Il sito vincenzobrancatisano.it rilancia una proposta di legge in 5 righe

Punteggio di montagna, se loro fanno gli indiani...

Le promesse dei politici sono state disattese ma incombono le assunzioni




 

Di Vincenzo Brancatisano

 

11 luglio 2006 – Trentadue parole. Cinque righe. Qualche parentesi ormai irrinunciabile ma di cui avremmo voluto fare a meno. Tanta saggezza. Si tratta di una proposta di legge, quella che trovate pubblicata in fondo a questa pagina e già presentata inutilmente nel 2004. Rilanciamola subito, ora che le immissioni in ruolo sono imminenti e il doppio punteggio di montagna-isole minori-carcere rischia di rinnovare i propri effetti devastanti su altri precari della scuola. A ciò si aggiunga l’assurda discriminazione che si è venuta a creare tra diverse  zone del Paese per effetto delle pronunce giudiziarie. In Sicilia, il doppio punteggio è stato detratto retroattivamente solo dai Csa di Catania e di Enna e solo ad alcuni docenti (cioè a quelli chiamati in causa) per effetto del provvedimento del Cga di Palermo che ha confermato una precedente ordinanza del Tar di Catania impugnata dai Csa e dal Ministero dell’Istruzione. Ma gli altri Csa della Sicilia, come tutti gli altri in giro per la Penisola, hanno lasciato integra la supervalutazione, che servirà per le imminenti immissioni in ruolo. A Catania e a Enna hanno potuto mantenere il punteggio doppio coloro che per meri motivi di legittimazione passiva, esistenti al momento della redazione dei ricorsi, non sono stati chiamati in causa dai ricorrenti. E dunque hanno superato coloro che per gli stessi motivi si trovavano in posizione di “controinteresse”. Di più: nelle more del giudizio davanti ai giudici amministrativi, i ricorrenti che hanno ottenuto la detrazione dei punti a danno dei colleghi avrebbero avuto la possibilità a loro volta (è plausibile ma non lo abbiamo potuto verificare con certezza) di farsi assumere in montagna ottenendo quella supervalutazione che hanno chiesto (e ottenuto) fosse detratta agli altri. Nel frattempo sono state sciorinate, prima e dopo le ultime elezioni, da parte di molti parlamentari e personaggi politici, promesse di abolizione del doppio punteggio. Il giornalista Vincenzo Brancatisano, autore di questo sito, ha chiesto pubblicamente a maggio scorso alla neodeputata Manuela Ghizzoni (Ds), ora  membro della Commissione competente a purgare l’ordinamento giuridico della porcheria in questione (così definita fin da subito e dunque senza se e senza ma da questo sito) se non fosse il caso, e se non fosse urgente, che il governo redigesse un decreto legge per abolire “questa stessa sera” la norma. L’on. Ghizzoni, che ama rispondere ai precari dando del “tu” e firmandosi “Manuela”, ha risposto che non erano state ancora date le deleghe ai vari ministri. E’ passato tanto tempo da quel giorno, e nell’imminenza delle immissioni in ruolo non c’è traccia del decreto legge né di una legge che decreti la fine della sceneggiata. Si contano solo alcune (finora) inutili risoluzioni (vedi in fondo a questa pagina) e qualche interrogazione parlamentare utile solo ad aggiungere folclore. Nel frattempo (di tempo ce n’è a quanto pare, visto che parliamo dello stesso giorno, 5 luglio, in cui si poteva discutere l’urgente risoluzione) Ghizzoni, De Simone, Sasso, Violante (sic), Luxuria e C. hanno fatto bocciare un emendamento teso a impedire ai parlamentari indagati per mafia di far parte della nuova Commissione Antimafia. Che volete che sia per un Parlamento che vanta tra i propri membri 25 condannati in via definitiva e un senatore prescritto per mafia? L’importante è partecipare ai convegni sui ragazzi di Locri e pontificare, pontificare, mentre quelli sparano, sparano. Tanto, abbiamo vinto il mondiale di calci al pallone. E se si vince un mondiale di calci-al-pallone-con-ministri-e-Presidente-della-Repubblica-in-trasferta, chissenefrega se il calcio italiano è la più grande associazione a delinquere mai vista nella storia.  C’è sempre un Clemente della Giustizia che arriva in soccorso. Che bel Paese.     

 

 

 

 

 

 

Proposta di legge del sito

www.vincenzobrancatisano.it









 

 

 

 

Eppur si disse…

 

Lettera tratta dal sito di Ioannis Lioumis, del CipMO, destinatario della missiva

 

 

Vi ringrazio per avermi fatto pervenire il testo della petizione.

Sul tema specifico del precariato della scuola, la VII commissione si è attivata sin dal suo insediamento, con l'audizione (avvenuta in due appuntamenti successivi) delle associazioni dei docenti precari (i resoconti sono sul sito della camera). Inoltre sul precariato è stata presentata una risoluzione a firma anche mia, di cui vi allego il testo, ma poi se ne parlerà amche nella prosecuzione dell'audizione del ministro Fioroni.

In sintesi, stiamo presidiando il problema con tutti gli strumenti in nostro possesso. La prossima settimama si incomincerà a discutere il DPEF: vedremo cosa si potrà fare...

