Precari, se
i conti dormono

10 DICEMBRE 2006 – Il governo ipotizza l’assunzione di 350.000
precari della pubblica amministrazione ministeriale e periferica. Si pensa di
finanziare questa assunzione con i conti dormienti. Per dirla con il
vicequestore di Genova, Arrigo Molinari, ex questore di Bankitalia, ucciso il 27 settembre 2005 subito dopo avere
rilasciato un’intervista sullo scandalo del Signoraggio perpetrato dalle
banche, si tratta “di depositi di denaro, cassette di sicurezza, libretti di
risparmio, assegni circolari mai rimborsati, titoli azionari o obbligazionari
appartenenti a persone decedute o scomparse che non risultano più movimentati”.
Secondo i calcoli di Molinari i conti “dimenticati” ammontano “a circa 15
miliardi di euro, una vera e propria Finanziaria e che invece rimangono presso
le banche”. Leggi
l’intervista a Molinari su Miaeconomia. Non hanno nulla a che fare con
queste assunzioni i precari della scuola.
Il
"giallo" Molinari
Di Vincenzo Brancatisano
“Chi tocca
il signoraggio muore”. La frase inquietante gira in rete da tempo, basta
digitarla su Google e se ne ha una riprova. Ed è per questo che si tinge
ulteriormente di giallo (anche se siamo nel campo delle coincidenze) la morte
di Arrigo Molinari, l'ex questore di Genova, già questore di Bankitalia, che
qualche giorno prima di essere ammazzato, il 27 settembre 2005, era stato
intervistato dal quotidiano Il Giornale in occasione dell'udienza presso il
tribunale civile su due ricorsi da lui presentati contro Banca d'Italia e Banca
centrale europea. Ecco alcune sue risposte all'intervistatore. In merito ai
banchieri privati soci di Bankitalia dice che "hanno divorato l'istituto
centrale rendendolo non più arbitro e non più ente di diritto pubblico. Con
un'anomalia tutta italiana". A danno dei risparmiatori. Si riferisce al
Signoraggio "consentito alle banche fin dal 1992". Il reddito da
"Signoraggio" a soggetti privati, spiegava Molinari poche ore prima
di essere ucciso, "si fonda su una norma statutaria privata di una società
di capitali, e quindi su un atto inidoneo e inefficace per la generalità",
dalle conseguenze "rovinose per i cittadini, che si sono sempre fidati
delle banche e di chi le doveva controllare. Le banche centrali e quindi la
Banca d'Italia, venuta meno la convertibilità in oro e la riserva aurea, non
sono più proprietarie della moneta che emettono e su cui illecitamente e senza
una normativa che glielo consente percepiscono interessi grazie al tasso di
sconto, prestandolo al Tesoro". E ancora: "Ora i cittadini risparmiatori
sono costretti a far ricorso al tribunale per farsi restituire urgentemente il
reddito da "Signoraggio" alla collettività, a seguito dell'esproprio
da parte delle banche private italiane che, con un colpo di mano, grazie a un
sottile ministro che ha molte e gravi responsabilità, si sono impadronite della
Banca d'Italia battendo poi moneta e togliendo la sovranità monetaria allo
Stato che, inerte, dal 1992 a oggi ha consentito questa assurdità. L'emissione
della moneta, attraverso il prestito, poteva ritenersi legittima quando la
moneta era concepita come titolo di credito rappresentativo della Riserva e per
ciò stesso convertibile in oro, a richiesta del portatore della
banconota".
Dunque, Bankitalia si prende diritti che non può avere?, chiede Il Giornale. Appunto. Prima Bankitalia, nella sua qualità di società commerciale, fino all'introduzione dell'euro in via esclusiva e successivamente a tale evento, quale promanazione nazionale della Banca centrale europea, si arroga arbitrariamente e illegalmente il diritto di percepire il reddito monetario derivante dalla differenza tra il valore nominale della moneta in circolazione, detratti i costi di produzione, in luogo dello Stato e dei cittadini italiani. Sembra un assurdo, ma purtroppo è una realtà. L'euro, però, è dei cittadini italiani ed europei, e non, come sta avvenendo in Italia, della banca centrale e dei suoi soci banchieri privati". Ma che si fa adesso? "Farà tutto il tribunale". Avrebbe avuto l'udienza nei giorni scorsi, ma non c'è arrivato.
Lo scandalo
del Signoraggio
Di Vincenzo Brancatisano
Sembrava una
lite temeraria e invece chi ha fatto causa ha vinto. Il reddito da signoraggio
percepito dalla Banca d'Italia e dalle altre banche è indebito e dev'essere
restituito ai cittadini. La decisione ha dato soddisfazione a quanti da anni,
pur considerati dei pazzi, hanno contestato il diritto delle banche di
appropriarsi dell'enorme cifra fondata sull'antico diritto di batter moneta e
cioè sul reddito monetario derivante dalla differenza tra il valore nominale
della moneta in circolazione, detratti i costi di produzione. E ora si
attendono le ripercussioni sui cittadini che attendono i moduli per la
richiesta di rimborso. Si tratta di ben 5 miliardi di euro, 87 euro in media
per ogni cittadino residente in italia al 31.12.2003, puntualizza l'associazone
Adusbef, che ha sostenuto una vertenza davanti al giudice di Pace di Lecce.
