Libertà di parola

 

Di Vincenzo Brancatisano

 

 

 

Il libro di Vincenzo Brancatisano, “Un po’ di verità sulla Terapia Di Bella” non ha avuto vita facile. Sebbene abbia poi avuto un grande successo tra i lettori, quando uscì, alla fine del 1999, l’Associazione Librai Italiani inviò all’editore della Travel Factory, Ivano Camponeschi, la lettera pubblicata qui sotto. “In riscontro alla Vs dell’8 u.s. – vi si legge – ss inviamo la presente per comunicare che l’ufficio preposto ha ritenuto di soprassedere ad una eventuale pubblicizzazione del Vs. libro in considerazione della delicata e controversa problematica trattata. Distinti saluti”.




 

 

 

 

 

 

Si trattò di censura? Ognuno può farsi la propria idea in proposito. Basta guardare ai titoli che si trovano in libreria. Siamo sicuri, a questo punto, che l’A.L.I. li abbia letti tutti prima di consentire ai propri librai associati di esporli sugli scaffali? E può un’associazione di commercianti sindacare “la problematica trattata” in un libro? E non sarebbe meglio pubblicizzare i libri che si occupano di controverse e delicate problematiche, piuttosto che la spazzatura di cui si è sommersi appena si entra in una qualsasi libreria?  Il famoso e molto bravo giornalista Pierluigi Battista, che dice di avere letto il libro di Vincenzo Brancatisano, scrive il seguente articolo su “La Stampa”.




 

 

 

Invece di esprimere solidarietà verso un collega e verso la libera circolazione delle idee e delle inchieste, non trova di meglio che sbeffeggiare il libro e ironizzare sull’atteggiamento dell’Associazione librai.

 

Il nostro Pierluigi Battista, qualche anno dopo, si straccerà le vesti quando verrà attaccato uno dei libri di Oriana Fallaci: “Brutta giornata per la libertà di espressione”, scrive Battista. “Ulteriore e amara conferma della malattia italiana per cui si è incapaci di pensare che i princìpi valgono anche per chi la pensa diversamente”.




 

Qui non si trattava di pensarla diversamente. Il libro “Un po’ di verità sulla Terapia Di Bella” non è un insieme di opinioni, ma il frutto di un’inchiesta rigorosa, l’unica, sulla sperimentazione della Multiterapia Di Bella.

 

 

Ed ecco la replica di Vincenzo Brancatisano a Pierluigi Battista. Seguita da una incomprensibile risposta di quest’ultimo




 

 

 

La Gazzetta di Modena rilancia il caso.

 

Gazzetta di Modena, 12 dicembre 1999




 

 

 Altro che opinioni. Il libro di Brancatisano, non solo ha fatto le pulci ai dati della sperimentazione della Multiterapia Di Bella, ma pure alle statistiche sul cancro. In centinaia di pagine, tutte confortate da un’imponente mole di documenti, porta alla luce le opinioni di esperti, medici e politici, in materia di tumori. Opinioni ben distanti da quelle che essi stessi esprimono in pubblico e che giornalisti di grido riprendono e pubblicano, inducendo l’opinione pubblica a ritenere veritiera la campagna trionfalistica degli oncologi. Ecco cosa si legge a pag. 104 e seguenti del volume “Un po’ di verità sulla Terapia Di Bella” di Brancatisano. Si tenga presente chel’allora ministro della sanità, Rosi Bindi, fu l’artefice della contestata e affrettata sperimentazione Di Bella.

 

 

Tratto dal libro “Un po’ di verità sulla Terapia Di Bella”, di Vincenzo Brancatisano, pag 104 e segg.:

La Bindi si tradisce: “Solo nel 15% dei tumori si può far qualcosa”

 E ora state a sentire cosa scrive il ministro Rosi Bindi in un suo editoriale pubblicato sul Giornale italiano di psico oncologia:

“I tumori rappresentano nel nostro Paese circa il 30% delle cause di morte.

Oltre 250.000 persone sperimentano, ogni anno, la terribile esperienza di sentirsi diagnosticare questo tipo di malattia.

Una larga parte delle forme tumorali (circa il 50%) può essere guarita solo raramente, mentre non supera il 15% la popolazione di tumori che può essere oggi considerata curabile.

Sono stati fatti importanti passi avanti in termini di miglioramenti terapeutici per alcune forme di tumore, siamo oggi in grado di comprendere già approfonditamente alcuni dei meccanismi di insorgenza di tale patologia, sono state identificate strategie di trattamento più appropriate per molte forme di tumorali avanzate, ma ciononostante la speranza di una sostanziale riduzione nella mortalità per l’anno 2000 è stata chiaramente delusa. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è in lieve aumento nel nostro Paese, come nel resto dell’Europa, ma si attesta attualmente attorno al 40%”150.

Quello che non si comprende è il motivo per cui una verità come quella, drammatica, che emerge dall’editoriale, per quanto criptico e ispirato al “dico e non dico” del ministro, non debba essere spiegata all’opinione pubblica. Si chiude un millennio all’insegna della sconfitta nella lotta ai tumori. È una verità scomoda, ma è pur sempre una verità. E la verità va sempre raccontata.

Purtroppo ciò che i cittadini apprendono dalla stampa sono notizie contraddittorie, imprecise, poco trasparenti. Finanche bizzarre e imbarazzanti.

