La disperazione degli studenti nelle parole di Marco Lodoli
Dai jeans a vita bassa ai tagli sulla
pelle
Finita male la ragazza che mostrava le mutande in classe

6 DICEMBRE 2006 - E’ un’analisi apocalittica quella emersa venerdi
sera a Mirandola da una relazione di Marco Lodoli, insegnante e scrittore
romano. Conosciuto per i suoi interventi shoc sul quotidiano La Repubblica e
chiamato dall’Assessorato provinciale modenese all’Istruzione nell’ambito di un
ciclo
di incontri sulla scuola, Lodoli ha ribadito come la scuola ormai
svolga un ruolo perdente nell’imaginario dei ragazzi, devastati “da chi sta
dall’altra parte” e cioè dalla televisione con i suoi programmi diseducativi e
dalla pubblicità con i suoi messaggi vincenti che li conducono “a passare le
giornate nei centri commerciali” dove cercano un’identità desolante, messaggi
che sono l’opposto di quello perdente che arriva loro dai “professori, che
spesso arrivano a scuola depressi, con la Ritmo scassata e le toppe ai
pantaloni”. Riferendosi agli studenti che frequentano gli istituti
professionali romani frequentati da ragazzi provenienti dalle classi sociali
povere, alcuni anni orsono Lodoli lanciò un allarme in prima pagina(*)
denunciando come gli studenti “non capiscono più niente, non riescono a
comprendere una frase, non sono in grado di spiegare la trama di un film appena
visto o cos’abbiano fatto il giorno prima, una situazione che fa male, un
genocidio”. Un “genocidio di cui pochi si stanno rendendo conto. A essere
massacrate sono le intelligenze degli adolescenti, il bene più prezioso di ogni
società che vuole distendersi verso il futuro”. Questa grave “mutazione
antropologica – ha rilanciato lo scrittore l’altra sera – ora non è più in
corso, è già avvenuta”. Infine, un amaro scoop. Ricordate la sua alunna
divenuta famosa per i suoi jeans tenuti a vita bassa per far vedere a tutti le
sue mutande firmate? “Professore – le fece dire Lodoli su Repubblica – ma non
ha capito che oggi solo pochissimi possono permettersi di avere una personalità?
I cantanti, i calciatori, le attrici, la gente che sta in televisione, loro
esistono veramente e fanno quello che vogliono, ma tutti gli altri non sono
niente e non saranno mai niente. Io l'ho capito fin da quando ero piccola così.
La nostra sarà una vita inutile. Mi fanno ridere le mie amiche che discutono se
nella loro comitiva è meglio quel ragazzo moro o quell'altro biondo. Non cambia
niente, sono due nullità identiche. Noi possiamo solo comprarci delle mutande
uguali a quelle di tutti gli altri, non abbiamo nessuna speranza di
distinguerci. Noi siamo la massa informe”. Tanta disperata lucidità “mi ha
messo i brividi addosso”, spiegò
allora Lodoli. Non l’avesse mai fatto. Dopo quell’intervento si scatenò
la solita caciara su giornali e tivù che ha contribuito a ricoprire la realtà
con una spessa e ipocrita coltre di silenzio, al motto: i
nostri giovani non sono tutti così. E meno male. L’altra sera lo
scrittore ha rivelato in anteprima che la ragazza è ora seguita da medici e
psicologi per i gravi tagli che ha iniziato a procurarsi sulle braccia.
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(*) Il
silenzio dei miei studenti che non sanno più ragionare
di MARCO LODOLI

("La
Repubblica" del 4 ottobre 2002)
L'ottimismo, anche se temperato dal dubbio e
dal buon senso, è un dovere di ogni insegnante, che deve comunicare ai suoi
alunni sempre e comunque un po' di fiducia nella vita. Dunque anche io cerco di
vedere il bicchiere mezzo pieno, di incoraggiare ogni volontà di miglioramento
e di rimarcare gli aspetti più belli dell'esistenza.
Eppure da un po' di tempo un pensiero
atroce si è installato nella mia mente, mi tromenta, mi preseguita, e ormai
sono arrivato al punto di doverlo assolutamente comnicare a chi per età,
lavoro, interessi, è lontano dal mondo dei ragazzi. La cosa è questa: a me
sembra che sia in corso un genocidio di cui pochi si stanno rendendo conto. A
essere massacrate sono le intelligenze degli adolescenti, il bene più prezioso
di ogni società che vuole distendersi verso il futuro.
