Alla festa dell’Unità di Modena Anna Finocchiaro prende le distanze dal
V-Day
«Si chiama Beppe, sì?» La politica che snobba
Grillo
Ma poi ammette: «Neppure il mio partito è riuscito a cambiare il nostro
Paese»

15 SETTEMBRE 2007 – Il fantasma di Beppe Brillo irrompe al
Festival dell’Unità. Di fronte a una grande platea di modenesi accorsi per
discutere di Partito democratico, la capogruppo dell’Ulivo in Senato, Anna Finocchiaro,
intervistata dal giornalista Rai Donato Bendicenti, non ha risparmiato il
sarcasmo. “Si chiama Beppe, sì?”, ha chiesto lei riferendosi al comico che
sabato pomeriggio aveva radunato centinaia di migliaia di persone nel clamoroso
“Vaffa… Day”. Si inizia con una domanda:
“Quando un comico porta in piazza centinaia di migliaia di persone io mi preoccupo e
tu?”, chiede il giornalista Rai, che invece non si turba nel ribadire più volte
per quale gruppo politico egli tifi e voti. “In piazza c’erano persone che
chiedevano il rinnovamento della politica – risponde la Finocchiaro – ma c’era
soprattutto l’antipolitica. Non si può affermare che i partiti siano il cancro della
democrazia”. Ma ammette che il Pd nasce perché “tutti i partiti e anche il mio
non sono stati in grado di cambiare il paese”. A discutere di futuro politico
c’è una sala piena di ultra settantenni, meno di una quindicina gli under
trenta, nessun giovanissimo, uno scenario drammatico e mai indagato (e censurato dalla cronaca ufficiale)
che anima da anni i dibattiti del Festival. Ma la Finocchiaro è come se vedesse
ragazze e ragazzi. E “i ragazzi e le
ragazze – lamenta – possono essere devastati dal seme dell’antipolitica e dal
tornaconto personale e di questo deve stare attento Grillo”. Colpevole del
fallimento della politica quanto il medico che diagnostica un tumore. Per i
nostri politici è segno di degenerazione che Piazza Maggiore fosse traboccante di
gente perbene, di giovani e giovanissimi,
di famiglie con bambini e
ragazzi, di anziani addirittura
sorridenti che ascoltano in piedi per ore economisti e
architetti nauseati dall’andazzo. Il fatto poi che 300 mila persone si mettano
in fila sotto il sole per firmare la restrizione a due legislature del mandato
politico (peraltro previsto inutilmente dallo Statuto Ds) fa infuriare la
Finocchiaro, immaginata dal popolo della sinistra come giovane rinnovatrice, ma
lei rammenta di essere giunta “al mio sesto mandato”. E i politici, che in piazza non c’erano, parlano
senza sapere. Eravamo in piazza a Bologna, sabato. Nessuno ha mai citato Biagi,
men che meno Grillo, ma la bufala sull’oltraggio alla persona del defunto
giurista è divenuta una realtà su cui fa perno la discussione politica. E
quando la Finocchiaro intuisce che “non è tollerabile che i candidati alle
elezioni vangano scelti dalle segreterie dei partiti”, viene il sospetto che
non sappia che uno dei tre articoli della proposta di legge acclamata dal
popolo “antipolitico” affermi proprio questo. Il terzo articolo riguarda il
divieto per i condannati con sentenza definitiva di candidarsi alle elezioni. I
parlamentari condannati in via definitiva sono 25, uno (Andreotti) è prescritto
per mafia. E la chiamano politica.
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Vincenzo Brancatisano
intervista Beppe Grillo
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