Cura Di Bella, si riapre il caso
Ma parla chi non sa.
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Maggio 2005

Riesplode il caso Di Bella. Il Ministro della Salute, Francesco Storace, promette l’istituzione di una commissione per far luce sulla sperimentazione della Multiterapia Di Bella (Mdb) bocciata nel 1998 dopo una frettolosissima sperimentazione durata poche settimane. Tanto è bastato a far imbestialire la comunità scientifica, alla quale va però sempre ricordato che, solo in Italia, a fronte di lenti ma importanti conquiste, ogni anno muoiono di cancro 165.000 persone.
Nessuno può dire che la Mdb guarisce o guarisce sempre i tumori perché nessuno studio clinico ha mai stabilito questo. Del resto, nessuno può dire oggi che le terapie tradizionali guariscono sempre i malati di tumore, poiché più della metà dei malati passa a miglior vita entro i 5 anni dall’esordio del male. Ma nessuno potrà mai mettere la parola fine al caso Di Bella, che dura dal 1973, fino a quando non ci si occuperà – seriamente – dei tanti pazienti che stanno meglio a seguito dell’assunzione della terapia messa a punto dal medico fisiologo Luigi Di Bella con un’associazione di farmaci (somatostatina, melatonina, bromocriptina, retinoidi, vitamina C, E e D3, un chemioterapico a basse dosi e altri farmaci comunemente venduti in farmacia e suffragati da una certa quantità di studi clinici, pubblicati su riviste accreditate, che ne confermano l’attività antineoplastica).
Per comprendere davvero i risultati della sperimentazione (detta "di Fase II") della Mdb, condotta nel 1988 dall’Istituto Superiore di sanità (ISS), è indispensabile capire il significato dei criteri di valutazione usati per verificare l’attività antitumorale della cura. Solo in questo modo si può comprendere il motivo (e l’opinione pubblica questo dovrebbe finalmente sapere) per cui, a fronte della totale inefficacia decretata dagli sperimentatori, tanti malati continuano invece a testimoniare i benefici della cura, magari dopo essere stati abbandonati dalle terapie cosiddette ufficiali. Tutto questo al di là delle irregolarità denunciate nel mio libro-inchiesta intitolato "Un po’ di verità sulla Terapia Di Bella" (734 pagine di facile lettura).
Medici, oncologi, odontoiatri, oculisti, giornalisti, storici, conduttori televisivi, astronomi e altri importanti personaggi sono scesi in campo in questi giorni per contestare il ministro della Salute, reo di voler far chiarezza su una sperimentazione che non convinse neppure la rivista scientifica blasonata sulla quale fu pubblicata nel gennaio 1999, accanto a un editoriale molto critico e impietoso: "Di Bella’s therapy: the last word?". E’ davvero l’ultima parola?
I detentori della verità assoluta, che non sanno di cosa parlano semplicemente perché non hanno letto ciò di cui parlano, sostengono che non devono esistere dubbi sull’assoluta inutilità terapeutica e sulla grave tossicità della Mdb. Non li turba per nulla il fatto che migliaia di pazienti continuino a testimoniare benefici da quella cura, che tanti medici continuino a prescriverla, che centinaia di farmacie continuino a venderla, che centinaia di sentenze giudiziarie continuino a condannare le Asl a garantirla a chi ne stia traendo vantaggio. No, loro hanno parole di disprezzo per chiunque abbia avuto l’ardire di mettere il naso su uno dei casi più controversi della Medicina.
Tuttavia, qualche dubbio nascerebbe anche in questi signori se prima di parlare leggessero le centinaia di pagine dei Rapporti ufficiali della Sperimentazione e quelli sugli Studi Osservazionali. Invece si sono accontentati di una serie di schede sintetiche ammannite ai giornalisti il 13 novembre 1998 nel corso di un’affollata e drammatica conferenza stampa. Ma con la statistica sanitaria, specie se sintetica e comoda per un veloce articolo, si può dire tutto e il contrario di tutto, come dimostro nel libro, nel quale invece la sperimentazione viene setacciata atto per atto, dato per dato, percentuale per percentuale.
Chi scrive chiese quel giorno al direttore dell’Iss, che aveva appena preso la parola, che fossero consegnati ai giornalisti i Rapporti integrali e non le schede sintetiche. Questo per consentire all’opinione pubblica di ricevere un’informazione completa e corretta sull’utilità della cura. I giornalisti, che non ebbero quelle notizie importanti, e che si dimostrarono insofferenti verso i colleghi esigenti, non esitarono a pubblicare ciò che venne comunicato o indotto dalle notizie sintetiche e (poi scoprirò) preordinate secondo una strategia comunicativa degna di miglior causa. Dopo avere osannato Di Bella pur di vendere qualche copia in più, per la stampa la notizia era ora diventata la bocciatura, il bluff, il tradimento dei pazienti che s’erano affidati alla grande speranza. Ci voleva poco a capire, anche nei mesi precedenti, che non si trattava di una cura risolutiva per i tumori. Ma ora si trattava di cogliere i limiti entro i quali quella cura poteva aggiungersi alle altre già esistenti, ed entro cui potesse rivelarsi come un’arma concreta in più da dare ai troppi malati di cancro. Eppure, accanto a notizie vere, molti giornali pubblicarono il giorno dopo, il 14 novembre 1998, anche notizie false e notizie solo formalmente corrette, come emerge dalle pagine del libro.
Analizzando le schede dei 386 pazienti sottoposti a sperimentazione e, successivamente, dei 768 pazienti terminali sottoposti a Studio osservazionale, si scopre infatti una realtà ben diversa, in termini di effettiva utilità della cura, da quella che scaturisce dal verdetto dell’Iss.
L’opinione pubblica è stata indotta a credere che l’efficacia della cura è prossima allo zero. Ed è quello che si ripete ancora oggi. Ma è così davvero? Per scoprirlo, leggiamo insieme (nel libro) la storia di ciascun paziente arruolato.
L’opinione pubblica è stata indotta a credere che la Mdb è tanto "tossica da non consentire che si proseguano gli studi". Ma è così davvero? Per scoprirlo, seguiamo dunque (nel libro) i nostri sperimentatori lungo gli incredibili calcoli matematici che hanno consentito loro di decretare questo.
E che dire del giallo dei farmaci scaduti scoperti dai Nas i quali, per questa loro scoperta, furono oggetto di una indagine giudiziaria, rimasta segreta fino alla pubblicazione del libro, e sconosciuta ancora al grande pubblico? Un capitolo del libro dedicato a questo filone della sperimentazione Di Bella meriterebbe la sceneggiatura per un medical thriller. Di denuncia.

