Bullismo, il Governo invita a chiamare le forze dell’ordine

La Polizia: “Pronti a tornare a scuola”

Ma l’anno scorso i poliziotti di Modena furono allontanati



 

Di Vincenzo Brancatisano

 

9 DICEMBRE 2006 - Uno studente minorenne armato di una mazza tenta di sfondare la porta della presidenza di un istituto professionale. Poi aggredisce a pugni e calci la preside. “Assumendo le movenze e il linguaggio tipico del bulletto, questo ragazzo sembra voler esercitare una sorta di predominio psicologico sui suoi compagni e sul personale della scuola” raccontano i poliziotti che lo hanno fermato. L’episodio, come riferisce Il Mattino, è avvenuto nei giorni scorsi a Ischia. A Modena è possibile che la situazione bullismo covi sotto una coltre di silenzio e gli uomini della questura, pur essendo stati costretti a lasciare due anni orsono il punto d’ascolto costituito presso l’Ipsia Corni, a seguito di pressioni politiche, continuano a svolgere indagini e controlli nelle scuole grazie a una fitta rete di contatti allacciata con i dirigenti di vari istituti. Prima ancora che il governo decidesse di prendere in mano la situazione, dopo che l’aggressione subita da uno studente disabile era finita in internet creando il caso, la questura di Modena è più volte intervenuta nelle scuole medie inferiori e superiori perché chiamata da insegnanti, dai presidi e pure dai ragazzi, che vedono sempre più nelle forze dell’ordine un punto di riferimento. Come abbiamo riferito, il governo, in collaborazione con la questura di Nuoro, ha stilato un decalogo nel quale, oltre a fornire suggerimenti, invita gli studenti a chiamare le forze dell’ordine a scuola, ma questa notizia non deve avere spiazzato i poliziotti modenesi. E’ stata infatti la nostra questura, in tempi non sospetti, a realizzare l’opuscolo “I nuovi Mostri” che rappresenta l’atto finale di una massiccia “campagna scolastica” di prevenzione contro il bullismo, la droga, l’alcol e i pericoli connessi all’uso sconsiderato di internet. Alla redazione dell’opuscolo hanno collaborato l’Ufficio scolastico provinciale, il Sert, Confcommercio, e Leclerc che ha poi organizzato un concorso di disegni fatti da ragazzi. Se le forze dell’ordine ritengono che il bullismo sia in aumento in città e che esso rispecchi una situazione di grave disagio giovanile causato dalla solitudine in cui spesso i ragazzi vengono lasciati dalle famiglie che li considerano già grandi anche se grandi non sono, l’Usp ha già messo in risalto “la valenza sociologica del dialogo tra la forza pubblica e le giovani generazioni”. In un clima “di disgregazione dei valori, fare della legalità un punto di riferimento è un’operazione di capitale importanza, soprattutto se questo avvicinamento è condotto da esperti in grado di venire incontro alle esigenze e allo stesso linguaggio giovanile”. E’ però molto singolare che mentre il governo di centrosinistra invita oggi i ragazzi a chiamare la polizia, la stessa sinistra aveva protestato contro la presenza del “Poliziotto per amico” nel cortile del Corni. A febbraio 2005 la presenza dei poliziotti evitò che il lancio di un tombino contro la vicepreside da parte di un commando  di tre ragazzi entrati al Corni per vendicare alcuni loro amici derubati finisse in tragedia. E con un’altra operazione denominata “Woolrich”, in onore del marchio di vestiti, la questura ha sgominato una banda costituita quasi per intero da minorenni che partivano dalla zona della stazione autocorriere e poi stazionavano davanti a sette scuole modenesi dove, con fare da duri, vi si intrufolavano approfittando della ricreazione per prelevare giubbotti, scarpe e anche scooter, oggetti barattati spesso con droga, come ha riferito la polizia. “La polizia di Modena si è spesa tanto per questa genere d’iniziative - spiega Fabio Giammarco del sindacato di polizia Sap - e abbiamo trovato un riscontro positivo tra i ragazzi, coi quali abbiamo mantenuto a distanza di tempo un ottimo rapporto. Purtroppo ad oggi, e siamo a dicembre, non è ancora partito il Progetto Scuole. Ci auguriamo possa partire quanto prima, si sente il bisogno di inizaitive di questo genere. Vista la risonanza avuta da questo genere di problemi, speriamo di non assistere alle polemica dei mesi scorsi, all’esterno e anche all’interno della questura, con sindacati che non ci volevano vedere dentro le scuole... Quando poi a Torrenova c’erano i cassonetti bruciati, c’era chi ripeteva: non si può reprimere, ma bisogna prevenire certi comportamenti dei ragazzi. E dove si può fare prevenzione, se non nelle scuole?”. (L'articolo di Brancatisano è consultabile sulla Gazzetta di Modena del 2 dicembre 2006)

