Brown Cloud intercettata sul Monte Cimone

Una nube tossica in Val Padana

Luca Lombroso: «Ora provvedimenti drastici»



 

Di Vincenzo Brancatisano

 

24 OTTOBRE 2007 –  Benvenuti nella “Po Valley Brown Cloud”. Brutte notizie dal fronte dell’inquinamento in Pianura padana. La stazione di ricerca ambientale “Ottavio Vittori”, insediata dal Cnr presso il Centro Aeronautica Militare del Monte Cimone, e da poco inserita nella rete internazionale “Share”, ha intercettato una sinistra nuvola marrone (brown cloud) nei cieli della Valle del Po. La nube è carica di particelle carboniose, altamente inquinanti. Una nube analoga, con uno spessore di tre chilometri e un’estensione pari a quella degli Stati Uniti, staziona da tempo sopra il sud-est asiatico e l’oceano Indiano. A fine agosto i vasti incendi in Algeria e sui monti Atlas hanno prodotto una nube ricca di particelle carboniose ed altri inquinanti che si sono aggiunti a un intenso trasporto di sabbia dal nord dell’Africa. L’assenza di vento nelle nostre zone ha favorito lo stazionamento della nube la cui presenza sopra le nostre teste non è comunque una novità dell’ultima ora. La novità è invece che si sta ingrossando grazie alla continua immissione in atmosfera di sostanze prodotte dalle attività umane che ci si illude di esorcizzare con palliativi di ogni tipo. «Nulla si crea e nulla si distrugge – commenta il meteorologo Luca Lombroso dell’Università di Modena e Reggio e consulente del programma Che tempo condotto da Fabio Fazio –  Sappiamo da tempo di vivere in una camera a gas».

Si spieghi meglio

«Per la particolare conformazione del nostro territorio, la diffusione degli inquinanti è scarsa. Quando siamo in presenza di aria pulita questa è dovuta semplicemente al fatto che il vento porta l’aria sporca da un’altra parte e noi non abbiamo il vento”. Il 19 luglio scorso Lombroso è riuscito a fotografare da San Venanzio e Serramazzoni quella che definisce una “impressionante nube di smog che gravava su Modena e sul comprensorio ceramico. Si vedeva a occhio nudo un cielo limpido mentre sopra le città di Modena e Sassuolo si notava distintamente una bolla che saliva verso l’alto. Questa nube in pieno giorno si solleva molto e paradossalmente può peggiorare l’inquinamento nelle zone di montagna, di notte sta più schiacciata al suolo per ragioni fisiche legate al riscaldamento diurno».

Cosa contiene la nube?

«Tutto quello che immettiamo in atmosfera. Gas di scarico auto, Pm-10, le Pm-2,5 di cui si inizia a parlare, biossidi di azoto, anidride carbonica, particelle di freni e pneumatici. Ma non si trattava della Brown Cloud intercettata dalla stazione del Cimone, ma di un suo piccolo sottoinsieme”. In buona sostanza la nuvola che si vede dalle foto va ad ingrossare il grande mantello d’alta quota che non promette nulla di buono a meno di un radicale cambiamento di abitudini e – insiste Lomboso –  di “drastiche inversioni di tendenza da parte delle industrie, dei politici e dell’economia».

In che senso? 

«Ci sono troppe macchine, troppe industrie, troppa attività entropica. E’ un errore continuare a credere che si possa incidere con targhe alterne e blocco del traffico e non con provvedimenti radicali».

Quali?

«Si potrebbero fare tante cose, il problema è causato da tanti fattori. Ad esempio, gli impianti di riscaldamento producono un alto impatto sulle emissioni. Ma disperdiamo metà dell’energia. Un’abitazione consuma 20 metri cubi di metano per metro quadro. E’ possibile fare in modo che basti la metà e le case varranno anche di più. Ma non è pensabile costruire nuove abitazioni, la cementificazione produce una perdita irreversibile di territorio. E poi si pensi agli imballaggi inutili. Nei bar non c’è più l’ampolla dell’olio, servito ora in bustine di plastica che dovranno essere smaltire. Tutto questo non fa solo male alla nostra terra e alla nostra salute ma è pure costoso economicamente». 

Veniamo al traffico

«In italia dagli anni ‘80 siamo passati da 20 a 30 milioni di veicoli mentre sono calati i tratti ferroviari. Vuol dire che andiamo verso la direzione opposta».

Prospettive praticabili?

«Dipende da noi e dai nostri prolitici e dalle imprese. Dobbiamo però sapere che quando l’arima da noi migliora è perché abbiamo mandato quella inquinata da un’altra parte. E che quando piove l’aria migliora ma non pensiamo mai alle sostanze che si depositano su ortaggi, frutta e verdura» (Brancatisano sulla Gazzetta di Modena).




 

Il servizio di Vincenzo Brancatisano  rilanciato sull’Espresso

 

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