La pagella del disonore



 

Di Vincenzo Brancatisano

 

17 FEBBRAIO 2008 – Uno studente quindicenne del Liceo Morandi di Finale Emilia pubblica sul proprio sito l’elenco dei professori corredato da insulti. Come riportato ieri dalla Gazzetta il ragazzo è stato sospeso dopo che uno dei docenti aveva scoperto per caso il proprio nome su internet dove, nonostante l’oscuramento, quella pagina resterà per sempre poiché accessibile dalla cache. L’episodio, che dimostra l’inutilità dei pavidi provvedimenti ministeriali volti a tutelare la privacy di quanti lavorano o studiano nelle scuole, rilancia il tema dell’emergenza educativa sempre più pressante e drammatico. Se non saranno seguite da sanzioni che incidano sul patrimonio delle famiglie, attraverso azioni risarcitorie, gli atti di derisione dei professori da parte di studenti sempre più privi di umanità arriveranno a un punto di non ritorno. Potrebbero dire qualcosa, in merito all’efficacia delle sanzioni serie, i genitori di un gruppo di minori che hanno stuprato una ragazzina e che di recente sono stati condannati a centinaia di migliaia di euro di risarcimento danni per violazione dei doveri parentali di educazione. Che le sanzioni blande non servano dovrebbe essere chiaro a tutti. In tanti ormai si attendono atti molto gravi nelle nostre scuole. L’uccisione degli insegnanti con armi da fuoco richiama le prime pagine del romanzo “Il sopravvissuto” di Antonio Scurati, ex prof delle superiori. Ma un altro prof scrittore, Domenico Starnone, ha preventivato come realistici, in un incontro a Sassuolo, atti di questo genere. Si stanno diffondendo in rete siti che incitano allo sberleffo degli insegnanti, anche attraverso la pubblicazione illegale di video che minano per sempre la dignità dei lavoratori della scuola senza che le autorità (né i sindacati) muovano un dito affinché si applichino le leggi in materia, di natura penale e soprattutto patrimoniale. Sconcerta il fatto che gli insegnanti, sebbene siano ben coscienti della maleducazione dei propri alunni accompagnata da una progressiva ma già abissale ignoranza, stiano al gioco facendo finta di non vedere quello che invece avviene davanti ai loro occhi tutte le mattine. Gli studenti immaginano il docente come una figura sociale perdente, cui dare del tu, perché poche famiglie hanno educato i figli allo stupore per la conoscenza, in un’epoca nella quale ci si illude che tutto possa arrivare subito senza lo sforzo della lettura, dell’analisi, del pensiero. La mancanza di rispetto è il minimo che si possa nutrire verso chi costringe a stare con lui in un posto che si ritiene sbagliato. Le classi sono affollate di studenti che non hanno voglia di studiare e che vorrebbero fare altro ma che una legislazione assurda ha sequestrato a scuola con l’obbligo di scaldare il banco fino a un’età adulta quando però è tardi per imparare un mestiere. Scaldano il banco e garantiscono in questo modo il posto di lavoro a migliaia di docenti (è qui che si deposita il marcio della questione), ma impediscono il diritto allo studio ai pochi che vorrebbero studiare. I risultati dei test sugli apprendimenti sono impronunciabili e non potevano essere che disastrosi. Nel suo discorso all’assemblea costituente del Pd, Walter Veltroni ha appena spiegato che gli studenti “saranno periodicamente sottoposti a test oggettivi che serviranno alle famiglie per valutare la qualità dell’apprendimento dei ragazzi”. Ma le famiglie, lo sanno molti presidi, non si recano a scuola neppure se convocate d’urgenza. (L’articolo di Brancatisano è sulla Gazzetta di Modena del 17 febbraio 2008)

 



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