Il Tar nomina un commissario per eseguire l’inserimento a pettine

Professori precari con la coda tra le gambe

I docenti si scannano come i polli di Renzo. L’enesima brutta figura



 

Di Vincenzo Brancatisano

 

10 OTTOBRE 2009 – La brutta figura dei professori precari. Con la porcheria della montagna, ci si era illusi che il peggio fosse stato lasciato alle spalle. E invece ci siamo sbagliati. Dopo il super punteggio basato sull’altitudine, i professori precari di tutta Italia si sono buttati sulla conversazione attorno al pettine e alla coda. Invece di rimandare al mittente l’ennesima norma lesiva della dignità professionale di una categoria ormai allo sbando, in questo caso quella che violava i diritti alla libera circolazione e il merito in quanto impediva ai precari di cambiare provincia se non a costo di andare in coda pur in presenza di miglior punteggio, i precari l’accettarono con serenità in attesa di capire se poteva giovare al caso proprio. Proprio come per i punticini della montagna. Poi se ne dimenticarono. La norma fu varata dal duo Fioroni-Bastico del governo Prodi, ma molti non lo ricordano più. Arrivò Gelmini e moltiplicò per tre il problema, consentendo ai precari di andare in tre province ulteriori, ma sempre in coda. Intanto si andava preparando la fase due della soluzione del precariato, con l’eliminazione di buona parte dei precari dai posti di lavoro (attenzione: è solo un terzo di quanto avverrà nei prossimi due anni, dunque se ne vedranno delle belle in primavera), ma loro erano troppo intenti a capire come sfruttare questo o quel ricorso. Tu lo fai con l’Anief? Tu non lo fai, tu stai a guardare? Tu sei per il pettine, tu hai la coda davanti…? A licenziamento perpetrato, con classi che scoppiano di alunni, si mette in scena una finta solidarietà e si scende in piazza, anzi si sale sui tetti. Ma appena si scopre che l’ennesima mossa del Tar sposta i dadi da questa o quella parte, addio solidarietà, anzi inizia la guerra. Ed è appena l’inizio. L’ordinanza del Consiglio di Stato con la quale l’organo d’appello della giustizia amministrativa ha nominato un commissario ad acta per eseguire l’inserimento a pettine, ha acceso la miccia per la battaglia finale della sciagurata guerra. Fin dall’inizio la testata vincenzobrancatisano.it s’è schierata dalla parte del diritto e del buon senso. Come per il superporcellum di montagna, la norma ammazza libertà andava rigettata dai docenti. Da tutti i docenti, indipendentemente dalla circostanza che ci si potesse perdere o guadagnare. Secondo noi andavano rigettate anche le prime due fasce delle graduatorie permanenti provinciali, attuate negli anni scorsi, poichè tale gerarchia non è in alcun modo finalizzta a premiare il merito. Secondo noi va rigettata ogni norma che consenta la riconversione degli insegnanti su materie che non conoscono. Secondo noi andava impedito agli insegnanti di sostegno di utilizzare il sostegno come grimaldello per aggirare le graduatorie delle materie comuni. Invece ognuno pensa al proprio orticello, appoggiato com’è dai sindacati che a tutto pensano tranne che alla qualità della scuola. Poi però non ci si lamenti del fatto che i cosiddetti politici trattano i docenti come delle merdacce che (udite udite) raddoppiano il punto se lavorano sopra i 600 metri sul livello del mare (ma vi rendete conto di ciò a cui vi prestate cari professori?). La norma del governo Prodi non andava varata. Se la norma ammazza trasferimento di provincia, varata da-Prodi-non-dalla-Gelmini, non ci fosse mai stata, e fosse rimasta la situazione per cui ci si poteva iscrivere in una sola provincia, molti sarebbero rimasti dov’erano oppure si sarebbero trasferiti. Punto. Avere invece consentito il trasferimento in altra e poi (Governo Berlusconi) in altre tre province in aggiunta alla propria (ma in coda) ha spinto molti a giocare su molti tavoli a costo zero: lo dimostrano le tante rinuce agli incarichi annuali da parte di docenti fuori sede. In questo modo molti docenti dotati di buon punteggio e soprattutto quelli inseriti nelle prime due fasce delle graduatorie a esaurimento, non avendo nulla da perdere, tengono e terranno in ostaggio la situazione di altre tre province dove i docenti in attesa das decenni di passare di ruolo dovranno rinunciare per sempre a questa aspettativa perché i loro colleghi che intanto lavorano altrove li fregheranno al momento dell’incarico a tempo indeterminato e sempre più spesso (attesa la graduale eliminazione di cattedre annuali) al momento dell’incarico a tempo determinato. Questo spiega perché la finta solidarietà tra i precari, culminata con la manifestazione di Roma, stia cedendo il passo ai più bassi sentimenti che non dovrebbero albergare nel corpo insegnante. I precari della scuola sono sfruttati e abusati dal datore di lavoro. Sono anni che questa testata lo scrive anticipando sentenze di giudici europei e nazionali circa il diritto agli scatti di anzianità e l’assunzione per via giudiziaria. Il fatto che queste sentenze siano poco apprezzate e commentate dai precari dimostra il grado di sottoproletariato cui è stata ridotta la categoria. La quale (unica in Italia) accetterebbe di lavorare gratis pur di entrare prima o poi di ruolo (e infatti molti docenti lo fanno).

 

  

 

 

 

 

 



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