L’ignoranza degli studenti e quella dei docenti

Il disastro della scuola italiana 

Le nuove graduatorie aggiungono caos a caos

Denuncia Adi: «Confusione senza precedenti»



 

 

Di Vincenzo Brancatisano

 

22 DICEMBRE 2007 – Scuola a un passo dal baratro. Con la pubblicazione di nuove graduatorie alla vigilia di Natale migliaia di studenti hanno appena scoperto di avere nuovi professori. Ma sono previste altre convocazioni prima di Capodanno giusto per movimentare le feste ai precari. La pubblicazione delle graduatorie d’istituto sta creando un grave scompiglio con buona parte dei supplenti in servizio da mesi che hanno dovuto cedere cattedre e alunni ad altri colleghi i quali a propria volta hanno abbandonato il servizio perché scalzati da altri. Il turnover continuo annichilisce ogni serio tentativo di programmazione e appesantisce l’odore crescente di precipizio verso cui si è diretta la scuola. Tutti ormai lo respirano, nessuno dice niente. L’anno scorso era il bullismo, quest’anno è l’ignoranza. Il ministro Fioroni s’è appena accorto che gli studenti non sanno il perché del giorno e della notte (clicca qui per leggere la fatidica domanda), dopo avere scoperto che metà degli studenti non conosce la matematica elementare. Aggiungiamo noi che quasi nessuno studente sa quantificare senza calcolatrice il 10 per cento di un qualsiasi numero, con o senza zero finale (provate per credere), che pochi conoscono il nome degli Stati che confinano con l’Italia. «Agli esami di Stato ero presidente di commissione al liceo classico. Solo due studenti avevano la sufficienza in matematica e fisica», ha lamentato il preside dell’Iti “Corni” di Modena, Gino Malaguti, nel corso dell’incontro sulla scuola organizzato da Spazio Riformista (e puntualmente ignorato dagli insegnanti), nel corso del quale si è levato un coro di proteste verso la politica di Bastico-Fioroni, che avrebbe creato, secondo la relatrice Alessandra Cenerini (presidente nazionale dell’Associazione docenti italiani) “un disastro senza precedenti”. Non viene perdonata al ministro la continua emissione di provvedimenti che lasciano tutto come prima o che, a sentire le proteste dell’Adi e anche di molti presidi, creano danni invece di risolvere problemi. Fioroni ha introdotto alcune novità sul recupero dei debiti scolastici, lodevoli sul piano delle intenzioni (visto che la farsa dei debiti doveva prima o poi finire), ma irrealizzabili nei fatti, posto che non c’è l’obbligo per i docenti di tenere i corsi di recupero, invernali o estivi che siano. Peraltro, pochi docenti saranno disposti a tornare in città ad agosto per gli esami di verifica debiti e si tenga conto che i precari nominati fino al 30 giugno non possono essere costretti ad alcuna mansione durante il periodo di disoccupazione anche se alcuni dirigenti stanno facendo pressione sulla parte più sottoproletaria del corpo insegnante (di ruolo e non di ruolo) affinché contribuisca alla costituzione dei “consigli di classe perfetti” il giorno 15 agosto 2008, ai bordi di una piscina messa a disposizione dai Vigili del Fuoco. Fuor di metafora, si rimanderà tutto a settembre. E come si farà a redigere (in estate) l’organico di fatto, senza conoscere il numero dei bocciati del 2008 che – ormai dovrebbe essere chiaro a tutti – sarà altissimo? Ma torniamo all’ignoranza dei nostri studenti, che questa testata denuncia da anni. L’anno scorso abbiamo chiesto che fossero reintrodotti gli esami di riparazione e siamo contenti di essere stati ascoltati. Siamo sicuri che tutti i loro insegnanti (di ruolo e non di ruolo) siano in grado di insegnare o conoscono sempre ciò che dovrebbero insegnare? Siamo sicuri che la lamentela del ministro sull’età media del corpo insegnante sia fondata? E’ davvero segno di qualità l’avere meno di 31 anni? Li conosce, il ministro, i nuovi laureati? E’ mai andato negli ultimi anni a seguire, giusto per curiosità, un esame all’università? Quanto tempo si dovrà attendere prima che si arrivi a una seria verifica della qualità degli insegnanti italiani? Basterebbe iniziare verificando i docenti sulla base del numero minimo di libri (facciamo 2 per carità di patria?) letti in un anno affinché un buon 30 per cento fosse eliminato dalle nostre aule con menzione di indegnità. Poi tutto il resto. Si introduca l’orario di 8 ore al giorno con timbro del cartellino, poi si raddoppi lo stipendio dei docenti ai quali si dia un ufficio a scuola, si creino asili nido aziendali nelle scuole. I doppiolavoristi fannulloni sparirebbero e le mammemogli-insegnanti lascerebbero ben presto il lavoro alle insegnanti-mammemogli. Qualunque impresa privata si sarebbe liberata in poche settimane del personale individuato come responsabile del proprio fallimento, dopo avere condotto una seria indagine sulle reali capacità dei dipendenti. La scuola non produce piastrelle o autovetture. Prepara persone e produce coscienze. Crea i presupposti di una convivenza civile che abbia un senso e dove abbia un senso continuare a mettere al mondo dei figli. Ce ne vogliamo rendere conto?

 

 

 



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