L’angolo dell’arte

 

Gli scatti del fotografo Daniele Forgieri  

La città in una pozzanghera

La città immaginata nei riflessi d’acqua




 

Di Vincenzo Brancatisano

 

14 MARZO 2007 – Tutte le volte che piove, sulla superficie irregolare della Preda Ringadora si deposita un velo d’acqua. Se si osserva con attenzione il minuscolo acquitrino si scopre il riflesso dell’attempato palazzo comunale e quello dei monumenti circostanti. Se poi il genio del fotografo vuole vederci dentro quello che gli altri non vi vedono allora siamo di fronte a una delle più belle fotografie di Daniele Forgieri, già esposte nella sua mostra personale alla libreria Feltrinelli. Le immagini rubate alla pioggia posata sulla lastra di marmo rosso, messa a giacere in un angolo della piazza più grande di Modena da quando fu “trasportata dai colli veronesi per acqua fin dai tempi romani per essere poi lavorata”, come ricorda Paolo Emilio Vicini nel 1942, per poi assurgere a Pietra di vituperio degli insolventi e a podio per gli oratori, ci restituiscono un Duomo che, in una delle foto, appare immerso in una pioggia di coriandoli tra una venatura e l’altra. Anche alla Torre Ghirlandina piace intingersi nella magia della pioggia che si adagia là dove nessuno guarda ed eccola comparire stagliata contro un cielo infuocato al tramonto, inventato, ancora una volta, dal rosso marmo di Verona. Il Sacro nel profano. Pure le vetrine dei negozi riescono a dissimulare tesori criptati in un’immagine rimasta in sospeso. Nella foto intitolata “Non guardarmi”, scelta da Forgieri per illustrare la mostra, un manichino dal volto diafano compare con cautela (con “timida ritrosia”, precisa lui) davanti al Duomo, e volge lo sguardo all’indietro quasi per non farsi rubare o forse per non rubare la scena. “Modena allo specchio”. Il titolo della mostra, spiega Forgieri, “nasce dalla tecnica utilizzata per la ripresa delle immagini, colte nello specchio di riflessi che si formano, in modo naturale, su superfici riflettenti di natura diversa, quali, ad esempio, il cristallo di una vetrina, una pozzanghera sul selciato di Piazza Grande, un sottile velo d’acqua sul marmo della Preda. È così possibile osservare i principali monumenti di Modena e gli angoli più caratteristici della città da un punto di vista inconsueto e particolare, in cui le immagini vengono a sovrapporsi, a deformarsi, a trasformarsi in modo affascinante e imprevisto”. Durante il lungo periodo in cui è andato alla ricerca delle inquadrature, il fotografo di Castelfranco Emilia s’è reso conto che “pur essendo sotto gli occhi di tutti, non è facile ‘vedere’ queste immagini: siamo tanto abituati alla nostra vita frettolosa che raramente ci concediamo il lusso di fermarci un attimo e osservare con calma e attenzione quanto ci sta attorno”. E’ stata una ricerca “via via più emozionante, nel corso della quale l’obiettivo mi ha aiutato a guardare la realtà con occhi diversi, curiosi, a vedere oltre l’apparenza”. [La recensione di Brancatisano è pure consultabile sulla Gazzetta di Modena]  




 

 

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