La Camera boccia un emendamento dell’on. Licandro del Partito dei Comunisti Italiani  

Indagati per mafia in Commissione Antimafia

Hanno votato a favore solo 21 deputati. Tutti i nomi degli onorevoli favorevoli e contrari




 

Di Vincenzo Brancatisano

 

(ANSA) - ROMA, 6 LUG - I parlamentari indagati per mafia o per reati contro la Pubblica Amministrazione potranno continuare a far parte della commissione Antimafia. La Camera ha respinto l'emendamento, presentato da Licandro (Pdci), che dava la possibilita' ai presidenti delle Camere di escludere dall'organismo tutti i deputati e senatori 'sottoposti a procedimenti giudiziari' per reati di mafia e contro la Pubblica Amministrazione. A favore hanno votato solo 21 deputati, di cui 14 del Pdci.

 

 

9 luglio 2006 – - I parlamentari indagati per mafia o per reati contro la Pubblica Amministrazione – annuncia l’Ansa – potranno continuare a far parte della commissione Antimafia. La Camera ha respinto l'emendamento, presentato da Licandro (Pdci), che dava la possibilità ai presidenti delle Camere di escludere dall'organismo tutti i deputati e senatori 'sottoposti a procedimenti giudiziari' per reati di mafia e contro la Pubblica Amministrazione. A favore hanno votato solo 21 deputati, di cui 14 del Pdci. Il caso è stato denunciato anche dal blog di Beppe Grillo. Che dice: I parlamentari sono una corporazione. Non si può pretendere che si riformino da soli. l parlamento va liberalizzato. Va istituita una commissione esterna. Proporrei come membri alcuni cococo, due impiegati di call center, qualche operaio, un paio di madri di famiglia e un ragioniere. E poi via con la madre di tutte le liberalizzazioni. Quella del parlamento. Per mandare a casa i condannati in via definitiva, allineare stipendi e indennità a quelli degli altri parlamenti europei, togliere l’immunità parlamentare, eccetera, eccetera. I condannati in via definitiva aumentano a vista d’occhio. Il buon Travaglio che ha pubblicato in questi giorni il suo nuovo libro: ‘Onorevoli Wanted’ ne ha contati 25, e io che ero rimasto a 20...”. Il sito www.vincenzobrancatisano.it pubblica ora integralmente, in questa pagina, il resoconto della seduta parlamentare nel corso della quale è stato bocciato l’emendamento antimafia Licandro all’art. 2 della legge sulla costituzione della Commissione Parlamentare Antimafia. Come cappello al resoconto pubblichiamo l’intervento di Licandro e la votazione (*) dell’emendamento bocciato. Daimo la possibilità dunque agli utenti di questo sito di sapere come ha votato ciascuno dei parlamentari in una materia tanto importante.  

 

(*) La votazione in questione (clicca qui) è indicata non il n. 16 (terza colonna verticale) –

Legenda F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M= Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui è mancato il numero legale. - X = Non in carica.




 

Intervento dell’on.  Licandro

 

 

(Esame dell'articolo 2 - A.C. 40 ed abbinate)

………Signor Presidente, credo che buona parte, o anche una larghissima maggioranza, dell'opinione pubblica farebbe fatica a capire il tema della discussione, perché qui - è


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bene dirle alcune cose - non sono in discussione violazioni costituzionali, non si intacca lo status dei parlamentari e, al tempo stesso, non credo che il profilo del garantismo abbia nulla a che vedere con la materia che stiamo trattando. Non c'entra nulla! La materia processuale riguarda i diritti in un ambito ed in una sfera ben precisi. Qui stiamo discutendo di una previsione di senso comune. Non vi è nulla di scandaloso o di rivoluzionario: si tratta di una inopportunità il cui rigetto davvero si farebbe fatica a comprendere.
Il principio della responsabilità politica vale a partire da ciò che accade in quest'aula, a partire da questo momento ed a partire da questo atto: è importante che la Camera dei deputati stia discutendo, tra i suoi primi atti, la proposta di legge di istituzione della Commissione antimafia. Ma proprio per questa ragione, gli italiani aspettano segnali chiari, in controtendenza, dopo cinque anni in cui si è registrato un arretramento dell'azione di contrasto dello Stato. Allora, che nelle istituzioni vi siano segnali di assoluta discontinuità rispetto al passato!
Come hanno affermato alcuni colleghi che sono intervenuti prima di me, non è un problema della maggioranza, ma di tutta la Camera dei deputati, quello di inviare un segnale univoco: qui, ed a partire da questo momento, si apre una fase nuova nel contrasto alla criminalità organizzata, alla mafia, e non si lascia la composizione della Commissione alla discrezione di organi monocratici (pur non mettendone in discussione buonsenso, affidabilità, intelligenza e capacità di discernimento), ma si introducono filtri. Si tratta di dare un messaggio chiaro gli italiani, all'opinione pubblica.
Credo che non sarebbe giusto utilizzare alcuni argomenti. Piuttosto, bisogna affrontare con serietà, con senso di responsabilità, anche con punte di sofferenza, una materia estremamente delicata: ce lo chiedono i nostri elettori, di qualunque collocazione politica e culturale, perché il tema è comune a tutti. Che nessuna ombra gravi mai su una delle Commissioni più importanti e delicate di questo Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo dei Comunisti Italiani)!

[…]

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Licandro 2.29, non accettato dalla Commissione né dal Governo.


 

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge   

(Presenti 493
Votanti 442
Astenuti 51
Maggioranza 222
Hanno votato
21
Hanno votato
no 421).

Passiamo all'emendamento La Loggia 2.30 […]

 

 

Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 19 del 5/7/2006
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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 40 ed abbinate sezione 2).
Nessuno chiedendo di parlare, invito relatore ad esprimere il parere della Commissione.

GIANPIERO D'ALIA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Boscetto 2.25, Benedetti Valentini 2.2, Lumia 2.28 e Licandro 2.29. La Commissione si rimette all'Assemblea sull'emendamento La Loggia 2.30 ed esprime parere favorevole sull'emendamento Boato 2.23.

PRESIDENTE. IL Governo?

GIAMPAOLO VITTORIO D'ANDREA, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Boscetto 2.25.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boscetto. Ne ha facoltà.

GABRIELE BOSCETTO. Signor Presidente, l'emendamento in esame si riferisce alla composizione della presidenza e alla nomina dei componenti la commissione.
Si sostiene che nella nomina dei componenti la Commissione deve tenere conto della specificità dei compiti ad essa assegnati. Abbiamo proposto di sopprimere questo periodo, in quanto riteniamo che i parlamentari abbiano il pieno titolo di partecipare ad ogni Commissione, ivi compresa una importante quale l'antimafia, senza alcun limite. Ci sembra che quando si richiede di tenere conto della specificità dei compiti di tale Commissione si ponga un limite. Ciò contrasta, del resto, con le norme costituzionali, secondo cui ai parlamentari eletti in rappresentanza del popolo spetta la pienezza dei poteri, appunto di rappresentanza, e quindi non vi possono essere in alcun modo decisioni che tengano conto della specificità dei compiti di una particolare Commissione. Infatti, se si entrasse in tale ordine di idee, per ogni Commissione si potrebbe porre una norma limitativa di tal genere.
Mi permetto pertanto di insistere affinché il mio emendamento 2.25 sia approvato, nell'interesse di tutti i parlamentari e delle loro prerogative costituzionalmente sancite (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sembra che su questo argomento non vi siano precostituite posizioni di schieramento, e lo testimonia il fatto che sono nella condizione di svolgere per economia di tempo un unico intervento con riferimento all'emendamento Boscetto 2.25, al mio emendamento 2.2l, all'emendamento Lumia 2.28 ed all'emendamento Nicandro 2.29, che riguardano sostanzialmente lo stesso tema.
Come dicevo, non v'è solidarietà di schieramento, trattandosi di argomento che interpella la libertà di convincimento


