Disinformazione sui voli a prezzi molto bassi

Sì, sono voli low cost. Anzi no

Su Master Viaggi l’accusa di Antonio Bordoni



 

25 AGOSTO 2008 – «E’ un caldo agosto questo per la sicurezza del volo. Ad appena pochi giorni dalla carneficina di Madrid, un altro incidente aereo questa volta ad un B737 della Itek Air (Kyrgyzstan) che effettuava un volo charter per conto della Iran Aseman Airlines, è avvenuto anch’esso nella fase di decollo provocando 68 vittime.  Ma è stato l’incidente della Spanair che ha tenuto banco sui media nazionali, vuoi perché ha riguardato una località turistica molto frequentata dagli italiani, vuoi soprattutto perché inizialmente si è insistito sul fattore low cost». (segue)

 

Le insidie dei voli low cost

 

 

 

 

 

 

IL LIBRO

Basse tariffe ad alta quota.
LE ROBIN HOOD DELL'ARIA

Il modello "low cost" nel settore dell'aviazione civile
Autore: Antonio Bordoni
Postfazione: Ivano Camponeschi
Pagg. 272 | brossura filo refe | 2008 |
Euro 18,00
Lingua: italiano
Consegna in tre giorni lavorativi con Corriere privato

 

Low cost: un modello che oltre a mandare in cortocircuito il mondo delle compagnie aeree, è stato poi ripreso ed emulato da altri settori commerciali e industriali.
Le sue origini, gli scontri con le aerolinee tradizionali, le analisi, i pro e i contro; il suo futuro prossimo in un cielo che si va facendo sempre più affollato:

"Il fenomeno giunto al suo culmine incontra ridotti spazi per ulteriori espansioni e il gap fra i due modi di volare si viene assottigliando. Entrambi i modelli saranno costretti sempre più ad assomigliare - loro malgrado - l'uno all'altro".

Con un ampio e dettagliato capitolo, integrato da una appendice, riservato all’aspetto sicurezza (“safety”) delle aerolinee low cost.

 

Prefazione

It does not make sense to have low fares if you don’t make money”
[non ha alcun senso applicare basse tariffe, se non si fa denaro]

Non è stata una rivoluzione, quanto piuttosto una evoluzione: è questa la sintesi di quanto traspare dalla lettura di questo testo ove vengono riproposte le cronache del fenomeno no-frills, low cost.
E se di evoluzione si tratta, allora trovano conferma le responsabilità dei grandi vettori di linea, perché erano loro che solcando i cieli da sempre, da quando l’aereo aveva preso il volo, per primi avrebbero dovuto accorgersi dei mutamenti occorsi.

In questo testo non si troveranno sviscerate lodi per il fenomeno low cost. Mezzo secolo di esperienza nel settore ci ha ormai vaccinato dai troppo facili entusiasmi.
Hub & spoke; alleanze; CRS (i sistemi computerizzati di prenotazione)… tanti sono stati i momenti in cui le aerolinee avevano creduto di aver trovato la soluzione a tutti i loro guai, poi sciolti come neve al sole.
Il fenomeno low cost, sia pur prendendo atto del suo straordinario successo, non sfugge alla regola ed anche per esso si sta avvicinando il momento della resa dei conti o, più correttamente, del riequilibrio delle forze in campo.
Di certo comunque, l’avventura delle compagnie aeree a basso costo ha dell’incredibile.
Essa rappresenta una salutare lezione di marketing e di strategia aziendale, soprattutto avendo presente che nessuno sarebbe stato disposto a scommettere un singolo penny sulla previsione che un qualsivoglia imprenditore fosse riuscito a scalzare e mettere in difficoltà il blasonato mondo delle compagnie aeree da tutti rispettato e temuto.
Ma tanti e ripetuti sono stati gli errori compiuti dai vettori tradizionali, che alla fine l’impossibile si è avverato.

"Quello che con troppa facilità si dimentica è che quando le tariffe standard salgono eccessivamente, inevitabilmente ci sarà qualcuno che le abbasserà": le compagnie low cost potrebbero a buon diritto appellarsi "i ribelli dei cieli" tante sono state le innovazioni e gli insegnamenti che esse hanno dato alle compagnie tradizionali.
Il mezzo di trasporto aereo fin dal suo nascere è stato sempre accompagnato dal binomio lusso-tariffe elevate, era ovvio quindi che prima o poi qualcuno volesse provare ad andare in controtendenza. Peccato che di ciò non si sono accorti i vettori di bandiera.
Anche il volo charter era nato con l’intento di ricondurre il viaggio aereo ad un pubblico più vasto, attraverso l’applicazione di tariffe accessibili, ma di fatto esso non è stato mai in grado di “dare fastidio” alle grandi compagnie che dominavano i cieli, né tantomeno di sostituirsi ad esse.

