Se la gita è un incubo per i professori
Rischiano di tasca loro, non vengono pagati
eppure le fanno
7 aprile – La tragedia di
Torino, dove uno studente in gita è morto cadendo dal cornicione di un albergo,
rilancia il problema della responsabilità dei docenti accompagnatori. Che non
sempre sono a conoscenza dei guai cui vanno incontro a
causa dei danni di cui potrebbero essere vittima i propri studenti o per quelli
causati da loro. «Se i professori sapessero a cosa vanno incontro si guarderebbero bene dal fare le gite», commentava tempo fa
un preside di Pavullo.
Finchè non succede nulla, va
tutto bene, ma sui grandi numeri, il rischio è sempre dietro l’angolo. Due anni
or sono, ad esempio, alcuni maestri emiliani sono stati condannati penalmente e
civilmente in solido con l’ente locale ove si trovavano per i danni subiti da
bambini sui quali era caduto un masso
staccatosi da un muro mentre
facevano pic nic in un prato.
E non sono pochi i docenti che hanno dovuto indebitarsi per pagar danni, dovuti spesso alle
intemperanze dei ragazzi, sempre più frequenti, pesanti e incontenibili, come
ben sanno le compagnie di assicurazione (come l’Unipol modenese) che devono
scucire milioni per i danni causati dagli studenti ad altri studenti
all’interno delle classi e delle palestre.
Ma perché i professori fanno le
gite, accettano di guidare i gruppi di alunni in
Italia e all’estero, se è così temerario?
E’ questa una domanda che
ricorre spesso nei corridoi scolastici, dove pure si ripete il ritornello della
vacanza gratuita e quella dell’obbligo morale. Tutto si può fare a una famiglia, anche bocciare un figlio, ma guai a non
portarlo in gita.
La questione è diventata
ingombrante negli ultimi mesi, dopo che la Legge finanziaria 2006 (artt. 213 e
216) ha soppresso
l’indennità di missione dei docenti che vanno in gita e che lavorano ben
oltre le ore di lezione. Prima ricevevano una somma misera, ora l’indennità non
esiste più, è puro volontariato, e questo vuol dire, dicono in
molti, mancato riconoscimento di un’attività lavorativa peraltro molto
rischiosa. I docenti hanno diritto solo al rimborso delle spese effettivamente
sostenute per l’albergo, i pasti e i mezzi di trasporto, ma sono esclusi d’ora
in poi le spese per i mezzi che si siano resi
necessari sul posto senza una previa autorizzazione del preside.
Se poi qualcuno si fa male, il professore potrebbe anche doversi vender la casa e queste notizie finiscono sui giornali solo quando c’è il morto. La materia non è oggetto di contrattazione collettiva ma, intanto, è utile sapere che i sindacati con il rilascio della tessera agli iscritti si sono accollati l’obbligo delle spese di difesa per i docenti che siano chiamati in causa.


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