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di ciascuno dei nostri gruppi. Il nostro gruppo ha particolarmente a cuore che si qualifichi la partecipazione alle Commissioni e, in particolare, a quella di cui si parla, per cui ha recepito, tramite il mio emendamento 2.2, un suggerimento che nasce da un'originaria formulazione proposta da una collega di gruppo, l'onorevole Angela Napoli, anche coerentemente con l'azione svolta nella precedente Commissione antimafia. Abbiamo edulcorato e modificato - se posso rilevarlo - il testo originario, che prevedeva drasticamente, senza mezze misure, l'impossibilità di essere nominati membri di questa Commissione nel caso vi fosse un'incompatibilità determinata dalla pendenza di procedimenti giudiziari afferenti a reati di malavita organizzata o contro la pubblica amministrazione.
Essendosi svolto un interessante e pregevole dibattito in I Commissione, nel quale taluni hanno voluto evidenziare profili di possibile incostituzionalità nel sancire una così rigida incompatibilità sotto il profilo della libertà di mandato del singolo parlamentare, abbiamo aderito alla formulazione che prospetta la specificità dei compiti della Commissione come un criterio di designazione a componente di tale Commissione - il che potrebbe essere anche abbastanza ultroneo e, comunque, non certo penetrante quale criterio qualificativo o selettivo -, ma abbiamo voluto aggiungere una garanzia, ossia che non si ravvisino situazioni di inopportunità - nemmeno abbiamo usato la parola «incompatibilità» - rispetto alla pendenza, ossia ad una situazione oggettiva, a prescindere da chi sia il soggetto coinvolto nell'eventuale pendenza, di procedimenti che attengano alla criminalità organizzata o contro la pubblica amministrazione. Si tratta, quindi, di una formulazione che assolutamente non lede il singolo, ma si riferisce all'oggettività della situazione. Non solo; essa prevede addirittura un ulteriore filtro, ossia la nomina da parte dei Presidenti delle Camere.
In buona sostanza, stiamo indirizzando ai Presidenti delle Camere un criterio per cui, nel designare, evidentemente su indicazione dei gruppi, i componenti le Commissioni, tengano conto della specificità delle funzioni e dell'eventuale inopportunità rispetto alla pendenza di siffatti procedimenti.
Mi sembra appena il caso di sottolineare che, con la loro saggezza ed equilibrio, i Presidenti delle Camere non ravviseranno tale inopportunità solo per un modestissimo procedimento riguardante, ad esempio, chi sia stato sindaco di un comune per una modesta questione amministrativa. Diverso, invece, il caso di chi sia indotto, in qualche modo, in posizione di inattendibilità potenziale per potenziali contrasti di posizioni su grandi questioni che inducano a legittime perplessità. Ritengo che i Presidenti delle Camere possano esercitare con saggezza e misura questo tipo di filtro. Anche se con queste remore, con queste cautele e con queste indirette ma presenti forme di garanzia, ci sembrerebbe che non farne alcunché costituisca - come dire - qualcosa di criticabile se non addirittura, in qualche caso, qualcosa di sospetto.
Questa nostra preoccupazione è tanto fondata e tanto questa indicazione oggettivamente ci sembra accoglibile che anche alcuni colleghi della maggioranza, tra cui l'onorevole Lumia, presentatore dell'emendamento 2.28, l'onorevole Licandro, presentatore dell'emendamento 2.29, ed altri che, in sede di Commissione, avevano presentato emendamenti equipollenti, hanno cercato di farsi carico di questo problema. Se poi fingono di farsene carico e non lo portano a termine, ciò interpella la coerenza di ciascun gruppo parlamentare. Senza alcun intento polemico, noi ci manterremo sul contenuto e sul significato del mio emendamento 2.2 e, quindi, non potremo votare a favore di emendamenti che lo contraddicano. Esprimeremo, invece, voto favorevole sul nostro emendamento, chiunque sia consenziente o dissenziente.

PRESIDENTE. Ho ricevuto una richiesta di intervento da parte del relatore, che


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tuttavia ritengo concordi con la Presidenza sull'opportunità di intervenire dopo avere ascoltato gli altri colleghi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, la proposta di legge istitutiva della Commissione parlamentare antimafia, visti l'andamento delle votazioni precedenti e le dichiarazioni rese dai colleghi di tutti i gruppi, di maggioranza e di opposizione, presumibilmente ed auspicabilmente sarà approvata pressoché all'unanimità da questa Assemblea.
Dal dibattito, devo dire, molto corretto, molto civile e molto elevato che abbiamo svolto in Commissione, in sede referente, sostanzialmente sono rimaste aperte due questioni. La seconda riguarderà le modalità di elezione del presidente. Non è una grandissima questione, ma abbiamo prospettato ipotesi diverse, che esamineremo tra qualche minuto. La prima questione, invece, è quella sulla quale sono già intervenuti alcuni colleghi dell'opposizione, uno dei quali ha giustamente e opportunamente osservato che, come risulta dalle proposte emendative, non ci sono posizioni precostituite di schieramento. Giustamente, il collega Benedetti Valentini, alla fine, ha aggiunto che anche nella maggioranza non ci sono siffatte posizioni perché ci sono emendamenti, sia dell'opposizione sia della maggioranza, che muovono in direzioni esattamente opposte. Il mio suggerimento, signor Presidente, onorevoli colleghi, è di accogliere la proposta dei relatori, cioè mantenere il testo per come è stato formulato in occasione della elaborazione del testo unificato in sede referente. Secondo questo testo, la Commissione è costituita da 50 componenti, 25 deputati e 25 senatori, con la garanzia della rappresentanza di tutti i gruppi e così via. A ciò si aggiunge che la nomina dei componenti la Commissione tiene conto della specificità dei compiti ad essa assegnati.
Il collega Boscetto che, devo dire, ha svolto un intervento pregevole, come sempre, ha sollevato qualche dubbio anche su questa formulazione che, invece, a me pare francamente condivisibile. Si tratta, infatti, di una formulazione che non discrimina alcuno e attribuisce una doppia responsabilità: ai gruppi parlamentari, che segnaleranno ai Presidenti di Camera e Senato i nomi dei futuri componenti la Commissione, quella di valutare, ovviamente in piena libertà ma anche secondo piena responsabilità, i nomi da proporre, e ai Presidenti delle Camere, che sono titolari del potere di nomina, come per tutte le altre Commissioni, quella di tenere conto della specificità di questa composizione.
La Commissione giustizia, esprimendo un pregevole parere, aveva sollevato dubbi in ordine a formulazioni più incisive e - inevitabilmente - più discriminanti. Mi riferisco alle diverse posizioni politiche che hanno prospettato sia il gruppo di Alleanza Nazionale - l'onorevole Benedetti Valentini è stato leale su questo punto -, sia, in modo diverso, il collega Lumia, l'onorevole Licandro ed altri deputati appartenenti al gruppo dei Comunisti Italiani.
Si tratta, in altri termini, di posizioni che, in una forma più o meno incisiva, tendono a precludere la partecipazione alla Commissione parlamentare a chi è avvocato di persone colpite da un certo tipo di reati, oppure a chi svolge altri ruoli legati sempre alle vicende della mafia e via dicendo.
Noi riteniamo - dico «noi» perché condivido il parere espresso dai relatori e dalla maggioranza della Commissione affari costituzionali - che questo tipo di proposte emendative debba essere respinto, poiché non si può stabilire per legge un'esplicita discriminante - per non dire discriminazione - tra i componenti dei due rami del Parlamento. Crediamo, al contrario, che debba essere mantenuta la formulazione del testo unificato proposta dai relatori, oggi all'esame dell'Assemblea, la quale, in ordine alla nomina dei suoi componenti, fa genericamente riferimento alla salvaguardia della specificità della Commissione.


