Infortuni sul lavoro, insegnanti senza copertura



di Vincenzo Brancatisano

LEGGI L'AGGIORNAMENTO DELL'INCHIESTA SUGLI INFORTUNI DEI PROF

Infortuni sul lavoro e copertura assicurativa. Abbiamo già riferito di una indagine dell’Ina-Cisl secondo la quale solo una piccola percentuale degli infortunati in edilizia (27 mila su un milione di infortunati ogni anno) riesce a farsi indennizzare. Il leader della Cisl Savino Pezzotta, aggiunge che "l'Inail risarcisce troppo poco i lavoratori rispetto al numero di incidenti e rispetto alle ultime novità legislative. Così, in molti casi un diritto non patrocinato rischia di tradursi in un diritto negato. Torniamo ora sul triste fenomeno delle vittime del lavoro, spostando l’attenzione sui lavoratori della scuola, con particolare riguardo ai docenti: quasi un milione di operatori che, essendo considerati "non a rischio infortuni" dall’Inail, sono privi di copertura assicurativa. Per essere più precisi, esistono solo tre categorie di docenti assicurati: gli insegnanti di educazione fisica, i tecnici di laboratorio e pochissimi maestri elementari. Risultato: se un insegnante di Storia o di Matematica, di Economia o di Geografia, di Lettere e così via dovesse (tanto per fare esempi che si verificano quotidianamente) cadere da una scala nell’edificio o prendere la scossa mentre avvia il videoregistratore; fosse vittima di un incidente stradale mentre si reca a scuola (da qualche anno non è più obbligatorio risiedere nel comune sede di servizio) o gli cadesse addosso un alunno che gli procura la frattura di un arto, e via dicendo, ecco, in questi casi il lavoratore rimarrebbe con un palmo di naso. Lo sa, per esempio, l’insegnante di un istituto superiore di Pavullo che l’anno scorso prima si è scontrata in auto sull’Estense, andando a scuola, poi con la burocrazia, infine con il licenziamento, preceduto dalla progressiva perdita dello stipendio, visto che in ogni categoria di soggetti deboli esiste sempre quella dei più deboli: i precari. Questi ultimi, i supplenti, in caso di infortunio sul lavoro (che come detto non è riconosciuto) ricevono lo stipendio solo il primo mese di assenza, poi solo per metà, e dal quarto mese perdono stipendio e anzianità di servizio. Pochi mesi dopo perdono anche il lavoro. Per i docenti di ruolo i tempi sono leggermente più dilatati. Analoga disavventura è capitata nei giorni scorsi a una maestra, mentre sono tanti i docenti che si fanno male a scuola mentre lavorano. Il fatto paradossale è legato alla pressochè totale disinformazione di questi lavoratori, i quali ritengono di essere assicurati all’Inail e scoprono il contrario solo quando si fanno male. E questo lo sa l’Istituto di via Cesare Costa, che ricevute le puntuali e sprovvedute istanze per l’indennizzo, altrettanto puntualmente le rigetta con poche righe di spiegazione: "Non spetta alcuna indennità in quanto l’attività esercitata non rientra tra quelle protette dalle norme sull’assicurazione infortuni". E mentre arriva un’importante novità dall’Inail nazionale, di cui parliamo nell’articolo pubblicato sotto, il Ministero del Lavoro interviene in materia stanziando soldi per… uno studio. Con decreto ministeriale pubblicato sulla G.U. n. 113 del 17 maggio 2003, infatti, il Ministero ha fissato la procedura per la "Concessione dei contributi" pari all'80 per cento del costo dello studio o della ricerca "per lo sviluppo ed il perfezionamento degli studi delle discipline antinfortunistiche e di medicina sociale".


Un importante documento

Le conseguenze del rifiuto dell’Inail di risarcire i docenti infortunati sul lavoro sono enormi e tanto più gravi a misura della gravità dell’incidente: si pensi alle spese mediche presenti e future, il danno alla vita di relazione, quello "biologico", la paura di rimanere seza posto di lavoro, ma non sono da sottovalutare le coseguenze burocratiche quali l’obbligo di stare in casa per la visita fiscale, obbligo che cessa in caso di riconosciuto infortunio sul lavoro. Ad attenuare i pericoli esistono alcuni accorgimenti, che i docenti più informati mettono in atto. In primo luogo le scuole ad inizio di ogni anno scolastico offrono ai docenti una assicurazione volontaria, che se anche non si capisce molto quali danni copra è bene fare, ma molti non ne conoscono l’esistenza. Peraltro, a differenza dell'assicurazione da infortuni sul lavoro, le assicurazioni da responsabilità civile presuppongono la dimostrazione di un illecito altrui. In secondo luogo, di fronte al rigetto dell’istanza prodotta all’Inail ed entro sei mesi dall’incidente, occorre presentare alla propria scuola la domanda per il "riconoscimento della causa di servizio e dell’equo indennizzo". Seguiranno vistite presso una Commissioni militare a Bologna e forse si riuscirà a spuntare la restituzione degli stipendi. Ma attenzione. I patronati insistono affinchè non ci si arrenda di fronte al rigetto dell’istanza da parte dell’Inail: "Anche se i docenti non sono assicurati all’Inail" dicono all’Inca-Cgil di Modena "non è detto che non avrebbero dovuto esserlo". Secondo il patronato, se si riesce a dimostrare che le mansioni svolte erano a rischio (ad esempio rischio elettrico, ma non solo) si può ottenere il risarcimento. Questo si otterrebbe, una volta assodata l'esistenza della copertura assicurativa, anche se nel caso specifico l’incidente fosse avvenuto per altra causa che non quella legata al rischio assicurato: ad esempio se si cade dalle scale o nel caso di incidente mentre si va a scuola: ciò per evitare ingiustificate discriminazioni tra lavoratori di fronte allo stesso incidente. L’Inca modenese conta ora su una recente circolare della sede nazionale dell’Inail. Si tratta della Circolare n. 28 del 23 aprile 2003, fatta propria addirittura dalla Direzione provinciale del Lavoro di Modena, che l’ha rilanciata sul suo sito internet, con una interpretazione giuridica che non lascia dubbi: "Nei confronti degli insegnanti l'assicurazione è, come per tutti gli altri lavoratori, ‘piena’, nel senso che sono tutelati tutti i rischi collegati alle finalità ed alle condizioni lavorative". Aggiunge la Dpl modenese che invece "per gli alunni delle scuole pubbliche e private la tutela per gli infortuni e le malattie professionali è riconosciuta soltanto quanto svolgono esercitazioni di carattere pratico nel corso dell'attività didattica". L’istituto assicuratore è stato costretto a emanare il provvedimentoo poiché evidentemente sommerso da un contenzioso crescente. Si legge infatti in premessa: "In riscontro ai numerosi quesiti pervenuti, relativi alle problematiche connesse alla trattazione degli eventi lesivi occorsi agli insegnanti e agli alunni di scuole pubbliche e private, si forniscono le seguenti istruzioni". Si tratta di istruzioni molto complesse, che tutti i patronati sono in grado di riassumere agli interessati, ma che allargano decisamente il campo assicurativo in favore di insegnanti e alunni. Spetta ora ai sindacati della scuola informare della novità i loro iscritti. (vi.bra.)

 

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