Fioccano le condanne mentre si attendono novità dalla Legge Finanziaria

Integrazione scolastica, c’è ancora tanto da fare 

Disabili senza insegnante o con insegnante arrivato solo da pochi giorni



 

Di Vincenzo Brancatisano

 

28 NOVEMBRE 2006 -  In molte classi continuano a latitare gli insegnanti di sostegno. Molti ragazzi disabili o con problemi di ogni tipo continuano a stare in classe senza l’appoggio previsto dalla legge. Dopo lo scandaloso valzer di insegnanti indotto nei giorni scorsi dall'entrata in vigore delle nuove graduatorie d'istituto sono arrivati tra i banchi centinaia di nuovi insegnanti privi di specializzazione, come previsto dal Ministero dell'Istruzione in una nota di luglio 2006. Sono tante le sentenze civili con le quali l’amministrazione viene condannata per la violazione di diritti fondamentali. Il ministro Giuseppe Fioroni, sensibile al tema, ha annunciato in Parlamento (nella sua audizione in VII Commissione permanente legislativa della Camera) che darà priorità ai disabili e ai loro professori. Come se non bastasse, occorre registrare che anche quest'anno si assiste al sovraffollamento di studenti disabili negli istituti professionali, dove ci sono due, tre e anche quattro disabili "certificati" in una stessa classe, che si aggiungono ai due, tre, dieci alunni con disagio (di ogni tipo) non certificato e ad alunni stranieri che non conoscono la lingua. Solo in pochissime aule dei licei e degli istituti tecnici è possibile registrare la presenza di un alunno con handicap. Nonostante il positivo raddoppio in pochi anni della presenza di disabili nelle nostre scuole - segno anche della diffusione di patologie nella popolazione ma soprattutto sintomo di una cresciuta sensibilità delle famiglie - i licei quasi non ne vogliono sapere, stando alla sproporzione sempre più riscontrabile nei dati ufficiali. E' una questione tabù ma occorre affrontarla prima o poi con serietà. Quanto alle incertezze della Finanziaria, ospitiamo l’intervento di un docente di sostegno che ci ha scritto.

 

        Cosa succederà ai posti di sostegno? La questione ritorna al punto di partenza. Dal maxiemendamendo si evince che nulla è stato cambiato rispetto al testo iniziale della finanziaria (art. 66 comma 1 lettera b). Insegnanti di sostegno e alunni diversamente abili sempre meno considerati.

        Aumentare i posti in organico di diritto nella misura dell'80% del numero complessivo dei docenti in servizio nell'a.s. 2005/2006 (come citava l'emendamento 66.17 presentato da diversi parlamentari della maggioranza a quanto pare poi cestinato), nella scuola non significa aumentare la spesa perchè il numero di insegnanti di sostegno nelle scuola rimane lo stesso, significa invece “assicurare all'alunno diversamente abile la presenza dello stesso insegnante di sostegno nei vari anni del percorso scolastico”.

       Fino ad oggi abbiamo assistito ad uno spettacolo indecente: un alunno diversamente abile si è visto passare davanti tre insegnanti di sostegno incaricati nei tre anni di scuola media (e ci sono casi peggiori). A seconda della gravità dei casi, sappiamo benissimo che prima di conoscere l'alunno occorre fare delle osservazioni sistematiche che durano mesi, e non appena si conosce l'alunno ecco che l' anno scolastico è già finito.

       L'anno successivo, l'alunno diversamente abile si ritrova allo stesso punto di partenza perchè gli si presenta un altro insegnante di sostegno. Io penso che i parlamentari dovrebbero tenere in considerazione determinate problematiche più di altre.

                                                                                               Prof. S. Lentini

 

Parla un avvocato che ha vinto una causa

 

Parla un operatore giudiziario

 

Sentenza da leggere
Il Ministero fa causa a quattro disabili e ai loro genitori. Ma Il Tribunale dà ragione a loro e parla di "assurde discriminazioni" (Pdf)

 

 

 

 

Tredici cinesi in una sola classe



 

28 NOVEMBRE 2006 – Analoga situazione per gli studenti stranieri. Molti di loro non conoscono la lingua italiana e troppo spesso nulla si fa per loro. Esistono i Ctp, ma poche scuole sono attrezzate culturalmente (a volte manca la semplice informazione) per far fronte al problema. Che è quasi tabù, ma è meglio che qualcuno lo affronti seriamente prima o poi. L’ottenuto ricongiungimento familiare sta portando in classe molti ragazzi stranieri appena arrivati ed è ovvio che l’integrazione di questi alunni, che pure si dimostrano spesso più bravi e motivati degli italiani, debba passare per la scuola. Ma se si formano classi dove più del 50 per cento degli alunni è costituito da stranieri e magari ci aggiungi pure uno o due studenti disabili, allora il tutto rischia di far fallire ogni proposito di integrazione e si trasforma in danno anche per gli italiani ai quali non è garantito il diritto allo studio.  I problemi sono gravi nelle città a forte immigrazione. A Mirandola, nella Bassa modenese, c’è una classe costituita per metà da 13 ragazzi cinesi che non capiscono l’italiano. A Sassuolo, patria delle ceramiche, le classi multinazionali non si contano più. Franco Frabboni, preside della Facoltà di Scienze della Formazione Primaria presso l’Università di Bologna è caustico: mettere più di due o tre alunni stranieri in una classe - ha spiegato a Radio24 - è pura demagogia. L’aumento del numero delle classi, proposto da Frabboni, dove diluire gli stranieri per una proficua e auspicata integrazione, è però contraddetto dai tagli alla spesa scolastica annunciati dal governo. Allora finisce che ci si improvvisi e che si lasci tutto all’inventiva e alla passione - quando c’è - degli insegnanti.  Certo, è importante il ruolo dei Ctp (Centri territoriali permanenti) con cui spesso le scuole intrattengono rapporti di collaborazione finalizzati al sostegno all’apprendimento della lingua italiana, ma ci vorrebbero altri mediatori linguistici, e tuttavia mancano i soldi. (Vincenzo Brancatisano)

 

L'approfondimento


Attivazione di appositi corsi di lingua italiana per studenti stranieri. Legge 40/98, art. 36


Formazione delle classi con stranieri. Obblighi del collegio docenti e altro. Dpr 394/99, art. 45 e seguenti


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