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La posizione del collega Boscetto, ovviamente, è esattamente opposta a quella espressa dall'onorevole Benedetti Valentini, ma ciò fa onore ad entrambi, nonché alla libertà del dibattito che si svolge in quest'aula: infatti, come ho già ricordato, altre successive proposte emendative, proposte da componenti della maggioranza, evidenziano tale diversificazione di posizioni.
Per concludere, signor Presidente, suggerisco ai colleghi Boscetto, Benedetti Valentini, Lumia e Licandro - non ho il potere necessario per affermarlo, ma lo avranno già fatto i relatori - di ritirare, se ritengono, i loro emendamenti, oppure...

PRESIDENTE. La prego di concludere...

MARCO BOATO. ... di adeguarsi comunque alla proposta avanzata dai relatori di respingerli tutti, mantenendo così il testo elaborato dalla I Commissione. Esso rappresenta, a mio avviso correttamente, un punto di equilibrio che non lede le prerogative dei parlamentari, ma sottolinea...

PRESIDENTE. Grazie...

MARCO BOATO. ... la specificità della Commissione parlamentare antimafia.
Invito l'Assemblea, pertanto, a respingere non solo l'emendamento Boscetto 2.25, ma anche le tre proposte emendative...

PRESIDENTE. La ringrazio...!

MARCO BOATO. ... che saranno successivamente poste in votazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Santelli, alla quale ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

JOLE SANTELLI. Scusate, onorevoli colleghi, ma la presentazione dell'emendamento in esame era appositamente finalizzata a proporre all'Assemblea tutte le diverse posizioni espresse in sede di Commissione. Il gruppo di Forza Italia ha ritenuto accettabile la proposta elaborata dai relatori, ed avremmo ritirato l'emendamento Boscetto 2.25 qualora gli altri colleghi avessero ritirato i propri. Vorrei segnalare che abbiamo appositamente chiesto di mantenerlo in votazione affinché si discutesse, in sede di Assemblea, proprio di tale questione, poiché rappresenta un punto assolutamente essenziale per la vita e - scusate il termine - la stessa dignità del Parlamento.
Comprendiamo che la Commissione parlamentare antimafia dispone di poteri speciali, e dunque deve esservi una particolare attenzione nella designazione dei suoi componenti; d'altronde, riteniamo che tale indicazione rientri nella responsabilità politica dei gruppi parlamentari. La proposta avanzata dai relatori non incide pesantemente su tale aspetto...

PRESIDENTE. Deputata Santelli...

JOLE SANTELLI. ... tuttavia desideriamo mantenere in votazione il nostro emendamento soltanto al fine di riproporre l'intera gamma...

PRESIDENTE. Va bene...

JOLE SANTELLI. ... di scelte possibili...

PRESIDENTE. La ringrazio...

JOLE SANTELLI. ... all'Assemblea.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Cota. Ne ha facoltà.

ROBERTO COTA. Signor Presidente, intervengo brevemente per preannunciare che il nostro gruppo voterà a favore dell'emendamento Boscetto 2.25 e contro le restanti proposte emendative per il seguente motivo. Infatti, l'obiettivo di tutti - sicuramente è il nostro - è evitare che, all'interno della Commissione antimafia, vi possano essere dei mafiosi, oppure che vi facciano parte persone che, all'esterno,


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rappresentino gli interessi dei mafiosi; tuttavia, occorre anche impedire che possano esservi strumentalizzazioni.
In altri termini, bisogna evitare che un parlamentare possa essere denunciato e che tale denuncia venga utilizzata come strumento per colpirlo, quindi per toglierlo di mezzo, proprio perché la sua attività ostacola gli interessi delle organizzazioni criminali.
Quindi, per evitare questo bisognerebbe riuscire a precisare i casi in cui un soggetto non può far parte della Commissione antimafia, ma ciò non è stato possibile perché, come hanno giustamente ricordato i colleghi, vi sono norme costituzionali che tutelano la libertà del parlamentare nello svolgimento del suo mandato. Di conseguenza, se non è stato possibile, è inutile introdurre delle formulazioni generiche perché, attraverso di esse, si rischia di prestare il fianco a strumentalizzazioni.
Nel nostro caso, la formulazione generica rischia di attribuire ai Presidenti delle due Camere un potere discrezionale nella scelta dei componenti della Commissione che, in realtà, non ha ragion d'essere; infatti, i Presidenti delle Camere, nello spirito che ha sempre contraddistinto la nomina dei componenti della Commissione antimafia, dovrebbero in qualche modo ratificare le scelte dei gruppi parlamentari.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Elia. Ne ha facoltà.

SERGIO D'ELIA. Signor Presidente, intervengo solo per annunciare il voto favorevole del gruppo della Rosa nel Pugno sull'emendamento Boscetto 2.25, perché riteniamo che il mandato parlamentare non debba contemplare nessuna limitazione relativamente alla decisione di assegnare un membro di un gruppo a questa o a quella Commissione.
Peraltro, la formulazione è talmente generica che non si capisce, alla fine, chi stabilisce i criteri di specificità dei compiti assegnati alla Commissione, in base ai quali un gruppo decide chi deve parteciparvi o meno. Confermo, quindi, il voto favorevole del gruppo della Rosa nel Pugno nei confronti dell'emendamento Boscetto 2.25 (Applausi dei deputati del gruppo de La Rosa nel Pugno).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Forgione. Ne ha facoltà.

FRANCESCO FORGIONE. Signor Presidente, colleghi deputati, stiamo affrontando un tema delicato del dibattito che ha visto impegnata la I Commissione ed anche l'Assemblea in sede di discussione sulle linee generali. Mi riferisco al rapporto non solo tra la mafia e la politica, ma tra la responsabilità politica e penale in relazione alla composizione di una Commissione d'inchiesta con poteri speciali come la Commissioni parlamentare antimafia.
I colleghi sanno che in I Commissione il gruppo di Rifondazione comunista ha tenuto una linea netta su questo argomento poiché riteniamo che non vi possano essere limiti alle prerogative del Parlamento e al mandato di parlamentari. Quando diciamo questo non assumiamo una linea morbida o debole rispetto alla coerenza delle istituzioni ed alla credibilità delle stesse nella lotta alla mafia, né assumiamo una forma di garantismo generico ed acritico. Del resto, se affrontiamo i casi nel merito, relativi alla composizione della Commissione parlamentare antimafia, perché dovremmo assegnare un potere discrezionale ai Presidenti delle due Camere o, ancora peggio, perché dovremmo assegnare il potere di discernere nella composizione della Commissione parlamentare antimafia in rapporto all'azione giudiziaria? Perché non potrebbe essere presente in Commissione un parlamentare indagato per fatti di mafia, ma potrebbe far parte della stessa un avvocato che difende metà della cupola mafiosa di Cosa nostra?
Eppure, se noi aggredissimo questo punto metteremmo in discussione il diritto alla difesa, che è un diritto sancito dalla Costituzione, senza discernimento tra il


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livello e la caratura criminale di questo o quell'altro imputato difeso.
Credo che su questo dobbiamo svolgere un ragionamento di coerenza. Nel passato vi sono state ben due commissioni, la commissione Grosso e la commissione Fiandaca, che si sono interrogate sul rapporto tra la responsabilità politica e quella penale. Credo che dovremmo insistere molto sulla responsabilità politica.
Il problema non è di quali deputati inseriamo nella Commissione parlamentare antimafia, ma di quali candidati abbiamo scelto al momento della formazione delle liste: è questa la responsabilità politica che viene consegnata al Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)! Alla collega Napoli vorrei dire che, così come può creare indignazione la presenza in una Commissione parlamentare di indagine sul fenomeno della criminalità di un indagato più o meno eccellente o di una persona sottoposta a processo più o meno eccellente per attività mafiose, altrettanto può creare indignazione il far parte di un governo in cui magari il presidente della regione è già sotto processo per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. E noi non possiamo essere papalini a Roma (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia) ... Sto facendo un discorso generale (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)...