L’idea tragicamente passata nell’immaginario collettivo è che il cancro sia una malattia che può essere sempre più spesso sconfitta. Come? Un esempio è stato offerto ai lettori del settimanale “Grazia” dal dottor Stefano Zurrida dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, nella settimana dedicata alle campagne trionfalistiche della vittoria contro il cancro: “[...] quando si comunica la diagnosi - è la ricetta di Zurrida - è meglio usare il termine carcinoma tralasciando l’aggettivo maligno”.

Meraviglioso! Cos’è: un eccesso di entusiasmo?

Leggete il seguito e capirete.

“Oggi il 50% dei pazienti guarisce completamente. La neoplasia, dal punto di vista della prognosi, può essere spesso considerata una patologia benevola”. Qualche esempio? Si chiede Zurrida. Eccolo: “Un melanoma diagnosticato in una fase iniziale - conclude il medico - guarisce nel 100% dei casi; un tumore alla mammella al di sotto dei 2 cm. è definitivamente sconfitto nell’80% dei casi”151.

Ministro, qual è la verità?

Una realtà, tragica, emerge dalle parole del farmacologo Silvio Garattini: “Nonostante la mole di ricerche e i conseguenti impegni economici, si deve riconoscere che i risultati nel trattamento del cancro sono ancora relativamente modesti. Il miglior trattamento, quando sia possibile, rimane ancora la chirurgia, mentre tutto l’insieme dei trattamenti antitumorali (chemioterapia, immuno­logici e radianti) arriva a malapena a determinare una guarigione (più di cinque anni di sopravvivenza) in circa il 10 per cento dei pazienti trattati152.

 

Qui San Giovanni Rotondo: “Basta con le campagne trionfalistiche”

In un intervento su “il manifesto”, il dottor Maurizio Portaluri, medico oncologo presso l’Ospedale S. Giovanni Rotondo di Bari, una delle strutture più importanti dell’oncologia italiana, ha denunciato quanto segue: […] Segue sull’originale:




 

 

  

 

  […] Tornato in Italia nell’autunno 1999, per partecipare a Genova a un convegno dedicato agli effetti collaterali della chemioterarapia l’ha sparata grossa: “Abbiamo già in mano le conoscenze - ha annunciato - per far guarire, entro il 2002, due terzi dei malati di cancro”154  […]

Tratto dal libro “Un po’ di verità sulla Terapia Di Bella”, di Vincenzo Brancatisano

 

Se avesse letto il libro, Battista avrebbe concordato con il suo autore che non è etico continuare a dare voce alle bugie di chi va in televisione o si fa intervistare dai giornali per dire che di cancro ormai non si muore più. Perché l’illustre Paul Calabresi non chiede scusa selle errate previsioni?

 

 

Ma torniamo agli atti della sperimentazione setacciati da Brancatisano con l’inchiesta pubblicata nel volume che tanto non piacque all’associazione dei librai e nemmeno al buon Battista. Proviamo a soffermarci sul protocollo n. 5, dedicato al “carcinoma polmonare non  piccole cellule”. Si tratta del big killer per eccellenza, muoiono quasi tutti i pazienti e sono tanti, oltre 35.000 italiani ogni anno. La sperimentazione ha fatto emergere un dato (tra i tanti censurati) che conferma il ruolo negativo della chemioterapia, pur efficace in altri tumori. Infatti, il carcinoma polmonare “non microcitoma” è stato l’unico tumore che ha consentito un confronto tra due gruppi di pazienti sottoposti a cura Di Bella: malati pre-trattati con chemio e malati non pre-trattati. E’ emerso che i malati non pre-trattati, pur subendo delle progressioni di malattia nel breve periodo, hanno subìto una mortalità quasi dimezzata rispetto ai pre-trattati, come si vede nella tabella pubblicata qui sotto.

 

 

 

Protocollo n. 5 Sperimentazione Di Bella Carcinoma polmonare

Controllo finale del 31 ottobre 1998

(Stazionari)          Pazienti non pretrattati:           7,8%;            Pretrattati:        1%

(Progressione)     Pazienti non pretrattati:           47,1%;          Pretrattati:        29,2%

(Decessi)            Pazienti non pretrattati:           39,2%;          Pretrattati:        61,5%

[Tratta da libro di Vincenzo Brancatisano, “Un po’ di verità sulla Terapia Di Bella”]

 

 

 Non è stato possibile sapere per quanto tempo si sia protratta la maggior sopravvivenza dei pazienti visto che la sperimentazione era regolata da una regola singolare. Che era questa: “Si intende per sopravvivenza di un paziente all’interno di questa sperimentazione – si legge nei protocolli riservati – l’intervallo di tempo che passa dalla data di reclutamento nella sperimentazione e la data di decesso, qualsiasi ne sia la causa, o la data di chiusura dello studio nel caso di pazienti vivi al momento della chiusura stessa”. Considerando che parliamo del tumore più diffuso e pressochè inguaribile, una minore fretta di chiuder baracca avrebbe forse consentito di reperire preziosi elementi. Ma agli sperimentatori interessava misurare le regressioni tumorali. In loro assenza, il malato veniva espulso dalla sperimentazione, avviata in breve tempo verso la bocciatura.

 

Il libro conta 764 pagine, non può essere certo sintetizzato in un paragrafo. Quanto esposto sopra rappresenta un millesimo della realtà che emerge dall’inchiesta giornalistica di Vincenzo Brancatisano. Chi volesse conoscere la verità sulla sperimentazione della Multiterapia Di Bella dovrebbe leggerlo. Ma non è obbligatorio: come dice Beppe Grillo, per molti è meglio non vedere.  

 

 

Su www.vincenzobrancatisano.it