"P.U.F!"
Il Pensiero Unico del Farmaco
Cosa non si fa per lanciare una nuova medicina contro il cancro
Informazione in Medicina sempre più grottesca
Su
www.vincenzobrancatisano.itMaggio 2005
Dopo la Cuf, nasce il Puf: il Pensiero Unico del Farmaco. Un esilarante errore di battitura, più contagioso della varicella, ci ha consentito di scovare le frasi di alcuni famosi oncologi, riportate "in fotocopia" in articoli di giornale dove si esaltano le qualità del Letrozolo, un nuovo farmaco inibitore dell’aromatasi che promette successi alle donne affette da cancro al seno e già trattate con Tamoxifene. Alcuni stimati oncologi, e tra essi alcuni ex responsabili della sperimentazione della Multiterapia Di Bella (Conte, Cognetti, Colucci) dichiarano le stesse identiche frasi a giornali diversi, in giorni diversi e a diverse latitudini. La Scienza, ormai prossima alla perfezione, non puň sopportare che arrivi al grande pubblico un'informazione un po' piů artigianale. Quelle frasi, cosě uguali fra loro (provare per credere) riescono addirittura a far sorridere, Ma hanno imparato a memoria la lezione da recitare ai giornalisti? E che bisogno c’era? E se così non fosse, i responsabili della bella trovata che idea hanno della buona fede del lettore e dei malati che un comunicato pubblicato in fondo a questa pagina dice invece di avere molto a cuore? Al lettore interessa molto sapere se sia vero che un certo pensiero sia stato espresso dalla persona indicata nell'articolo e noi non mettiamo in dubbio la veridicitŕ dei fatti. Ma quell'errore di distrazione che fa addirittura pronunciare la locuzione errata "quello ottenuti" prima al professor Pierfranco Conte, poi al professor Francesco Cognetti, infine al professor Alberto Scanni, ci sembra troppo. Per verificare, inserite i due termini citati nel "cerca parole" di Word e cliccate a ripetizione. La stessa operazione, con brani diversi, si può eseguire per confrontare altre lunghe frasi smascherate (ad esempio tra quelle evidenziate) dei vari oncologi. Ciascuno degli articoli esposti di seguito è consultabile in rete cliccando sul relativo link. (Vincenzo Brancatisano, Maggio 2005).
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Tumori al seno, a Modena guarisce il 70% delle donne
EMILIANET
MODENA (22 feb. 2005) - A Modena ogni anno si ammalano di tumore del seno 500 donne, il 70% delle quali (150) sopravvive. Un dato eccellente, superiore del 5% rispetto alla media, che colloca Modena ai primi posti in Italia. La diagnosi precoce attuata con la mammografia - raccomandata soprattutto a chi è più a rischio perché ha avuto uno o più casi in famiglia - consente di salvare molte vite, così come gli interventi chirurgici sempre più mirati e le terapie più efficaci. Ma chi é colpito vive con l'angoscia che il tumore, anche se curato con successo, si ripresenti.
"Perché la guarigione non può dirsi mai definitiva, anche a 5 anni di distanza dall'intervento chirurgico - spiega il prof. Pierfranco Conte, direttore del Dipartimento di Oncologia dell'Università di Modena e Reggio Emilia - Oggi però le più recenti indagini internazionali offrono alle pazienti e alle loro famiglie una concreta speranza: secondo uno studio canadese (MA-17) condotto su oltre 5.000 donne in menopausa pubblicato sul New England Journal of Medicine (una delle più prestigiose riviste di medicina), l'utilizzo di una molecola, il letrozolo, ha consentito di ridurre del 40% sia le ricadute che la mortalità". Risultati entusiasmanti, ribaditi poche settimane fa da un'altra autorevole pubblicazione, l'aggiornamento dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), la più importante società scientifica oncologica del mondo.