Il libro di Brancatisano, censurato alla sua uscita da un’associazione di librai "per il suo contenuto" è stato subito oggetto di varie interrogazioni parlamentari.
Se non si trova in libreria è possibile riceverlo a domicilio tramite corriere entro 3 giorni telefonando all’editore Travel Factory al n. 06.678.9984.



Molte delle interrogazioni parlamentari citate riprendono interi brani del libro "Un po’ di verità sulla Terapia Di Bella", anche se non lo citano espressamente. Il settimanale Panorama, citato in una di esse, pubblica ad esempio 3 pagine dedicate al libro di Brancatisano.


Interrogazioni parlamentari 1
Interrogazioni parlamentari 2
Da pag. 33018 del testo parlamentare
Scheda del libro e acquisto.

Di seguito, si possono leggere alcune delle centinaia di articoli che hanno parlato del libro di Brancatisano, in Italia e all’estero.

Riapriamo il caso Di Bella

Si moltiplicano le interrogazioni parlamentari per chiedere chiarimenti al ministro della Sanità sugli interrogativi contenuti nel libro di Vincenzo Brancatisano "Un po' di verità sulla terapia Di Bella". L'ultima in ordine di tempo è quella di Carlo Giovanardi, vicepresidente della Camera, che chiede al ministro "se non ritenga necessario reimpostare una seria sperimentazione, per rispondere ai tanti interrogativi che questa vicenda ha lasciato in sospeso"

(Gazzetta di Modena, 08 / 02 / 2000)

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Sulla bocciatura metodo Di Bella strani retroscena


