Poche assunzioni e tanto pessimismo sul superpunteggio di montagna

Immissioni in ruolo e cerchiobottismo sindacale

“Aboliremo subito il bonus di montagna”. Ma i documenti dicono altro  

Protestano i docenti di Enna che hanno subito la decurtazione dei punti

Diretta da Montecitorio sul sito www.vincenzobrancatisano.it

 




Di Vincenzo Brancatisano

 

13 luglio 2006 – Inizieranno il 20 e termineranno il 26 luglio prossimo le operazioni di assegnazione di contratti a tempo indeterminato per il personale della scuola in Sicilia. Saranno immessi in ruolo 1.814 docenti precari siciliani e 298 tra assistenti, tecnici e personale amministrativo. Non ci sarà l’attesa “soluzione del precariato” con la “immediata copertura di tutti i posti vacanti” promessa in campagna elettorale, e dunque saranno migliaia le cattedre da coprire con supplenze, peraltro non meno dispendiose, come emerge dal Libro Bianco sul precariato che la Gilda ha consegnato al viceministro dell’Istruzione Bastico. “Lo Stato – si legge nel volume – è tenuto a versare all’Inps, per ogni docente assunto a tempo determinato, un importo pari all’1,61 per cento dello stipendio”, mentre “un’assunzione a tempo indeterminato consentirebbe senza dubbio un ingente risparmio”.

A questi malumori, si aggiungono le preoccupazioni e il caos, tutto siciliano, legato alla questione del doppio punteggio assegnato nelle graduatorie permamenti provinciali di tutta Italia ai docenti che a partire dal 2003-2004 hanno insegnato sopra i 600 metri, in carcere e nelle isole minori. Infatti il 50 per cento del personale sarà assunto attingendo da queste liste, mentre per l’altra metà si pescherà dalle graduatorie regionali del concorso ordinario per titoli ed esami. Graduatorie, queste ultime, che molti docenti lamentano di non riuscire a consultare poiché l’Ufficio scolastico regionale non le ha immesse in rete a differenza di quanto succede, ad esempio, nella vicina Calabria. Neppure i sindacati siciliani della scuola ne hanno copia, dunque non rimane, nell’era digitale, che recarsi di persona negli uffici di Palermo per verificare la propria posizione.

Il caos, che si è trasformato in tensione in alcune zone come Enna, dove è sorto un comitato “a difesa dei diritti acquisiti”, è stato creato dai recenti provvedimenti di rettifica delle graduatorie di Catania e di Enna (uniche province in tutta Italia) che, proprio in “zona Cesarini”, hanno scombussolato le graduatorie permanenti per effetto della detrazione dei punti, subita non da tutti i  docenti che l’avevano conseguita ma, come vuole il diritto amministrativo, solo da coloro che erano stati chiamati in causa, come controinteressati, dai ricorrenti. I quali a loro volta s’erano visti sorpassare in maniera ritenuta da loro – e poi dal Tar di Catania e successivamente anche dal Cga di Palermo – ingiustificata e illogica. Gli altri Csa della Sicilia, in linea con quanto succede nel resto d’Italia, hanno invece lasciato integra la supervalutazione. L’assurdo è che coloro che non sono stati chiamati in causa al momento della redazione dei ricorsi, pur avendo il doppio punteggio ma non essendo in quel momento in una posizione dannosa per i ricorrenti, hanno superato coloro che si trovavano in posizione di controinteresse verso terzi. Di più: nelle more del giudizio davanti ai giudici amministrativi, i ricorrenti che hanno ottenuto la detrazione dei punti a danno dei colleghi avrebbero avuto la possibilità a loro volta di farsi assumere in montagna ottenendo quella supervalutazione che hanno chiesto (e ottenuto) fosse detratta agli altri.

La questione, che stiamo seguendo fin dal suo concepimento, è ormai gravissima e prelude a un contenzioso inimmaginabile, che sta montando anche a causa dell’inerzia del mondo politico, cui ha fatto da supplente – è il caso di dirlo – il Tar di Catania, cui guardano con attenzione da anni i precari di tutta Italia. Si attende pure il giudizio della Consulta, adita dallo stesso, che ha ritenuto non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del doppio punteggio, introdotto dalla legge 143 di giugno 2004 e rilanciato con un’altra legge un anno dopo, nonostante gli annunci in senso contrario di parlamentari e ministri. Questi ultimi, ancora un anno dopo, prima e dopo le elezioni politiche, hanno annunciato che avrebbero abrogato il meccanismo da loro stessi ritenuto perverso. Tuttavia, alla vigilia delle immissioni in ruolo (e delle successive chiamate per le supplenze) non c’è traccia di provvedimento, se non ulteriori annunci di interrogazioni urgenti (on. Manzione), promesse via lettera (on. Bertinotti) e risoluzioni parlamentari (on. Sasso e altri). Come la Risoluzione Com. 7-00017, che sarà discussa proprio oggi pomeriggio alla Camera e che, tra i tanti punti messi nel calderone,  impegna il governo anche “ad adottare le necessarie iniziative idonee, in modo che, prima dell'inizio delle operazioni di conferimento delle supplenze per il prossimo anno scolastico, sia abrogato il raddoppio del punteggio di montagna”. Dal tenore letterale della Risoluzione, che parla di “supplenze” emerge chiaramente l’assenza della volontà politica di intervenire prima delle immissioni in ruolo.

Sconcertante è invece la posizione dei sindacati, ai quali i precari contestano un “cerchiobottismo esasperante”. Da notizie riservate, che il sito www.vincenzobrancatisano.it ha raccolto nelle ultime ore fuori dalla Sicilia, emerge che al di là del contenuto dei loro comunicati, i sindacati della scuola avrebbero convinto i politici a desistere dall’abrogazione del doppio punteggio prima delle immissioni in ruolo. Se questo fosse vero, sarebbe in sintonia con la posizione di tutti i sindacati di Enna, che stanno appoggiando la protesta di un gruppo di docenti di Leonforte, vittime della detrazione dei punti. “Non è giusto quello che è successo con questi ricorsi”, ci ha spiegato la Flcgil di Enna ieri mattina. Che non ci ha però saputo spiegare qual è la posizione ufficiale dell’ex Cgil-scuola sulla questione del superpunteggio. “E’ una situazione che penalizza i diritti di chi, in questi ultimi anni, ha scelto le sedi di montagna”, spiega al giornale Vivienna Fina Riccobene, della Gilda. Ma ciò è in contrasto con la posizione ufficiale della Gilda, che pure ha appoggiato ricorsi analoghi addirittura davanti al Tar del Lazio.   (L’articolo di Brancatisano è a pagina 2 sul Quotidiano di Sicilia del 13 luglio 2006)

 

 

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