Insegnanti penalizzati dalla sentenza sul doppio punteggio incontrano la Bastico

Scuola, summit dell’Ulivo con protesta dei precari

Il ministro Fioroni rilancia l’idea del concorso: “Chi non li supera cambi mestiere”

Le graduatorie? “Un ascensore per i docenti di ruolo che cambiano le cattedre ”



 

 

Servzio e fotografie di Vincenzo Brancatisano


La relazione di Andrea Ranieri

 

24 FEBBRAIO 2007 – “La madre degli imbecilli è sempre in stato interessante”, ha detto alludendo a chi ha causato la caduta del governo. E c’è stato pure il tempo per le proteste, nella surreale convention dell’Ulivo sulla scuola chiusa oggi pomeriggio dal ministro della pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni. Quando termina l’intervento, il ministro è accolto da cartelli e urla provenienti da un gruppo di insegnanti precari che contestano la sentenza della Corte Costituzionale che nei giorni scorsi, come abbiamo riferito, ha dichiarato incostituzionale il doppio punteggio di montagna. Contestano la sentenza, perché vengono penalizzati dopo avere fatto affidamento su una legge, ma contestano pure il ministro che li ignora. Tocca a Mariangela Bastico prendere in mano la situazione e quando Fioroni è ormai in autostrada la viceministro modenese accetta di rientrare nella sala dell’Auditorium Monzani per spiegare al gruppo la posizione, peraltro già nota, del governo. E cioè: chi è passato di ruolo sfruttando il doppio punteggio non rischia nulla ma chi pretende di usare in futuro il punteggio acquisito se lo scordi. Bastico ribadisce pure che la programmazione di 70.000 immissioni in ruolo nel 2007 (20.000 in più del previsto) ha lo scopo di svilire il conflitto tra precari che hanno un contenzioso in corso. Il gruppo di precari si dice insoddisfatto e annuncia uno sciopero bianco durante le lezioni, un ricorso con un avvocato di Bologna e inscena una protesta contro i sindacati che secondo loro li avrebbero lasciati soli. Una critica, questa, che non piace a Cinzia Cornia, segretaria provinciale della Flc/Cgil di Modena, raggiunta nell’atrio e alla quale il gruppo si rivolge per avere assistenza contro una peraltro inappellabile sentenza. Eppure, di reclutamento dei precari, Fioroni aveva parlato nel proprio intervento: “La chiusura della graduatorie permanenti – aveva rivendicato apostrofando chi le aveva inventate – è uno dei provvedimenti più seri. Quelle graduatorie sono un ascensore polifunzionale per docenti di ruolo che cambiano cattedre. Quando l’anno scorso ho immesso in ruolo 23.000 docenti precari in realtà ho immesso in ruolo solo 12.000, gli altri erano docenti stabili che passavano da una cattedra all’altra”. Uno scandalo noto. E ancora: “Abbiamo eliminato il punteggio dei masters: pensavo che lo scandalo della formazione esistesse solo in medicina”. Infine la notizia-tegola: “Il reclutamento del futuro si dovrà fare solo con concorsi sui posti vacanti: se si supera e si passa di ruolo entro due anni, bene, altrimenti – parola di Ministro – si cambia mestiere”. Rimane il problema di precari con venti-trent’anni di servizio che si doicono sfruttati. Quanto alle Ssis: “Devono fare solo formazione, è al concorso che spetta decidere chi passa e chi no, basta con i posti al sole”. Fioroni ha pure ridimensionato le aspettative (finanziarie) degli enti di formazione professionale: “Se diamo 10.000 alle scuole e 100.000 alla formazione professionale ci sarebbero profili di incostituzionalità. E non vorrei che si pensasse a una transumanza verso la formazione professionale”, con l’ampliamento dell’obbligo scolastico. Poi il ministro, dopo avere ammesso di avere votato contro la riforma del titolo V della Costituzione, si è soffermato sulla tragedia della dispersione scolastica che vede fallire un terzo di studenti:  “Quando io e Mariangela Bastico ci siamo messi a scegliere le prove per i nuovi esami di Stato ci siamo vergognati, perché abbiamo scoperto che in Italia ci sono 730 indirizzi di studio: 730! In compenso riusciamo a disperdere un alunno su tre”. Infine un colpo contro chi gli mette i bastoni tra le ruote e le critiche verso la recente “fase di ascolto” delle scuole: “Mi hanno imposto di chiedere quello che loro volevano che ascoltassi. Questo è un atto di grave arroganza. Ma devo dire che ho scoperto una scuola così ricca di esperienze e molto meglio di come me l’avevano descritta”.  E sul capitolo delle contestate donazioni: “Vogliamo davvero pensare che esistano docenti che si sentano venduti perché qualcuno con trasparenza regala mille euro a una scuola o si offre per fare la riparazione di una vetrata. Si dibatte sulla necessità di non dare soldi pubblici alle scuole private e ora si impedisce di dare soldi privati alle scuole pubbliche: bisogna che vi mettiate d’accordo con il vostro cervello. Siamo davvero una scuola così fragile che non è in grado di sentirsi tanto autorevole da poter dire con tranquillità che ha ricevuto una donazione?”. Fioroni e il riformismo: “A me spaventa il dogma che bisogna riformare a prescindere dal merito perché questo ha prodotto danni anche nel campo della scuola”. Fioroni e di docenti-mele marce: “Non può essere che la certezza della pena valga solo per gli studenti”. Fioroni contro la superficialità dei docenti sul bullismo “Dire che il bullismo e la violenza siano un cortina fumogena è un insulto all’intelligenza. Le 12-16 denunce quotidiane non saranno un problema serio ma quando in una classe nessuno vede né sente per anni è di una gravità che ci impone di intervenire ispirandoci all’”I care” e a Don Milani”. Prima degli applausi finali, la difesa e il rilancio della cultura umanistica: “In Ungheria dicono di potenziare Dante e qui da noi si chiede di farne meno. Sono stato ad Auschwitz con gli studenti di Carpi. Una sopravvissuta al campo di sterminio mi ha detto: là c’erano stati ingegneri con un’ottima competenza, per costruire i forni, medici competenti, infermieri competentissimi per fare il resto. Se la vostra scuola dà delle competenze ma fa dimenticare l’uomo vorrei che si chiudesse...”. Tra gli altri intervenuti al convegno, l’ex ministro Luigi Berlinguer, il ministro Nicolais, Enrico Panini, leader della Flc/Cgil.





 

 

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