Ben differente è stata l'accoglienza e il favore incontrato dalle low cost: questo particolare merita di essere sottolineato, perché presenta aspetti degni di attenta ponderazione.
Entrambe le tipologie fanno ricorso a basse tariffe; entrambe forniscono servizi di bordo ridotti all’essenziale; nella maggior parte dei casi entrambe si servono di scali secondari: eppure delle prime si sente poco parlare, le seconde invece hanno fatto letteralmente cortocircuitare il sistema dell’aviazione civile.
Il segreto delle low cost nei confronti delle compagnie a domanda risiede evidentemente in altri fattori, fra cui il primo è senz'altro la regolarità del servizio la quale, manca del tutto nel settore charter. Ma non è certo un caso che allorché in Europa si sono avviate le aperture comunitarie, le prime che ci "hanno provato" sono state proprio le compagnie a domanda le quali, come vedremo, per l’occasione si sono affrettate ad attivare servizi scheduled a tariffe ribassate rispetto a quelle applicate delle compagnie regolari. Eppure anche questo tentativo è fallito.

Nel testo si parlerà anche molto e ripetutamente degli aeroporti cosiddetti "secondari" senza i quali, mai e poi mai i vettori low cost avrebbero potuto assumere quei ruoli determinanti cui sono giunti.
E se un po' ovunque nel mondo, ma specialmente in Italia, molti scali destinati a ospitare solo ragnatele, hanno trovato improvvisamente investitori che li hanno rimessi a lucido, il merito è esclusivamente delle compagnie low cost.
Contrariamente ai luoghi comuni, il fenomeno low cost, sia pur con appellativi differenti, ha origini ben più lontane di quello che si immagina. La maggior parte dei lettori, ne siamo certi, rimarrà sorpresa di quanto leggerà nei primi capitoli di questo libro.

Parlando del basso costo ad alta quota, ripercorreremo gli eventi che hanno accompagnato questa incredibile, del tutto inaspettata, pagina dell’aviazione civile, ricordando come essa, una volta avviata, fosse vista con estrema diffidenza dalla maggior parte degli analisti, specialmente per quanto riguardava un suo attacchimento nel continente europeo.
L'evoluzione ora si prepara al successivo passaggio; il fenomeno giunto al suo culmine, incontra ridotti spazi per ulteriori espansioni e il gap fra i due modi di volare si viene assottigliando. Entrambi i modelli saranno costretti sempre più ad assomigliare - loro malgrado - l'uno all’altro.

Antonio Bordoni

 

ANTONIO BORDONI
ha prestato attività di Responsabile Amministrativo (Financial Controller) presso le filiali italiane di aerolinee di bandiera estere, quali:
PHILIPPINE AIRLINES
GULF AIR
AMERICAN AIRLINES
QATAR AIRWAYS

Durante queste attività ha potuto accumulare una notevole esperienza nel settore finanziario dell’industria aerea poiché, contrariamente a quanto avviene nelle Sedi Centrali delle compagnie aeree ove le attività e i compiti sono assegnati in modo settoriale e specifico, essere responsabile amministrativo di una branch significa mantenere il controllo sia delle entrate (revenue) come delle uscite (expenditure), e quindi maturare una conoscenza della materia su un fronte molto vasto.
Attualmente collabora con GSAIR un General Sales Agents (Roma-Milano) che rappresenta più compagnie aeree in Italia.
La passione per il mondo dell’aviazione civile ha fatto il resto.

Ha scritto nell’anno 1996 per la casa editrice britannica l’AirLife, AirLife’s Aircraft Accidents Register un libro sugli incidenti aerei, ove fra l’altro per la prima volta al mondo veniva resa nota una graduatoria sullo stato di safety dei vettori, in base al rapporto numero decolli / incidenti mortali occorsi.

Per Travel Factory S.r.l. ha pubblicato "Fasti e declino dell’industria aerea commerciale" (2004), nell’anno 2006 "Alitalia gli anni dell’oblio", nel 2007 "Dagli imperi dei cieli agli imperi degli scali" e nel 2008 "Le Robin Hood dell'aria".
Ha collaborato e collabora tuttora a testate giornalistiche di carattere aeronautico.

 

 



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