L’interrogazione

21 NOVEMBRE 2006 – Né Repubblica, né il Corriere di oggi hanno dedicato spazio alla questione delle graduatorie, nella loro versione cartacea, a differenza di quanto si è sentito dire per tutta la giornata. In compenso Repubblica ha ospitato una lettera del preside Antonio Claser che spara a zero, giustamente, contro il valzer degli insegnanti indotto dal periodico rinnovo delle graduatorie d’istituto. “Il meccanismo delle graduatorie, degli aventi diritto, delle centinaia di telegrammi che la scuola ha spedito in questi giorni” citato dal preside non è stato capito – racconta – dal genitore del bambino autistico che si è visto cambiare il docente di sostegno in corso d’opera. Il valzer dei docenti durante l’anno scolastico è uno scandalo che va denunciato con fermezza. Certo, il contesto nel quale si legge l’intervento fa un po’ pensare. Specie se nell’omologa rubrica dell’altro giornale che oggi ha voluto bucare la notizia che per molti – anche a Palazzo Chigi – è invece la notizia del giorno, compare una lettera come questa:
Laureati dimenticati
Caro Romano, le scrivo a nome degli studenti del corso
di laurea in Scienze della Formazione Primaria dell'università di
Milano-Bicocca, per parlarle del nostro futuro. Attraverso le proposte di legge
contenute nella Finanziaria e in altri decreti legge i governi sanciscono
l'avvio dei corsi abilitanti e l'assunzione in ruolo di 150.000 insegnanti
precari, «dimenticandosi» di noi. La laurea in Scienze della Formazione
Primaria è abilitante all'insegnamento, prevede e permette una formazione
completa e approfondita, un tirocinio intenso e impegnativo e dei laboratori
all'avanguardia. Una formazione che viene svalutata e accantonata permettendo
che queste 150.000 persone ci passino davanti in graduatoria permanente con un
anno di corso abilitante. Noi studenti non siamo contrari ai corsi abilitanti
per i precari, quello che chiediamo è il giusto riconoscimento del nostro
titolo di studi
Roberta Caspiati, Corso di laurea in Scienze della
Formazione Primaria Università di Milano
Corriere della
Sera, 21 novembre 2006
E veniamo all’interrogazione. La
ragazza ha ragione anche se onestamente si “allarga” un po’ troppo. Vorrebbe
mettere le mani anche sui famigerati
150.000 posti. Nessuno può imbrigliare il futuro lavorativo dei giovani e se
questo fosse il vero motivo delle mosse del governo in merito all’abolizione
delle graduatorie con allegato traghettamento
verso un nuovo sistema di reclutamento, sarebbe cosa comprensibile. Ma i giovani studenti universitari e gli universitari meno giovani sono proprio sicuri che la “formazione completa e approfondita”, il “tirocinio
intenso e impegnativo”, i “laboratori all'avanguardia” siano in grado di fare anche
lontanamente capire cosa c’è in una classe e come si affronta - oggi - una classe? Gli insegnanti-universitari-prepara-insegnanti hanno mai visto un’aula di un professionale di Catania o di Milano o di Napoli? Immaginano come si svolga un'interrogazione in un professionale? Eccone una e non è
neppure tanto seria...clicca.
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