Ciao, a presto,

Manuela Ghizzoni

 

*Risoluzione in Commissione 7-00017 *

presentata da

*TITTI DE SIMONE*

mercoledì 5 luglio 2006 nella seduta n.019

La VII Commissione, tenuto conto innanzitutto delle indicazioni emerse nel corso delle audizioni informali di rappresentanti delle associazioni di insegnanti precari svolte dalla Commissione cultura nella seduta del 15 giugno 2006;

premesso che:

 

il precariato nella scuola ha ormai raggiunto livelli insostenibili che, in assenza di radicali interventi correttivi, sarebbero destinati a crescere ulteriormente, con gravissimo danno sia per i diritti di decine di migliaia di precari, sia per la stessa funzionalità del sistema scolastico pubblico;

le dimensioni del fenomeno hanno conosciuto una crescita esponenziale nella passata legislatura a causa del blocco, totale o parziale del /turn over/ e della politica di tagli indiscriminati agli organici del personale portata avanti dal precedente Governo;

il numero di immissioni in ruolo programmato dal precedente Governo è del tutto insufficiente a garantire le ordinarie esigenze di funzionamento delle istituzioni scolastiche ed è, ancora una volta, di gran lunga inferiore al numero di posti e cattedre resi liberi dai pensionamenti, sia per il prossimo anno scolastico, sia a maggior ragione per quelli successivi, nei quali è previsto l'avvio del pensionamento di una intera generazione di docenti;

nella passata legislatura è stata definita - per la prima volta con una legge invece che con un atto amministrativo - una tabella di valutazione dei titoli per la compilazione delle graduatorie permanenti, attualmente in vigore, dalle quali si attinge per il 50 per cento delle immissioni in ruolo e per il conferimento delle supplenze;

le modifiche introdotte rispetto alle norme fino allora vigenti, limitandosi a elencare quelli che hanno prodotto conseguenze più pesanti, hanno riguardato:

1) l'eliminazione del criterio dei nuovi inserimenti in uno scaglione successivo all'ultimo, sostituito da quello dell'inserimento «a pettine»;

2) il raddoppio del punteggio per i servizio prestato nelle scuole «di montagna», degli istituti penitenziari e delle piccole isole;

3) l'equiparazione del servizio prestato nelle scuole paritarie private a quello delle scuole statali, sia ai fini del punteggio, sia ai fini del possesso dei requisiti di servizio, con la conseguente abolizione della quarta fascia (accorpata con la terza);

4) l'accentuazione della disomogeneità nella valutazione del punteggio d'abilitazione a seconda delle procedure abilitanti seguite, già presente nella normativa precedente, con un trattamento privilegiato degli abilitati Scuole di specializzazione dell'insegnamento secondario;

5) la valutazione di /master/ e corsi di perfezionamento, cumulabili fino a raggiungere ben 30 punti, dando il via a un mercato di titoli non sempre qualificanti ma con un peso economico notevole per i precari, costretti a conseguirli per non essere scavalcati da altri colleghi;

il risultato di tali interventi è stato un radicale sconvolgimento delle graduatorie che ha reso incerte la aspettative e di diritti di decine e decine di migliaia di docenti precari che per anni, in condizioni di minori tutele salariali e contrattuali, avevano consentito al sistema scolastico di far fronte alle proprie necessità;

considerato inoltre che:

il ricorso massiccio al lavoro precario nella scuola, sia per i docenti che per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA), risponde ad una logica di risparmio che, alla luce di un'attenta analisi dei valori economici in gioco, in ragione del costo nettamente inferiore del personale neo immesso in ruolo che prenderebbe il posto del personale che va in pensione e dopo aver raggiunto i livelli più alti della scala retributiva, si dimostra falsa ed illusoria nei suoi presupposti;

occorre invertire questa tendenza puntando decisamente al superamento del precariato e alla stabilità degli organici quale premessa per lo sviluppo qualitativo del sistema scolastico pubblico, partendo dal principio che le assunzioni fatte sulla base delle attuali graduatorie permanenti sono viziate da profonde ingiustizie e da sostanziali illegittimità e che ciò non può essere riprodotto;

occorre altresì, in previsione delle operazioni di conferimento delle supplenze per il prossimo anno scolastico, dare una risposta chiara e concreta al vasto e complesso mondo dei precari sugli indirizzi che il Governo intende seguire per risolvere i problemi evidenziati in premessa,

impegna il Governo:

/a)/ ad incrementare significativamente e progressivamente il numero di immissioni in ruolo previsto, tenendo conto dei massicci pensionamenti già in atto;

/b)/ a predisporre un piano straordinario di assunzioni in considerazione dei posti vacanti, e disponibili nell'arco di un triennio, intervenendo anche sui criteri di definizione degli organici in relazione alle reali esigenze di funzionamento delle scuole;

/c)/ ad adottare le necessarie iniziative idonee, in modo che, prima dell'inizio delle operazioni di conferimento delle supplenze per il prossimo anno scolastico, sia abrogata la lettera /h)/, (raddoppio del punteggio di montagna eccetera) del punto B.3 della tabella di valutazione dei titoli, allegata alla legge 143/04, nonché sia eliminata la possibilità di valutare /master/, corsi di perfezionamento e di specializzazione o, almeno, nei limiti fortemente il numero;

/d)/ a predisporre, in particolare con la massima urgenza, un provvedimento che delegifichi la suddetta tabella di valutazione e ne riconduca la definizione ad un atto amministrativo in modo tale che, fermo quanto indicato al punto C, siano fissati i riferimenti generali, assumendo il principio che deve essere fortemente valorizzato il servizio prestato sullo specifico insegnamento per il quale si concorre.

(7-00017)

«De Simone, Sasso, Rusconi, Poletti, Costantini, Li Causi, Ghizzoni, Benzoni, Guadagno detto Vladimir Luxuria, Martella, Tranfaglia, De Biasi».






 

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