   



 

Il parere di Arturo Ghinelli

 

L’interrogazione contro il “Poliziotto per amico”

 

 

Il Governo: “Studenti, chiamate la Polizia”




 Bullismo, il governo scavalca insegnanti e presidi e detta un decalogo per difendere gli alunni dalle prepotenze dei compagni. E rivolgendosi direttamente agli studenti, li invita a chiamare – anche da scuola – Polizia e Carabinieri. E poi dice loro: chiedete aiuto al medico. Altro che “solo maleducazione”, come vorrebbero far credere le scuole. Stando a quanto si legge in un decalogo appena redatto da Palazzo Chigi, la situazione sarebbe molto seria e invita gli insegnanti a “non sottovalutare il problema perché non si tratta solo di ragazzate”. Ecco alcuni motivi:  “Perché spesso, dietro il bullismo, si celano vere e proprie azioni criminali (furti, estorsioni, vandalismi, rapine, violenze sessuali); perché subire prepotenze può causare danni alla sfera fisica, emotiva, intellettiva e sociale della vittima”. Il decalogo rivolto agli alunni codifica alcuni comportamenti da bullo: “Ricevi insulti o minacce; ti spingono, ti danno calci e pugni, ti fanno cadere; ti danno dei soprannomi antipatici e ti prendono in giro; diffondono voci maligne su di te; ti offendono per la tua razza, per il tuo sesso o per la tua religione; fanno sorrisetti e risatine mentre stai passando; parlano in codice se sei presente; ricevi sms, e-mail e telefonate offensive; ti ignorano e ti voltano le spalle se ti avvicini; ti costringono a fare cose che non vuoi; ti rubano o nascondono i libri, la merenda, la paghetta o le altre tue cose”. Ed ecco i primi consigli: “E’ difficile per il bullo prendersela con te se racconterai ad un amico ciò che ti sta succedendo. Quando vuole provocarti, fa’ finta di niente e allontanati. Se vuole costringerti a fare ciò che non vuoi, rispondi No con voce decisa. Se gli altri pensano che hai paura del bullo e stai scappando da lui, non preoccuparti. Ricorda che il bullo non può prendersela con te se non vuoi ascoltarlo. Il bullo si diverte quando reagisci, se ti arrabbi o piangi. Se ti provoca, cerca di mantenere la calma, non farti vedere spaventato o triste. Senza la tua reazione il bullo si annoierà e ti lascerà stare. Fai capire al bullo che non hai paura di lui e che sei più intelligente e spiritoso. Così lo metterai in imbarazzo e ti lascerà stare”.  Subire il bullismo fa stare male. Allora “parlane con un adulto di cui ti fidi, con i tuoi genitori, con gli insegnanti, con il tuo medico. Non puoi sempre affrontare le cose da solo! Se sai che qualcuno subisce prepotenze, dillo subito ad un adulto. Questo non è fare la spia ma aiutare gli altri. Se incontri il poliziotto di quartiere, puoi chiedere aiuto anche a lui”. Le vittime non parlano con gli adulti, lo denunciano i pediatri. Quindi n consiglio ai genitori: “I bambini devono imparare che il bullismo è un comportamento che non fa parte del naturale processo di crescita”. I segnali sospetti? “Trovare scuse per non andare a scuola o voler essere accompagnati, fare frequenti richieste di denaro, essere molto tesi, piagnucolosi e tristi dopo la scuola, presentare lividi, tagli, graffi o strappi negli indumenti, dormire male o bagnare il letto, raccontare di non avere nessun amico, rifiutarsi di raccontare ciò che avviene a scuola”. Ma l’anello debole è costituito dagli insegnanti che non si rendeno conto di quanto succede nemmeno quando glielo raccontano i ragazzi.  “Il silenzio e la segretezza sono potenti alleati dei bulli – si legge nel decalogo – È importante abituare i ragazzi a raccontare ciò che accade e a non nascondere la verità. Infine: “Potrebbe essere di aiuto, per genitori e vittime, avere un numero di telefono al quale rivolgersi. Si possono istituire “cassette delle prepotenze” dove lasciare dei biglietti con su scritto quello che succede”. (vincenzo brancatisano)

 

 

I bulletti emiliani sospesi per 15 giorni

Sono spariti da Google i due video girati da alcuni studenti di un istituto professionale emiliano. Le immagini, riprese con il telefonino, ritraggono alunni che ne facevano di tutti i colori durante la lezione, senza comunque scadere in violenza. Alcuni navigatori  avevano lasciato commenti indignati. Dopo la nostra inchiesta il preside dell’istituto ha sospeso per 15 giorni gli studenti coinvolti e ha segnalato il caso alla Procura della Repubblica.  

 

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