Momenti di ansia
all’Usp Modena
Assalto alla
Dirigenza
Cps fa un sit
in, arriva la Polizia
Precari della
scuola: stop scrutini

Incredibile: I
docenti precari pagano per
poter votare
19
MARZO 2010 – Hanno assediato l’Ufficio scolastico di
Modena e non sono mancati momenti di tensione. E quando verso le 17 di ieri la
polizia ha fatto irruzione nei locali dell’ex Provveditorato s’è temuto il
peggio. Alcuni studenti, che solidarizzavano con quanti erano accorsi alla
manifestazione pacifica promossa dal Coordinamento precari scuola di Modena,
erano riusciti a salire al secondo piano e a issare uno striscione fuori dall’edificio
dopo aver spostato una fotocopiatrice e allarmato alcuni funzionari che poi dalla
finestra avevano invocato l’intervento della polizia che stazionava assieme a
carabinieri fuori dallo stabile. A parte questo episodio, che la testata vincenzobrancatisano.it ha documentato con un proprio video (VEDI SOPRA), tutto è avvenuto in
maniera pacifica e senz’armi. Se non quella della minaccia. Il coordinamento ha
infatti deciso il blocco degli scrutini di giugno e ha contestato i sindacati poiché
– hanno spiegato alcuni manifestanti – le associazioni sindacali si adegueranno
alla legge liberticida. Ci si riferisce alla normativa che proibisce ai docenti
di bloccare gli scrutini. Non è però detto che la tensione che sta montando in
tutta Italia contro una riforma della scuola che sta intando gettando nel caos
tutti gli istituti non trovi sbocco in clamorose azioni di protesta che neppure
i sindacati riusciranno a far rientrare nella loro proverbiale cassa di
contenimento. Il Provveditore Gino Malaguti non ha ricevuto i manifestanti, i
quali se la sono presa molto. Malaguti ha telefonato in diretta e s’è dovuto beccare
gli insulti dei lavoratori dopo che ha detto “buonanotte” a chi gli stava
spiegando con il telefonino in mano che se pure lui non c’era in sede loro lo
avrebbero atteso tutta la sera. Spiegano i manifestanti: «Ci ha detto di essere
impegnato in una riunione istituzionale a Bologna». Dal presidio sono partiti
fischi e urla. Tra gli slogan: “Malaguti te lo diciamo gli scrutini li
blocchiamo!”». Sono intervenuti alcuni docenti e Itp che hanno messo in risalto
tutti i temi più caldi della vertenza scolastica, alcuni studenti e pure una
mamma in rappresentanza del comitato genitori. E’ poi seguito un corteo attorno
al palazzo, dopo che gli uomini delle forze dell’ordine, che si sono detti anch’essi
solidali e comprensivi nei confronti dei manifestanti, hanno concordato con gli
organizzatori dell’iniziativa un percorso lungo la mitica via Rainusso che nell’immaginario
collettivo di decine di migliaia di precari ed ex precari di tutta Italia
testimonia la memoria di tante e tanto grandi sofferenze vissute tra cattedre e
banchi di scuola. IL Coordinamento docenti precari ha poi fatto sapere che “dopo
il presidio e la manifestazione di protesta del 18 marzo davanti al
provveditorato di Modena il provveditore Gino Malaguti ha deciso di abbandonare
la linea dell’indifferenza”. A dimostrazione “che solo la lotta paga, il
Coordinamento Precari della Scuola ottiene un primo risultato: è arrivato un
fax dal Provveditorato in cui Malaguti ci annuncia di essere disposto ad
incontrarci in qualsiasi data a noi “gradita”. Adesso la lotta procede: non ci
fermeremo fino a quando non avremo ottenuto il ritiro dei tagli alla scuola
pubblica. La prossima riunione del Coordinamento Precari è prevista per
mercoledì alle ore 18 in via Carteria 49 a Modena: decideremo in