PRESIDENTE. Fate concludere, colleghi!

FRANCESCO FORGIONE. Ai colleghi di Forza Italia vorrei dire che sto provando a motivare le ragioni per cui voterò il loro emendamento, ed esattamente perché non si può essere papalini a Roma e mangiapreti a Viterbo!

PRESIDENTE. Collega, la prego di moderare i termini della polemica!

FRANCESCO FORGIONE. Insomma, credo che il tema grande...

EMERENZIO BARBIERI. Buffone!

PRESIDENTE. Onorevole Barbieri, la prego!

FRANCESCO FORGIONE. Cari colleghi... Credo che il tema grande che ci consegna questo dibattito, e lo consegna anche alla futura Commissione, al di là della sua composizione, sia una discussione rigorosa sul tema della responsabilità politica, sulla ricostruzione di un nesso tra la coerenza dei comportamenti e una nuova etica pubblica, il tema dell'autoriforma della politica e di quella dei partiti. Se noi ragioneremo su questo - ed è il problema che ci troveremo discutendo degli altri emendamenti, presentati da colleghi sia del centrodestra che del centrosinistra - allora il nostro garantismo non sarà a fasi alterne. Non possiamo oggi sostenere questa tesi e tra una settimana proporre una mozione che metta in discussione esattamente la tesi che stiamo sostenendo in questo momento in quest'aula (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e de La Rosa nel Pugno).
Ho concluso, Presidente. Diamo più forza e più coerenza alla nostra battaglia antimafia, alla credibilità delle istituzioni e della istituzione parlamentare preposta all'indagine e all'azione di contrasto contro la mafia, poiché assumiamo politicamente, di fronte al Parlamento e di fronte al paese, come partiti, la nostra responsabilità di selezione e di ricostruzione di un sistema coerente di comportamenti antimafiosi.
È questo il motivo per cui ritengo che possiamo votare l'emendamento qui proposto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Licandro. Ne ha facoltà.

ORAZIO ANTONIO LICANDRO. Signor Presidente, credo che buona parte, o anche una larghissima maggioranza, dell'opinione pubblica farebbe fatica a capire il tema della discussione, perché qui - è


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bene dirle alcune cose - non sono in discussione violazioni costituzionali, non si intacca lo status dei parlamentari e, al tempo stesso, non credo che il profilo del garantismo abbia nulla a che vedere con la materia che stiamo trattando. Non c'entra nulla! La materia processuale riguarda i diritti in un ambito ed in una sfera ben precisi. Qui stiamo discutendo di una previsione di senso comune. Non vi è nulla di scandaloso o di rivoluzionario: si tratta di una inopportunità il cui rigetto davvero si farebbe fatica a comprendere.
Il principio della responsabilità politica vale a partire da ciò che accade in quest'aula, a partire da questo momento ed a partire da questo atto: è importante che la Camera dei deputati stia discutendo, tra i suoi primi atti, la proposta di legge di istituzione della Commissione antimafia. Ma proprio per questa ragione, gli italiani aspettano segnali chiari, in controtendenza, dopo cinque anni in cui si è registrato un arretramento dell'azione di contrasto dello Stato. Allora, che nelle istituzioni vi siano segnali di assoluta discontinuità rispetto al passato!
Come hanno affermato alcuni colleghi che sono intervenuti prima di me, non è un problema della maggioranza, ma di tutta la Camera dei deputati, quello di inviare un segnale univoco: qui, ed a partire da questo momento, si apre una fase nuova nel contrasto alla criminalità organizzata, alla mafia, e non si lascia la composizione della Commissione alla discrezione di organi monocratici (pur non mettendone in discussione buonsenso, affidabilità, intelligenza e capacità di discernimento), ma si introducono filtri. Si tratta di dare un messaggio chiaro gli italiani, all'opinione pubblica.
Credo che non sarebbe giusto utilizzare alcuni argomenti. Piuttosto, bisogna affrontare con serietà, con senso di responsabilità, anche con punte di sofferenza, una materia estremamente delicata: ce lo chiedono i nostri elettori, di qualunque collocazione politica e culturale, perché il tema è comune a tutti. Che nessuna ombra gravi mai su una delle Commissioni più importanti e delicate di questo Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo dei Comunisti Italiani)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà.

ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, alla luce degli ultimi interventi, occorre sottolineare che il testo base sul quale abbiamo lavorato in Commissione è frutto di una sintesi tra due esigenze che sono state qui rappresentate: una è quella che, sostanzialmente, tende ad individuare una serie di fattispecie come indicative di una situazione di inidoneità a far parte della Commissione parlamentare d'inchiesta.
In Commissione, abbiamo analizzato questo percorso. Ebbene, una casistica delle situazioni che avrebbero determinato incompatibilità sarebbe stata pericolosa, sostanzialmente perché, come alcuni colleghi hanno già detto, essa finiva per diventare inesauribile e, oltretutto, per lasciare fuori alcune fattispecie che potevano essere ancora più pericolose di quelle previste (da ultimo, il collega Forgione ha affermato, in maniera molto chiara, che possono darsi situazioni di incompatibilità non classificate come tali, ma più preoccupanti; anche il collega Cota ha fatto riferimento ad un uso strumentale, dall'esterno, a garanzia del Parlamento).
Peraltro, l'inciso a tenore del quale «La nomina dei componenti la Commissione tiene conto della specificità dei compiti ad essa assegnati», che la Commissione ha proposto, lascia alla valutazione dei Presidenti delle Camere la possibilità di tener conto, proprio in relazione al fatto che la Commissione è dotata di particolari poteri di inchiesta, di situazioni che, per le ragioni dette, possono essere funzionalmente inopportune.
Questa valutazione raccoglie anche la preoccupazione di alcuni colleghi e assegna ad un organo della Camera questa valutazione prudente, che naturalmente verrà effettuata con la saggezza che i Presidenti delle Camere possiedono in questa materia.


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Eliminare completamente questo periodo, a mio modo di vedere, non appare giustificato proprio alla stregua delle motivazioni che, da ultimo, sono state illustrate. Noi rischiamo sostanzialmente di determinare, proprio per la lettura dei lavori parlamentari, un risultato contraddittorio; la lettura di tali lavori deve, invece, dar conto della volontà complessiva di quest'Assemblea, dei lavori della Commissione e di questo risultato.
Invito, quindi, a votare contro l'emendamento soppressivo in esame e mi riservo di intervenire per illustrare uguali motivazioni su emendamenti analoghi.

PRESIDENTE. Come preannunciato, ha chiesto di parlare il relatore, onorevole D'Alia. Ne ha facoltà.

