Dispersione alunni stranieri, c’è un rischio Banlieu?



Nella foto (di V. Brancatisano) Studentessa araba espone una tesina sulla Legge Biagi in un istituto professionale modenese

 

Di Vincenzo Brancatisano

 

27 MARZO 2007 – I bambini stranieri che vivono a Modena sono tantissimi, non sono un allarme, ma potrebbero presto diventare un problema se il loro alto tasso di dispersione scolastica dovesse permanere o addirittura aggravarsi. Se questo succedesse, denuncia l’assessore comunale all’Istruzione, Adriana Querzè, “alla lunga non porterebbe a granchè di buono”. L’assessore, ancora più esplicita, aggiunge: “Penso alla Francia e alle Banlieu: quei giovani sono francesi ma si sentono lesi nei loro diritti”. Occorre dunque “cominciare a costruire le basi per un’integrazione vera, che andrebbe combinata con altri diritti politici”. Tornando alla scuola, aggiunge l’assessore, “la dispersione scolastica e la percentuale di insuccesso sono più alte negli alunni stranieri rispetto agli italiani, una situazione che può essere normale ma non deve essere normale. Dobbiamo riuscire a garantire appieno il diritto all’istruzione a questi ragazzi”. La presenza di tanti bambini e ragazzi stranieri – abbiamo contato decine e decine di nazionalità diverse in una stessa scuola, molte addirittura in una stessa classe, come i 13 cinesi un un’unica aula di Mirandola – rappresentano una sfida culturale ma anche una serie di difficoltà concrete che ogni giorno gli insegnanti devono risolvere spesso senza avere gli strumenti adeguati, specie quando è eccessivo il numero di stranieri in una sola classe. Per avere una percezione di cosa stiamo parlando basti un dato. Il 29 per cento dei nuovi nati nel 2005 a Modena ha almeno un genitore straniero. E il dato, commenta Querzè, “pone il problema che Modena è fatta così per più di un quarto. Dunque il problema della convivenza è un problema centrale e la scuola può fare molto su questo fronte”. Peraltro, il sindaco Giorgio Pighi, venerdi, nel corso della convention dell’Ulivo sulla scuola, ha ricordato: “Il 10 per cento degli iscritti alla mia anagrafe non sono italiani”. Ma non è finita. Dietro tanti bambini e ragazzi stranieri ci sono genitori che sovente non comprendono la lingua italiana tanto che bambini e ragazzi diventano l’unico strumento di traduzione e dunque l’unico tramite per le comunicazioni tra la scuola e la famiglia. “C’è il paradosso – ammette Querzè – del bambino nato qui da genitori che non sanno l’italiano. Penso alle donne, che stanno in casa e non conoscono la lingua. E quei bambini traducono quello che vogliono loro. Stiamo rilevando le difficoltà dei bambini e delle famiglie a integrarsi e capire le scuole. Se un bambino ha dodici, tredici anni, i loro genitori hanno il diritto e il dovere di sapere cosa fanno i loro figli a scuola ma non dai figli stessi. Le scuole devono sapere che devono farsi capire dai piu grandi per la condivisione del progetto educativo”. Ed ecco il ruolo delle istituzioni. Spiega Querzè: “Per elementari e medie abbiamo insegnanti alfabetizzatori. Potenzieremo il servizio dei mediatori linguistici e culturali. Ma bisogna lavorare di più in tutte le scuole sull’eduazione interculturale. Non si tratta di rinnegare l’identità a nessuno ma di promuovere la cultura della reciprocità. Occorre anche riuscire a comprendere che i possibili conflitti sono normali e che vanno gestiti non cercando il nemico o facendo le Crociate. C’è molto da fare anche se non siamo nelle condizioni più adatte e nel clima migliore: penso ai rigurgiti identitari, e ritengo che l’idea forte di scontro di civiltà, sempre più alimentatata, non aiuti per niente”.  Un ultimo dato interessante viene fornito dai quadri di fine anno, specie alle superiori, dove gli studenti stranieri, specie quelli provenienti da Marocco e Tunisia, risultano tra i più bravi a scuola, con voti alti anche in italiano.

 

 

A Modena i bambini arabi imparano la loro lingua

Imparare la lingua araba per imparare a vivere a Modena. E’ questa la strategia pensata e in parte già messa in pratica dall’assessorato all’Istruzione del Comune di Modena in favore dei tanti bambini stranieri nati in città. Alcune scuole utilizzano un docente arrivato a Modena in applicazione di una Convenzione tra il Regno del Marocco e l’Italia, in base alla quale il Marocco insegna ai bambini marocchini l’arabo. Per questo scopo sono arrivati nel nostro paese venti insegnanti madrelingua. “Noi supportiamo la scuola dando un contributo per il trasporto con un pulmino che va a prendere i bambini a casa”, spiega l’assessore Querzè, “e questo è anche un modo per integrare e per orientare verso la scuola pubblica, perché molte famiglie ci hanno detto: se lo fate possiamo anche decidere di non mandare i nostri ragazzi alle scuole coraniche. Inoltre se un ragazzo impara la propria lingua impara bene anche le altre”. L’assessore rivela infine che molte famiglie modenesi hanno chiesto di partecipare ai corsi di arabo per i propri bambini. (vincenzo brancatisano)

 



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  La protesta

«Ma le scuole elementari ora sono coraniche?»



 

 «Piuttosto che la lingua araba, nelle scuole elementari pubbliche si insegni quella italiana, unico mezzo per favorire davvero l’integrazione». Lo ha affermato il consigliere regionale di Forza Italia Andrea Leoni commentando la scelta del Comune di Modena di sostenere l’insegnamento della la lingua araba ai bambini stranieri, all’interno delle scuole di Modena, facendosi carico direttamente anche del servizio di trasporto dei bambini stranieri nel percorso casa-scuola. «Preoccupano le dichiarazioni sulla Gazzetta dell’assessore comunale Adriana Querzè secondo cui i genitori dei bambini di origine araba a Modena minacciano di mandare i propri figli alle scuole coraniche. A questo punto è necessario sapere quante siano le scuole coraniche presenti in città. Inoltre, la decisione del Comune appare ancora più grave perché vuole sostituire insegnamenti impartiti nelle scuole coraniche con quelli impartiti allinterno della scuola pubblica. Siamo stufi di questo razzismo all’incontrario. In una città dove la scuola soffre per la grave carenza di organici e per i tagli voluti dal governo Prodi, e dove centinaia di famiglie con figli non hanno a disposizione servizi per il trasporto pubblico, l’Amministrazione comunale di sinistra spende soldi per insegnare larabo agli arabi. Sarebbe certamente più utile incentivare l’insegnamento della lingua italiana non solo per accelerare il processo di integrazione dei minori di origine straniera che abitano in Italia - ha affermato il Consigliere Leoni - ma anche per migliorare l’apprendimento della lingua utilizzata in ambito scolastico». [Il servizio di Brancatisano è pure consultabile sulla Gazzetta di Modena del 17 marzo 2007]

 

 

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