E se la Finanziaria fosse una fregatura?




 

Di Vincenzo Brancatisano

 

1 OTTOBRE 2006 – Siamo sicuri che la Riforma Visco lascerà più soldi in tasca a chi percepisce un reddito da… insegnante? Facciamo un esempio, partendo da un confronto con quanto avveniva prima.

 
ALIQUOTE Irpef redditi del 2005
fino a 26.000 = € 23%
oltre 26.000 =  € e fino a 33.500 € 33%
oltre 33.500 =  € e fino a 100.000 € 39%
oltre 100.000 = € 39% + 4% (contributo di solidarietà)

ALIQUOTE Irpef redditi del 2006 (NUOVA LEGGE FINANZIARIA)

fino a 15.000 euro:     23% (invariata);
da 15 mila a 28 mila: 27% (era al 33%);
da 28 mila a 55 mila: 38% (era al 39%);
da 55 mila a 75.000:  41%   

oltre i 75.000:            43%.

 

Chi percepisce un reddito annuale lordo di 20.000 euro (corrispondente ad esempio al reddito annuale di un insegnante di scuola superiore rientrante nel primo scaglione ed estendibile ai precari con contratto annuale)  l’anno scorso pagava il 23 per cento su 20.000 euro, cioè 4.600 euro. Con le nuove aliquote, apparentemente più vantaggiose, lo stesso contribuente pagherà di più. Infatti i primi 15.000 euro saranno colpiti al 23 per cento (aliquota rimasta invariata), ma buona parte del reddito (5.000 euro nel caso specifico, ma molti di più per chi guadagna di più, ad esempio i docenti più anziani) sarà colpita con un’aliquota più alta, cioè al 27 per cento invece che al 23 per cento.

Quindi la somma sarà: 23% di 15.000 = 3.450 euro  +

                                27% di   5.000 = 1.350 euro  =

                                                         -------------------

                                                     =  4.800 euro

 

Dunque, il contribuente dell’esempio pagherà 4.800 euro invece che 4.600 euro, 200 euro in più. Non è che sia tanto, intendiamoci. Però far passare per vantaggio ciò che vantaggio non è e che anzi è uno svantaggio, è da regime. Per completezza, va aggiunto che aumenta anche se di poco la no tax area, che le deduzioni vengono trasformate in detrazioni, che aumenta l’entità dell’assegno per gli eventuali figli a carico, pertanto ciascuno si rapporterà con la propria situazione per scoprire se ci avrà perso o guadagnato con la riforma dell’Unione. Certo, bisognerebbe ricordare che non tutti hanno figli e che, ceteris paribus, le aliquote penalizzano anziché avvantaggiare molte persone che invece sono indotte a ritenere il contrario. C’è pure da dire che non è stato confermato il bonus bebè di 1.000 euro per i bambini nati nel 2007. Il bonus era stato introdotto da Berlusconi per il primo figlio nato nel 2005 e per il secondo nel 2006 e aveva suscitato l’ironia degli esimi esponenti del centrosinistra. Se l’ironia fosse stata ora trasformata in euro, alcune migliaia di famiglie sarebbero state più contente: sottolineare l’importanza delle nuove entità dell’assegno familiare e omettere di ricordare che viene abolito il bonus bebè per molte famiglie si traduce in una falsa verità. Comunque, poiché la legge finanziaria è costituita da molte pagine, scopriremo nelle prossime ore il risultato della prova di forza tra i pro e i contro che la manovra rappresenta per ognuno degli italiani.

 

La Legge Finanziaria in pillole

 

Ma com’è distribuito il reddito  in Italia?

 

Un po’ di storia… recente

 

 

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