GIANPIERO D'ALIA, Relatore. Intervengo sull'emendamento Boscetto 2.25 per invitare i firmatari, gli onorevoli Boscetto e Santelli, a ritirare tale emendamento e per svolgere un ragionamento che riguarda gli emendamenti presentati.
Quello in questione è un aspetto molto controverso sul quale i colleghi sono intervenuti, evidenziandolo, in Commissione. Tale aspetto riguarda segnatamente la questione dei requisiti, cioè gli eventuali o l'introduzione di eventuali requisiti di accesso alla Commissione parlamentare di inchiesta in oggetto. Questo è un tema estremamente delicato perché incide sullo status di parlamentare e, quindi, sulla copertura costituzionale del provvedimento. È evidente, infatti, che chi ha i requisiti per essere eletto parlamentare ha i requisiti per poter svolgere tutte le funzioni che, all'interno delle varie articolazioni del Parlamento, sono promosse. Questa è la prima ragione per la quale noi abbiamo detto «no» agli emendamenti che prevedevano l'introduzione di requisiti particolari o l'esclusione di parlamentari. Ciò, lo ripeto, perché si porrebbe un problema di natura costituzionale.
Abbiamo, però, voluto cogliere lo spirito degli emendamenti proposti da colleghi appartenenti a gruppi parlamentari diversi. A questo fine, considerati i compiti della Commissione antimafia, nonché la specificità dei compiti ad essa assegnati anche a seguito delle modifiche introdotte in Commissione, abbiamo individuato una formulazione che non costituisce e non può costituire un vincolo giuridico né per i gruppi parlamentari, né per i Presidenti di Camera e Senato nella procedura di nomina dei componenti della Commissione. Si tratta di una formulazione che sottolinea e richiama ad un'attenzione maggiore e ad una valutazione particolare i gruppi parlamentari che procedono per prassi - ed è giusto che sia così - alla designazione dei componenti di tale Commissione.
Con la formulazione contenuta nel testo base, di cui noi chiediamo il mantenimento, si sottolinea...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per favore, sta parlando il relatore!

GIANPIERO D'ALIA, Relatore. Come dicevo, cogliendo lo spirito delle proposte emendative presentate, abbiamo introdotto, insieme alla collega Amici, e sottoposto all'approvazione della Commissione, una formulazione avente carattere sostanzialmente programmatico, di principio, che serve a sottolineare senza alcun vincolo, perché altrimenti sarebbe in contrasto con la Costituzione, l'attenzione che i gruppi parlamentari devono porre nelle designazioni dei componenti della Commissione in oggetto. Designazioni che devono avvenire non in ragione di singole questioni personali, perché in tal caso si cadrebbe nell'arbitrio dei gruppi parlamentari o dei Presidenti di Camera e Senato, ma in ragione dell'oggetto della Commissione e dei compiti particolari di specializzazione che sono stati assegnati ad essa.
Noi, pertanto, abbiamo posto una norma in positivo per migliorare tendenzialmente la qualità dei lavori della Commissione. Questo è il senso, e la formulazione di cui si chiede la soppressione serve esclusivamente per questa ragione.
Voglio aggiungere - e concludo, signor Presidente -, con riferimento agli emendamenti


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dei colleghi Benedetti Valentini, Lumia e Licandro, che propongono formulazioni più stringenti, ancorché modificate nel loro contenuto rispetto a quelle proposte in Commissione, che non è possibile, nemmeno sotto il profilo tecnico-giuridico, oltre che sotto il profilo della logica normativa, introdurre una casistica che possa riguardare i parlamentari.
Anzitutto, riteniamo che queste siano regole che sono affidate alla politica e alla sua responsabilità, ma, al di là di questo, l'idea di precludere l'accesso alla Commissione a chi sia sottoposto ad un procedimento penale per un delitto contro la pubblica amministrazione potrebbe portare, anzi, porta in concreto, nel caso di accoglimento di questi emendamenti, alla seguente situazione. Per fare un esempio - è un passaggio delicato, che vorrei spiegare ai colleghi -, se un ex amministratore pubblico fosse sottoposto ad un procedimento penale per abuso d'atti d'ufficio, qualora passasse questo emendamento, non potrebbe essere nominato a far parte della Commissione. Viceversa, un collega parlamentare condannato con sentenza di primo grado per altre ipotesi di reato non contemplate da questo emendamento potrebbe accedere alla Commissione, il che risulta illogico e si commenta da solo.
Chiedo quindi ai colleghi di Forza Italia di ritirare l'emendamento Boscetto 2.25 e lo stesso chiedo anche gli altri colleghi, altrimenti sarei costretto a riconfermare il parere contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Boscetto, accede alla richiesta formulata dal relatore di ritirare il suo emendamento 2.25?

GABRIELE BOSCETTO. Credo che ogni intervento, nell'ambito di questo dibattito, sia stato interessante perché in realtà qui ci sono due tesi...

PRESIDENTE. Onorevole Boscetto, lei ha già svolto il suo intervento; le ho chiesto se acceda al ritiro del suo emendamento 2.25.

GABRIELE BOSCETTO. Signor Presidente, non ritiriamo il nostro emendamento, perché lo riteniamo giusto da un punto di vista formale. Ovviamente, anche il gruppo di Forza Italia lascerà la più piena libertà di voto ai singoli parlamentari.

PRESIDENTE. Sta bene.

LUCIANO VIOLANTE, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCIANO VIOLANTE, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, se dovesse essere approvato l'emendamento di cui si parla, vorrei sapere se gli altri emendamenti sarebbero preclusi.

PRESIDENTE. Risulterebbero preclusi gli emendamenti Benedetti Valentini 2.2 e Lumia 2.28. Non sarebbe invece precluso l'emendamento Licandro 2.29, perché aggiuntivo.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Onorevole Presidente, la pregherei di riconsiderare l'eventuale ammissibilità a votazione del mio emendamento 2.2, con il quale si fa riferimento all'esigenza di tenere conto della specificità dei compiti della Commissione; quanto meno, mi consenta di sottolinearlo, non vedo perché il secondo dei criteri dovrebbe essere travolto dall'eventuale approvazione del primo periodo. Mi permetterei su questo di chiedere una riconsiderazione.

LUCIANO VIOLANTE, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCIANO VIOLANTE, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, ho chiesto un chiarimento per comprendere meglio la questione. Il collega Boscetto aveva


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iniziato il suo intervento sostenendo che vi sono due opinioni che si stanno confrontando. Mi pare che egli avrebbe detto, se avesse potuto continuare il suo intervento, che esistono due opinioni: per la prima, non c'è alcun limite formale, per la seconda, tali limiti formali esistono. Se dovesse essere eliminato questo periodo, la Camera si esprimerebbe nel senso di non prevedere nessun limite formale. Credo che sia questa l'interpretazione. Pertanto, gli altri emendamenti decadrebbero. È così?

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Non è così!

PRESIDENTE. È così, perché, se venisse approvato l'emendamento Boscetto 2.25, soppressivo del secondo periodo del comma 1, sarebbero preclusi gli emendamenti Benedetti Valentini 2.2 e Lumia 2.28. Non sarebbe precluso invece l'emendamento Licandro 2.29.
Chiarito ciò, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boscetto 2.25, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 494
Votanti 490
Astenuti 4
Maggioranza 246
Hanno votato
194
Hanno votato
no 296).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Benedetti Valentini 2.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, l'onorevole Boato, con il suo garbo, ci ha però rifilato una punta di veleno per mettere in risalto una qualche differenziazione di tesi tra il collega di Forza Italia ed il sottoscritto.