"Nel tumore del seno 'ormonosensibile' (il 70% dei casi) - spiega il prof. Conte - l'ASCO consiglia il letrozolo dopo la terapia standard con tamoxifene, decisione presa in seguito ai benefici dimostrati in termini di sopravvivenza globale. Inoltre sono in corso studi per verificare l'impiego del letrozolo in sostituzione del tamoxifene. Se i risultati futuri saranno incoraggianti come quello ottenuti finora avremo un'arma in più per combattere il cancro: si introdurrà l'uso del letrozolo come terapia adiuvante, da utilizzare subito dopo la diagnosi". "I limiti delle terapie ormonali sinora disponibili - continua il prof. Conte - erano dovuti alla progressiva perdita di efficacia delle terapia ormonale ed ai suoi effetti collaterali che talora richiedevano la sospensione della terapia e impedivano trattamenti di durata superiore ai 5 anni.
Questi nuovi farmaci, gli inibitori dell'aromatasi, tra cui il letrozolo hanno dimostrato di essere più efficaci delle precedenti terapie ormonali, di essere efficaci anche quando le terapie ormonali precedenti non funzionano più e di non indurre molti degli effetti collaterali causati dalle precedenti terapie ormonali". Da tempo la terapia ormonale è utilizzata per il trattamento del tumore mammario avanzato e per ridurre il rischio di ripresa di malattia dopo asportazione del tumore alla mammella. Ma le cure finora a disposizione proteggono le donne dalla possibile ricomparsa della malattia a 5 anni dalla diagnosi. Il rischio di ammalarsi ancora non è dunque scongiurato definitivamente.
Che fare quindi? Lo studio MA-17 ha fornito la risposta, consentendo di continuare la terapia dopo i 5 anni. "Il letrozolo - afferma il prof. Conte - non solo protegge la donna dallo sviluppo di recidive ma migliora anche la sopravvivenza e sembra proteggere anche contro un altro rischio, quello della diffusione del tumore all'altro seno. Le pazienti che sembrano trarre maggiore beneficio in termini di sopravvivenza sono quelle con linfonodi colpiti dal tumore".
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A Paola nuove cure per combattere il tumore al seno
Il Giornale di Calabria
PAOLA (CS). Il cancro del seno in provincia di Cosenza colpisce ogni anno 600 donne, ma è tra i tumori più guaribili se diagnosticato quando è più piccolo di un centimetro, quando le possibilità di sopravvivenza sono quasi del 100% (99,5%). Importanti risultati si stanno ottenendo da una nuova terapia "anti-ormone" disponibile nel centro oncologico dell'Ospedale civile di Paola. "
La guarigione però - afferma Gianfranco Filippelli, responsabile dell'Oncologia medica di Paola - non può mai dirsi definitiva perché il tumore è sempre in agguato e può ripresentarsi. Ma oggi le più recenti indagini internazionali offrono alle pazienti concrete speranze in più. Secondo uno studio canadese (MA-17) condotto su oltre 5.000 donne in menopausa pubblicato sul New England Journal of Medicine - prosegue - l'utilizzo di una molecola che blocca un enzima specifico e diminuisce del 98% la produzione degli estrogeni in menopausa, il letrozolo, ha consentito di ridurre del 40% sia le ricadute che la mortalità". "Sono in corso studi per verificare l'impiego del letrozolo in sostituzione del tamoxifene - sostiene ancora Filippelli - e se i risultati futuri si dimostreranno incoraggianti come quelli finora ottenuti, avremo un'arma in più per combattere il cancro. Oggi le terapie a nostra disposizione proteggono le donne colpite da carcinoma della mammella dalla possibile ricomparsa della malattia entro cinque anni dalla diagnosi. Ma il rischio di ammalarsi ancora non è scongiurato definitivamente". "Il letrozolo è una molecola - sottolinea ancora Filippelli - che non solo protegge la paziente dallo sviluppo di recidive ma ne incrementa anche la sopravvivenza. Inoltre, risulta conferire un importantissimo effetto "protettivo" anche nei confronti del rischio di sviluppare un tumore all'altra mammella. Tra le pazienti che hanno partecipato allo studio MA-17, sembrano trarre maggiore beneficio in termini di sopravvivenza quelle con linfonodi colpiti dal tumore".http://www.giornaledicalabria.it/index.php?categoria=COSENZA&id=31810&action=mostra_primopiano
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Tumore al seno: 2000 casi ogni anno a Bari e Provincia
Sudnews 22/12/2004
Sopravvive il 70-80%. Diagnosi precoce salva molte vite
Tra tutte le statistiche di fine anno, forse, quella sulle malattie è la meno simpatica. Soprattutto quando si parla di una della malattie più terribili: il cancro.
