Il progetto è nella Finanziaria. La Bastico però contesta l’utilità di Ssis e Invalsi

“Nel 2006 assunzione ad hoc per precari storici”

L'annuncio del viceministro al Festival dell'Unità Di Ponte Alto a Modena
Il leader Flcgil, Panini, difende la dignità dei lavoratori della scuola

L’assessore comunale Adriana Querzè: “Catanzaro in testa? Fa ridere”




 

Di Vincenzo Brancatisano

 

19 SETTEMBRE 2006 – Difende l’azione scolastica del governo e rilancia. Il viceministro alla pubblica Istruzione Mariangela Bastico prosegue il suo lungo viaggio in Italia. E si ferma a Modena, la sua città, per ribadire che “la scuola che vogliamo” non è solo il sogno-slogan con il quale l’Unione aveva ammaliato milioni di elettori, parte dei quali ora ammettono di sentirsi traditi, come il sito www.vincenzobrancatisano.it aveva denunciato, ma un obiettivo concreto che si sta già realizzando “a colpi di cacciavite”.

“Meglio certo di buttare, riparare”, cantava il Battisti di “Sì, viaggiare” riferendosi a quel gran genio del suo amico. Fuor di metafora, il cacciavite era stato impugnato in campagna elettorale dall’amico Prodi che aveva promesso una nuova politica scolastica fatta non di drastiche abrogazioni (quelle che molti si attendevano come risposta alla riforma Moratti che aveva abrogato le precedenti norme di berlingueriana memoria) ma di piccoli aggiustamenti capaci ugualmente di disapplicare la riforma preservando nel contempo la scuola dai danni indotti da un continuo smantellamento di regole. La Bastico è intervenuta sabato sera al festival dell’Unità assieme al leader della Flcgil Enrico Panini e all’assessore comunale all’istruzione Adriana Querzè. Assieme hanno ricordato la figura dello scomparso provveditore Antonio Guarro che, stando a un commosso ma criptico ricordo di Panini, “ha pagato con l’emarginazione la coerenza alle proprie idee”.

Ma il sindacalista, che il 26 sfiderà Prodi e Padoa Schioppa a Palazzo Chigi, è stato molto chiaro e determinato nel ricordare cosa non va ancora (“la maggior parte della Riforma è ancora in vigore”) e nel difendere con passione la dignità degli insegnanti, che il ministro del tesoro vorrebbe tagliare, magari girando i soldi tolti alla scuola all’Iva sui fuoristrada che il governo deve restituire alle aziende che però, protestano gli insegnanti, le usano anche la domenica visto che nessuno controlla. Una risposta al cacciatore di soldi Padoa Schioppa, che aveva denunciato come molte classi delle elementari hanno 12 bambini e tre insegnanti, e annunciato un taglio di 100 mila docenti.

Altro che assunzioni. No, altro che tagli: “Abbiamo assunto 25 mila precari tra docenti e personale tecnico e amministrativo – ribatte infatti il viceministro”. Che annuncia: “Raddoppieremo le assunzioni quest’anno stesso. Stiamo infatti ragionando nella finanziaria per un piano triennale di assunzioni che parta dal turn over (leggasi sostituzione integrale del personale che andrà in pensione, ndr) e che si aggiunga a una quota di assunzioni – e questa è una notizia – riservata al precariato storico”. Il tutto si accompagnerà a una rivisitazione dei meccanismi di reclutamento. E se Panini chiede che le immissioni in ruolo avvengano prima delle nuove graduatorie per evitare che venga speso il superpunteggio della montagna e quello dei masters maturati negli ultimi due anni, la Bastico è da un lato dirompente quando annuncia che “dobbiamo valutare se le Ssis siano davvero quello che serve”. E dall’altro riconoscente verso la platea quando ammette che “la qualità della scuola è fatta dall’insegnante”. Sì, ma questo con quanti zeri si scrive, potrebbero chiederle gli insegnanti italiani, che, ricorda Panini, sono agli ultimi posti nella graduatoria degli stipendi? Il Battisti di prima spiegherebbe che “lui saprebbe come aggiustare, con un cacciavite in mano fa miracoli, ti regolerebbe il minimo alzandolo un po’”. E il cacciavite di Prodi li alzerà i salari dei docenti? La Bastico rivela: “Questa qualità – altra notizia – sarà riconosciuta nella nuova contrattazione collettiva”.

Ma sul tema della qualità della scuola modenese era caduto un macigno nelle ultime ore. L’Istituto Invalsi, attraverso le colonne del Sole 24 ore, aveva collocato la scuola elementare della provincia di Modena agli ultimissimi posti in tema di apprendimento della lingua taliana e della matematica. Protesta la Bastico: “Il governo non ha mai autorizzato la diffusione dei dati Invalsi poiché li ritiene inaffidabili”. E ancora: “La ricerca Invalsi voluta dalla Moratti è l’esempio di come siano stati spesi inutilmente i soldi della scuola”. Ed ecco un altro annuncio accolto tra gli applausi: “Abbiamo bloccato le prove Invalsi e vi anticipo che quest’anno non ci saranno. Chiederemo anzi all’Istituto di usare i temi degli esami per verificare la qualità degli apprendimenti”. A mettere in dubbio l’attendibilità delle prove dell’Istituto Invalsi (che il suo presidente invece difende sul suo sito), inattendibilità tutta da dimostrare, ci pensa anche l’assessore Querzè. Che però si rivela un po’ “leghista” quando spiega che “vedere all’ultimo posto Bolzano e al primo posto Catanzaro fa ridere”, puntualizzando, ma non dimostrando, che nel meridione le prove sarebbero state somministrate in maniera scorretta da insegnanti che avrebbero dato più tempo ai propri alunni. Ma se questo fosse vero il Sud sarebbe al primo posto anche alle superiori, invece è ultimo. Segno che non sarebbe inutile verificare se davvero gli scolari modenesi sappiano scrivere e contare meglio che a Catanzaro, come vorrebbe l’indignazione della Querzè.

L’assessore, per altri versi, fa sapere alla viceministro che “la scuola ha già dato” e che non le venga in mente di tagliare sugli insegnanti, poiché il rapporto alunni per classe non è significativo se non si tiene conto della peculiarità del territorio, dell’integrazione dei disabili (che in altri paesi Ue sono costretti a frequentare scuole speciali) e dell’afflusso di alunni stranieri. E quando si passa al tema spinoso dell’anticipo dell’ingresso nelle scuole dell’infanzia, che sta mandando in tilt molte realtà, la Bastico annuncia la nascita delle “classi primavera” che faranno da ponte tra il nido e la scuola d´infanzia, destinate a bambini di 2-3 anni, con un insegnante ad hoc, mentre l’assessore ricorda come a Modena 33 bambini su 100 vadano al nido contro una media nazionale di 8 su 100. E’ vero che quest’anno 140 bambini modenesi sono rimasti in lista d’attesa, “ma nessuno di loro aveva compiuto i 2 anni”. Come per dare un’ultima notizia: l’ingresso a scuola a 2 anni, a Modena, è da quest’anno una realtà. (Articolo consultabile anche sulla Gazzetta di Modena di oggi)  



Dicono una cosa, ne fanno un'altra...

 

 









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