quell’occasione quando andare ad incontrare il provveditore. La campagna
centrale delle prossime settimane sarà quella per chiedere ai sindacati
l’indizione dello sciopero in occasione degli scrutini di giugno”. E’ poi
arrivata la solidarietà dei colleghi di tutta Italia. Si legge nel sito dei precari modenesi,
diventati da un po’ di tempo un punto di riferimento per i precari della scuola
e per i sindacati di base, che il gruppo ha avuto immediata solidarietà dai precari
in lotta
a Reggio Calabria (“la città – ricordano – che ha consentito alla
ministra Gelmini di diventare avvocato nel 2001”), il Cpsrc (guarda
il video da Reggio Calabria), e a Benevento. «Gli “sprechi” nella
scuola non siamo noi – denunciano – Ci sentiamo discriminati di un crimine mai
commesso per il quale è in atto più grande sterminio di massa a colpi di
decreti. La nostra è una guerra per il diritto al lavoro. Lottiamo ancora. Una
finanziaria che sottrae 8 miliardi di fondi alla “fabbrica della cultura”, non
rende credibile una riforma con le conseguenze si ripercuotono sulla società. Noi,
precari della scuola in lotta in tutta Italia, costretti a manifestare nelle
piazze, a scioperi della fame, a barricarci sui tetti, a imporsi contro
l’indifferenza generale e l’oscuramento mediatico… l’abbiamo sempre sostenuto
che questa riforma è stata progettata per far cassa, per smantellare la scuola
statale, per impoverire quell’arma chiamata “cultura” temuta da chi governa un
popolo e cosa drammatica compiere l’atto criminoso più ignobile: il
licenziamento di noi risorse umane (docenti e ATA precari) che dopo anni di sacrifici
nelle scuole oggi ci ritroviamo a urlare l’ingiustizia subita per colpe che non
abbiamo mai commesso, lo sperpero dei soldi dello Stato. Purtroppo, per noi
precari, in questo “epocale” progetto ci stiamo lasciando la dignità. Senza
stipendio e senza futuro diventeremo manovalanza ricattabile dentro un sistema
di precarietà sempre più interinalizzata copiata da un modello de altri paesi. Nella
scuola pubblica oggi si accorpano edifici, si licenziano il lavoratori, si
sottraggono fondi per pagare supplenti, non si considera la messa in sicurezza
e la manutenzione dell’edilizia, si riduce l’orario di apprendimento e le
cattedre di sostegno, si elimina la compresenza e il modulo nella scuola
primaria. L’unico aumento concreto sono il numero di alunni per classe fino a
35 (classi-pollaio) all’interno delle quali bisognerà far comprendere ai
ragazzi come dovranno sopravvivere didatticamente nell’apnea della convivenza
in classe. Un modello di scuola risalente a 40 anni fa. Il tutto a gentil
concessione delle scuole private e paritarie che fanno “impresa” sulla cultura
e contribuiranno a marcare un divario tra ricchi, poveri e disabili nella società.
Una riforma realizzata con la calcolatrice del ministro dell’Economia Tremonti
che per far risparmiare l’Italia cercamente non si preoccupa dei precari
storici. Una riforma che sostiene di migliorare e innalzare la cultura a costo
di “generare” nuovi insegnanti e convergere l’apprendimento/lavoro mentre in
Italia le fabbriche chiudono giornalmente».

PER
LEGGERE IL DOCUMENTO CHE IERI UNA DELEGAZIONE DI PRECARI HA LASCIATO NEGLI
UFFICI
DELL’USP
DI MODENA (CLICCA
QUI)

Una vita da supplente
Lo sfruttamento del lavoro precario
nella scuola pubblica italiana

E’ in arrivo il libro di Vincenzo Brancatisano
Un libro per i prof precari e per i
docenti di ruolo
Per le famiglie e per gli studenti
Per gli intellettuali distratti e
disinformati
Per la cattiva politica e per
quella che si vuole riscattare