Punti di montagna, novità dalla Corte Costituzionale



 

Di Vincenzo Brancatisano

 

10 NOVEMBRE 2006 - Aggiornato il 14 NOVEMBRE 2006   Ci potrebbero essere importanti novità sul superpunteggio di montagna. Il 7 novembre scorso si è tenuta la tanto attesa udienza presso la Corte Costituzionale chiamata a dirimere la questione di legittimità costituzionale del contestato meccanismo che consente di raddoppiare la valutazione del servizio svolto sopra i 600 metri sul livello del mare, nelle isole minori e nei penitenziari, creando gravi iniquità e seri danni al buon andamento della pubblica amministrazione previsto dall’art. 97 della stessa Costituzione. La questione era stata sollevata a gennaio scorso dal Tar di Catania e nel 2005 dal Tar di Campobasso. Durante l'udienza la Consulta ha infatti esaminato anche la questione di legittimità sollevata dal Tar del Molise con ordinanza n. 316 del 17 marzo 2005 nel processo D./Ministero Istruzione, come si può leggere dal documento pubblicato in fondo a questa pagina. Secondo alcune voci destituite di fondamento, che erano circolate lo scorso anno, la Corte avrebbe rigettato la questione già nel 2005. In realtà la Consulta ha affrontato la vertenza solo il 7 novembre 2006 unitamente a quella sollevata dal Tar di Catania con le ordinanze nn. 105 e 106 del 2006. La Corte ha affrontato con interesse la questione e si è riservata di decidere con una sentenza, prevista per le prossime settimane e che non sarà impugnabile. Quanto alla direzione – tra le tante – che potrebbe prendere la sentenza non è possibile fare un'ipotesi certa. Se non altro, stavolta, la questione del doppio punteggio sarà affrontata da un illustre giurista quale è Sabino Cassese, che ha presieduto l’udienza e che – stando a quanto l’avvocato Fabio Rossi di Catania anticipa al sito www.vincenzobrancatisano.it, che aggiornerà i propri lettori appena ci saranno notizie, o indiscrezioni fondate – ha dimostrato di conoscere molto in profondità. Rossi, che rappresenta alcune decine di precari iscritti nelle graduatorie di Enna e di Catania, precisa che “Cassese ha svolto un’esimia relazione che denota una piena conoscenza della materia. Spero che questo sfoci in un esito positivo della vicenda, in ogni caso ci si rallegra quando si assiste a una analisi approfondita da parte della Corte. Noi abbiamo chiesto l’annullamento della norma, le nostre difese sono state approfondite ed esaustive, la Corte ha dimostrato di avere afferrato bene la situazione”. Una delle questioni sulle quali la Corte si è soffermata con particolare interesse nel corso dell’udienza è stata la retroattività della legge 143 per l’anno 2003-2004, che ha finito per cambiare le carte in tavola ad anno scolastico ormai agli sgoccioli. Occorre ricordare, peraltro, che subito dopo l’approvazione della legge 143, a giugno 2004, i docenti furono chiamati a ripresentare le domande di aggiornamento delle graduatorie permanenti che avevano presentato entro il termine scaduto qualche giorno prima dell’avvento della nuova normativa. Ma il ministero impedì loro di presentare, unitamente alla nuova domanda, un nuovo l’elenco con le 30 scuole, in modo da potere inserirvi scuole di montagna dove insegnare almeno a partire dal 2004-2005. In questo modo molti furono danneggiati anche il successivo anno scolastico da un meccanismo perverso che consentì ad altri di raggranellare un surplus di punti utili anche per il passaggio in ruolo, avvenuto negli anni successivi. Una scelta decisamente illiberale di cui la Corte potrebbe tener conto nella formazione del proprio libero convincimento che, ricordiamo, non sarà impugnabile. Quanto all’esito della sentenza, il legale siciliano non si sbilancia: “Non ho idea sull’esito – spiega – né posso commentare gli aspetti applicativi della sentenza, perché non è corretto creare aspettative, posso però dire che una eventuale sentenza positiva potrebbe avere efficacia retroattiva. Ma ripeto, le sentenze prima si leggono e poi si commentano, dunque aspettiamo”. Come detto, il superpunteggio è in procinto di essere abolito dal disegno di legge finanziaria 2007 (sempre che legge esso diventi) ma solo a partire dal 1 settembre 2007. Abbiamo pure dimostrato che questa abolizione è, nei fatti, fittizia.  Qual è il parere del legale su questa abolizione? “Ritengo illogico – commenta Rossi – che uno stesso servizio un anno venga valutato in un modo e un altro anno venga valutato in maniera diametralmente opposta. I parlamentari quando hanno preso atto dell’illegittimità del superpunteggio averebbero dovuto sancire la sua inefficacia con effetto retroattivo, magari con la precisazione che le immissioni in ruolo già fatte non debbano essere intaccate, giusto per non scompaginare la situazione”. Ma torniamo alla Corte Costituzionale. Se Rossi non intende sbilanciarsi, proviamo noi a immaginare uno scenario possibile, alternativo alla sentenza di rigetto che ovviamente porrebbe fine a ogni lagnanza. Una delle domande che si stanno facendo i precari riguarda la retroattività della sentenza della Consulta, visto che per il futuro ci ha pensato (solo pensato, per il momento) la Finanziaria. Ebbene, nel caso che la Corte decretasse l’incostituzionalità del doppio punteggio, la sentenza potrebbe avere efficacia retroattiva quanto meno a favore di chi ha agito in giudizio, anche se non è escluso che gli effetti possano estendersi ai terzi. In questo modo, se un docente è passato di ruolo grazie al superpunteggio, l’eventuale sentenza di annullamento della Consulta potrebbe intaccare la sua posizione qualora quella posizione sia stata impunata in giudizio, davanti al Tar o al giudice del lavoro da parte del danneggiato. Se invece i (presunti) danneggiati  avessero lasciato correre sperando nella Corte Costituzionale, come pure hanno consigliato di fare molte sedi provinciali dei sindacati, allora è probabile che la sentenza della Corte non incida negativamente sull’assunzione di quel docente ma solo su coloro che hanno fatto causa. E questo in ossequio a esigenze di natura non giuridica ma “politica”. Sarebbe illogico, infine, che la sentenza della Corte non fosse retroattiva in favore dei docenti che hanno fatto valere i propri diritti davanti a quei giudici – come nel caso di Catania e Campobasso – che sono stati motivati a mandare gli atti alla Consulta per ottenere dalla Corte Costituzionale il ripristino del Diritto che con lacrime di coccodrillo solo ora i parlamentari ammettono per (disegno di) legge di avere messo sotto i piedi.

  

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