Non dovete prendere questa mia affermazione
in modo metaforico, e non dovete neanche pensare a una delle solite tirate
contro i giovani che non hanno voglia di fare niente, che disprezzano i valori
alti e la cultura. Non si tratta di denunciare un certo naturale menefreghismo
e nemmeno l'inclinazione ossessiva al consumo che dimostrnao i gruppi
giovanili. La mia non è la sparata moralistica di chi rimpiange i bei tempi in
cui i ragazzi leggevano tanti libri e facevano tanta politica. Io sto notando
qualcosa di molto più grave, e cioè che gli adolescenti non capiscono più
niente.
I processi intellettivi più semplici,
un'elementare operazione matematica, la comprensione di una favoletta, ma anche
il semplice resoconto di un pomeriggio passato con gli amici o della trama di
un film, sono diventati compiti sovrumani di fronte ai quali gli adolescenti
rimangono a bocca aperta, in silenzio. Le qualità senitmentali sono rimaste
intatte, i miei alunni amano, odiano, fanno amicizia, si emozionano, si
indignano, arossiscono, ridono, piangono, tutto come sempre - male capacità
logiche, mentali, paiono irreparabilmente compromesse.
In ogni classe ormai ci sono almeno die o
tre studenti che hanno bisogno dell'insegnante di sostegno: voi penserete che
si tratti di ragazzi affetti da qualche handicap fisico o da qualche grave
disturbo mentale, ma spesso non è così. All'inizio è persino difficile
distinguerli dagli altri, perché nella classe paiono tutti ugialmente storditi,
come si i cervelli avessero subito qualche lieve ammaccatura. Questi
quindicenni sono sani e pressocché normali, e a me sembrano solamente
l'avanguardia di un mondo diretto verso le tenebre. Semplicemente non capiscono
niente, non riescono a connettere i dati più elementari, a stabilire dei nessi
anche minimi tra i fatti che accadono davanti a loro, che accadono a loro
stessi. Ripeto: sono appena più inebetiti degli altri, come se li precedessero
di qualche metro appena nel cammino verso il nulla.
Loro vengono considerati ragazzi in
difficoltà, ma i compagni di banco, quelli della fila davanti o dietro, stanno
quasi nelle stesse condizioni. Gli insegnanti si fanno in quattro, cercano di
rendere le lezioni più chiare, più dirette, si disperano e si avviliscono, ma
non c'è niente da fare, le parole si perdono nel vento, sono semi che
rimbalzano su una terra asciuttissima che non fiorisce mai.
La cosa più triste è che questo deficit
progressivo dell'intelligenza si nota soprattutto nei ragazzi delle classi
sociali più povere. I giovani borghesi hanno in casa libri, dischi e computer,
hanno genitori ambiziosi e fratelli in carriera, hanno cento stimoli in più per
andare avanti decifrando in qualche modo la realtà. I giovani delle borgate
sono avvolti da un'ottusità che fa male. Veramente non capiscono nemmeno chi sono
e cosa stanno facendo, spesso non sanno più incollare una parola all'altra, un
pensierino a un altro pensierino. Sono perduti a una demenza progressiva e
spaventosa. Crescono rintronati dalla televisione, dalla pubblicità e da miti
bugiardi, da una promessa di felicità a buon mercato, da mille sirene che
cantano a squarciagola, e accanto a loro non c'è altro che riesca a farsi
spazio. E così, poco alla volta, perdono ogni facoltà intellettiva, fino a
diventare totalmente ottusi.
Sia chiaro: il problema non è che non
sappiano nulla di una guerra imminente o dell'Europa unita o di chi ha vinto
l'ultimo festival del cinema a Venezia; il problema è che non riescono a
ragionare su nessun argomento, perché qualcosa nella testa si è sfasciato. Vi
prego di credermi, non sono un apocalittico, non grido al lupo al lupo solo per
creare apprensione. Sono semplicemente un testimone quotidiano di una tragedia
immensa. Il nostro mondo è in pericolo non solo per l'inquinamento, la
violenza, l'ingiustizia, il prosciugamento delle risorse prime. La nostra
civiltà rischia grosso soprattutto perché la confusione sta producendo esseri
disadattati, creature che non saranno in grado di cavarsela, milioni di giovani
infelici che strada facendo - la strada che noi adulti abbiamo disegnato -
hanno perduto il pensiero. Dopo essersi spente nelle campagne, le lucciole ora
si stanno spegnendo anche nelle teste.
Secondo uno studio sarebbe anche colpa degli inquinanti. Leggi l’indagine
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