Abbiamo scoperto due video inediti girati in provincia di Modena
I video della vergogna investono la
provincia
Urla, spintoni, insulti, sbeffeggiata dai bulli la lezione del
professore

23 NOVEMBRE 2006 – La vergogna dei video girati nelle classi investe la provincia di Modena con due filmati girati in un istituto professionale di Vignola e messi in rete su Google a beneficio dei navigatori, alcuni dei quali lasciano commenti inorriditi per le immagini che stanno facendo il giro del mondo (“bella pubblicità, eh!”, ironizzano). Ma questi commenti si aggiungono ad altri con cui ragazzi e ragazze si esaltano via monito davanti a una schiera di quattordicenni che umiliano le lezioni di un impotente insegnante di Italiano. I video sono stati girati in una classe prima dell’istituto professionale “Levi”, il 28 e il 31 ottobre 2006, da studenti che nei titoli di coda si definiscono “i 4 bordellis-ti”. I quali dovrebbero ricordare dalle elementari che con la “s” non si va accapo. Lo scandalo che ha coinvolto una classe dove un ragazzo autistico è ripreso con il telefonino mentre subisce un pestaggio dai suoi compagni, che poi lo offrono in pasto ai navigatori, mette tutti di fronte a una realtà inimmaginabile. Neppure le famiglie, che ogni volta cadono dalle nuvole, sembra vogliano sapere cosa i propri figli fanno a scuola. Tutti gli insegnanti modenesi sanno che in un numero crescente di scuole è impossibile fare lezione e si rischia pure. “Se non è Scampia, siamo lì”, ha commentato venerdi sera un insegnante dell’Ipsia Don Magnani di Sassuolo in un incontro con lo scrittore Domenico Starnone. Il primo video, 1.400 visite in pochi giorni, mostra un professore che sta pulendo la lavagna per iniziare la lezione. Il videotelefono va sul viso di uno dei quattro che si mette le dita in bocca e lancia un fischio. E’ il segnale. Partono le urla, i lanci, l’esagitazione. Viene lanciato un oggetto, l’insegnante si china per recuperarlo. Uno fa la linguaccia contento di essere ripreso con le cuffie alle orecchie in uno scompiglio generale. Il docente tenta di dettare qualcosa alla lavagna a uno degli alunni ma loro dettano legge. Urlano, belano, fischiano, battono le mani sul banco. Anche il professore batte la mano sulla cattedra. Ma non serve. Il primo video finisce e i titoli di coda descrivono i nomi di personaggi e interpreti, tranne quello dell’inconsapevole prof., risparmiato solo perché, come scrivono nei titoli, “manco conosco il suo nome”, giusto per prendere le distanze da una scuola chiamata a insegnare a tutti. “Non uno di meno” è il pur pregevole motto usato dalla legge regionale sul diritto alla scuola, che però la stragrande maggioranza di ragazzi non riconosce più come luogo utile. E come mai potrebbero, se guardando i giochi televisivi apprendono presto che chi dimostra di essere istruito vince al massimo un paio di libri, mentre chi apre uno stupido pacco vince i milioni? Ma tant’è. Con i titoli di coda i ragazzi di Vignola prima si compiacciono con la scritta “Il giorno dopo acccompagnati dai genitori”. Poi annunciano: “Questo è il primo dei tanti video che faremo. Spero che via abbia divertito”. Passano solo tre giorni, secondo video, 1400 visite in ochi giiorni. Mentre l’insegnante tenta di fare lezione, si alzano in tre e corrono verso la porta e se ne vanno senza che il primo riesca a fermarli. Segue un primo piano su un ragazzo che lancia un urlo senza ragione, un altro mena le mani sul banco. Un altro ancora si alza di scatto e si dirige minaccioso verso un compagno seduto e che forse vorrebbe fare lezione. Gli indirizza l’indice verso gli occhi imprecando. Lo ferma un compagno che lo afferra da dietro e lui alza le mani come in un film. Non è un film ma loro si illudono. Chissà se i commenti lasciati dai visitatori li gratificano. “Troppo bello ovviamente”, scrive uno. “Bello il video anke io in classe facevo un casino così.. anke se sn una femmina”, scrive un’altra. “Professore coniglio e penoso – è un altro commento – D’altra parte in cattedra oggi ci sono i 68ini di ieri, cosa vi aspettavate?”. Ma c’è chi insorge e si indigna. “Ragazzi sembrate delle scimmie, contenti voi...”, scrive uno. E poi gli altri: “Siete dei coglionazzi”. “Branco di idioti ritardati”. “La mamma dei cretini è sempre incinta”. “Ma i loro genitori sono orgogliosi dei loro figli”. E ancora: “Cosa può fare un professore di fronte a certa gentaglia? Non sono in 4-5 a fare macello, è tutta una classe a comportarsi da animali. Quell'uomo ha la mia solidarietà”. “I coglioni sono quelli che vedendo il video e gli fanno pure i complimenti”. “La vita per voi sarà sempre in salita e sperate di non trovarmi a scuola con i miei figli perchè vi faccio io l'educazione compressa tipo win zip”. “Non ho parole per descrivere il disgusto provato nel vedere un simile video. Annichilitevi”. “Divertito? No anzi...angosciante e mortificante. Un insulto al decoro e all'intelligenza umana”.
