Prosegue il dibattito tra i favorevoli e i detrattori del superpunteggio

Servizio di montagna, ma dov’è il disagio?

La retroattività aveva colpito in passato ma nessuno aveva protestato



 

Di Vincenzo Brancatisano

 

14 LUGLIO 2007 -  Riceviamo e pubblichiamo un intervento del professor Michele Grieco, sulla questione relativa alla supervalutazione del servizio di insegnamento prestato in sedi di montagna, ai sensi di una norma della Legge 143/2004 ritenuta incostituzionale dalla Consulta a gennaio 2007 e protagonista di un valzer di provvedimenti giudiziari a ridosso della pubblicazione delle Graduatorie a Esaurimento. Grieco nel suo intervento fa riferimento al ricorso dell’avvocato Ernani D’Agostino, legale di alcuni docenti, che ne aveva affidato la pubblicazione sulla nostra testata nei giorni scorsi. Grieco ricorda che nessuno ha mai protestato contro altri esempi di retroattività di norme che hanno sconvolto le graduatorie dei precari della scuola, come la stessa legge 143 del 2004 che è valsa per l’anno 2003-2004 e la decurtazione di due terzi del punteggio per i titoli d’accesso in graduatoria, come se togliere due terzi a chi aveva 36 punti fosse la stessa cosa che togliere due terzi a chi vantava solo 12 punti. Vogliamo solo aggiungere che nel 2004, una volta entrata in vigore la scellerata legge 143, per la quale nessun politico ha il coraggio di rivendicare la paternità della sua ideazione, fu impedito a molti docenti il diritto di ripresentare la domanda alle trenta scuole, già presentata poco prima dell’emanazione del superpunteggio. In questo modo a chi fu danneggiato in maniera retroattiva per l’anno 2003-2004 fu pure inibito il diritto di modificare la domanda in modo da poter mettere in lista anche scuole di montagna, per potersi difendere almeno in futuro, e tutto questo nonostante fossero stati riaperti i termini a seguito del provvedimento con il quale si ordinò la decurtazione del punteggio di montagna per gli anni precedenti il 2003, che la prima versione della folle normativa aveva consentito di produrre nella domanda, e che ora doveva essere ricompilata. Ma la memoria è corta  per le molte galline che ora starnazzano in rete. E il punteggio del servizio militare? E’ stato abolito con effetto retroattivo in occasione della nascita delle graduatorie permanenti, tanto che molti precari sono retrocessi dalle vecchie posizioni senza che siano state prese d’assalto le cancellerie di Tribunali, Tar, Consigli di Stato, Consulta, Tribunali ordinari e caselle di posta elettronica di politici che vanno bene solo se votano come vuoi tu e se stilano inutili interrogazioni parlamentari dimenticandosi che ogni (sedicente) onorevole rappresenta la Nazione senza vincolo di mandato e non gruppuscoli di cittadini. Ma se in questo Paese si vince o si perde per 24.000 baci, è chiaro che il sottoproletariato scolastico rappresenta un ghiotto brodo di coltura per politici e presunti tali. Durante la gestazione della legge 143 in Commissione parlamentare, al servizio militare era stato attribuito un punteggio, che fu poi eliminato a seguito delle filippiche delle onorevoli Ds e della Cgil Scuola contro “la scuola militarista”. Nessuno se ne lamentò, poiché c’erano seri dubbi sulla giustificazione di quel punteggio, anche se il servizio militare ha fatto perdere, spesso irrimediabilmente, occasioni di lavoro e di punteggio a molti precari. Se analoga fermezza fosse stata usata contro la montagna, il carcere e le isole minori, non saremmo a questo punto. Tornando all’intervento del professor Grieco, osserviamo infine che l’impostazione processuale dell’avv. D’Agostino, criticata da Grieco, è per noi rispettabile e degna di interesse, poiché la visione giuridica e giudiziaria della vicenda non è e non può essere univoca. Per quanto ci riguarda, ribadiamo quanto chiediamo fin dal 2004: il legislatore rinsavisca ed emetta un decreto legge urgente con il quale si abolisca con effetto retroattivo il doppio punteggio maturato in carcere e nelle isole minori e, per quanto possibile, dia un segnale di ottima volontà in merito all’opportunità di revocare il ruolo a quanti lo hanno ottenuto grazie a una legge incostituzionale. Su quest’ultimo punto i sindacati della scuola hanno una gravissima responsabilità, come abbiamo più volte scritto. Peraltro, sono stati molti di loro a pretendere e ottenere dall’attuale governo che la porcheria di montagna rimanesse fino al 1 settembre 2007, proprio per non turbare i diritti acquisiti. In questo modo migliaia di docenti sono stati indotti anche nell’anno in corso a scegliere sedi disagiate o pseudotali per superare i colleghi o per non farsi superare da questi ultimi.        