Altre sono in corso in tutta Italia.
Giovanni
Gaetanis, destinato a passare alla storia, aveva chiamato in causa davanti al Giudice
di Pace di Lecce la Banca centrale europea e la Banca d'Italia, chiedendo di
accertare che la proprietà della moneta è della collettività nazionale europea,
mentre la Banca Centrale ha unicamente il compito di provvedere alla stampa. In
conseguenza di ciò, ha chiesto che fosse dichiarato "che l'intera Massa
Monetaria in circolazione è di proprietà dei componenti dell'Unione Europea, e
che, per l'effetto, il Debito Pubblico non esiste, dovendosi, al contrario,
ritenerlo Credito Pubblico".
Si legge nella
sentenza che lo Statuto del Sistema Europeo di Banche Centrali e della Banca
Centrale Europea definisce reddito monetario (art.32) il reddito ottenuto dalle
banche centrali nazionali nell'esercizio funzioni di politica monetaria del
Sebc. Lo Statuto fissa anche le regole per la determinazione del reddito
monetario e per la sua distribuzione tra le banche centrali dei paesi
partecipanti all'euro.
Quando la
circolazione era costituita soprattutto da monete in metalli preziosi (oro e
argento), ogni cittadino poteva chiedere al suo sovrano di coniargli monete con
i lingotti d'oro e argento che egli portava alla zecca. Il sovrano, ponendo la
sua effigie sulla moneta, ne garantiva il valore, dato dalla quantità e dalla
purezza del metallo in essa contenuto. In cambio di questa garanzia, tuttavia,
tratteneva per sè una certa quantità di metallo: l'esercizio di questo potere
sovrano venne chiamato signoraggio.
Introdotta
la circolazione della moneta cartacea, slegata dall'oro (soppressione delle
riserve auree), sono mutate le modalità di formazione del signoraggio, ma non
la sua natura, che resta quella di un introito dello Stato connesso con
l'emissione di moneta. Il Consulente tecnico d'Ufficio ha determinato il
reddito monetario come la differenza tra gli interessi percepiti sulle attività
e il costo, modesto, di produzione delle banconote, chiarendo che costituisce
il moderno reddito di signoraggio, o reddito monetario, proprio lo scarto tra
il primo ed il secondo importo.
"Risulta,
invece", si legge nella clamorosa sentenza, "che solo il 5 per cento
è posseduto dall'Inps (Ente pubblico), il restante 95 per cento appartiene a
privati, Gruppo Intesa, Gruppo San Paolo Imi, Gruppo Assicurazioni Generali,
Bnl, ecc.." Il Ctu., nella sua relazione, ha chiarito che il reddito
dell'istituto, causato dall'attività e dalla circolazione di moneta posta in
essere dalla collettività nazionale, dovrebbe vedere lo Stato quale principale
beneficiario e non gruppi di privati. II Ctu conclude che "per il periodo
preso in esame, 1996-2003, la sottrazione del reddito di signoraggio in danno
alla collettività (quota attribuita a soggetti privati dalla Banca d'Italia)
può determinarsi alla luce dei suddetti criteri e dei prospetti analitici di
calcolo riportati nelle relazione peritale, in complessivi euro 87,00
corrispondenti ad un danno medio rilevato per cittadino residente alla data del
31.12.2003".
«Non
troviamo traccia del signoraggio nella Costituzione italiana – spiega lo
studioso Marco Saba, uno dei primi a denunciare il fenomeno –. Questo argomento
è troppo importante per essere sottaciuto: qualcuno, ogniqualvolta vengono
emessi degli euro, si arricchisce con questa medioevale rendita di posizione
che non ha niente a che spartire con la democrazia. Recentemente, a Ginevra, mi
è capitato di scambiare delle opinioni con degli eminenti esperti mondiali di
riciclaggio che, curiosamente, ben poco mostravano di sapere in tema di
signoraggio. Ma se il signoraggio è un abuso dell'ignoranza popolare, visto che
come argomento viene in pratica tenuto segreto, dall'altra parte si tratta di
uno strumento potentemente eversivo in una società, come la nostra, dove i
soldi sono potere. Dove, rubando tutto il valore della moneta all'atto
dell'emissione, se ne può disporre per comprare candidati, elezioni,
amministratori, oppure per partecipare a quell'orgia chiamata privatizzazione,
mettendo in atto una sapiente ed efficace azione di riciclaggio della refurtiva
monetaria».
Ma c'è di
più. «Avendo la totale libertà di decidere quando, come e quanta moneta
stampare, si genera il fenomeno triste dell'inflazione – ipotizza Saba – Più
moneta viene stampata e più ne diminuisce il valore».
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