Il Ministro dell’Istruzione impone il libro digitale a partire dal 2013-2014

Carta cantava, a scuola arriva il tablet. Per legge

Non sarà facile fare a meno della carta, ma la decisione è presa. Proteste

Una professoressa favorevole:  “L’insegnante teme di perdere l’autorità”  



 

(Servizio pubblicato sulla Gazzetta di Modena, 21 marzo 2013)

Di Vincenzo Brancatisano

 

23 MAGGIO 2013 – Carta canta, anzi cantava. Scuola, addio ai libri cartacei. Arriva per legge, e tra mille polemiche, il libro digitale. Prima di lasciare le consegne alla nuova ministra dell’Istruzione Carrozza, il ministro uscente Profumo ha firmato il decreto ministeriale in materia di adozioni dei libri di testo. Ne è seguita una durissima presa di posizione da parte degli editori: “Il “ministro – ironizza l’associazione italiana editori, Aie – parla di un mondo che non c’è, per ritardi  infrastrutturali e per la mancanza di aggiornamento della classe  docente. Per il rapporto Ocse ci vorranno 15 anni perché nelle scuole  italiane le lavagne interattive multimediali arrivino al livello degli  altri Paesi europei, figuriamoci i tablet!”. Ma tant’è.  Maestri e professori si stanno interrogando proprio in queste ore sul da farsi dopo che il decreto ha imposto ai Collegi dei docenti di adottare, dall’anno scolastico 2014/2015, solo libri nella versione digitale o mista. I malumori sono diffusissimi, la novità non piace a molti docenti, le famiglie ne sono all’oscuro, e molti dirigenti hanno preso posizione. Sullo sfondo i risultati flop di una sperimentazione che ha coinvolto 19 istituti pavesi finanziati dal ministero dell’Istruzione per il progetto “generazione Web”. I risultati sono chiari: sul tablet non si riesce a studiare, gli occhi si affaticano, le connessioni cadono spesso. Non sarà dunque facile passare dalla carta al video e non è detto, dicono in tanti, che mandare in malora il libro tradizionale sia davvero la scelta giusta. Inizialmente, l’innovazione riguarderà le classi prima e quarta della scuola primaria, la classe prima della scuola secondaria di I grado, la prima e la terza classe della secondaria di II grado. La consultazione dei testi digitali sarà resa possibile, nelle intenzioni del ministero, attraverso una piattaforma che il medesimo metterà a diposizione delle scuole e degli editori, affinché i docenti possano consultare e scaricare online la demo illustrativa dei libri di testo in versione mista e digitale, ai fini della loro successiva adozione. In ogni caso, al fine di assicurare la gradualità del processo di innovazione, anche a tutela dei diritti patrimoniali dell’autore e dell’editore, solo per le prima e terza classe della secondaria di II grado il Collegio dei docenti potrà eventualmente confermare le adozioni dei testi già in uso. Una deroga valida però solo per i due anni successivi all’introduzione dei libri digitali, cioè gli anni scolastici 2014/2015 e 2015/2016.  “Con la firma del decreto – spiegano al ministero – la scuola raggiunge un’ulteriore tappa verso la realizzazione degli obiettivi fissati dall’Agenda Digitale italiana. Grazie a questi provvedimenti gli studenti avranno la possibilità di utilizzare anche a scuola, e per obiettivi didattici, strumenti che già utilizzano diffusamente a casa, migliorando il livello delle competenze digitali dell’intera popolazione italiana. Senza dimenticare i benefici che potranno derivare da zaini alleggeriti dal peso, spesso eccessivo, dei libri di testo in formato cartaceo”. Fin qui la poesia, la prosa è altra cosa. Occorre fare i conti con l’arretratezza tecnologica e anche con la variegata situazione economica delle famiglie, che non sempre possono permettersi un tablet. Il risparmio ottenuto dalle famiglie con l’abolizione dei libri cartacei (si arriverebbe fino al 30 per cento) sarebbe peraltro neutralizzato dalle spese per carta e cartucce: è nel conto che molto materiale sarà stampato, a meno che non si pensi di trasferire sulla scuola pubblica costi di stampa che verrebbero evitati agli editori. 

