Se la gita è un incubo per i professori 

Rischiano di tasca loro, non vengono pagati eppure le fanno

 

Di Vincenzo Brancatisano

 

7 aprile – La tragedia di Torino, dove uno studente in gita è morto cadendo dal cornicione di un albergo, rilancia il problema della responsabilità dei docenti accompagnatori. Che non sempre sono a conoscenza dei guai cui vanno incontro a causa dei danni di cui potrebbero essere vittima i propri studenti o per quelli causati da loro. «Se i professori sapessero a cosa vanno incontro si guarderebbero bene dal fare le gite», commentava tempo fa un preside di Pavullo.

Finchè non succede nulla, va tutto bene, ma sui grandi numeri, il rischio è sempre dietro l’angolo. Due anni or sono, ad esempio, alcuni maestri emiliani sono stati condannati penalmente e civilmente in solido con l’ente locale ove si trovavano per i danni subiti da bambini sui quali era caduto un masso staccatosi da un muro mentre facevano pic nic in un prato.

E non sono pochi i docenti che hanno dovuto indebitarsi per pagar danni, dovuti spesso alle intemperanze dei ragazzi, sempre più frequenti, pesanti e incontenibili, come ben sanno le compagnie di assicurazione (come l’Unipol modenese) che devono scucire milioni per i danni causati dagli studenti ad altri studenti all’interno delle classi e delle palestre.

Ma perché i professori fanno le gite, accettano di guidare i gruppi di alunni in Italia e all’estero, se è così temerario?

E’ questa una domanda che ricorre spesso nei corridoi scolastici, dove pure si ripete il ritornello della vacanza gratuita e quella dell’obbligo morale. Tutto si può fare a una famiglia, anche bocciare un figlio, ma guai a non portarlo in gita.

La questione è diventata ingombrante negli ultimi mesi, dopo che la Legge finanziaria 2006 (artt. 213 e 216) ha soppresso l’indennità di missione dei docenti che vanno in gita e che lavorano ben oltre le ore di lezione. Prima ricevevano una somma misera, ora l’indennità non esiste più, è puro volontariato, e questo vuol dire, dicono in molti, mancato riconoscimento di un’attività lavorativa peraltro molto rischiosa. I docenti hanno diritto solo al rimborso delle spese effettivamente sostenute per l’albergo, i pasti e i mezzi di trasporto, ma sono esclusi d’ora in poi le spese per i mezzi che si siano resi necessari sul posto senza una previa autorizzazione del preside.

Se poi qualcuno si fa male, il professore potrebbe anche doversi vender la casa e queste notizie finiscono sui giornali solo quando c’è il morto. La materia non è oggetto di contrattazione collettiva ma, intanto, è utile sapere che i sindacati con il rilascio della tessera agli iscritti si sono accollati l’obbligo delle spese di difesa per i docenti che siano chiamati in causa.  



Gazzetta di Modena, 7 aprile 2006



 

 

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