In memoria di una precaria morta in attesa di assunzione  



 

Di Vincenzo Brancatisano

 

31 LUGLIO 2007 – La giovane precaria non risponde all’appello il giorno delle convocazioni. Il vecchio precario nel salutare sorridente alcuni conoscenti si produce in una battuta autoironica e rassicurante: “Tanto il prossimo anno passo dall’altra parte. Eh, eh”. L’anziano precario se ne va ridendo, gli occhiali inforcati nei pressi della punta del naso. Il prossimo anno passerà dall’altra parte? Ma Azero-cosa? “Ma quale Azero e Azero, io me ne vado in pensione”.. Eh, eh. Non sappiamo quale sia la classe di concorso del precario sessantacinquenne ormai pensionato, ma sarà una di quelle cattedre sfigate, cioè una di quelle vacanti in via permanente se si tratta di coprirle con Csa (Contratti di Sfruttamento Annuale) ma che come d’incanto risultano permanentemente coperte se ci si azzarda a chiedere che vengano ricoperte con contratti a tempo indeterminato. Dall’altra parte, anzi dall’Altra Parte, è passata invece la giovane insegnante chiamata alle ore dieci e venti del 25 luglio 2007 da un fastidiosissimo altoparlante montato all’esterno della bruttissima, afosissima sala convocazioni dell’Ufficio scolastico regionale di Palermo, sia pure opportunamente equipaggiata con due grossi bidoni di spazzatura con la rete metallica tipo caserma e dotati a propria volta di due adeguati sacchi neri. Via Praga, già alle ore 8,30 è un formicolare di docenti e familiari di docenti convocati, appunto alle 8,30, per essere assunti a tempo indeterminato nella classe di doncorso A043. Lettere alle medie! Alle ore 8,30! Peccato che le operazioni iniziano alle ore 10 passate, con la sfilata dei docenti con la 104 in tasca, quell’arnese che ti consente di scavalcare tutti gli altri nella scelta della sede, così puoi assistere con comodità il parente invalido. Le ore passano, la sala fa in tempo a impregnarsi di altra umidità e di rinnovata calura, chissà dove hanno comprato i due condizionatori che è come se non ci fossero nonostante i ripetuti tentativi eseguiti dall’usciere di migliorarne le prestazioni. Se ti scappa la pipì – o la popò    gli uscieri (quelli il condizionatore che condiziona ce l’hanno) indicano un bagno che per quanto sia comodo essendo posto al piano terra (si deve andare a deiscira e poi a siniiscira, attenti ai gradini) non sarebbe gradito neppure ai cani, tanto è indecoroso. A cinquanta metri dai tristi locali del Provveditorato svetta un cartello che indica nei paraggi la presenza del Club del Cane. L’Italia è ormai entrata a pieno titolo nel club dei cani. Le città sono piene di cani. Sono diventati – anzi – dei canili a cielo aperto. Cani che abbaiano e che sporcano aiuole e marciapiedi, cani titolari di diritti assoluti, cani che se ti rivolgi al Comune, ti indirizzano all’Ufficio diritti del cane, mica all’ufficio doveri dell’animale educato male. Non si può rimproverare un cane, è un delitto, non lo si può abbandonare, è un crimine. Ci è capitato tempo fa di assistere allo stato d’ira di una signora che, uscita da una farmacia posta all’interno di un centro commerciale, non si capacitava del motivo per cui un solerte poliziotto municipale evidentemente chiamato da un solerte consumatore le stesse infliggendo una pesante sanzione amministrativa per avere lasciato il proprio cane dentro la vettura. E’ mai possibile – in Italia – lasciare un cane per un quarto d’ora in un ambiente dotato di una temperatura superiore ai 27 gradi? E’ impossibile. Dunque, se la mattina del 25 luglio 2007 in via Praga a Palermo si fosse registrata la presenza di un cane nei locali del Provveditorato siamo sicuri che sarebbe stata chiamata la Protezione Civile che, pare, opera nei pressi. Ma nella sala c'erano solo persone, per di più insegnanti. A centinaia. La scarsissima considerazione sociale di una categoria si vede anche da queste piccole cose. Siamo sicuri che i metalmeccanici e pure i netturbini si sarebbero ribellati. E i sindacalisti presenti perchè non sindacano? E fa un certo effetto (diciamo che fa schifo anche questo) registrare la totale indifferenza di fronte a un altoparlante interno-esterno che fa sapere sia al popolo dei precari ormai quasi ex, sia ai passanti di via Praga, che la professoressa cui toccherebbe entrare nel non meno triste gabbiotto per firmare la nomina E’ DECEDUTA. Anzi “de-ce-duuuta”. Burocraticamente deceduta, senza verbo essere. Deceduta e basta. Cognome-nome-deceduta, non si sa mai, quel verbo potrebbe generare un ossimoro: l’essere è e non può non essere. Ma un velo pietoso non era possibile prevederlo? Si produce per legge un velo pietoso da stendere sui riservisti (che gli stessi riservisti stando alle tante lettere che abbiamo ricevuto neppure avrebbero voluto) affinché non si sappia che sono affetti da una patologia invalidante e poi non si riesce a trovare il tempo per una parola di solidarietà, di ringraziamento, per un applauso? Si passa al prossimo, si recupera qualche minuto. Nel frattempo il nostro occhio poco pietoso si posa sulla data di nascita della signora indicato su un foglietto scaricato da Internet che una sua collega usa come promemoria: ogni collega chiamata una crocetta, ogni crocetta un ostacolo in meno verso il ruolo. Classe 1973, trentaquattro anni. Non si può morire a 34 anni. Non si deve morire. Non si può morire da precari. E se questo succedesse dopo almeno tre Contratti di Sfruttamento Annuale consecutivi, lo Stato avrà l’obbligo di inviare alla famiglia una medaglia al valor civile. E’una nostra proposta di legge virtuale, basta il pensiero. Allora facciamolo noi un applauso alla cara professoressa quasi precaria che non è più e non può più essere. Invece il sito vincenzobrancatisano.it manda una pernacchia ai tanti, tantissimi, troppi ex precari che non si presentano alle convocazioni sebbene convocati e che neppure mandano due righe di rinuncia, tanto loro il ruolo lo hanno già avuto. Così facendo, gli ex precari che dimenticano di essere degli ex costringono l’amministrazione a dar loro d’ufficio un’altra cattedra, non si sa mai che si decidano a cambiare materia,  nella città sede del concorso, in questo caso Palermo, e che rifiuteranno con il proprio comodo. Nel frattempo molti precari presenti alla convocazione vengono scartati oppure sono costretti a scegliere cattedre scomode, per poi scoprire, qualche tempo dopo, che le cattedre occupate d’ufficio si sono liberate, ma ormai è tardi. Seconda proposta di legge. Articolo unico: “Chi non è presente alla convocazione per l’assunzione a tempo indeterminato, e non abbia rilasciato una delega, è depennato d’ufficio. Punto”.  





Ufficio scolastico regionale, convocazioni del 25 luglio 2007 (foto Brancatisano)

 

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