E' il killer piu' pericoloso per le donne oltre i 55 anni: il tumore del seno colpisce ogni anno 31.000 persone in Italia, uccidendone 11.000. A Bari e provincia si ammalano ogni anno piu' di 2.000 donne, di cui il 70-80% sopravvive. La diagnosi precoce attuata con la mammografia - raccomandata soprattutto a chi e' piu' a rischio perche' ha avuto uno o piu' casi in famiglia - consente di salvare molte vite, cosi' come gli interventi chirurgici sempre piu' mirati e le terapie piu' efficaci. I dati sono del prof. Giuseppe Colucci, direttore del dipartimento di Oncologia Medica dell'Istituto Oncologico Irccs di Bari, il quale sottolinea che oggi le piu' recenti indagini internazionali offrono alle pazienti e alle loro famiglie una concreta speranza: secondo uno studio canadese (MA-17) condotto su oltre 5.000 donne in menopausa pubblicato sul New England Journal of Medicine, l'utilizzo di una molecola ha consentito di ridurre del 40% sia le ricadute che la mortalita'.
http://www.sudnews.it/visualizza.php?id=16865
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Salute Europa 20/12/2004
Tumore al seno: una nuova terapia
aumenta la sopravvivenza del 40%
E' il killer più pericoloso per le donne oltre i 55 anni: il tumore del seno colpisce ogni anno 31.000 persone in Italia, uccidendone 11.000. I nuovi casi a Roma sono più di 3.000, nel Lazio quasi 7.000 ogni anno, di cui il 70-80% sopravvive. La diagnosi precoce attuata con la mammografia - raccomandata soprattutto a chi è più a rischio perché ha avuto uno o più casi in famiglia -
consente di salvare molte vite, così come gli interventi chirurgici sempre più mirati e le terapie più efficaci. Ma chi è colpito vive con l'angoscia che il tumore, anche se curato con successo, si ripresenti. Perché la guarigione non può dirsi mai definitiva, anche a 5 anni di distanza dall'intervento chirurgico.http://www.saluteeuropa.it/news/2004/12/1220001.htm
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TUMORE DEL SENO, UNA TERAPIA ORMONALE DIMEZZA LE RECIDIVE E LA MORTALITA’
Lo studio MA-17 ha dimostrato la capacità di letrozolo come adiuvante prolungato di proteggere le donne in post menopausa e salvare quelle con i linfonodi già attaccati
Medinews, 20/7/2004
Milano, 20 luglio 2004 - Il tumore del seno resta uno dei "big killer" al femminile: solo nel nostro Paese, ogni anno, vengono colpite 31 mila donne e 11 mila decessi sono imputabili a questa neoplasia. Un tumore in costante ascesa, che può essere vinto in primo luogo con la prevenzione e adottando stili di vita adeguati, ma anche grazie a nuove terapie sempre più efficaci, in particolare per le neoplasie del seno "ormono-sensibili". E proprio contro questo tipo di cancro, che rappresenta i due terzi delle neoplasie totali, si registrano novità rivoluzionarie, destinate a modificarne radicalmente l’approccio. La conferma viene da uno studio canadese, denominato MA-17, coordinato dal dottor Paul Goss, direttore del Breast Cancer Prevention and Research, presso il Princess Margaret Hospital di Toronto. I dati aggiornati, presentati al recente congresso degli oncologi americani (ASCO), hanno dimostrato come una molecola, letrozolo, somministrata dopo la terapia standard con tamoxifene, è in grado di ridurre addirittura del 40% il rischio di recidiva in donne in post menopausa con tumore in fase iniziale e del 39% la mortalità nelle pazienti con linfonodi già intaccati al momento della diagnosi. Risultati entusiasmanti, pubblicati sul New England Journal of Medicine, che hanno portato all’interruzione prematura dello studio per motivi etici, per consentire cioè anche alle pazienti che ricevevano placebo di assumere questa terapia. "Si tratta di una novità davvero importante – spiega il dott.