Grande affluenza venerdì sera all'hotel Raffaello alla presentazione del libro di Vincenzo Brancatisano "Un pò di verità sulla terapia Di Bella" della Travel Factory Roma. Organizzata dall'Aian, l'iniziativa ha visto la partecipazione, tra gli altri, del giudice Carlo Madaro, già pretore di Maglie, che ha presentato il libro, e del professor Di Bella.
Madaro, applauditissimo, è stato caustico. "Per fortuna - ha detto Madaro - fra un anno sparirà il Ministero della Sanità e le competenze che oggi sono della Bindi passeranno alle Regioni. In questo modo ci sarà un rapporto più diretto tra cittadini e istituzioni e queste ultime saranno obbligate a prendere in considerazione le istanze e le denunce dei pazienti".Madaro si riferisce alla realtà dei malati in cura con la Mdb e che hanno tratto beneficio da questa cura ma che devono pagarsi i farmaci.
"Dal libro di Brancatisano - ha aggiunto Madaro - emerge che decine di Tribunali di tutta Italia continuano a dare ragione ai pazienti anche negli ultimi mesi e quindi ad onta della bocciatura della sperimentazione".
I parametri di valutazione usati nella sperimentazione della cura Di Bella, ha commentato Madaro "sono incostituzionali e non rispettosi dei principi di salvaguardia del diritto alla sopravvivenza. Infatti con la sperimentazione si cercava di valutare la drastica riduzione del tumore ma ai malati, specie quelli orfani di terapia, interessa la sopravvivenza e la qualità della vita. Fino a quando la Scienza si ispirerà a principi lontani dalla gente e dai malati, i giudici saranno costretti a ordinare la disapplicazione dei provvedimenti lesivi del diritto alla salute".
Madaro ha usato toni molto duri contro il ministro della Sanità e la sperimentazione.
"Dal libro di Brancatisano - ha rivelato Madaro - ho scoperto, tra l'altro, la fine che avevano fatto i flaconi con la soluzione ai retinoidi che alcuni pazienti mi avevano fatto recapitare nel 1998 perché puzzolenti a causa dell'acetone che il ministero vi aveva lasciato dentro".
Secondo la ricostruzione del giornalista modenese, Madaro aveva subito "girato" quei flaconi alla procura di Firenze, la quale incaricò poi i Nas di individuare i pazienti che avevano assunto quei farmaci. Cercando (ma non riuscendo a trovare) i pazienti, i Nas invece scoprirono nei mesi successivi, tra le carte del Ministero, una realtà inquietante, rimasta segreta fino all'uscita del volume. E cioè che erano stati distribuiti centinaia di confezioni di farmaci scaduti. Quando tornarono dal procuratore, i Nas pensavano di ricevere una stretta di mano per questa scoperta e invece il procuratore avviò un'azione disciplinare contro i sottufficiali (poi prosciolti) poiché si sarebbero occupati di qualcosa che non rientrava nel loro incarico.
Il professor Di Bella ha ribadito che la sua non è una terapia alternativa poiché, ha detto, "la medicina è una sola: quella che cura secondo precisi criteri scientifici".

(Gazzetta di Modena, 14/02/2000)

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E Beppe Grillo "fa il tifo" per Di Bella


"Modenesi, voi avete un uomo che tutto il mondo vi invidia: il professor Di Bella. Io per lui ho fatto tutto quello che ho potuto, poi le cose sono andate per conto loro. Ma qui c'è un giornalista, Vincenzo Brancatisano, che ha scritto un libro dove rivela molte cose. Uscendo dal Palapanini, fermatevi agli stand dove trovate i libri scritti sull'argomento Di Bella".
Beppe Grillo, dopo aver aperto il suo spettacolo modenese con l'esibizione a sorpresa di Gino Paoli, ha riservato al professore più contestato d'Italia la chiusura a effetto della serata. E molta parte del pubblico ha raccolto l'invito del Grillo parlante, affollando i banchetti dov'erano esposti i quattro volumi pubblicati dalla "Travel Factory" di Roma. Inevitabile che il Savonarola dei comici non perdesse l'occasione per spendere accorate parole su un caso che lo ha sempre visto schierato a favore del professore modenese. Senza dimenticare, nel corso del suo Time out, di lanciare strali sul pericoloso cavalcavia della Nonantolana, come sui "compagni" che non ci sono più. Mentre San Cesario gli è servita da spunto per dare la stura a una critica feroce contro gli esperimenti genetici.

(Il Resto del Carlino, 16 / 03 / 2000)


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Dopo i risultati dell’inchiesta sulla sperimentazione
parla Luigi Di Bella


La Procura di Torino scopre che i test sulla cura anticancro forse furono truccati. Quella di Firenze archivia. E il professore modenense rompe il silenzio. Per accusare: "Fu tutto un falso".
Professore, che cosa pensa dei risultati dell’inchiesta di Guariniello?
Leggo poco i giornali. E di solito sono scettico su quanto scrivono, soprattutto dopo aver visto come hanno trattato la mia cura. Quanto al procuratore Guariniello, ho subito due suoi interrogatori e mi sono convinto della sua capacità professionale. Se lui dice una cosa, insomma, io mi fido… Quanto alla sua inchiesta, non voglio parlarne: ho l’abitudine di farmi i fatti miei.
Poi, però, l’inchiesta da Torino è stata trasferita a Firenze.
E ho avuto il sospetto, non so se legittimo, del tentativo di sospendere ancora una volta tutto il problema. E’ un sospetto, ripeto: non credo sospettare sia ancora diventato un reato.
Cosa farà ora che la procura di Firenze ha chiesto di archiviare nuovamente l’indagine?
Tacerò, come ho sempre fatto.
Un farmaco scaduto basta a giustificare il fallimento della sperimentazione sulla sua terapia?
La soluzione ai retinoidi scaduta può essere stata una causa del fallimento della sperimentazione scientifica, ma non la sola. I retinoidi sono sostanze labili, che se si modificano possono produrre reazioni opposte. Comunque, la mia terapia si basa non su una sostanza, ma su un complesso di farmaci che producono effetti concatenati, e nessuno sembra averlo capito. Per questo io sono convinto: il fallimento dichiarato due anni fa, in realtà, non c’è stato. E la mia terapia è l’unico mezzo che oggi consenta il trattamento medico del cancro.
L’unico?
Sì: perché non ha tossicità; perché applicato tempestivamente porta alla guarigione; perché non c’è argomento scientifico serio che oggi possa affermare il contrario.
E, scusi, perché lo si ostacolerebbe?
Perché, se venisse applicato, rivoluzionerebbe gerarchie mediche e sociali e scuoterebbe dalle fondamenta l’industria farmaceutica. E perché la mia terapia funziona davvero: lo hanno dimostrato anche cifre diverse da quelle della sperimentazione ufficiale.
Quali cifre?
Quelle pubblicate nel libro "Un po’ di verità sulla terapia Di Bella": lì si spiega bene che su 386 pazienti arruolati, alla data di verifica, i morti erano solo 96. Altri sono morti dopo, ma non seguivano più la mia terapia da mesi. […]

