I prof non sono assicurati all’Inail
Se si cade dalle
nuvole
Ma non lo sanno. Finchè va bene...

All’Inail.
«Buongiorno,
vorrei sapere perché mi avete bocciato la pratica».
«Di
che si tratta?»
«Infortunio
sul lavoro».
«Si
chiama?»
«Così
e così».
«E ora come si sente».
«Così
e così. Ecco, questa è la vostra lettera con la bocciatura».
«Che
lavoro fa?»
«Sono
insegnante».
«Di
che cosa?»
«Materie
letterarie e giuridiche»
«Eh?»
«Con
la Riforma Epocale, i docenti di Storia dovranno insegnare il Diritto
Costituzionale»
«Beh,
per Lei non cambia niente neppure con questa trovata. Gliel’abbiamo bocciata,
la pratica, perché lei non è assicurato».
«Come
mai? La scuola si è dimenticata di pagare la mia polizza?»
«Ma
quale polizza. Gli insegnanti non sono a rischio e dunque non sono assicurati».
«Non
sono a rischio? E chi l’ha detto?»
«Trattasi
di contrattazione collettiva. Lo chieda al suo Sindacato».
Al Sindacato
«E’
vero, compagno, tu non sei assicurato, ma se tu decidi di fare causa in
Tribunale, potremmo anche vincere. La tesi che sosterremo in giudizio è la
seguente: «E’ vero che tu non eri assicurato ma chi ha detto che non avresti
dovuto esserlo?»
Pausa.
«La
situazione mi sembra un tantino contorta. Non sarebbe più semplice prevedere
l’obbligo di assicurazione contro gli infortuni direttamente nel contratto
collettivo? Lo prevede la Costituzione».
Lunga pausa. Sorriso enigmatico.
14
FEBBRAIO 2010 – C’è l’ennesimo
incidente a scuola. Il Preside, anzi il capo d’istituto, anzi il dirigente
scolastico…. No, che diamine, l’insegnante
incaricato di dirigere la scuola ha tentato di mobbizzare una docente precaria
vittima di un infortunio sul lavoro. La poveretta era caduta fratturandosi una
mano e aveva pure inoltrato una denuncia all’Inail – anzi, all’Inàil, direbbe
Bonanni – come fanno tutti i docenti che cadono sul lavoro e come fanno tutti
i docenti che dopo essere caduti sul lavoro cadono nella disperazione a seguito
di una lettera con la quale l’Inail rigetta la pratica con poche righe di spiegazione:
carissimo caduto sul lavoro, Lei non era assicurato sul lavoro, dunque non
faccia finta di cadere pure dalle nuvole. La poveretta ha poi chiesto
spiegazioni a scuola, e a scuola le hanno confermato che in effetti gli
insegnanti non sono assicurati. E già che ci siamo, il
preside-dirigente-capo-incaricato costringe la poveretta a rientare a scuola con
l’arto ingessato facendole pesare la circostanza che non essendoci soldi per una
supplente le sue classi sono da tempo scoperte. Si vergogni, la poveretta. Gli
insegnanti non sono assicurati all’Inail
contro gli infortuni sul lavoro e spesso lo ignorano. La questione, che abbiamo
gia denunciato su vincenzobrancatisano.it
già alcuni anni or sono, è seria, poiché gli incidenti sono frequenti e il
contenzioso è immenso. Fino al 2003 l’ente si limitava a rigettare la richiesta
di indennizzo da parte dei docenti infortunati adducendo la mancata copertura
del rischio. Mancata copertura legata a contestate scelte della contrattazione
collettiva. In preda a un contenzioso imponente, aggravato dal recente
riconoscimento degli infortuni in itinere (dovuti spesso a incidenti stradali),
l’Inail nazionale il 23 aprile 2003 ha redatto la Circolare
n. 28. Essa stabilisce che «gli insegnanti sono assicurati all’Inail solo
in casi limitati. Eccoli: 1) se per lo svolgimento della loro attività fanno
uso di macchine elettriche, ovvero se frequentano un ambiente organizzato ove
esse siano presenti; 2) se sono direttamente adibiti alle seguenti attività:
esperienze tecnico-scientifiche, esercitazioni pratiche, esercitazioni di
lavoro. L’Inail precisa che con l’espressione «esercitazione pratica», si
intende «l’applicazione sistematica, costante e cioè non occasionale diretta
all’apprendimento». All’esercitazione pratica «sono state assimilate l’attività
di educazione fisica, svolta nelle scuole medie superiori ed inferiori e quella
ludico-motoria praticata nelle scuole elementari e materne». Tra le attività
protette «rientra anche l’attività di sostegno». Solo se si rientra in queste
categorie, peraltro, si è assicurati «in itinere», cioè nel tragitto
scuola-casa, ciò che induce dubbi di costituzionalità. Peraltro, il mancato
riconoscimento dell’infortunio
sul lavoro (l’insegnante di Lettere che cade dalle scale o resta invalido
andando a scuola) intaccherebbe i periodi di aspettativa
per malattia. Che nell’ipotesi di precariato sarebbero molto brevi: con
retribuzione al 50 per cento dal secondo mese al terzo, niente soldi a partire
dal quarto, licenziamento dopo nove mesi (art. 19
Ccnl, commi 3 e 4). Ciò anche quando il docente avesse firmato le non molto
adeguate polizze assicurative da 5 euro offerte dalle scuole o quelle comprese
nelle tessere sindacali. Rimane, infine, l’aleatoria opportunità della «causa di
servizio ed equo indennizzo» (scarica il modulo)
che la scuola (su istanza del docente) deve chiedere a un’apposita commissione
entro 6 mesi dall’infortunio. Anche se in materia c’è molta confusione anche
tra il personale delle segreterie, che danno informazioni spesso sbagliate, non
ha nulla a che fare con l’infortunio sul lavoro l’eventuale assicurazione per
la responsabilità civile contratta dalle scuole per prevenire i danni cagionati
ai propri dipendenti. Danni che non potrebbero comunque integrare la
fattispecie dell’infortunio sul lavoro, con tutto quel che ne consegue. (Vincenzo
Brancatisano)
Le
statistiche rivelano un costante decremento degli incidenti
Infortuni sul lavoro, sono davvero in aumento?
