemporanea di un'infezione da virus dell'Herpes simplex tipo 2, come una precedente infezione da Chlamydia trachomatis. Cause che predispongono verso un'evoluzione neoplastica dell'infezione, anche laddove diminuisca l'incidenza di alcuni fattori di rischio, sono il numero dei partner e la frequenza dei rapporti sessuali.

Negli ultimi anni numerosi studi hanno dimostrato in modo incontrovertibile il potere oncogeno di HPV nell'insorgenza del carcinoma dell'ano, del pene, della vagina, della vulva e soprattutto di quello della cervice uterina.  

 

Incertezza del Pap-test e assenza di terapie

Tra i metodi diagnostici, osserva l’Iss, “il Pap-test non riesce purtroppo ad identificare tutti gli infetti perché oltre che essere praticabile solo tra le donne, tende ad individuare solo quelle la cui infezione ha già determinato un danno cellulare. Diversamente oggi, alcuni test diagnostici consentono di identificare, con sempre elevata sensibilità e specificità, non solo la presenza del virus ma anche a che tipo appartenga tra quelli ad alto o basso rischio oncogeno. Grazie a questi nuovi metodi oggi sappiamo che, nei paesi occidentali, la prevalenza di HPV raggiunge il massimo intorno ai 20-24 anni d'età per poi diminuire progressivamente nelle fasce d'età superiore, mentre l'incidenza del carcinoma della cervice aumenta con l'età”. Questa prevalenza massima dell'infezione in età giovanile “lascia ipotizzare tra i fattori di acquisizione, un maggior numero di partner sessuali (che man mano diminuisce con l'età) o, in alternativa, l'azione di una risposta immunitaria specifica (che tenderebbe ad abbattere la prevalenza) maturata con l'età in seguito a ripetuti contatti con il virus. Non si può tuttavia escludere che oggi le generazioni più giovani abbiamo abitudini sessuali diverse da quelle delle generazioni precedenti, fatto questo che lascerebbe presumere nei prossimi decenni un'incidenza crescente del carcinoma alla cervice.

Non esiste, per ora, alcuna terapia che elimini l'infezione da HPV. Esistono solo terapie mirate all'eliminazione delle espressioni cliniche dell'infezione, come i conditomi genitali”

I condilomi sonoprovocati dal virus HPV, di cui esistono almeno 35 tipi che infettano primariamente il tratto genitale e che si trasmettono attraverso i rapporti sessuali. L'HPV si può presentare a livello genitale in diverse forme cliniche. 1) Forme clinicamente evidenti, visibili ad occhio nudo, cioè i condilomi acuminati (detti volgarmente 'creste di gallo', a causa delle piccole escrescenze rosse e bianche che li caratterizzano). Rappresentano la più frequente malattia sessualmente trasmessa di origine virale nei Paesi occidentali. 2) Forme subcliniche, quali i condilomi piatti e le displasie, diagnosticabili solo con la colposcopia o il pap-test. 3) Forme latenti, ove non vi è alcuna manifestazione clinica e il virus è rilevabile solo attraverso sofisticate indagini di biologia molecolare. Queste forme sono le più frequenti. Si stima che in Italia esistano fra i 3 ed i 6 milioni di persone infette con il virus HPV, rappresentando quindi l'infezione virale a trasmissione sessuale più diffusa. Tuttavia, questo non costituisce necessariamente un pericolo perché nella maggior parte dei casi il virus, presente in forma latente, viene eliminato spontaneamente dal nostro sistema immunitario. Solo in una quota di soggetti il virus produrrà un danno citologico (forma subclinica), che può progredire fino ad una lesione precancerosa o addirittura al tumore. Il tumore provocato dall'HPV colpisce il collo dell'utero e rappresenta, a livello mondiale, la seconda causa di tumore tra le donne.   

 

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