Entro il 31 dicembre 2006 la domanda all’INPDAP per un prestito fino a
300.000 euro
Mutuo casa a tasso agevolato? Ci dispiace,
siete precari
Esclusi i lavoratori pubblici a tempo
determinato. Che però pagano i
contributi all’ente

15 DICEMBRE 2006 – Fanno finta di fare
leggi per chi ha bisogno e inducono l’opinione pubblica a ritenere che la spesa
sociale sia scoppiata a causa degli aiuti previsti per le fasce più deboli
della popolazione. Ma è davvero così? Quando si parla di diritti negati, di
sfruttamento del lavoro e di discriminazione indotti dal precariato, specie se
di lungo corso e di natura pubblica e magari statale, lo si fa con consapevolezza.
I diritti negati ai precari sono di natura economica e di natura giuridica.
Tutti attengono alla dignità della persona, del cittadino, del lavoratore. In
occasione della tornata elettorale di primavera abbiamo visto come l’insegnante
precario fuorisede debba addirittura pagare (soldi, tanti soldi) per andare a
votare, cioè per
recarsi alle urne, a differenza di quanto succede all’insegnante di
ruolo fuorisede. Ed è solo uno dei tanti, tantissimi, troppi esempi di
discriminazione che non preoccupano gli interessati, anche perché storditi e
resi inermi ogni sei mesi da leggi strambe che li tengono impegnati giorno e
notte per cercare di conquistare un “nonnulla”, come scrive
Pignatelli, e per poi cantare vittoria per una vittoria che invece è
una sconfitta. Né preoccupano chi si fa pagare lautamente (con soldi, tanti
soldi: quanti soldi esattamente, cari sindacati che non pubblicate i bilanci?)
per tutelarne gli interessi e poi organizza pantomime di manifestazioni
domenicali nella settimana prenatalizia contro non si sa
chi-né-cosa-né-perché. Ai tanti esempi
di discriminazione, che occupano alcuni capitoli di un libro-denuncia di
prossima pubblicazione di Vincenzo Brancatisano, aggiungiamo uno, che attiene
ad alcuni diritti anch’essi sanciti dalla Costituzione che a parole tutti
dicono di voler difendere: il diritto alla casa e il diritto all’accesso al
credito. Si sente dire spesso (ormai è uno slogan liso) che i precari non
riescono ad accedere ai mutui e ai prestiti personali, e che i direttori delle
banche neppure li pigliano in considerazione. Così spesso i precari finiscono
per firmare contratti con società finanziarie che danno mutui e prestiti a
tutti e nessuna autorità pubblica (lo Stato, ah lo Stato) né le associazioni
dei consumatori (che sono spuntate come funghi in questi anni ma non sono
riuscite a tamponare la mole crescente di vessazioni) si accorgono che ormai il
TAEG proposto dai Signori del
credito sfiora il 30 per cento. Il
buon Claudio Lippi si dichiara oggi
nauseato (e per questo lo applaudiamo sinceramente) dai programmi televisivi
che pure gli hanno dato da mangiare negli stessi anni in cui la mente di una
generazione di giovani (e di giovani genitori) veniva devastata dalla
televisione idiota. Ma Lippi non si accorge di quanto gli passa sotto il naso.
E cioè che il TAEG proposto dalla
Finanziaria nello spot di cui egli fa da testimonial televisivo è del 29 e passa per cento, come si legge nel
testo sottopancia imposto dalla legge a chi reclamizza finanziamenti. I tassi
che sfiorano il 30 per cento di TAEG sono ormai diffusissimi e quasi nessuno
dice niente. Il problema dei tassi non interessa i lavoratori del pubblico
impiego iscritti all’INPDAP. Per
loro i tassi sono agevolati anzi agevolatissimi. Se intendono acquistare casa
l’INPDAP ha previsto per loro un mutuo che finanzia l’intera somma necessaria
(fino a 300.000 euro) per l’acquisto dell’immobile a un tasso del 2 per cento,
o poco più alto se si chiede un interesse fisso e non variabile. Ma… Ma questo
vale solo se il richiedente iscritto all’INPDAP – come recita il Regolamento
per la concessione di mutui ipotecari agli iscritti alla gestione unitaria del
credito e delle attività sociali dell’INPDAP – è “in servizio a tempo indeterminato con un’anzianità effettiva di almeno 1 anno” – prima
discriminazione – e “dai dirigenti con contratto a tempo determinato con pari anzianità di
servizio”: seconda discriminazione. Discriminazioni, intendiamoci, rese
necessarie dall’esigenza di evitare sofferenze al sistema per carenza di
garanzie. Ma è proprio questo il punto. Centinaia di migliaia di precari sono
vittime di contratti a termine e non hanno un contratto a tempo indeterminato
non perché non ci sono stati e non ci siano posti di lavoro (altrimenti pochi
elemosinerebbero un posto di lavoro dove il lavoro non c’è). Essi non sono
stati e non sono ancora lavoratori a tempo indeterminato anche se abusati per
anni e per decenni – e hanno perso in questo modo diritti e serenità che
nessuno e in nessun modo potrà più restituire loro – solo perché il Datore Di Lavoro ha preferito
abusare della contrattazione a termine e dunque a lucrare sulla mancata
progressione di carriera, grazie anche alla complicità dei sindacati che hanno
accettato supinamente per anni la formula normativa recepita nei contratti collettivi
secondo cui “in nessun caso i contratti a tempo determinato si possono
trasformare in contratti a tempo indeterminato”. Il ministro della Pubblica
Istruzione, Giuseppe Fioroni ammette la grave responsabilità dello Stato,
quando dice che i precari sono insegnanti che, “per
ritardi colpevoli, non sono stati inseriti prima nei ruoli a tempo
indeterminato. Gli stipendi già glieli diamo, perciò non ha senso che non siano
assunti”. E allora? E’ accettabile che l’INPDAP, sepolto da tonnellate di
domande e duqnue costretto a riaprire i termini per la riacquisizione delle
domande (scadenza 31 dicembre 2006),
finanzi SOLO i non precari e i precari-dirigenti? L’INPDAP non è finanziato
anche dai precari pubblici, sui quali lo Stato non fa certo discriminazioni
quando si tratta di prelevare? Quanti in questi giorni eruttano parole in libertà
contro l’assunzione dei precari della scuola pubblica e della pubblica
amministrazione (nella quale esistono certo sacche di fannullonismo che nulla
hanno a che fare con il diritto al lavoro e alla dignità del lavoro),
dovrebbero aguzzare la vista. I contributi trattenuti sullo stipendio dei precari
finanziano non solo la pensione di chi non lavora più e le malattie spesso
lunghe e spesso fittizie di chi lavora a tempo indeterminato. Ma anche il
mutuo agevolato di chi lavora a tempo indeterminato e che magari una casa ce
l’ha già: il Regolamento dell’INPDAP pretende solo che la casa che si abbia già
in proprietà disti almeno 50 chilometri dalla casa per cui si chiede il mutuo e
ammette tante altre eccezioni facilmente verificabili, tra le quali la possibilità di dare in affitto la nuova casa dopo soli due anni). Ed è accettabile che
l’assegno di disoccupazione del docente precario sia tassato con un’aliquota
d’imposta generale – che va ad alimentare la spesa sociale che come si sta
vedendo aiuta soprattutto chi è già garantito –
che è superiore più di dieci volte il tasso di interesse per il mutuo in
questione cui il precario però non può accedere perché lo Stato non lo ha
inserito nei ruoli “per ritardi colpevoli”?
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