Momenti di ansia all’Usp Modena

Assalto alla Dirigenza

Cps fa un sit in, arriva la Polizia

Precari della scuola: stop scrutini



Precario e studente intervenuti alla protesta del 18 marzo a Modena (Foto di Vincenzo Brancatisano)

 

 

Incredibile: I docenti precari pagano per poter votare

 

 

Di Vincenzo Brancatisano

19 MARZO 2010 – Hanno assediato l’Ufficio scolastico di Modena e non sono mancati momenti di tensione. E quando verso le 17 di ieri la polizia ha fatto irruzione nei locali dell’ex Provveditorato s’è temuto il peggio. Alcuni studenti, che solidarizzavano con quanti erano accorsi alla manifestazione pacifica promossa dal Coordinamento precari scuola di Modena, erano riusciti a salire al secondo piano e a issare uno striscione fuori dall’edificio dopo aver spostato una fotocopiatrice e allarmato alcuni funzionari che poi dalla finestra avevano invocato l’intervento della polizia che stazionava assieme a carabinieri fuori dallo stabile. A parte questo episodio, che la testata vincenzobrancatisano.it ha documentato con un proprio video (VEDI SOPRA), tutto è avvenuto in maniera pacifica e senz’armi. Se non quella della minaccia. Il coordinamento ha infatti deciso il blocco degli scrutini di giugno e ha contestato i sindacati poiché – hanno spiegato alcuni manifestanti – le associazioni sindacali si adegueranno alla legge liberticida. Ci si riferisce alla normativa che proibisce ai docenti di bloccare gli scrutini. Non è però detto che la tensione che sta montando in tutta Italia contro una riforma della scuola che sta intando gettando nel caos tutti gli istituti non trovi sbocco in clamorose azioni di protesta che neppure i sindacati riusciranno a far rientrare nella loro proverbiale cassa di contenimento. Il Provveditore Gino Malaguti non ha ricevuto i manifestanti, i quali se la sono presa molto. Malaguti ha telefonato in diretta e s’è dovuto beccare gli insulti dei lavoratori dopo che ha detto “buonanotte” a chi gli stava spiegando con il telefonino in mano che se pure lui non c’era in sede loro lo avrebbero atteso tutta la sera. Spiegano i manifestanti: «Ci ha detto di essere impegnato in una riunione istituzionale a Bologna». Dal presidio sono partiti fischi e urla. Tra gli slogan: “Malaguti te lo diciamo gli scrutini li blocchiamo!”». Sono intervenuti alcuni docenti e Itp che hanno messo in risalto tutti i temi più caldi della vertenza scolastica, alcuni studenti e pure una mamma in rappresentanza del comitato genitori. E’ poi seguito un corteo attorno al palazzo, dopo che gli uomini delle forze dell’ordine, che si sono detti anch’essi solidali e comprensivi nei confronti dei manifestanti, hanno concordato con gli organizzatori dell’iniziativa un percorso lungo la mitica via Rainusso che nell’immaginario collettivo di decine di migliaia di precari ed ex precari di tutta Italia testimonia la memoria di tante e tanto grandi sofferenze vissute tra cattedre e banchi di scuola. IL Coordinamento docenti precari ha poi fatto sapere che “dopo il presidio e la manifestazione di protesta del 18 marzo davanti al provveditorato di Modena il provveditore Gino Malaguti ha deciso di abbandonare la linea dell’indifferenza”. A dimostrazione “che solo la lotta paga, il Coordinamento Precari della Scuola ottiene un primo risultato: è arrivato un fax dal Provveditorato in cui Malaguti ci annuncia di essere disposto ad incontrarci in qualsiasi data a noi “gradita”. Adesso la lotta procede: non ci fermeremo fino a quando non avremo ottenuto il ritiro dei tagli alla scuola pubblica. La prossima riunione del Coordinamento Precari è prevista per mercoledì alle ore 18 in via Carteria 49 a Modena: decideremo in quell’occasione quando