 

 

La protesta degli agenti e dei rappresentanti




I rappresentanti e gli agenti delle case editrici che visitano le scuole per incontrare gli insegnanti sono sull’orlo di una crisi di nervi. Il libro digitale, attivabile con una semplice password, spazzerebbe via centinaia di posti di lavoro. Ma non è solo difesa corporativa. I componenti della filiera del libro (l’Aie, assieme alla Federazione della Filiera della Carta e della Grafica, all’Associazione librai italiani e all’Associazione nazionale agenti rappresentanti editoriali), riaffermano la loro totale contrarietà al decreto che, dicono, “oltre a non tenere conto delle indicazioni del Parlamento, volte ad assicurare equilibrio, misura e gradualità, e a non limitare l’autonomia delle scuole e il principio costituzionale della libertà di insegnamento, non considera in alcun modo l’insufficienza infrastrutturale delle scuole (banda larga, Wi-Fi, dotazioni tecnologiche)”. Inoltre, “le disposizioni firmate da Profumo non prevedono (come succede normalmente negli altri paesi che analogamente affrontano il tema della digitalizzazione nelle scuole) investimenti pubblici. Al contrario, riversano sulle imprese e sulle famiglie l’onere per l’innovazione scolastica, prevedendo, addirittura, che queste ultime versino alle scuole quanto eventualmente risparmiato o lo destinino per l’acquisto di tablet o pc. Infine, sollecitando genitori e alunni ad acquistare prodotti di aziende straniere, non europee, a danno di imprese italiane, il decreto rischia seriamente, in un contesto generale di profonda crisi economica, di mettere ulteriormente in difficoltà le aziende e gli occupati dell’intera filiera del libro e della carta, già pesantemente condizionata da restrittive norme specifiche, senza peraltro assicurare alcun vantaggio in termini di risultati didattici attesi e, soprattutto, di tutela dei bilanci familiari certamente sottoposti a nuovi e maggiori costi derivanti da un non avveduto e graduale passaggio al digitale. La filiera del libro e della carta, al contrario, riafferma il valore pedagogico e la centralità del libro a stampa, che dovrebbe quindi rimanere irrinunciabile. A oggi infatti non è dimostrato da nessuna parte che l’impatto sempre più pervasivo degli strumenti elettronici sui ragazzi non sia nocivo per la salute, senza contare che la memorizzazione e la comprensione sono meno sollecitati dai supporti elettronici”. (Vincenzo Brancatisano)

 

 

 

Il libro digitale prende il posto del libro cartaceo. Era ora!

 

Di Rossella Famiglietti (*)




I nostri studenti – nativi digitali – ci insegnano ogni giorno qualcosa che non conosciamo sulle nuove tecnologie. Noi siamo gli insegnanti e ne sappiamo molto meno di quanto ne sappiano loro della realtà fuori dai libri, delle nuove modalità di comunicazione, dei cambiamenti irreversibili intercorsi nelle relazioni umane. Eppure è a loro che ci rivolgiamo; se continuiamo ad opporci all’apertura al loro mondo, che poi è anche il nostro, che ci piaccia o no, siamo destinati a creare un vuoto astioso tra noi e loro. Questa è la fine della pedagogia ed è la fine della comunicazione. L’insegnante vive nel terrore di perdere il ruolo, l’autorità, il controllo e gli studenti lo fiutano. Non esiste più la necessità che il contenitore di informazioni le sputi dalla cattedra sollecitando istinti che se l’ascoltatore non ha perduto, ha quantomeno trasformato.  Le informazioni sono intorno a noi e corrono alla velocità della luce. E’ un’ovvia presa in giro la messa al bando dei cellulari dalle classi. Esistono IWatch e programmi televisivi di suggerimenti  per la sopravvivenza scolastica  con riprese video fatte nelle aule sotto gli occhi di ignari docenti. Sta a noi scegliere: chiudere gli occhi e andare avanti così o prendere atto che i nostri metodi di insegnamento, se restano come sono adesso, sono, di fatto, terminali. E’ vero ci sono dei rischi. L’attenzione è intermittente, le distrazioni tantissime, le contraddizioni tra innumerevoli fonti a portata di mano, per non parlare degli eventuali affaticamenti visivi. Ma i vantaggi sono incommensurabili, primo fra tutti imparare la lingua dei nostri studenti, senza difendere ostinatamente posizioni che avevano ragione di essere in un’altra vita, in altri uomini, lontani e finanche ridicoli per chi non può avere cognizione della differenza. I contenuti informativi non variano se a variare è il supporto: la scuola diventa rete, gli zaini si alleggeriscono, il testo si allarga a inusitati voli pindarici ipermediali. Il docente, a condizione di essere adeguatamente formato, interviene selezionando, confrontando, sfruttando le abilità multitasking degli studenti, relativizzando le conoscenze, svelando le ambiguità insite nell’interpretazione. In una parola, diventa padrone della tecnologia e insegna ai ragazzi a usarla senza esserne schiavi. Ciò che occorre è, dunque, un ripensamento globale del sistema scolastico, a partire da un corpo docenti nuovo e senza paura, pronto a calarsi nella vita vera degli studenti. Umani, troppo, tecnologici.

   


(*) Professoressa di Lettere presso l’ItcsBarozzi” di Modena


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