 

Servizio militare. L’approfondimento

 

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Chiarezza sull’abolizione del punteggio di montagna

 

Intervento di Michele Grieco

 

«Prima questione: sulla retroattività

A proposito della retroattivtà delle norme che determinano il sistema di calcolo del punteggio dobbiamo tenere ben presente che la norma che ha introdotto il punteggio di montagna ha agito in maniera retroattiva, cioè è stata emanata dopo che la scelta delle sedi era stata già effettuata, per cui i docenti non hanno potuto scegliere con cognizione di causa. Questo esempio di “retroattività” mi sembra molto significativo in quanto non mi pare sia stato messo in discussione da alcuno. Quindi lo stesso avvocato D’Agostino, quando chiede di ripristinare il punteggio per l’anno 2003-2004, non fa altro che chiedere di far falere una norma che ha agito in maniera retroattiva. Evidentemente anche l’Avv. D’Agostino ritiene che  le norme in materia di graduatorie permanenti possono essere retroattive (ricordiamo che la norma, pur essendo stata introdotta solo dal 5 aprile 2004, ha esplicato effetti dal 1 settembre 2003).

Vorrei inoltre citare un altro esempio di modifica retroattiva delle graduatorie. Il punteggio dei titoli di accesso prima si esprimeva in trentaseiesimi, poi è passato in dodicesimi. Questa modifica è stata introdotta in maniera retroattiva determinando spostamenti in graduatoria. Mi pare che in quella occasione nessuna abbia gridato allo scandalo.

 

Seconda questione: sulle mere aspettative

L’avv. D’Agostino contesta la tesi della Corte Costituzionale secondo cui l’inserimento nelle graduatorie costituisce una mera aspettativa e non un diritto soggettivo, sostenendo che diversificare il trattamento tra chi, grazie al punteggio di montagna, ha ottenuto il ruolo, e chi, invece, risultando ancora inserito nelle graduatorie, si vede oggi decurtato del punteggio di montagna, equivarrebbe ad una violazione del noto principio: “la legge è uguale per tutti”.

Chi scrive, invece, concorda con la tesi della Corte Costituzionale in quanto la differenza di status giuridico, e quindi di tutela, tra i precari iscritti nella permanente e gli insegnanti di ruolo è più che mai evidente. Basti pensare che un insegnante di ruolo nel caso perda la propria cattedra dispone di numerosi strumenti (trasferimenti di ufficio, passaggi di cattedra, messa a disposizione, e Dio sa quant’altro) che gli consentono di continuare il rapporto con l’amministrazione. Viceversa un precario, se pur con 20 anni di servizio continuativo, nel malaugurato caso dovesse trovarsi alle nomine annuali senza nessuna cattedra utile, rimarrebbe a casa senza poter invocare alcun tipo di tutela. Ciò conferma in maniera inconfutabile che la presenza in graduatoria dà una aspettativa di lavoro, ma non “garantisce” alcunché.