andare ad incontrare il provveditore. La campagna centrale delle prossime settimane sarà quella per chiedere ai sindacati l’indizione dello sciopero in occasione degli scrutini di giugno”. E’ poi arrivata la solidarietà dei colleghi di tutta Italia. Si legge nel sito dei precari modenesi, diventati da un po’ di tempo un punto di riferimento per i precari della scuola e per i sindacati di base, che il gruppo ha avuto immediata solidarietà dai precari in lotta a Reggio Calabria (“la città – ricordano – che ha consentito alla ministra Gelmini di diventare avvocato nel 2001”), il Cpsrc (guarda il video da Reggio Calabria), e a Benevento. «Gli “sprechi” nella scuola non siamo noi – denunciano – Ci sentiamo discriminati di un crimine mai commesso per il quale è in atto più grande sterminio di massa a colpi di decreti. La nostra è una guerra per il diritto al lavoro. Lottiamo ancora. Una finanziaria che sottrae 8 miliardi di fondi alla “fabbrica della cultura”, non rende credibile una riforma con le conseguenze si ripercuotono sulla società. Noi, precari della scuola in lotta in tutta Italia, costretti a manifestare nelle piazze, a scioperi della fame, a barricarci sui tetti, a imporsi contro l’indifferenza generale e l’oscuramento mediatico… l’abbiamo sempre sostenuto che questa riforma è stata progettata per far cassa, per smantellare la scuola statale, per impoverire quell’arma chiamata “cultura” temuta da chi governa un popolo e cosa drammatica compiere l’atto criminoso più ignobile: il licenziamento di noi risorse umane (docenti e ATA precari) che dopo anni di sacrifici nelle scuole oggi ci ritroviamo a urlare l’ingiustizia subita per colpe che non abbiamo mai commesso, lo sperpero dei soldi dello Stato. Purtroppo, per noi precari, in questo “epocale” progetto ci stiamo lasciando la dignità. Senza stipendio e senza futuro diventeremo manovalanza ricattabile dentro un sistema di precarietà sempre più interinalizzata copiata da un modello de altri paesi. Nella scuola pubblica oggi si accorpano edifici, si licenziano il lavoratori, si sottraggono fondi per pagare supplenti, non si considera la messa in sicurezza e la manutenzione dell’edilizia, si riduce l’orario di apprendimento e le cattedre di sostegno, si elimina la compresenza e il modulo nella scuola primaria. L’unico aumento concreto sono il numero di alunni per classe fino a 35 (classi-pollaio) all’interno delle quali bisognerà far comprendere ai ragazzi come dovranno sopravvivere didatticamente nell’apnea della convivenza in classe. Un modello di scuola risalente a 40 anni fa. Il tutto a gentil concessione delle scuole private e paritarie che fanno “impresa” sulla cultura e contribuiranno a marcare un divario tra ricchi, poveri e disabili nella società. Una riforma realizzata con la calcolatrice del ministro dell’Economia Tremonti che per far risparmiare l’Italia cercamente non si preoccupa dei precari storici. Una riforma che sostiene di migliorare e innalzare la cultura a costo di “generare” nuovi insegnanti e convergere l’apprendimento/lavoro mentre in Italia le fabbriche chiudono giornalmente».



(Foto di Vincenzo Brancatisano)

 

PER LEGGERE IL DOCUMENTO CHE IERI UNA DELEGAZIONE DI PRECARI HA LASCIATO NEGLI UFFICI

DELL’USP DI MODENA (CLICCA QUI)



(Foto di Vincenzo Brancatisano)

 

Una vita da supplente

Lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana



E’ in arrivo il libro di Vincenzo Brancatisano

Un libro per i prof precari e per i docenti di ruolo

Per le famiglie e per gli studenti

Per gli intellettuali distratti e disinformati

Per la cattiva politica e per quella che si vuole riscattare

 

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