Marco Venturini, oncologo all’Istituto Tumori di Genova – Questo "anti-ormone" infatti non solo protegge la donna dallo sviluppo di recidive ma – unico tra gli inibitori dell’aromatasi - migliora anche la sopravvivenza. Un ulteriore dato confortante: il letrozolo proteggerebbe contro un altro rischio, quello che la paziente sviluppi un nuovo tumore nell’altro seno". Lo studio è stato condotto su più di 5000 (5185) pazienti in post menopausa con tumore al seno in fase iniziale. Dopo 30 mesi di follow-up appare ora evidente che le donne in cui il tumore è già diffuso ai linfonodi al momento della diagnosi (linfonodo-positivo) hanno una maggiore probabilità di sopravvivenza. In questo gruppo di partecipanti allo studio, che comprendeva circa il 50% di tutte le pazienti arruolate nel MA-17, la mortalità è stata infatti ridotta significativamente del 39% rispetto alle pazienti trattate con placebo. "Sono risultati notevoli – commenta il dott. Roberto Labianca, Responsabile del reparto di oncologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo e presidente AIOM - Le pazienti con tumore al seno linfonodo-positivo hanno maggiore probabilità di sviluppare metastasi a distanza e, di conseguenza, possono essere maggiormente a rischio di morte per la malattia". I risultati dello studio MA-17 indicano che letrozolo è la prima terapia ormonale che dimostra un vantaggio in termini di sopravvivenza sulle pazienti con il protocollo adiuvante prolungato. "Lo studio MA-17 è stato accolto molto favorevolmente anche dalle associazioni pazienti come l’ANDOS (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) – aggiunge la dott. Flori Degrassi, coordinatore nazionale dell’Associazione – La maggior parte delle donne oggi sa che se al momento della diagnosi i linfonodi sono già stati intaccati, le possibilità di guarire sono ridotte in partenza. La capacità protettiva del letrozolo, dopo i primi cinque anni di trattamento con tamoxifene, anche nelle donne con linfonodi positivi ci fornisce una leva in più per aiutare le pazienti operate al seno a superare il trauma della malattia".http://www.medinews.it/files/index.cfm?id_rst=53&id_elm=2620
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TUMORE DEL SENO: A MILANO COLPISCE 1.500 DONNE L’ANNO. NUOVA TERAPIA AUMENTA LA SOPRAVVIVENZA DEL 40%
Buone notizie per la cura annunciate dalle massime autorità internazionali
17/1/2005
Milano, 17 gennaio 2005 – E’ il killer più pericoloso per le donne oltre i 55 anni: il tumore del seno colpisce ogni anno 31.000 persone in Italia, uccidendone 11.000. Anche a Milano il problema è molto sentito: in città si ammalano ogni anno 1.500 donne, di cui il 70-80% sopravvive. La diagnosi precoce attuata con la mammografia - raccomandata soprattutto a chi è più a rischio perché ha avuto uno o più casi in famiglia - consente di salvare molte vite, così come gli interventi chirurgici sempre più mirati e le terapie più efficaci. Ma chi è colpito vive con l’angoscia che il tumore, anche se curato con successo, si ripresenti. Oggi le più recenti indagini internazionali offrono alle pazienti e alle loro famiglie una concreta speranza: secondo uno studio canadese (MA-17) condotto su oltre 5.000 donne in menopausa pubblicato sul New England Journal of Medicine (una delle più prestigiose riviste di medicina), l’utilizzo