La Cassazione ha unificato le liste e molti perderanno il posto

L’11 settembre dei  primi in graduatoria

Le prossime immissioni  in ruolo  riserveranno una sorpresa

Docenti di 1 e 2 fascia saranno superati dai riservisti di terza



 

Di Vincenzo Brancatisano

 

6 LUGLIO 2008 – Riservisti, sarà valanga. Molti docenti precari in attesa di assunzione a tempo indeterminato e che pensano di avere il biglietto in tasca per salire sull’ultimo treno, rimarranno al palo. A tempo indeterminato. Alcune centinaia di docenti iscritti in posizione utile nella prima e nella seconda fascia delle graduatorie a esaurimento e che per questo hanno appena tirato un sospiro di sollievo dopo l’annuncio delle immissioni in ruolo di 25mila lavoratori, s’erano dimenticati di un piccolo particolare. Sul loro capo pende drammaticamente la sentenza numero 19030 depositata l’11 settembre 2007 con la quale la Corte di Cassazione ha unificato di fatto le tre fasce per quanto concerne la posizione dei docenti riservisti, cioè appartenenti alle categorie protette. In sostanza, è diventato ininfluente la barriera determinata dalle fasce per cui non serve più a nulla sapere che in prima o in seconda fascia non ci sono riservisti, poiché il diritto del docente appartenente a una categoria protetta è assoluto e non relativo alla fascia di appartenenza. Il tutto era partito da una causa promossa davanti al Tribunale di Pisa da un’insegnante riservista di terza fascia cui era stata negata l’assunzione a tempo indeterminato perché non risultavano ancora esaurite le prime due fasce e che aveva incontrato la resistenza dell’ammnistrazione scolastica. Forte, quest’ultima, dell’orientamento del Consiglio di Stato che nel 2000 aveva rappresentato le graduatorie come non comunicanti tra loro, ha battagliato prima davanti alla Corte d’Appello di Firenze, e poi, inutilmente, davanti alla Suprema Corte che, come si legge nella sentenza che pubblichiamo in questa pagina, ha considerato le graduatorie come un’unica lista per i riservisti. La sentenza non ha potuto trovare applicazione lo scorso anno (se non in alcuni casi isolati legati a situazioni di giudizio pendente) per mancanza di efficacia retroattiva. Ma è pronta a estendere i propri effetti non appena sarà emesso il decreto di ripartizione del contingenete per le immissioni in ruolo. Saranno dolori per molti che non se l’aspettavano, e gioia per i tanti che hanno diritto di passare davanti. La questione non potrà che suscitare polemiche a causa di due ritornelli: secondo il primo refrain i riservisti sono quasi sempre meridionali (clicca qui), secondo l’altro ci si troverebbe tante volte di fronte a finti riservisti, come peraltro si scopre sempre più spesso sulla cronaca giudiziaria (clicca qui). Ma il potere di verifica da parte dell’amministrazione esiste e se anche pochi lo sanno ogni anno i giudici intervengono pesantemente, come in questo caso: clicca qui. Rimane il fatto che la scuola assorbe, grazie anche al benestare di sindacati meridionali, una quota di persone appartenenti alle categorie protette superiore rispetto ad altri settori del lavoro pubblico e privato. Sul tema abbiamo dedicato ampio spazio lo scorso anno (clicca qui) cercando di usare il giusto equilibrio tra le diverse, legittime posizioni. 

 

 

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CORTE DI CASSAZIONE

Sezione Lavoro

Sentenza 11 settembre 2007 n. 19030

 

Con sentenza del 16 aprile 2004 la Corte d'appello di Firenze, confermava la statuizione n. 777/2002 del Tribunale di Pisa, con cui era stato riconosciuto il diritto, ai sensi della legge n. 68 del 1999, della signora C. S., orfana di genitore deceduto per causa di servizio, all'immissione in ruolo con contratto a tempo indeterminato relativamente alla classe di lingua e letteratura inglese A/346 a partire dall'anno scolastico 2001/2002.

 

La Corte territoriale - disattesa in primo luogo la eccezione di carenza di giurisdizione sollevata dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Scientifica - rigettava la tesi del medesimo Ministero per cui risultando l'interessata inserita nella terza fascia di cui alla legge333/2001, non poteva essere preferita, nell'assunzione, ai candidati collocati in prima fascia, dalla quale si era attinto per le classi di concorso A/345 e A/346 sul rilievo che la suddivisione dell'unica graduatoria provinciale in scaglioni suddivisi in fasce in base al solo dato temporale di ottenimento dell'idoneità (art. 1 legge 333/2001), non poteva essere di ostacolo al diritto degli appartenenti alle categorie protette ad essere preferiti in base al solo fatto della idoneità e della collocazione in graduatoria; nella specie era pacifico che la S. risultava la prima idonea appartenente alla categoria protetta, da assumere per il raggiungimento della quota di riserva.

