Precari senza (coscienza di) classe 



 

Di Vincenzo Brancatisano

 

24 ottobre 2008 – C’è l’impressione che nelle scuole italiane i professori precari non si siano ancora resi conto di quanto sta per capitare loro. Molti continuano a sprecare le proprie energie nel contattare le redazioni dei giornali, elemosinando uno spazio televisivo dove – si augurano i docenti – si possa parlare dei problemi che li affliggono. Salvo constatare che questa o quella trasmissione se ne fregano bellamente di loro e si guardano bene dall’affrontare il tema dei temi. Il cui titolo è più o meno questo: lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana da parte dello Stato. Di questo fenomeno aberrante, unico al mondo, si disinteressano i sindacati, i dirigenti scolastici, i professori di ruolo. Se ne disinteressano in gran parte i docenti interessati, divisi da interessi contrapposti legati ora al doppio punteggio di montagna, ora alla Ssis, ora ai corsi di formazione farsa, ora al passaggio di cattedra da una disciplina all’altra o dal sostegno su materia comune, e via dicendo. Uno si aspetterebbe di vederli sulle barricate, peraltro innalzate da altri, spesso da studenti che non conoscono il motivo per cui stanno occupando. Cosa chiedono: di studiare di più? Basterebbe che studiassero un decimo di quanto oggi la scuola offre loro con grande e sovente inutile dispendio di energie anche finanziarie. E invece se ne stanno a fare lezione tranquillamente, lamentandosi del fatto che Santoro e C. li snobbino. Sia chiaro: non saranno licenziati molti precari. Non solo perché non si può parlare di licenziamento in caso di mancato rinnovo di contratto a tempo determinato, ma anche perché quei lavoratori serviranno sempre alla scuola. Solo che tramonta inesorabilmente, per moltissimi, l’aspettativa di essere assunti in ruolo che è come dire che lo sfruttamento del lavoro sarà ancora più intenso. Coloro che sparano a zero contro l’assunzione dei precari (in genere sulle colonne di giornali finanziati vergognosamente dalle tasse dei contribuenti) non arrivano al punto di chiederne l’allontanamento definitivo dalle scuole. Non sono coerenti fino a questo punto. Chiedono solo che non abbiano un contratto che dia dignità e serenità al loro lavoro, ma si guardano bene dal chiedere che la scuola faccia affidamento solo sul personale di ruolo. In sostanza per loro lo sfruttamento del lavoro di gente che percepisce lo stipendio di prima nomina anche dopo vent’anni di servizio è tollerabile anzi ben venga così riasparmiamo. Il fatto che l’Inpdap prelevi sullo stipendio dei precari il Fondo credito per finanziare l’acquisto agevolato della prima e anche della seconda casa del personale di ruolo, mentre ai precari è inibito anche il diritto di chiedere un piccolo prestito, non li sfiora neppure. Il precariato scolastico itraliano è una vergogna nazionale. Il fatto che i precari della scuola restino invisibili anche quando le prime pagine si occupano di precariato e di scuola davanti a uno sfondo di occupazioni di scuole e atenei è il dato più desolante della vicenda. Quando manca la coscienza di classe (è il caso di dirlo) ognuno ottiene quello che si merita. L’unica nota positiva è che i precari hanno salvato il Tfr dal crollo dei mercati finanziari, a differenza dei docenti di ruolo, che farebbero bene a informarsi in merito. Noi li avevamo avvertiti già nel 2006. Clicca qui.

 



Fa' leggere questa pagina a un tuo amico

 

Google

TORNA SU

 

Altre notizie

Old news

Scrivi al sito

 

Su www.vincenzobrancatisano.it