Anche la trasformazione in graduatoria ad esaurimento non pare che garantisca alcunché in quanto l’amministrazione potrebbe legittimamente decidere di non fare immissioni in ruolo o di farle in misura minima dalla permanente, lasciando l’aspettativa di assunzione in ruolo.dei precari di fatto solo sulla carta. A tal proposito va rilevato che le immissioni in ruolo già oggi si condividono con le graduatorie da concorso, inoltre il legislatore ha già manifestato la volontà di attivare il canale dei concorsi annuali, e non è detto che ciò venga fatto solo dopo l’esaurimento delle graduatorie.

 

Terza questione: sul disagio

Innanzitutto dobbiamo rilevare una associazione ardita da parte dell’avv. D’Agostino quando sostiene che il disagio e la frustrazione della ricorrente da egli assistita appartiene anche a “tutto il popolo dei precari”. Non sappiamo in che modo l’avv. D’Agostino abbia raccolto il sentimento di una popolazione immensa, ma è facile immaginare che questa associazione venga rilevata soltanto per sostenere le proprie tesi. A chi scrive risulta invece che le azioni per l’eliminazione di questa norma da voltastomaco siano state innumerevoli, e crediamo che in questa fase i docenti sostenitori della abolizione retroattiva stiano in silenzio ad ascoltare soltanto perché sono stati rassicurati dai sindacati che detto punteggio, oramai, è sepolto sotto tre metri di terra. Anzi, crede che, qualora le rassicurazioni dei sindacati dovessero dimostrarsi inconsistenti, ed il punteggio dovesse “rinvenire”, allora sì che si manifesterebbe il vero sentimento del popolo dei precari.

Fatta questa doverosa precisazione veniamo al punto del “disagio”. In questo caso le tesi dell’avvocato mi sembra che tendano a deformare la realtà. Lo sanno pure i bambini che il disagio è la dimensione esistenziale del precario. Le graduatorie del nord Italia sono zeppe di meridionali che hanno deciso di emigrare per lavorare. Hanno preso casa fuori, hanno lasciato le famiglie, hanno accettato spezzoni di cattedra con spezzoni di stipendi, hanno cambiato scuola e residenza ogni anno, hanno fatto di tutto di più. Ora l’avv. D’Agostino sostiene invece che questa dimensione del disagio appartiene esclusivamente alla sua assistita. Tale argomentazione credo che non vada nemmeno controbattuta tale è la sua inconsistenza.

Ci sembra, invece, più utile far rilevare il “disagio” dei tanti che hanno provato l’ebbrezza del doppio punteggio lavorando sotto casa. Chi scrive risiede nella provincia di Potenza il cui capoluogo è appunto comune di montagna. Non siamo però sul cucuzzolo della montagna evocato dall’avvocato, siamo bensì nella città più pololosa, meglio collegata della regione e con il più alto numero di scuole. Ebbene per insegnare nelle scuole più attrezzate e comode si percepiva il doppio punteggio. Uno scandalo! E non parliamo di una situazione isolata, ma al contrario di una situazione diffusa, generata dal semplice fatto che il criterio dell’altitudine è una mera follia e lo dimostra il semplice fatto che se l’assistita dell’avvocato fosse stata residente con famiglia su quel cucuzzolo, tutto il castello di argomentazione sarebbe crollato all’istante: come si potrebbe infatti sostenere che una persona soffre un disagio lavorando a casa propria? (anche se non escludo che qualcuno saprebbe sostenere con efficacia anche questa tesi).

 

In conclusione

Chi scrive crede che questa sia una delle pagine più scandalose della storia dell’amministrazione scolastica ed è bene che sia definitivamente cancellata. Crede che il popolo dei precari stia in silenzio a guardare questa vicenda fiducioso che si concluda nel modo più ragionevole, facendo prevalere il diritto ed il buon senso contro le aspettative di docenti “furbetti” che hanno tentato di approfittare delle astrusità della normativa e che oggi, comprensibilmente, si sentono frustrati in quanto “scoperti” prima che il gioco si concludesse».

Rionero in Vulture, 14 luglio 07                                                                  Prof. Michele Grieco

 

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