di una molecola, il letrozolo, ha consentito di ridurre del 40% sia le ricadute che la mortalità. Risultati entusiasmanti, ribaditi poche settimane fa da un’altra autorevole pubblicazione, l’aggiornamento dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), la più importante società scientifica oncologica del mondo. Nel tumore del seno ‘ormonosensibile’ (il 70% dei casi), l’ASCO consiglia il letrozolo dopo la terapia standard con tamoxifene, decisione presa in seguito ai benefici dimostrati in termini di sopravvivenza globale. "Sono in corso studi per verificare l’impiego del letrozolo in sostituzione del tamoxifene – puntualizza il prof. Alberto Scanni, responsabile dell’Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano, dov’è attivo un centro specializzato in senologia - Se i risultati futuri saranno incoraggianti come quello ottenuti finora avremo un’arma in più per combattere il cancro: si introdurrà l’uso del letrozolo come terapia adiuvante, da utilizzare subito dopo la diagnosi". Oggi le cure a disposizione proteggono le donne dalla possibile ricomparsa della malattia a 5 anni dalla diagnosi. Ma il rischio di ammalarsi ancora non è scongiurato definitivamente. Che fare quindi? Lo studio MA-17 ha fornito la risposta, consentendo di continuare la terapia dopo i 5 anni. "Il letrozolo - afferma il prof. Scanni - non solo protegge la donna dallo sviluppo di recidive ma migliora anche la sopravvivenza e sembra proteggere anche contro il rischio della diffusione del tumore all’altro seno. Le pazienti che sembrano trarre maggiore beneficio sono quelle con linfonodi colpiti dal tumore." "E’ sempre comunque importante affidarsi a centri specializzati proprio perché è con la scelta della cura più appropriata che si ottengono i migliori risultati". Giuliano D'Ambrosio
http://www.medinews.it/files/index.cfm?id_rst=53&id_elm=2697
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TUMORE DEL SENO:
A BRESCIA COLPITE 1.500 DONNE L’ANNO
24/1/2005
Brescia - E’ il killer più pericoloso per le donne oltre i 55 anni: il tumore del seno colpisce ogni anno 31.000 persone in Italia, uccidendone 11.000. Anche a Brescia e provincia il problema è molto sentito: si ammalano ogni anno 1.500 donne, di cui il 70-80% sopravvive. "La diagnosi precoce attuata con la mammografia, raccomandata a tutte le donne dopo i 40 anni di età – spiega il dr. Alberto Zaniboni, responsabile dell’Unità di Oncologia Medica della Poliambulanza di Brescia – consente di salvare molte vite, così come gli interventi chirurgici sempre meno demolitivi e le terapie mediche e radianti sempre più efficaci. Ma chi è colpito vive con l’angoscia che il tumore, anche se curato con successo, si ripresenti. Anche dopo i fatidici cinque anni dall’intervento chirurgico permane una quota di rischio che questo avvenga. Oggi però le più recenti indagini internazionali offrono alle pazienti e alle loro famiglie una concreta speranza per ridurre ulteriormente il rischio residuo di recidiva". Al centro dell’attenzione è uno studio canadese (MA-17), recentemente pubblicato sul New England Journal of Medicine, una delle più prestigiose riviste di medicina, condotto su oltre 5.000 donne in menopausa. Secondo lo studio l’utilizzo di una molecola, il letrozolo, ha consentito di ridurre del 40% sia le ricadute che la mortalità. Risultati