Docenti a tempo determinato trasformati in commissari

Precari un corno, questo è un abuso

Obbligarli agli esami di Stato rende stabili i professori? 



 

Di Vincenzo Brancatisano

 

20 FEBBRAIO 2011 – La risposta è nel libro che vi consigliamo e che consigliamo ai vostri legali. La C.M. n. 14 del 16 febbraio 2011 impone per l'ennesimo anno consecutivo ai precari della scuola con contratto annuale o fino al termine delle lezioni di redigere la domanda per assumere la qualifica di commissario esterno agli esami di Stato. Come dimostriamo nel libro "Una vita da supplente. Lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana", la militarizzazione dei precari agli esami di Stato è una evidente prova a carico del Miur in merito all'abuso dei contratti a termine. La reiterazione di questi ultimi è giustificata (dalla legge, dalle norme europee e dalla giurisprudenza italiana e sovranazionale) solo per ragioni obiettive legate alla transitorietà delle esigenze dell'amministrazione. Ma obbligare ogni anno i docenti precari (addirittura quattro mesi prima degli esami) a esercitare lefunzioni di commissario esclude categoricamente che sussistano gli estremi per giustificare la citata transitorietà delle esigenze. Quest'ultima si concreta  invece nei casi di sostituzione di personale di ruolo che si assenta all'improvviso a ridosso delle operazioni d'esame e che impongono l’utilizzo di personale supplente. Nell’altro caso si tratta, invece, di un utilizzo abusivo di personale precario per svolgere in maniera stabile compiti strutturali attinenti alla propria funzione. La circostanza che i sindacati della scuola non abbiano mai sollevato la questione non esclude validità a quanto qui si sostiene, anzi rilancia la necessità di un moto di ribellione contro di loro a margine delle opportune lagnanze in sede giudiziaria volte al riconoscimento dei diritti agli scatti di anzianità, al risarcimento dei danni e alla stabilizzazione per via giudiziale. Per altri versi, vietare al personale precario con decine di anni di servizio, spesso privi di soluzione di continuità, di assumere la carica di Presidente di commissione, come fa la citata Circolare, assume i connotati dell'ennesima disparità tra docenti di ruolo e docenti precari che si inserisce a buon titolo nella babele di discriminazioni descritte e denunciate nel citato libro "Una vita da supplente” che collidono con il Principio UE di non discriminazione. Se si pensa che tra i docenti che hanno solo la facoltà e non già l'obbligo di redigere la domanda (art. 2.2, lettera b della Circolare) rientrano i docenti precari che "negli ultimi tre anni, con rapporto di lavoro a tempo determinato sino al termine dell’anno scolastico o sino al termine delle attività didattiche, abbiano prestato effettivo servizio almeno per un anno", si può arguire, "a contrario", che i precari costretti a redigere la domanda, sono nei fatti considerati stabili dal datore di lavoro.

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