MARCO BOATO. Anche quelle!

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. No, onorevole Boato, volevo farle osservare, con riferimento anche agli altri interventi di taluni oratori della maggioranza, che forse è più grave la contraddizione che lei ha con se stesso.

MARCO BOATO. È una forma di schizofrenia!

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Questa è più grave perché lei, in Commissione, ha presentato una proposta emendativa equipollente alla nostra che poi, evidentemente, per valutazioni di opportunità politica - valutazioni tutte sue, nelle quali non oso entrare -, si è premurato di ritirare. Ogni gruppo, compreso il nostro, ha meditato e mediato più volte in Commissione, ma vi sono poi questioni di trasparenza definitiva sull'affidabilità di una Commissione di questo genere che rappresentano un limite oltre il quale ciascun gruppo ritiene di non poter andare. Ribadisco che noi abbiamo un solo scrupolo, quello di far sì, per intenderci con una breve formula, che Dracula non faccia parte del direttivo dell'AVIS (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale). Ecco, vogliamo fare solo ciò, non stabilire criteri di accesso alla Commissione; ci mancherebbe! Vogliamo che, quando si verificano situazioni di inopportunità, qualcuno le possa evidenziare. Tutto qui.
Su questo principio noi riteniamo, dopo avere mediato fino all'inverosimile, di non poter retrocedere, nell'interesse della credibilità delle istituzioni (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.


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MARCO BOATO. Brevissimamente, signor Presidente. Ringrazio il collega Benedetti Valentini perché ha avuto lo stesso rispetto per le posizioni espresse che ho avuto anch'io, con lui, con Boscetto - si trattava di posizioni contrapposte - e con altri colleghi dello schieramento di centrosinistra. Il fatto che anch'io abbia presentato proposte emendative su questo tema, sia pure, per usare un eufemismo, in modo meno incisivo, fa ben comprendere come sia una preoccupazione di tutti quella, per usare una sua bella espressione, di fare in modo che Dracula non faccia parte del direttivo dell'AVIS. Espressione bellissima, che fa capire tutto! Però, è altrettanto una preoccupazione, se non di tutti, di molti, il rispetto delle garanzie dello Stato di diritto e dello status dei parlamentari.
Quando nella nostra Commissione, che è anche la sua, è giunto il parere della Commissione giustizia - credo votato all'unanimità -, che sollevava pesanti obiezioni di costituzionalità su tale tipo di emendamenti (emendamenti come quelli a firma sua, di Lumia e di Licandro), io stesso ho ritirato la proposta emendativa. Infatti, onoro il dialogo parlamentare e, se qualcuno mi convince che è inopportuna una mia proposta, la ritiro e non mi vergogno di farlo perché è un atteggiamento di dialogo e di confronto parlamentare.
Quindi, rinnovo l'annuncio di voto contrario sull'emendamento Benedetti Valentini 2.2 e sulle proposte emendative Lumia 2.28 e Licandro 2.29; atteso che è stato respinto l'emendamento Boscetto 2.25, auspico che, se possibile, questi emendamenti vengano ritirati.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Antona. Ne ha facoltà.

OLGA D'ANTONA. Signor Presidente, solo poche parole per avvalorare quanto sostenuto dall'onorevole Boato.
Anch'io sono fra quanti avevano presentato emendamenti in Commissione proprio per le preoccupazioni ampiamente condivise in quella sede e, convinta dalle valutazioni - ritenute giuste e di cui abbiamo perciò tenuto conto - sia dei relatori sia, soprattutto, della Commissione giustizia (espresse nel parere fornito), hanno ritirato quelle proposte.
A ciò aggiungo che tutti ci auguriamo che, nelle candidature per essere eletti alla Camera dei deputati ed al Senato della Repubblica, si tenga conto che Dracula non sta bene nel direttivo dell'Avis!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benedetti Valentini 2.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 477
Votanti 476
Astenuti 1
Maggioranza 239
Hanno votato
81
Hanno votato
no 395).

Prendo atto che gli onorevoli Amici, Barbieri, Bonfiglio, Grassi e Incostante non sono riusciti ad esprimere il proprio voto. Prendo atto altresì che gli onorevoli Iacomino e Vico non sono riusciti a votare e che avrebbero voluto esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Lumia 2.28.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lumia. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE LUMIA. Signor Presidente, come tutti sosteniamo, l'argomento in esame rappresenta un tema molto delicato e complesso. Vorrei far notare ai colleghi che stiamo parlando di un potere di nomina in capo ai Presidenti delle Camere e, quindi, esso non è direttamente nelle mani dei gruppi parlamentari. Nel potere di nomina dei Presidenti delle Camere vi è


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una quota, come è facile intendere, di valutazione ed anche una certa quota di discrezionalità. Ecco perché è possibile inserire qualche indicazione che non vada assolutamente a ledere lo status del parlamentare (altrimenti anch'io sarei decisamente contrario), tanto che l'emendamento da me proposto non va in tale direzione, ma rimane come indicazione fornita ai Presidenti per esercitare quel loro potere di nomina, con le caratteristiche di cui dicevo prima, che li mette in condizione di valutare in funzione della specificità e dei poteri speciali della Commissione.
Signor Presidente, per questi motivi ritengo si possa considerare di esprimere un voto favorevole sull'emendamento in esame. Naturalmente, potrei accogliere un invito da parte dei relatori al ritiro della seconda parte dello stesso, perché (mi hanno convinto le argomentazioni portate) esso andrebbe a limitare il potere dei Presidenti, che è diverso da una semplice indicazione, ma è un potere pieno, di nomina. Quindi, mi dichiaro disponibile a ritirare la seconda parte dell'emendamento da me presentato, in cui è scritto che «Il Presidente del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati promuovono le opportune intese con i gruppi di appartenenza», mantenendo la parte restante, che costituisce una formulazione coerente con quanto la Commissione, in modo intelligente ed opportuno, ha individuato, cioè definire semplicemente, come è appunto scritto nel mio emendamento, di tenere conto «di possibili inopportunità per particolari situazioni personali o professionali».

PRESIDENTE. Naturalmente, l'onorevole Lumia non può riformulare l'emendamento da lui presentato a meno che non sia richiesto dalla Commissione...
Prendo atto che i relatori confermano il parere contrario.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lumia 2.28 - nella sua interezza - non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 490
Votanti 436
Astenuti 54
Maggioranza 219
Hanno votato
31
Hanno votato
no 405).

Prendo atto che l'onorevole Volontè non è riuscito a votare.
Prendo atto altresì che l'onorevole Forgione non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Licandro 2.29.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Licandro. Ne ha facoltà.