molto incoraggianti, ribaditi poche settimane fa da un’altra autorevole pubblicazione, l’aggiornamento dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), la più importante società scientifica oncologica del mondo. Nel tumore del seno ‘ormonosensibile’ (il 70% dei casi), l’ASCO consiglia di considerare un inibitore dell’aromatasi come il letrozolo dopo la terapia standard con tamoxifene, decisione presa in seguito ai benefici dimostrati in termini di sopravvivenza globale. "Sono in corso studi per verificare l’impiego del letrozolo, come di altre molecole della stessa classe, gli inibitori dell’aromatasi, in sostituzione del tamoxifene – aggiunge il dr. Zaniboni. Se i risultati futuri saranno incoraggianti come quelli ottenuti finora anche in termini di tollerabilità, avremo un’arma in più per combattere il cancro: si introdurrà un farmaco di questa classe come terapia adiuvante, da utilizzare subito dopo la diagnosi quale terapia precauzionale".Oggi le cure a disposizione proteggono le donne dalla possibile ricomparsa della malattia a 5 anni dalla diagnosi. Ma il rischio di ammalarsi ancora non è scongiurato definitivamente. Che fare quindi? Lo studio MA-17 ha fornito una risposta, offrendo l’opportunità di continuare la terapia dopo i 5 anni.di tamoxifene. "Il letrozolo – afferma Zaniboni - non solo protegge la donna dallo sviluppo di recidive ma migliora anche la sopravvivenza nelle pazienti con linfonodi positivi e sembra proteggere anche contro un altro rischio, quello dell’insorgenza di un nuovo tumore all’altro seno. Le pazienti che sembrano trarre maggiore beneficio in termini di sopravvivenza sono quelle con linfonodi colpiti dal tumore. Restano peraltro da valutare gli effetti collaterali a distanza, che al momento paiono contenuti. È importante che ogni paziente discuta con il proprio oncologo questa nuova opportunità di cura,effettuando insieme un attenta disanima dei pro e contro di questa nuova opzione terapeutica".Giuliano D'Ambrosio
http://www.medinews.it/files/index.cfm?id_rst=52&id_elm=2705
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Il GIORNALE DI BRESCIA
ALBERTO ZANIBONI DELLA POLIAMBULANZA SULL’UTILIZZO DELLA MOLECOLA DEL LETROZOLO
Si aprono nuove speranze terapeutiche
per curare i tumori al seno
Buone notizie sul fronte della cura dei tumori al seno, patologia che solo nel Bresciano colpisce 1500 donne ogni anno. Grazie ad una nuova terapia, infatti, la sopravvivenza - che, fortunatamente, è già percentualmente molto elevata - aumenta di un ulteriore 40%.I risultati di uno studio condotto con una molecola, il letrozolo, indicano anche la possibilità di dimezzare le ricadute di una malattia che colpisce soprattutto donne al di sopsra dei 55 anni di età. A livello nazionale, di tumore Al seno ogni anno si ammalano 31.000 persone e, di queste, circa undicimila con esito letale. Anche a Brescia e provincia il problema è molto sentito: si ammalano ogni anno 1.500 donne, di cui il 70-80% sopravvive. "La diagnosi precoce attuata con la mammografia, raccomandata a tutte le donne dopo i 40 anni di età –spiega Alberto Zaniboni, responsabile dell’Unità di Oncologia Medica della Poliambulanza - consente di salvare molte vite, così come gli interventi chirurgici sempre meno demolitivi e le terapie mediche e radianti sempre più efficaci. Ma chi è colpito