Ma un’informazione
martellante induce a credere il contrario
14 FEBBRAIO 2010 – È paradossale che di
infortuni sul lavoro si parli sempre di più e come se si fosse di fronte a
un’escalation di eventi, mentre in realtà la casistica è costantemente in
discesa negli ultimi anni. La tabella dell’Inail che segue dimostra come negli anni 2001-2008 si sia registrata un’importante
inversione di tendenza di segno negativo e non di segno positivo come invece il
martellamento delle notizie e la discesa in campo del Capo dello Stato sta
facendo credere. Se di incremento si può parlare, questo, come si vede dai
dati, riguarda semmai il settore dei servizi (la scuola c’entra, forse?) e non
l’industria, di cui ci si occupa di più nelle cronache. Quest’ultima ha fatto
addirittura registrare una riduzione di oltre il 26 per cento dal 2001.
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Il trend
infortunistico di medio periodo (2001-2008) Fonte: INAIL |
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Infortuni avvenuti
nel periodo 2001 - 2008 per ramo di attività |
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Ramo di attività |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
2005 |
2006 |
2007 |
2008 |
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Agricoltura |
80.532 |
73.515 |
71.379 |
69.263 |
66.467 |
63.083 |
57.206 |
53.278 |
|
|
vari. % su anno
preced. |
|
-8,7 |
-2,9 |
-3,0 |
-4,0 |
-5,1 |
-9,3 |
-6,9 |
|
|
var. % su anno 2001 |
|
-8,7 |
-11,4 |
-14,0 |
-17,5 |
-21,7 |
-29,0 |
-33,8 |
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Industria |
501.701 |
468.882 |
456.333 |
446.210 |
422.254 |
413.375 |
400.103 |
367.132 |
|
|
vari. % su anno
preced. |
|
-6,5 |
-2,7 |
-2,2 |
-5,4 |
-2,1 |
-3,2 |
-8,2 |
|
|
var. % su anno 2001 |
|
-6,5 |
-9,0 |
-11,1 |
-15,8 |
-17,6 |
-20,3 |
-26,8 |
|
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|
Servizi |
441.146 |
450.258 |
449.482 |
451.256 |
451.300 |
451.700 |
455.101 |
454.530 |
|
|
vari. % su anno
preced. |
|
2,1 |
-0,2 |
0,4 |
0,0 |
0,1 |
0,8 |
-0,1 |
|
|
var. % su anno 2001 |
|
2,1 |
1,9 |
2,3 |
2,3 |
2,4 |
3,2 |
3,0 |
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TOTALE |
1.023.379 |
992.655 |
977.194 |
966.729 |
940.021 |
928.158 |
912.410 |
874.940 |
|
|
vari. % su anno
preced. |
|
-3,0 |
-1,6 |
-1,1 |
-2,8 |
-1,3 |
-1,7 |
-4,1 |
|
|
var. % su anno 2001 |
|
-3,0 |
-4,5 |
-5,5 |
-8,1 |
-9,3 |
-10,8 |
-14,5 |
|
Ma non è finita. Approfondendo l’indagine si scopre che nei primi sei mesi del 2009, gli infortuni nel complesso sono stati 397.980 (-10,6% rispetto allo stesso periodo del 2008) mentre i casi mortali sono stati 490 a fronte dei 558 del primo semestre 2008 (-12.2%). E’ l’ennesima dimostrazione dell’influenza esercitata dal potere mediatico del nostro paese nella costruzione di realtà virtuali nella testa dell’opinione pubblica. Naturalmente, fino a quando si registrerà anche un solo incidente sul lavoro, questo dovrà essere considerato come una tragedia evitabile e come tale andrà sempre denunciato senza se e senza ma.
Il suo
lavoratore si fa male
Un’amara curiosità
Ma il
sindacato rema contro
14 FEBBRAIO 2010 – Il libro “Una vita da
supplente, lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana”
di Vincenzo Brancatisano, in libreria da Marzo
2010 per Nuovi Mondi (à tieniti informato sull’uscita à
clicca
qui) rivela l’incredibile caso di un importante sindacato che non ha
riconosciuto l’infortunio a un (proprio) lavoratore. Quest’ultimo ha poi vinto
la causa grazie all’intervento nel processo da parte dell’ente
assicuratore che, in un singolare e penoso ribaltamento di ruoli, ha dovuto
prendere le difese dell'infortunato lavoratore e contro le istanze del suo sindacato.
Ma i sindacati cosa fanno?
C’è chi
vede il
bicchiere mezzo pieno
Fino a
quando non ci scappa il morto à La tragedia di
Rivoli
Non sarebbe ora di prevedere l’assicurazione
all’Inail per i docenti delal scuola pubblica italiana?