ORAZIO ANTONIO LICANDRO. Credo che dovremmo anche avere la forza di dire le cose come stannno: nella previsione normativa si sancisce il potere di nomina da parte dei Presidenti delle due Camere. A ben vedere, la Camera dei deputati avrebbe potuto (avremmo potuto farlo anche in Commissione) ragionare sul potere di designazione dei futuri componenti della Commissione antimafia. Tuttavia, la problematica concernente il potere di designazione che appartiene ai gruppi è rimasta ai margini, non è stata affrontata.
Si è scelto di attribuire ai Presidenti delle due Camere il potere di nominare i componenti della Commissione antimafia, su indicazione dei gruppi parlamentari.
Nell'emendamento presentato, a seguito di una discussione interessante, ma delicata e, a volte, anche dura e spigolosa in Commissione, non facciamo riferimento ad alcun tipo di incompatibilità; non proponiamo alcun automatismo per il quale i parlamentari che venissero a trovarsi in


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determinate condizioni resterebbero esclusi dalla Commissione antimafia. Forse, questo aspetto avrebbe potuto far sorgere legittimamente alcune perplessità.
Noi proponiamo semplicemente - vorrei pregare tutti i deputati di fare attenzione al testo, di soffermarsi e riflettere sul medesimo - che i Presidenti delle Camere, cui compete il potere di nomina, possano escludere alcuni parlamentari che vengano a trovarsi in determinate condizioni: mi riferisco alla sottoposizione a procedimenti giudiziari per reati di cui agli articoli 416, 416-bis e 416-ter del codice penale, per i delitti contro la pubblica amministrazione, per quelli contro l'amministrazione della giustizia.
Si tratta di una previsione di assoluto senso comune. È un profilo molto delicato - ce ne rendiamo conto - ma è importante.
In tempi come questi, sarebbe auspicabile che, con maggiore forza e determinazione e conformemente ai principi della responsabilità politica, a partire da quest'aula sovrana, si introducessero degli «anticorpi» nel nostro sistema politico.
In questi anni, infatti, non sempre è stato dato un buon esempio e gli spettacoli non sempre sono stati edificanti. Perché questa Assemblea sovrana, questo Parlamento sovrano non devono avere la forza ed il coraggio di introdurre una previsione di buon senso?
Non vi è alcuna logica di schieramento: è il paese che aspetta segnali. Analogamente, anche nel rispetto delle prerogative che, con questo provvedimento, si intendono attribuire ai Presidenti della Camera e del Senato, si deve consentire ai medesimi di tornare indietro rispetto al loro atto di nomina, qualora sopraggiungano determinate condizioni.
Credo che, se questa Camera fosse davvero libera dall'ipocrisia e dai condizionamenti, non avrebbe alcuna difficoltà ad esprimere un voto favorevole sull'emendamento in esame (Applausi dei deputati del gruppo dei Comunisti Italiani).

SESA AMICI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SESA AMICI, Relatore. Signor Presidente, l'argomento in discussione - a tale riguardo, invito il collega a ritirare il suo emendamento - attiene ad una concezione che dobbiamo rilevare con grande nettezza e responsabilità politica. Nel corso della discussione che si è svolta sia in Commissione sia in Assemblea è emerso il fatto che, in ordine ad una questione, si è riscontrata unanimità di giudizio.
La delicatezza dell'istituzione della Commissione antimafia, la sua importanza e le finalità cui è chiamata richiedono un di più di responsabilità politica. La responsabilità politica è data dal fatto che, anche rispetto all'elencazione contenuta in questo emendamento, le questioni che poc'anzi il collega ha illustrato testimoniano un'evidente contraddizione di prassi normale: si prevede un'eventuale esclusione di soggetti imputati in procedimenti giudiziari, ma non a questioni legate ad attività professionali; il paradosso sarebbe esattamente quello che, ad esempio, un commercialista che lavora per associazioni mafiose e similari avrebbe, invece, il diritto di poter accedere a questa Commissione. Rientriamo cioè in quella specificità discussa in Commissione che, non potendo accedere alla questione dei requisiti di chi deve far parte della Commissione antimafia, ci imporrebbe un'elencazione di quella casistica che, per un'istituzione che ha non solo carattere di inchiesta ma anche un grande profilo politico, provocherebbe una indeterminatezza tipica proprio delle elencazioni che rinveniamo nella casistica. Credo che sia questo uno dei motivi che dovremmo far assumere ai singoli parlamentari, nella loro libertà di respingere questo emendamento, pur ribadendo l'invito a ritirarlo. Infatti, proprio avendo rivolto grande attenzione ad un problema reale, noi chiediamo, non solo ai Presidenti nell'esercizio delle loro nomine ma anche ai gruppi che daranno indicazione dei componenti, di assumersi in quella fase, anche per dare un messaggio positivo al paese, grande responsabilità politica e la responsabilità politica non può essere l'arbitrio


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(Applausi dei deputati dei gruppi de L'Ulivo e dei Verdi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale semplicemente per dire al collega Licandro - che nella parte finale del suo intervento avrebbe fatto riferimento alla non libertà di questa Camera - che, per intenderci sin dall'inizio della legislatura, per quanto mi riguarda mi ritengo una persona libera, come penso siano libere tutte le persone che sono in quest'aula, e liberamente abbiamo tutto il diritto di pensare diversamente rispetto alle materie che il collega Licandro ci sottopone. Usiamo tutti gli argomenti, ma riguardo alle libertà di quest'aula soprassiederei (Applausi di deputati dei gruppi de L'Ulivo e di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Licandro 2.29, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 493
Votanti 442
Astenuti 51
Maggioranza 222
Hanno votato
21
Hanno votato
no 421).

Passiamo all'emendamento La Loggia 2.30, sul quale la Commissione si rimette all'Assemblea. Debbo far presente al presidente della Commissione e ai relatori che, qualora passasse questo emendamento, sarebbe precluso il successivo sul quale la Commissione ha espresso parere favorevole.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boscetto. Ne ha facoltà.

GABRIELE BOSCETTO. Ringrazio i relatori per aver consentito che l'aula si pronunciasse su questo emendamento. Ritengo estremamente importante il loro essersi rimessi all'Assemblea, perché questo emendamento riguarda un'importante questione di principio, anche in ragione della specificità della Commissione antimafia, come così a lungo abbiamo evidenziato in relazione al precedente contesto di emendamenti.
In sostanza, il testo prevede che il presidente venga eletto a maggioranza assoluta dei voti o, se questa maggioranza assoluta dei voti non viene raggiunta da nessuno, che si vada al ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto più voti. L'emendamento, invece, prevede che al primo scrutinio l'elezione del presidente abbia luogo a maggioranza dei due terzi dei componenti. Se poi questa maggioranza non si raggiunge, già al secondo scrutinio sarà sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti per andare successivamente al ballottaggio, così come dispone il testo attuale.
Qual è la logica di questa ricerca della maggioranza dei due terzi? Non certo il tentativo della minoranza di andare a spodestare la maggioranza, in relazione all'uomo che deve presiedere la Commissione antimafia, organo importante e fondamentale nel nostro paese. Il tentativo è quello di trovare un'intesa su un uomo, pur dello schieramento di maggioranza, che sia così altamente considerato e stimato anche dalla minoranza, da potere essere votato dalla maggioranza dei due terzi al primo scrutinio e soltanto in questo. Essendo la lotta contro la mafia e la criminalità organizzata uno degli obiettivi fondamentali nel nostro paese da raggiungere tutti insieme, come abbiamo sempre fatto anche in precedenza nelle passate Commissioni antimafia, questo ci pare un tentativo da realizzare. Se non si riuscirà ad arrivare alla maggioranza dei due terzi nel primo scrutinio, si procederà con la votazione a maggioranza assoluta,


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per poi completare i successivi passaggi.
Mi permetto, pertanto, in quest'ottica di comune visione dei problemi di competenza dell'Antimafia, nel tentativo di identificare una personalità di alto gradimento da parte di tutti, di sostenere questo emendamento, pregando l'Assemblea di votare a favore.

PRESIDENTE. Debbo far presente - e chi mi ha riferito questo, evidentemente, non voleva che io l'assumessi esclusivamente come informazione personale - che alle ore 20 si terrà una funzione religiosa riguardante i parlamentari, in occasione dell'inizio dell'attività legislativa. Diversi colleghi interessati a partecipare a tale funzione hanno sollecitato la Presidenza a tenerne conto, ma io non posso che comunicare a voi questa esigenza.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà.

ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, io credo che il problema posto da questo emendamento sia meritevole, com'è stato durante la discussione in Commissione, di una particolare attenzione. Peraltro, la sua approvazione, data la connessione logica con l'emendamento che segue, si ripercuoterebbe indirettamente sul successivo.
Noi abbiamo una regola generale per quanto riguarda le Commissioni, contenuta all'articolo 20 del regolamento che recita: «Nell'elezione del presidente, se nessuno riporti la maggioranza assoluta dei voti, si procede al ballottaggio tra i due candidati che abbiano ottenuto il maggior numero di voti». Questa è una regola di carattere generale che evidentemente informa tutte le Commissioni. Ricordo che queste ultime trattano delle materie più disparate, ma vi sono certamente ambiti sui quali, non meno che su questo argomento, può essere rilevante un'intesa ampia, data la natura degli argomenti di cui si occupano (dalla Commissione difesa alla Commissione esteri) e al riguardo si potrebbero fare un'infinità di esempi.
Tra l'altro, voglio ricordare che la materia delle Commissioni d'inchiesta è disciplinata anche dalla Costituzione. Vi è l'articolo 82 della stessa che regola qualche aspetto di tale materia. Inoltre, alcune norme particolari della Costituzione precisano che vale la maggioranza semplice, salvo che non siano richieste maggioranze qualificate. Quindi, ci muoviamo in uno schema in cui bisogna tener conto di diversi fattori di equilibrio costituzionale.
La richiesta che proviene da parte dei proponenti di questo emendamento è che si arrivi ad eleggere il presidente della Commissione con una maggioranza qualificata; da questo punto di vista, credo che l'emendamento che noi prenderemo successivamente in considerazione, l'emendamento Boato 2.23, raccolga la sintesi di questo dibattito, perché stabilisce che per l'elezione del presidente è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti la Commissione. Tale maggioranza è già qualificata ed in qualche modo va al di là della regola generale che vale per tutte le altre Commissioni. La maggioranza assoluta dei componenti è la prima delle maggioranze qualificate.
Abbiamo un precedente significativo riguardante la Commissione di indirizzo e di vigilanza sulla RAI; in quel caso fu fatta un'eccezione perché la materia dell'informazione televisiva si riteneva del tutto estranea a qualsiasi tipo di indirizzo politico, di governo o di maggioranza. Ricordo tra l'altro che si tratta di una Commissione non prevista dalla Costituzione in quanto istituita con legge dello Stato.
La motivazione del voto contrario nasce dalla considerazione che con l'accoglimento del successivo emendamento Boato 2. 23 sarà accettato un principio di maggiore coinvolgimento attraverso una maggioranza qualificata rispetto alla regola generale. Portare tale maggioranza qualificata ai due terzi rappresenta un principio non giustificato dalla specificità; seguendo questo criterio, infatti, dovremo estenderla a qualsiasi Commissione d'inchiesta.
Lo spirito di questo emendamento verrà recepito approvando l'emendamento Boato 2.23, ma su questo punto la maggioranza


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dei due terzi non è giustificata e rappresenterebbe un precedente non appropriato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Il collega Zaccaria ha anticipato le argomentazioni che determinano il nostro voto contrario su questo emendamento. Vi è stata una lunga discussione in Commissione al riguardo. Bisogna sottolineare che la Commissione antimafia è sempre stata votata per le sue presidenze con la maggioranza semplice, come vale per tutte le altre Commissioni.
Oggi non vi è alcun elemento di novità che giustificherebbe la necessità di determinare una maggioranza qualificata. I colleghi dell'opposizione avrebbero potuto esprimere questa novità nella scorsa legislatura, mentre invece tutto è proceduto normalmente. Sinceramente non vi sono ragioni specifiche per cui oggi si dovrebbe addivenire ad una modifica. In ogni caso, come già è stato sottolineato, l'emendamento Boato 2.23, su cui i relatori esprimeranno parere favorevole in base a quanto stabilito in Commissione, corrisponde già ad una novità. Si tratta di un elemento di chiarezza, perché parlare di maggioranza dei voti e non di maggioranza dei votanti o dei componenti apriva qualche perplessità. Nei fatti, però, le presidenze vengono elette con la maggioranza dei votanti. L'analogia con la Commissione di vigilanza sulla RAI, richiamata anche nel dibattito in Commissione, non ha alcun riscontro nella realtà, come ha giustamente sottolineato il collega Zaccaria. La Commissione di vigilanza è comunque una Commissione di controllo, rientra in una fattispecie tutta diversa da quella di questa Commissione d'inchiesta.
Peraltro, l'introduzione di una maggioranza qualificata dei due terzi potrebbe aprire delle trattative poco trasparenti per raggiungere il quorum. A noi pare, quindi, più corretto e trasparente che la maggioranza si accordi con il più ampio consenso possibile, come sempre avviene in questi casi, senza tuttavia modificare il quorum per determinare l'elezione del presidente, in quanto non vi è alcuna giustificazione in tal senso. Il nostro voto pertanto sarà fermamente contrario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, rinuncio ad intervenire.

PRESIDENTE. Sta bene.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cota. Ne ha facoltà.

ROBERTO COTA. Signor Presidente, è bene che nel direttivo dell'AVIS non entri Dracula, ma è altrettanto giusto che non entrino i «draculini» o gli amici di Dracula o che quest'ultimo condizioni dall'esterno. Poiché il presidente della Commissione svolge una funzione assolutamente importante, più alta è la maggioranza per eleggerlo, meglio è.
Per questo, esprimeremo un voto favorevole sui due emendamenti.

LUCIANO VIOLANTE, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCIANO VIOLANTE, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei che riflettessimo un momento sulle conseguenze politiche di un voto di questo genere. Per fare una battuta, rischiamo che sia più facile eleggere il Presidente degli Stati Uniti che il presidente della Commissione antimafia! Ma qual è il senso?
Capisco la necessità di avere persone autorevoli; però, se carichiamo eccessivamente questa funzione, si realizza anche uno squilibrio politico tra questa Commissione e le altre Commissioni d'inchiesta o il resto del sistema politico italiano.
Vi invito a riflettere. A questo punto, è giusto prestare un'attenzione particolare. L'emendamento successivo, Boato 2.23,


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che prevede la maggioranza assoluta dei componenti la Commissione ed il ballottaggio, a mio avviso è più ordinario, più normale. Fare qualcosa di assolutamente speciale e straordinario di questa Commissione non mi pare che risponda - lo dico con rispetto - agli equilibri politici e costituzionali che devono sussistere all'interno di un Parlamento. Se c'è qualcosa di troppo emergente, troppo evidente, questo non giova agli equilibri politici complessivi.
Per questo motivo mi permetto di esprimere un voto di contrarietà sull'emendamento in esame, ritenendo che quello successivo riesca a trovare un punto di equilibrio tra l'esigenza che a presiedere la Commissione sia una persona qualificata e quella di evitare che ci sia uno squilibrio eccessivo nell'ambito dei poteri parlamentari interni (Applausi dei deputati del gruppo de L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento La Loggia 2.30, sul quale la Commissione ed il Governo si rimettono all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 499
Votanti 496
Astenuti 3
Maggioranza 249
Hanno votato
227
Hanno votato
no 269).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 2.23, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 493
Votanti 487
Astenuti 6
Maggioranza 244
Hanno votato
479
Hanno votato
no 8).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2, nel testo emendato.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 497
Maggioranza 249
Hanno votato
497).

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