vive con l’angoscia che il tumore, anche se curato con successo, si ripresenti. Anche dopo i fatidici cinque anni dall'intervento chirurgico permane una quota di rischio che questo avvenga. Oggi, però, le più recenti indagini internazionali offrono alle pazienti e alle loro famiglie una concreta speranza per ridurre ulteriormente il rischio residuo di recidiva". Al centro dell’attenzione è uno studio canadese (MA-17), recentemente pubblicato sul "New England Journal of Medicine", una delle più prestigiose riviste internazionali di medicina, condotto su oltre cinquemila donne in menopausa. Secondo lo studio, l'utilizzo di una molecola, il letrozolo, ha consentito di ridurre del 40% sia le ricadute sia la mortalità. Risultati molto incoraggianti, ribaditi poche settimane fa da un'altra autorevole pubblicazione, l'aggiornamento dell'"American Society of Clinical Oncology" (ASCO), la più importante società scientifica oncologica del mondo. Nel tumore del seno "ormonosensibile" - rappresentato dal 70% dei casi - l’ASCO consiglia di considerare un inibitore dell'aromatasi come il letrozolo dopo la terapia standard con tamoxifene, decisione presa in seguito ai benefici dimostrati in termini di sopravvivenza globale. "Sono in corso studi per verificare l'impiego del letrozolo, come di altre molecole della stessa classe, gli inibitori dell'aromatasi, in sostituzione del tamoxifene - aggiunge il dott. Zaniboni -. Se i risultati futuri saranno incoraggianti come quelli ottenuti finora anche in termini di tollerabilità, avremo un'arma in più per combattere il cancro: si introdurrà un farmaco di questa classe come terapia adiuvante, da utilizzare subito dopo la diagnosi quale terapia precauzionale". Oggi le cure a disposizione proteggono le donne dalla possibile ricomparsa della malattia a cinque anni dalla diagnosi. Ma il rischio di ammalarsi ancora non è scongiurato definitivamente. Che fare quindi? Lo studio MA-17 ha fornito una risposta, offrendo l’opportunità di continuare la terapia dopo i cinque anni di tamoxifene. "Il letrozolo - afferma Zaniboni - non solo protegge la donna dallo sviluppo di recidive, ma migliora anche la sopravvivenza nelle pazienti con linfonodi positivi e sembra proteggere anche contro un altro rischio, quello dell'insorgenza di un nuovo tumore all'altro seno. Le pazienti che sembrano trarre maggiore beneficio in termini di sopravvivenza sono quelle con linfonodi colpiti dal tumore. Restano peraltro da valutare gli effetti collaterali a distanza, che al momento paiono contenuti. È comunque importante che ogni paziente discuta con il proprio oncologo questa nuova opportunità di cura, effettuando insieme un’attenta valutazione degli aspetti positivi e degli svantaggi di questa nuova opportunità terapeutica che, come accade, non può essere applicata indiscriminatamente a tutte le pazienti, ma valutata caso per caso, n base al quadro clinico e ad una serie di variabili che solo medico e paziente possono attentamenet analizzare.
http://www.grupposandonato.it/html/pdf/17.pdf
http://www.grupposandonato.it/html/pdf/17.pdf
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E fanno pure la lezione…
TUMORI, ANCHE LE PAROLE AIUTANO A GUARIRE NASCE L’OSSERVATORIO SULL’INFORMAZIONE IN ONCOLOGIA
Primo convegno nazionale a Modena tra medici, giornalisti, pazienti e industrie.