 

Avverso detta sentenza il Ministero soccombente propone ricorso affidato a due motivi.

 

Resiste la S. con controricorso illustrato da memoria.

Il primo motivo di ricorso concernente il difetto di giurisdizione, è stato già rigettato dalle sezioni unite di questa Corte.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

 

Con il secondo motivo di ricorso il Ministero denunzia violazione e falsa applicazione dell'art. 401 del d.lvo 297/94, come modificato dalla legge 124/99; di quest'ultima legge e dei decreti ministeriali 27.3.2000, 146/2000, nonché della legge 333/2001 di conversione del DL 255/2001 perché erroneamente la sentenza impugnata avrebbe ritenuto che la graduatoria del comparto scuola è unica e che la ripartizione a scaglioni, attenendo ad esigenze estranee alla legge 68/99, non potrebbe costituire una forma di sbarramento dei diritti dei ríservatari, mentre il Consiglio di Stato aveva invece affermato che la priorità riservata ai soggetti protetti opera nell'ambito dello scaglione di appartenenza e non invece con riguardo alla generalità dei soggetti inseriti in graduatoria, come confermato dall'art. 1 della citata legge 333/2001.

Il ricorso non merita accoglimento.

 

Le sezioni unite di questa Corte, con la sentenza n. 4110 del 22/02/2007, decidendo un caso del tutto analogo a quello in esame, hanno affermato che, qualora nell'impiego pubblico privatizzato ricorrano le condizioni previste dall'art. 3 della legge 12 marzo 1999, n. 68 in materia di previsione delle quote di riserva relative alle assunzioni obbligatorie, la conseguente graduatoria, che viene formata in presenza dei requisiti di legge, vincola in modo assoluto il datore di lavoro ad individuare gli aventi diritto all'assegnazione dei posti "riservati", ed hanno disatteso le argomentazioni del Ministero per cui le nomine degli appartenenti alle categorie protette rilevano solo all'interno di "ciascun scaglione" di appartenenza.

 

La Corte ha infatti rigettato il motivo di ricorso con cui si sosteneva che, se si fosse riconosciuta al riservista l'assunzione in ruolo, pur essendo lo stesso inserito nella terza fascia, si sarebbe finito per attribuire allo stesso il possesso dei requisiti richiesti agli aspiranti docenti di seconda fascia, con un loro pregiudizio in relazione alla ammissione in ruolo.

 

Fermo restando che in quel caso, come nel caso in esame, rimaneva da assegnare un posto di invalido, rimasto privo di copertura, per non essere incluse nella seconda fascia persone appartenenti alle classi protette, hanno affermato le sezioni unite che l'obbligo della pubblica amministrazione a ricoprire il posto riservato all'invalido non poteva in alcun modo essere eluso, atteso che non si confliggeva né con il principio delle diverse graduatorie separate di merito (corrispondenti alla diverse fasce), né con il principio meritocratico, posto a base di dette graduatorie, per essersi creata la necessità di assegnare un posto nella quota riservata e per non riscontrarsi nella fascia, superiore a quella in cui era collocato l'interessato, persone appartenenti alle categorie protette aventi, come tali, titolo per concorrervi.

 

Pertanto, ha soggiunto la Corte di legittimità, mentre l'Amministrazione scolastica non può attingere gli aspiranti "riservatati o non" da una successiva graduatoria prima dell'esaurimento di quella precedente della "stessa specie", è invece obbligata ad attingere gli invalidi dall'apposita graduatoria per coprire quei posti che, riservati ai sensi della L. n. 68 del 1999, art. 3, rimarrebbero altrimenti illegittimamente scoperti, mentre ogni diversa opinione finirebbe per eludere il dettato legislativo e per disattendere la tutela apprestata ai disabili dal dettato costituzionale, perché legittimerebbe - ad esempio nei casi in cui le fasce di merito fossero composte di più aspiranti e solo nell'ultima fossero collocati uno o più disabili - una completa disapplicazione delle quote di riserva di cui alla L. n. 68 del 1998, art. 3.

 

E' stato così disatteso il contrario principio espresso dalla sentenza della sezione lavoro n. 27600 del 29/12/2006, per cui la quota di riserva in favore dei disabili opererebbe nell'ambito delle singole fasce, perché il diritto di priorità nell'assunzione, in favore del docente disabile, non può che riguardare la graduatoria concorsuale della quale sia risultato vincitore.

 

La sentenza impugnata che si è attenuta al principio enunciato dalle sezioni unite si sottrae dunque a tutte le censure che le sono state mosse in questa sede di legittimità, per cui il ricorso va rigettato.

 

Le oscillazioni giurisprudenziali giustificano la compensazione delle spese.

 

P.Q.M.

 

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese.

Così deciso in Roma, il 23 maggio 2007.

Depositato in cancelleria l’11 settembre 2007.

 



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