La misura è colma
Uno studente va in bagno e
punta una pistola (vera) contro un ragazzo Down, che poi torna in classe
terrorizzato. Un altro dà fuoco al cappotto della sua insegnante provocando
fiamme in classe. Una studentessa si lancia contro un compagno attendendolo
dietro a un armadio in corridoio, graffiandogli gravemente la faccia. Finiscono
in ospedale e il giorno dopo vengono interrogati in classe dai carabinieri di
Sassuolo davanti ai genitori. Uno studente torce il dito a un compagno e lo
molla solo quando sente che si è spezzato. Un altro ancora porta la moto in
classe, la nasconde sotto alcuni cappotti, poi accende il motore per il gusto
di fare spaventare la professoressa. Uno studente di ritorno dalla palestra
impreca contro la propria insegnante che attendeva la classe per la sua
lezione. Lei se ne va piangendo e lui viene picchiato da uno studente adulto
del corso serale che ha assistito alla scena e la vendica. Sono episodi
successi nelle scuole superiori della provincia di Modena. Il fenomeno del
bullismo dilaga da anni nelle nostre classi. Per sapere quanti danni combinano
gli studenti modenesi basta chiederlo agli assicuratori che coprono la
responsabilità civile degli istituti. Il ministro dell’Istruzione allarmato dai fatti di cronaca chiede oggi agli
insegnanti di “alzare la soglia della vigilanza”. Ma gli insegnanti non
sono più in grado di gestire la situazione perché sono stati esautorati di ogni
potere e di ogni credibilità. Sull’ultimo numero di “Le Monde de l’éducation”
un editoriale accusa l’eccesso di pedagogismo che avrebbe fatto perdere di
vista, in Francia come in Italia, gli obiettivi del sistema scolastico. Il
triplice obiettivo del “leggere, scrivere e far di conto” è stato demonizzato
negli ultimi decenni e gli insegnanti sono stati sepolti da tonnellate di
scartoffie che indicano come incasellare in maniera ordinata il “sapere, saper
essere, saper fare” dei loro ragazzi. Risultato: gli studenti spesso non sanno,
non sanno essere e non sanno fare ma in compenso non sanno più leggere, né
scrivere, né contare. Però sanno tutto sulle tecnologie, che dimostrano di saper
usare senza che lo insegni loro la scuola o la famiglia e dunque senza i
necessari filtri di ordine critico. “Invece che educare le coscienze – ha
spiegato venerdi sera lo scrittore Domenico Starnone, autore di libri che hanno
ispirato celebri film sulla scuola – occorre insegnare le cose che la scuola
deve insegnare: leggere, scrivere, conoscere la geografia. Non c’è reale
curiosità né passione se non c’è un reale supporto culturale. Se non si riesce
a insegnare ai ragazzi che saper leggere una poesia o un libro non è sprecare
la vita la scuola ha fallito il suo compito”. Le scuole impediscono ai ragazzi
di scaricare filmati da internet, ma i filmati loro li girano, durante le
lezioni, e li inseriscono in internet, così sbeffeggiano una scuola che non riesce
neppure a proteggere la privacy. Non quella dei minorenni, come come il ragazzo
balbuziente ripreso durante l’interrogazione. Nè quella dei professori, che
potrebbero chiedere i danni a chi non garantisce il rispetto delle norme che
proibiscono l’installazione di telecamere nei luoghi di lavoro, illegale di per
sé, visto che non si possono portare i cellulari in classe. Ma rimane lo
sconforto di dovere assistere al fenomeno dilagante di ragazzi ammaliati dal
desiderio di apparire in video, dove potere urlare, sputare, bestemmiare, insultare,
picchiare. Proprio come fanno a pagamento i protagonisti dei reality o i finti
picchiatori del wrestyling
in prima serata, in programmi che stanno devastando le menti di una
generazione. (vi.bra.)
Dart Fener si aggira al Polo scolastico
Un video clandestino ma surreale è stato girato
all’Itis Corni di Modena. Lanciato su Google, il filmato mette in evidenza come
l’immaginazione e la creatività dei ragazzi, se opportunamente veicolata,
potrebbe aprire un mondo che la scuola non sa cogliere. Uno studente si mette
nei panni dell’eroe di Guerre Stellari, con maschera di metallo e armatura e
viene ripreso dal telefonino di un compagno lungo il corridoio della scuola e
mentre si fa largo tra lo stupore generale davanti alle macchinette delle
bibite. Poi lascia la scuola, attraversa il cortile, passa davanti al
Wiligelmo, oltrepassa i cancelli mentre tutti lo guardano divertiti. Sale sulla
corriera diretta a Sassuolo, si siede tra lo stupore dei passeggeri senza
togliere l’armatura e si avvia verso casa dopo avere sfidato “le rigide leggi
imposte acquistando uno snack fuori orario di pasto”. Così facendo, spiega nei
titoli, “cade nell’oblio dela Lato Oscuro della Forza”. (L’inchiesta di
Brancatisano è stata pubblicata con altri suoi articoli dalla Gazzetta di Modena del 23
novembre 2006)
Altri articoli
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