15/10/2004
Modena, 15 ottobre 2004 - Attenzione a parlare e a scrivere in termini miracolistici delle nuove terapie, in particolar modo quando l’argomento è il cancro. Dall’altra parte dello schermo televisivo e del giornale ci sono migliaia di persone che vivono direttamente il dramma della malattia, o ci convivono in casa, e notizie gonfiate rischiano di creare solo illusioni. Per questo è necessario trovare un giusto equilibrio tra gli interessi di chi lancia la notizia, chi la diffonde e chi, suo malgrado, la subisce. Di tutto ciò si parla oggi, all’Hotel Fini di Modena nel primo convegno nazionale su "La Gestione dell’informazione in oncologia" promosso dal Dipartimento di oncologia ed ematologia dell’Università di Modena e Reggio Emilia diretto dal prof. Piefranco Conte, in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Medicina. Per l’intera giornata medici, giornalisti, ricercatori, amministratori, rappresentanti dei pazienti e dell’industria, fra i più autorevoli esponenti del mondo scientifico italiano, si confrontano sulla necessità di trovare un linguaggio comune tra pazienti, clinici, amministratori e media per trasferire nella pratica clinica i risultati della ricerca. Con l’obiettivo di trovare un accordo sulla sua migliore gestione, a tutto vantaggio dei pazienti. Da qui la scelta di far nascere il primo Osservatorio sull’Informazione in Oncologia, una struttura permanente che si occuperà a 360 gradi di monitorare quanto pubblicato sui media italiani in materia, di elaborare proposte e progetti, di formare medici e operatori dell’informazione e presentare report periodici alle autorità sanitarie. "In Italia oggi non esiste nulla di tutto ciò - sottolinea il prof. Conte. Eppure l’esigenza di meglio comprendere questi fenomeni è enorme. La comunicazione dei risultati della ricerca e degli effettivi avanzamenti nella cura dei pazienti oncologici rappresenta una delle sfide che la medicina deve affrontare per mantenere credibilità e fiducia nei confronti del pubblico. I linguaggi dei ricercatori, dei clinici, dell’industria farmaceutica, degli amministratori, dei pazienti e dei media – aggiunge il prof. Conte - spesso infatti differiscono radicalmente tra loro, anche se superficialmente pensano di parlare in modo univoco". L’obiettivo del convegno, cui partecipano, fra gli altri, il prof. Silvio Garattini, il prof, Dino Amadori, il prof. Riccardo Masetti, Luciano Onder "è di sottolineare che alla base della comunicazione vi sono diversi e legittimi interessi, per cui è importante dare il giusto peso alle notizie a seconda delle fonti di provenienza. È chiaro che chi investe nella ricerca – prosegue il direttore dell’Oncologia del Policlinico di Modena - ha tutto l’interesse perché emergano dati positivi e vengano diffusi. Che chi deve amministrare il denaro pubblico per garantire livelli di assistenza appropriati alla maggior parte delle persone ha interesse a capire dove è meglio investire risorse. Ma è soprattutto vero che i malati rappresentano l’anello debole della catena e dovrebbero essere difesi già alla fonte". Al di la degli interessi commerciali, che spesso nascondono l’ambiguità dei linguaggi, esiste inoltre una effettiva controversia nel definire - dal punto di vista delle diverse parti in causa – come misurare la rilevanza dei risultati della ricerca.Ciò è ancora più importante in campo oncologico, perché di tumore si ammalano sempre più persone e malgrado gli oggettivi progressi scientifici il cancro suscita tuttora una paura irrazionale. Le notizie che riguardano la patologia devono quindi essere ponderate e gestite senza superficialità. La tavola rotonda che chiude il convegno affronta infine il difficile tema della comunicazione medico paziente, considerato uno dei punti fondamentali per una buona riuscita del percorso di cura. "Le capacità comunicative del medico – spiega il prof. Conte - non sempre sono adeguate a gestire al meglio il rapporto con il malato. Purtroppo si impara sul campo, perché non esiste un addestramento formale nelle Università. Il risultato di queste lacune è che spesso i pazienti girano per gli ambulatori con informazioni sbagliate, lamentano un cattivo rapporto con uno o più medici, o non seguono le cure come dovrebbero. In questi casi la comunicazione pesa tantissimo: nel caso di patologie gravi i pazienti e i familiari si attivano per consultare il maggior numero di persone possibili e alla fine si fidano solo di chi è stato in grado di fornire loro in modo esauriente le informazioni che cercano e la strada terapeutica da seguire".
Intermedia, Comunicato convegno Modena - Modena, 15 ottobre
http://www.medinews.it/files/index.cfm?id_rst=55&id_elm=2654
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