(Panorama, 21 settembre 2000)
Brano tratto da una lunga intervista Di Maurizio Tortorella


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Pagina web della trasmissione di Rai3, REPORT, dopo un’inchiesta dedicata il 31 maggio 2000 al caso Di Bella, alla quale ha collaborato Vincenzo Brancatisano. "Per approfondire l'argomento farmaci scaduti, per avere una idea della sperimentazione e un aggiornamento (a dicembre 1999) sui malati in cura, segnaliamo il libro di Vincenzo Brancatisano "Un po' di verità sulla terapia Di Bella", che non si trova nelle librerie (per una sorta di incredibile rifiuto dei librai) ma va richiesto all'editore Travel Factory di Roma (Tel. 06/6789984)


E ANCORA (libro successivo):




Il libro "Sentenze di vita" come "prova" in tribunale

Prodotto da avvocato modenese.


Il giudice concede la somatostatina gratis Producendo in giudizio il libro "Sentenze di vita" di Vincenzo Brancatisano, un avvocato modenese è riuscito a far vincere una causa a una paziente di Cuneo che chiedeva di avere gratuitamente i farmaci per la terapia anti-tumore del professor Di Bella.
Si sta quindi rivelando uno strumento giudiziario per i pazienti italiani in cura con la Multiterapia Di Bella, e sta tracciando una tendenza giurisprudenziale, il volume scritto giornalista modenese.
In questo libro Brancatisano sostiene la tesi giuridica dell'obbligo esistente, a carico di tutte le Ausl, di fornire gratuitamente ai pazienti che la richiedano con certificato medico la cura Di Bella.
La sua tesi è suffragata da oltre cento sentenze favorevoli ai pazienti, emesse negli ultimi mesi da tribunali di pressocchè tutte le regioni italiane dopo la bocciatura della sperimentazione da parte del ministero della Sanità.
Una paziente di Cuneo, considerata dai medici in fase "preterminale" dopo le cure tradizionali per un carcinoma della mammella ("con diffusione metastatica nodulare e granulare intereressante tutti i campi polmonari"), ha ottenuto una notevole riduzione delle metastasi dopo l'avvio della cura Di Bella.
Per far fronte alle ingenti spese la paziente, sostenuta dall'Aian (l'associazione "dibelliana") di Modena, si è rivolta all'avvocato modenese Carlo Lancellotti, il quale ha puntato il ricorso sulla tesi di Vincenzo Brancatisano e sull'ampia rassegna giurisprudenziale che la sostiene. Per questo motivo ha prodotto in giudizio il libro.
Il 20 febbraio il Tribunale di Cuneo, rigettando ogni opposizione dell'Ausl locale, nonché il tentativo di trasferire la competenza del giudizio al Tar, ha condannato l'Asl stessa a "erogare gratuitamente alla ricorrente i farmaci prescritti, secondo i dosaggi indicati nella ricetta medica dalla stessa di volta in volta presentata, per tutto il tempo per cui perrmarrà la stabilizzazione delle condizioni cliniche".
Pochi giorni prima di quest'ultima sentenza, il Tribunale di Bologna e quello di Genova hanno emesso analoghe sentenze favorevoli ai pazienti in cura con la Mdb.
Comprensibile la soddisfazione di Brancatisano: "Tutti i tribunali d'Italia si stanno adeguando e non comprendo l'atteggiamento di chiusura della magistratura modenese che invece continua a ignorare una normativa in vigore da molti anni e che impone alle Ausl di fornire al paziente qualsiasi farmaco che secondo il medico curante si rivela indispensabile per la patologia in atto, specie quando tale indispensabilità viene accompagnata dalla provata efficacia nel caso specifico".

(La Gazzetta di Modena, 24 febbraio 2001)

Scheda del libro e acquisto.

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